giovedì 16 giugno 2016

"Il colore è materia. La materia è forma" - Intervista esclusiva a Paolo Ciabattini


Architetto, designer, ma soprattutto artista di respiro internazionale che ha fatto del matrimonio fra materia e colore la propria cifra, Paolo Ciabattini si racconta per FULL Magazine.

La sua biografia la vede nascere come Architetto e Designer, da dove nasce la pittura di Paolo Ciabattini?
La pittura, come il disegno e la scultura, sono un linguaggio di comunicazione. Per quanto mi riguarda è come se mi chiedesse da dove nasce il mio modo di esprimermi.
Vede, non è un caso che nel passato i personaggi nel mondo dell’arte fossero eclettici: architetti ed al tempo stesso scultori, poeti, pittori e ricercatori scientifici.
L’Arte dà la possibilità di esprimere, comunicare, "riflettere a voce alta”. Così come nella preistoria i primi grandi artisti delle incisioni rupestri che ebbero l’esigenza di comunicare i loro riti di caccia e rappresentare le loro prede più ambite, l’artista oggi sente l’intima esigenza di comunicare il proprio tempo, le gioie ed i dolori di ciò che lo circonda o lo colpisce.
Guardi che non esiste differenza sostanziale tra chi arreda un appartamento, disegna un nuovo oggetto o lo reinterpreta, progetta un palazzo, dipinge un quadro o incide della terracotta, scrive poesie o realizza un film: è comunque sempre una maniera per comunicare e raccontare il proprio tempo. Se ho di fronte un pezzo di carta ed una matita, disegno, se ho mattoni e malta, cerco di legarli tra loro affinché abbiano una funzione, se ho una macchina da ripresa, cerco di generare immagini
o filmati che abbiano un senso.
Per rispondere in modo essenziale alla sua domanda: La pittura è per me, da sempre, uno strumento di comunicazione.

Tra le tele della sua ultima serie "Lost in (Heaven)" un occhio inesperto può sceglier di vedere sbuffi di vento, schiuma di mare in tempesta, dipinti di nuvole spazzate dall'aria: in quale viaggio vuole condurre i visitatori delle sue mostre?
Ognuno può sentire o provare ciò che vuole, ma l’importante è che qualcosa accada.
L’uomo, per vincere le proprie paure verso l’ignoto, cerca sempre di ricondurre a qualcosa di noto e conosciuto ciò che lo circonda, d’altro canto è attratto dallo stesso ignoto, la sua curiosità quasi sempre lo porta a cercare nuove forme e nuove dimensioni. 
Al giorno d’oggi ci viene servita qualsiasi informazione su un piatto d’argento, impigrendo il nostro istinto di ricerca. 
Auspico che davanti ad una mia opera l’osservatore inizi un viaggio alla ricerca di se stesso e di come quelle forme e dimensioni, attraverso gli occhi, che sono uno strumento neutro di trasporto, generino emozioni e sensazioni nel nostro interiore più profondo. Guardare più spesso in noi alla ricerca di se stessi e non subire sempre passivamente istruzioni preconfezionate dall’esterno. 



Come potrebbe definire la relazione tra le sue creazioni e il colore?
Il colore è materia. La materia è forma. Per quanto mi riguarda tutto è colore, quindi massa. Due differenti masse sono identificate da due diversi colori, quindi il colore è ciò che segna lo spazio e divide i volumi in esso  racchiusi. Una massa ed un colore non sarà mai simile ad un altro, così come ogni dna è diverso. Due colori insieme possono generare un nuovo colore ma la combinazione è irripetibile, almeno nei minimi particolari. Esistono poi le densità e le trasparenze, le opacità e le lucidità, ma esse sono definite dal valore quantistico della massa stessa.
Le mie opere sono più vicine a sculture che a dipinti, perché in esse si viene in contatto con la matericità stessa ed il suo colore. Il colore non è utilizzato per una rappresentare una forma, ma esso stesso è forma e quindi l’oggetto stesso, non la sua rappresentazione. 

Fra le tante esposizione, nel 2014 i suoi dipinti sono stati in mostra alla “Zurab Tsereteli Gallery” di Mosca, un evento che ha riscosso veramente un grande successo: la prossima tappa?
Una personale presso la Neuberg Gallery di Hong Kong dal titolo 'Lost in (Heaven), che avrà inizio il 29 ottobre 2016.

Dopo aver fondato a Milano la Galleria d'Arte Contemporanea "Statuto 13", nel 2013 ha ideato "LaboExpo": di cosa si tratta esattamente per lei?
L’idea è stata quella di creare un laboratorio che diventasse luogo di sperimentazione e ricerca non solo mia, ma in collaborazione con altri artisti, architetti, designer ed intellettuali che di volta in volta sono invitati a partecipare ai programmi. Ritengo fondamentale la condivisione di progetti tra artisti e la cooperazione nel realizzarli, attraverso una contaminazione collettiva, come molto tempo addietro accadeva nelle antiche botteghe d'arte rinascimentali o più recentemente nella Factory dell'età dell’argento. LaboExpo è un pensiero che va al di là della percezione di un luogo fisico come luogo d'Arte. L'artista esiste se esistono altri artisti e se assieme a loro esistono spettatori. Il fruitore del prodotto di un artista molto spesso è un altro artista, che artista non sarebbe se non ci fosse uno spettatore. La contaminazione tra gli artisti è fondamentale.
Troppo spesso quando si lasciano le Accademie, le Università o le Scuole d'Arte si perde il contatto con il resto del mondo artistico isolandosi nella propria creatività, che rischia di diventare un monologo o qualcosa di già fatto e già visto. Il mondo dell’Arte invece è un luogo di grande contaminazione, in cui mostre e rassegne hanno anche il compito di aggregare e generare nuove forme di comunicazione. Occorre riprogrammare luoghi nei quali si possa riattivare la proliferazione artistica, attraverso continui confronti tra artisti, critici e spettatori. Non è solo il luogo a creare un ambito artistico, ma, insieme ad esso, anche gli spettatori ed i fruitori che lo frequentano.



Didascalia delle opere in ordine di pubblicazione:
1 - Rifrazioni a Mosca 140x140 acrilico e misto su tela - 2014
2 - Rifrazioni a Mosca 180x360 acrilico e misto su tela - 2014
3 - Rifrazioni a Mosca 180x180 acrilico e misto su tela - 2014
4 - Rifrazioni b Mosca 180x360 acrilico e misto su tela - 2014

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