mercoledì 14 maggio 2014

Moda, graffiti e street art



Non si sa quanto la cosa sia stata voluta o sia semplicemente il frutto di una maturazione di un fenomeno che conta ormai quasi 50 anni di vita alle sue spalle, fatto sta che il graffitismo sta vivendo in quest’ultimo periodo una forte spinta evolutiva verso nuovi orizzonti espressivi in grado di conservare la missione originaria di quest’arte, senza mancare di esplorare nuovi modelli creativi.

In realtà questa è una novità solo per i non addetti ai lavori; la street art da una parte ed il “graffiti design” dall’altra avevano già spostato il focus dalla creazione estemporanea, che poteva concretizzarsi sotto la forma del classico tag piuttosto che di un vero e proprio disegno, verso sviluppi più razionali che non mancano di mostrare influenze delle arti grafiche e pubblicitarie.

Uno sviluppo che ha anche consentito una certa fase “istituzionalizzante” del graffitismo che oggi comincia a dare i suoi primi frutti come dimostra l’esperienza romana dove al maestro sudafricano William Kentridge è stato affidato il compito di creare uno dei più grandi murales al mondo, su circa mezzo chilometro di muro che si snoda sulle banchine del lungotevere capitolino.

Ma anche il mondo dell’alta moda sta giocando la sua parte in questa nuova fase istituzionalizzante andando ad attingere dal graffistimo nuovi filoni ispirativi. Questi si concretizzano all’interno di collezioni che vogliono essere nuovi paradigmi di stile indirizzati anche ai più famosi e-commerce di moda (come qui ad esempio) dove la texture di una semplice scarpa diventa un gioco di forme e colori.

Di esempi in materia ce ne sono in abbondanza. L’ultimo, solo in ordine di tempo, è quello di Miuccia Prada, madrina del Progetto “In Hear of the Multitude”. Di cosa si tratta? Di uno dei migliori progetti di integrazione tra moda e pittura su strada. 

Ai muralisti Miles “El Mac” Gregor, Mesa, Gabriel Specter (di cui pubblichiamo l'opera a sinistra) e Stinkfish e agli illustratori Jeanne Detallante e Pierre Mornet è stato affidato un pezzo delle pareti del centro Prada di via Fogazzaro a Milano con il compito di esprimere i temi del potere e della molteplicità, ed anche della femminilità. È stato inoltre richiesto di ispirarsi alle creazioni di artisti come Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros e José Clemente Orozco
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Nessuna riproduzione; solo opere originali, nate sì dalla mano del singolo artista ma (come si è potuto vedere) frutto anche di uno scambio di opinioni e di idee tra i vari designer presenti lungo la parete di via Fogazzaro. Le opere realizzate a suon di vernice si distinguono per la vivacità dei loro colori e non è detto che in un futuro non troppo lontano lo stesso marchio Prada non decida di “adottare” parte di queste opere all’interno delle proprie proposte creative.

Il risultato di questo lavoro è uno straordinario contenitore creativo che ha mostrato ancora una volta, laddove ce ne fosse bisogno, che la street art è forse l’unica vera espressione artistico figurativa dei nostri tempi, e che come tale va preservata e promossa affinché le generazioni a venire possano ritrovare in queste creazioni un segno ed un ricordo del nostro tempo come la nostra l’ha trovata nelle opere dei grandi maestri del passato.

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