'Le Stanze Verticali' di Bruno Biondi

All'esordio la personale 'Aniconico' di Chiara Bevilacqua

giovedì 18 dicembre 2014

Elisa 'L'anima Vola Live in the Clubs' - Live review


Martedì 2 Dicembre 2014 - Obihall, Firenze

Recensione e foto originali: Andrea Scarfì 
Accreditato press/photo per l'evento

Sono le 21.15 all'Obihall di Firenze, si abbassano le luci.
Eccola Elisa, entra sul palco, si avvicina al pubblico, si inchina e senza perdere tempo si siede al piano intonando in acustico Fairy Girl, suo grande successo datato 2001.
Voce calda fin da subito, rompe il silenzio lasciando intuire quali saranno le sue intenzioni: trasmettere grande energia e abbattere l'armonia del 'salotto' fiorentino.
Ritmo incalzante, Elisa fa scoprire le nuove hit del suo ultimo lavoro, passando dalla title track L'Anima Vola, appunto, ad Ecco che scritta da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, passando da E scopro cos'è la felicita, composta invece da Tiziano Ferro, fino ad arrivare alla tenera A Modo Tuo, concepita da Ligabue per la figlia di Elisa.
Il punto più alto si raggiunge quando la cantante triestina si siede nuovamente al piano per intonare una struggente versione acustica di Dancing. Senza farsi accompagnare da nessuno, raggiunge note altissime che le pareti del Palatenda contengono a malapena. Tripudio. Pubblico in delirio.
Elisa tira fuori le unghie e scava dentro la sua anima rock. Rispolvera grandi successi del passato che tutti, dai più piccoli ai più grandi, non possono non conoscere e cantare assieme a lei: Broken, Heaven out of the hell, Together, il successo sanremese Luce (tramonti a nord est), The waves e Cure me, tutti suonati in piena escalation.
Si diverte e fa divertire Elisa, scherza e accoglie le richieste dei fans in qualche momento più soft. Ormai c'è totale feeling: è in ognuno di loro vice versa.
Ore 23.20, Elisa e la sua band salutano. Escono per poi rientrare a prendersi il giusto, meritato, lungo applauso che il pubblico toscano riserva loro.
Si accendono le luci, ma sul palco si continua a ballare. Sulle note di Positive Vibration del grande Bob Marley va a sfumare una serata che rimarrà sicuramente indelebile per chi si è voluto regalare due ore di
ottima musica, in compagnia di una grande artista che nei suoi ormai quasi quindici anni di carriera, ha saputo esprimersi al meglio e contraddistinguersi, in Italia e all'estero, come questo tour europeo ben sottolinea.









domenica 14 dicembre 2014

Falstaff al teatro dell'Opera di Firenze


Falstaff : “una commedia lirica che non somiglia a nessun'altra”.

Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di FULL Magazine e 4rum.it

Il programma del Teatro dell'Opera di Firenze ha deliziato il proprio pubblico con l'ultimo capolavoro verdiano, Falstaff, affidato a nomi stellari: direzione di Zubin Mehta, regia di Luca Ronconi e un cast di cantanti che perfettamente restituisce gli spassosi personaggi della commedia.

Il grande Giuseppe Verdi chiude la propria carriera nel modo più singolare possibile: ormai avanti negli anni, si mette ancora in gioco, componendo la sua prima Opera Buffa, che va a scardinare il dramma musicale ordinato per numeri chiusi. Ne emerge un declamato melodico, certamente ancora lontano dalla scrittura libera Verista e dalle pagine pucciniane, ma che per esse indubbiamente pone solide basi.

Su libretto di Arrigo Boito, il soggetto ruota intorno al personaggio di Sir John Falstaff, desunto dagli shakespeariani Le allegre comari di Windsor ed Enrico IV. Composta in tre atti, l'opera vede suddividere ognuno di essi in due parti: la prima ambientata presso l'Osteria della Giarrettiera, (dimora di Falstaff e sede delle sue conquiste amorose), la seconda presso i luoghi dei suoi avversari, casa Ford e la foresta della burla: ne emerge una contrapposizione tra due mondi, tra gli ideali del protagonista, incurante dello scorrere impietoso del tempo, e lo stravolgimento di essi attraverso gli inganni orditi dagli altri personaggi.

La scena spiazza lo spettatore offrendosi nuda agli occhi, con grandi teloni bianchi a delimitare le tre pareti, mossi da corde che, alzandosi e abbassandosi, scandiscono l'andirivieni di simpatici velocipedi di varia forma. Mossi da corde a vista, queste macchine introducono le varie maschere, i caratteri che vanno ad animare la vicenda, con esplicita volontà di creare un distacco dalla finzione, adoperando, quindi, la stessa acuta ironia che Verdi applica nella sua composizione, in un allontanamento dalle passioni e, allo stesso tempo, dai fasti della propria storia di musicista. Completano la scena pochi, fondamentali oggetti e complementi di arredo, come il grosso baule nel quale Falstaff si nasconde, l'enorme letto simbolo delle sue prodezze amorose, il paravento che cela il sentimento di Fenton e Nannetta. Suggestiva la scelta per la scena della tregenda nel bosco, con un imponente albero rovesciato che va a incombere con i suoi tanti rami sull'alcova del protagonista: la luminosa atmosfera vissuta per tutto lo scorrere della commedia (con luci perlopiù piazzate senza particolari movimenti, anche qui con evidente volontà di fissare, rendere atemporale una finzione) lascia il posto a una dimensione onirica dominata da scure maschere, ora richiamo della natura di Sogno di una notte di mezza estate, ora anticamera dell'Inferno di Don Giovanni.

