'Le Stanze Verticali' di Bruno Biondi

All'esordio la personale 'Aniconico' di Chiara Bevilacqua

venerdì 30 maggio 2014

FULL of BRIDES, FULL of KLEINFELD!


La rubrica FULL of FASHION del nuovo numero di FULL Magazine darà ampio spazio agli abiti nuziali più belli del 2014. Non solo. Grazie alla responsabile moda Costanza Spinetti, FULL ha raggiunto qualcosa di veramente eccezionale: un’esclusiva intervista a Terry Hall, fashion director di Kleinfeld, il negozio da sposa newyorchese più famoso al mondo e regno del programma cult “Say yes to the dress”

Un grande ringraziamento a Kleinfeld e alla nostra bravissima Costanza! 

mercoledì 28 maggio 2014

Antonio Rezza finalmente a Lucca!

Il grande Antonio Rezza è il protagonista dell'ultimo appuntamento della stagione teatrale di SPAM! inserito nella sezione Ponte di Primavera, in collaborazione con il Comune di Lucca e il Teatro del Giglio.

Venerdì 30 maggio alle h 21, al Teatro I. Nieri di Ponte a Moriano, Lucca (piazza Cesare Battisti) arriva l'attesissimo PITECUS, spettacolo ideato da Flavia Mastrella e Antonio Rezza, con uno strabiliante Rezza all'apice della sua forza trasformista.

Pitecus racconta un mondo caotico dove si mescola un’umanità sgraziata, qualunquista, anonima, eppure sfacciatamente narcisista, dall’incedere nevrotico e dalla recitazione caricaturale.
Il pubblico ride delle proprie paure, dei propri errori, di un mondo misero e impudentemente banale.
Rezza, grande virtuoso del non senso, con la sua comicità “letale”, lambisce in questa performance tutti i caratteri dell’individualismo umano: le sue miserie e le sue viltà; i suoi decori e le sue ambizioni.
Attore e scena sono in sinergia. Sul palcoscenico sale quasi materialmente il pubblico stesso. In questo mescolamento ingarbugliato non si capisce più chi ride di chi, se il pubblico dell’attore o l’attore dei malcapitati spettatori, coinvolti e bersagliati all’inverosimile da un’ironia tagliente che sfida ogni cinismo.
È un gioco paradossale in cui la scenografia, ideata da Flavia Mastrella, gioca un ruolo essenziale: tende multicolori e tagli dove Rezza infila la testa, una mano, una gamba. Mimo e comicità si intersecano in questa bizzarra  tecnica di quadri.
Non c’è storia: solo i tanti personaggi interpretati unicamente dal corpo di Rezza, dal suo volto plastico che irrompe sulla scena.


PITECUS
di
Flavia Mastrella  e Antonio Rezza 
con Antonio Rezza
quadri di scena Flavia Mastrella
(mai) scritto da Antonio Rezza
assistente alla creazione Massimo Camilli
consulente tecnico Mattia Vigo
disegno luci Maria Pastore


Ingresso:
Intero 15 / ridotto 12 euro
Prenotazioni: biglietteria Teatro del Giglio 0583 / 465320
www.teatrodelgiglio.it
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sede dello spettacolo 
Teatro Idelfonso Nieri, Piazza Cesare Battisti, Ponte a Moriano, Lucca
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Info - www.spamweb.it cell. 348-3213503, info@spamweb.it
Info stampa Eva Guidotti 349 7657066
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mercoledì 21 maggio 2014

POP ART MYTHS at Museo Thyssen‐Bornemisza


10 June to 14 September 2014 - Museo Thyssen‐Bornemisza
Curator: Paloma Alarcó 

This summer, the Museo Thyssen‐Bornemisza is presenting Pop Art Myths, the first exhibition on this subject in Madrid since Pop Art at the Museo Reina Sofía in 1992. More than twenty years later, the exhibition’s curator Paloma Alarcó, Head of Modern Painting at the Museo Thyssen‐Bornemisza, will offer a reassessment of this artistic trend from a 21st‐century viewpoint. Featuring more than 100 works ranging from pioneering British Pop Art to the classic American version and its expansion into Europe, the exhibition aims to trace the shared sources of international Pop Art and to undertake a revision of the myths that have traditionally defined the movement. It will reveal how the legendary images  created  by  artists  of  the  stature  of  Warhol,  Rauschenberg,  Wesselmann,  Lichtenstein, Hockney, Hamilton and Equipo Crónica, among many others, conceal an ironic and innovative code of perception of reality and one that still prevails in contemporary art today. The exhibition is sponsored by Japan Tobacco International (JTI) and will include works from more than fifty museums and private collections around the world, with important loans from the National Gallery of Washington, the Tate, London, the IVAM, Valencia, and the prestigious Mugrabi Collection in New York, to name but a few. 