La ricerca verdiana di disincantata ironia culmina nella gradevole scelta per la Fuga Buffa conclusiva, durante la quale tutti i personaggi, complice Maestro e Orchestra, sfondano la quarta parete andandosi a sedere con gambe penzoloni sul proscenio, coinvolgendo il pubblico nel frenetico Contrappunto, supremo simbolo di intrecci e beffe.

Precisa e misurata la performance dell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, guidata da Zubin Mehta che, come sempre sapientemente, riesce a misurare i colori e i volumi del ridotto organico previsto dal compositore. Straordinario tutto il cast, su cui Ambrogio Maestri spicca l'immenso, ormai veterano nel ruolo di Falstaff; seguono, non meno degnamente, la potenza e la naturalezza del Ford di Roberto de Candia, tutto il gruppo delle donne, tra le quali spicca la melodiosa Ekaterina Sodvnikova nei panni della sognante Nannetta, e quello degli agguerriti uomini, di cui Fenton (Yijie Shi) risulta essere l'armonico contraltare.

Giuseppe Verdi chiude quindi con intelligenza e maestria il suo inimitabile percorso artistico, offrendo al pubblico quella che lui stesso definì una commedia lirica che non somiglia a nessun'altra: estrema parafrasi, come già detto, della volontà di fuggire all'autocelebrazione per operare una più sagace riflessione sul processo compositivo, che mai deve arrestarsi e rimanere uguale a se stesso ma, piuttosto, interrogarsi e mettersi sempre in discussione. 

--

Recensione relativa alla replica di domenica 7 dicembre 2014

Falstaff

Commedia lirica in tre atti
Libretto di Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi

Editore proprietario: G. Ricordi & C., Milano
Coproduzione con Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari
Cantato in italiano. Sovratitoli in inglese e italiano.

Direttore, Zubin Mehta  -  Regia, Luca Ronconi 

Scene, Tiziano Santi  -  Costumi, Maurizio Millenotti  - Disegno luci, A. J. Weissbard

Maestro del coro, Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Sir John Falstaff, Ambrogio Maestri / Roberto De Candia (12)

Fenton, Yijie Shi

Ford, marito d'Alice, Roberto De Candia / Alessandro Luongo (2, 4, 12)

Mrs. Alice Ford, Eva Mei

Nannetta, figlia d'Alice, Ekaterina Sadovnikova

Mrs. Quickly, Elena Zilio

Mrs. Meg Page, Laura Polverelli

Bardolfo, Gianluca Sorrentino

Pistola, Mario Luperi

Dr. Cajus, Carlo Bosi

martedì 9 dicembre 2014

A Lucca Attilio Terragni con 'After geometry comes freedom'


Si intitola After geometry comes freedom l’esposizione lucchese delle opere di Attilio Terragni, eclettico artista del panorama internazionale. “Dopo la geometria viene la libertà”, quindi; ma anche “Oltre la geometria c’è la libertà”: un titolo volutamente ambiguo e per certi versi enigmatico.
Attilio Terragni, classe 1960, architetto e ingegnere, ha inaugurato la sua stagione creativa nel 1990 con un ciclo di opere sulle aree industriali dismesse della città contemporanea. Un rivoluzionario del disegno in architettura: suoi i progetti, tra gli altri, del Museo ebraico di Berlino, in collaborazione con l’architetto di fama internazionale Daniel Libeskind, e di Federation square a Melbourne. 
Negli ultimi anni si è dedicato al disegno a al dipinto mettendo a fuoco una vera e propria geometria dell’incerto capace di sciogliersi nei segni dei grandi maestri e di sovrastare con leggerezza l’onnipresenza della neutralità. C’è lotta, c’è danza, c’è tensione nella fervida ricerca grafica di Attilio Terragni. 
Disegni e dipinti inediti per un viaggio tra forme e visioni, onirico e materico al tempo stesso. L’autore individua nella trasfigurazione l'effetto autentico dell'arte e lo esprime nell'esperienza della geometria spirituale, che insiste sul mondo abitabile e ha il potere di cambiarlo. 
“Le opere esposte sono come partiture musicali, descrivono costellazioni geometriche che rimandano a edifici e città non ancora costruiti, come una partitura per il suono costruibile della libertà. Non sono utopie, ma piuttosto – parola di Attilio Terragni – orizzonti strutturati, che si potrebbero leggere anche come passaggi verso quello stato in cui lo Spazio ha assorbito una costruzione libera del Tempo”. 
Un bel regalo di Natale che la città di Lucca fa ai suoi abitanti e a tutti coloro che appositamente verranno. Si inizia alle 15 del 15 dicembre con una conferenza inaugurale che Attilio Terragni terrà nell’auditorium di IMT, Cappella Guinigi, in via della Quarquonia 1/A.
La mostra sarà poi visitabile tutti i giorni dal 15 dicembre 2014 all'11 gennaio 2015 presso i rinnovati locali della Casermetta San Salvatore, meglio nota come Ex Canile (Mura urbane, accesso da via dei Bacchettoni).
Lunedì - sabato: dalle 16 alle 19
Domenica: dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19

Con il contributo della Cassa di Risparmio di Pistoia e della  Lucchesia e la collaborazione di Comune di Lucca, Opera delle Mura,  Ordine degli Architetti di Lucca, LAD Studio.

Lorenzo Ricciarelli, Marta Conforti, Elisa Tambellini

Blogroll