More than any other modern art movement, Pop immediately captured the popular imagination. Its emergence in the late 1950s and early 1960s represented one of the most liberating moments in art history. Furthermore, it was not only attractive to the general public, as the radical nature of its challenge  and  its connections  with  underground  culture  also  appealed to  numerous  intellectual  circles.  In  contrast  to the widespread  weariness  at  the  time  with  the  idealism  of  the  modern movement, characterised by its introspective, utopian nature, Pop Art offered the new generations an exciting, secularised world in which there were no longer any boundaries between the artistic and the everyday. For Pop, every image was recyclable, every object could be transformed into art and its true aim, which time has demonstrated to have been achieved, was that of offering a new interpretation of the image of contemporary culture. 

In contrast to other thematic exhibitions on this movement  and the retrospectives on some of  its  leading artists that have taken place over the past few years and which have presented  Pop  as  the  forerunner  of numerous  artistic trends, the approach offered by the exhibition’s curator is to connect  Pop  with  the  past tradition  of  painting  and  to highlight these links, revealing them through the Museum’s own  Permanent Collection, which  concludes  its survey  of more than 700 years of the history of painting with works by some of the leading names of Pop. 

The  great  paradox  concealed  within  Pop  Art  lies  in  the combination of its desire for rupture and its respect for the art of the past. The structure of the exhibition aims to make that connection evident, with galleries organised according to the classic genres of portraiture, still life, history painting and landscape, displaying the work of leading figures of American and British Pop alongside that of Spanish, Italian, German and French artists who shared a similar attitude.

mercoledì 14 maggio 2014

Moda, graffiti e street art



Non si sa quanto la cosa sia stata voluta o sia semplicemente il frutto di una maturazione di un fenomeno che conta ormai quasi 50 anni di vita alle sue spalle, fatto sta che il graffitismo sta vivendo in quest’ultimo periodo una forte spinta evolutiva verso nuovi orizzonti espressivi in grado di conservare la missione originaria di quest’arte, senza mancare di esplorare nuovi modelli creativi.

In realtà questa è una novità solo per i non addetti ai lavori; la street art da una parte ed il “graffiti design” dall’altra avevano già spostato il focus dalla creazione estemporanea, che poteva concretizzarsi sotto la forma del classico tag piuttosto che di un vero e proprio disegno, verso sviluppi più razionali che non mancano di mostrare influenze delle arti grafiche e pubblicitarie.

Uno sviluppo che ha anche consentito una certa fase “istituzionalizzante” del graffitismo che oggi comincia a dare i suoi primi frutti come dimostra l’esperienza romana dove al maestro sudafricano William Kentridge è stato affidato il compito di creare uno dei più grandi murales al mondo, su circa mezzo chilometro di muro che si snoda sulle banchine del lungotevere capitolino.

Ma anche il mondo dell’alta moda sta giocando la sua parte in questa nuova fase istituzionalizzante andando ad attingere dal graffistimo nuovi filoni ispirativi. Questi si concretizzano all’interno di collezioni che vogliono essere nuovi paradigmi di stile indirizzati anche ai più famosi e-commerce di moda (come qui ad esempio) dove la texture di una semplice scarpa diventa un gioco di forme e colori.

Di esempi in materia ce ne sono in abbondanza. L’ultimo, solo in ordine di tempo, è quello di Miuccia Prada, madrina del Progetto “In Hear of the Multitude”. Di cosa si tratta? Di uno dei migliori progetti di integrazione tra moda e pittura su strada. 

Ai muralisti Miles “El Mac” Gregor, Mesa, Gabriel Specter (di cui pubblichiamo l'opera a sinistra) e Stinkfish e agli illustratori Jeanne Detallante e Pierre Mornet è stato affidato un pezzo delle pareti del centro Prada di via Fogazzaro a Milano con il compito di esprimere i temi del potere e della molteplicità, ed anche della femminilità. È stato inoltre richiesto di ispirarsi alle creazioni di artisti come Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros e José Clemente Orozco
.
Nessuna riproduzione; solo opere originali, nate sì dalla mano del singolo artista ma (come si è potuto vedere) frutto anche di uno scambio di opinioni e di idee tra i vari designer presenti lungo la parete di via Fogazzaro. Le opere realizzate a suon di vernice si distinguono per la vivacità dei loro colori e non è detto che in un futuro non troppo lontano lo stesso marchio Prada non decida di “adottare” parte di queste opere all’interno delle proprie proposte creative.

Il risultato di questo lavoro è uno straordinario contenitore creativo che ha mostrato ancora una volta, laddove ce ne fosse bisogno, che la street art è forse l’unica vera espressione artistico figurativa dei nostri tempi, e che come tale va preservata e promossa affinché le generazioni a venire possano ritrovare in queste creazioni un segno ed un ricordo del nostro tempo come la nostra l’ha trovata nelle opere dei grandi maestri del passato.

lunedì 5 maggio 2014

Klimt. Alle origini di un mito


Dopo  il clamoroso successo della mostra di A. Warhol e dei suoi 200 mila biglietti staccati, il Comune di Milano è alla ricerca  di un nuovo successo : dal 12 marzo al 13 luglio 2014, Palazzo Reale ospita “Klimt. Alle origini di un mito” che intende guidare il visitatore alla scoperta dell’universo klimtiano partendo dai suoi studi giovanili alla Scuola di Arti Applicate di Vienna attraverso la sua passione per la musica, il teatro, le donne.


Gustav Klimt nasce nel 1862 a Baumgarten, quartiere di Vienna. Tutti i figli maschi della famiglia Klimt ebbero capacità artistiche: i fratelli minori di Gustav, Ernst e Georg, furono  pittori. Nel 1876 viene ammesso a frequentare la Kunstgewerbeschule, dove studierà fino al 1883. Tra il 1886 e il 1888 egli si dedica, con il fratello e l'amico, alla decorazione del Burgtheater di Vienna, in una serie di pannelli raffiguranti teatri dell'antichità o del mondo contemporaneo. Nel 1892, a pochi mesi dalla morte del padre, anche il fratello Ernst muore improvvisamente: Gustav deve farsi carico di entrambe le famiglie, e questo lutto lascia un segno anche nella sua produzione artistica. Nel 1898 si inaugura la prima mostra della Secessione viennese, movimento artistico costituitosi l'anno prima con Klimt presidente. Nel 1894 l'università di Vienna aveva commissionato all'artista la decorazione del soffitto dell'aula magna sul tema illuminista del trionfo della Luce sulle Tenebre, da sviluppare su tre facoltà: Filosofia, Medicina e Giurisprudenza. I lavori vengono rimandati per anni e, quando i pannelli verranno presentati, rispecchiano il mutamento stilistico del giovane pittore, influenzato dalla Secessione che egli stesso aveva fondato. Il primo pannello raffigurante la Filosofia  fu presentato da Klimt  nel 1900, in occasione della settima mostra della Secessione, noncurante delle critiche, Klimt presenta La Medicina nello stesso stile: corpi fluttuanti che simboleggiano la vita, in mezzo ai quali vi è la Morte. Il terzo pannello dedicato alla Giurisprudenza si stacca stilisticamente dagli altri due. La protesta del corpo docente arriva fino al parlamento: a questo punto, Klimt decide di rompere il contratto e restituisce l'anticipo già versato. Elemento chiave dei lavori di Klimt è la figura femminile rappresentata come donna fatale. Nonostante lo scandalo tra i benpensanti, Klimt trova i suoi mecenati tra le ricche famiglie ebree della borghesia viennese, che amano l'arte d'avanguardia. Alle mogli di questi influenti personaggi, Klimt dedicherà dei famosi ritratti. Nel 1903 Klimt si reca due volte a Ravenna, dove conosce lo sfarzo dei mosaici bizantini: l'oro musivo, eco dei lavori del padre e del fratello in oreficeria, gli suggerisce un nuovo modo di trasfigurare la realtà e modulare le parti piatte e plastiche con passaggi tonali, dall'opaco al brillante. Al ritorno da un viaggio in Romania, l'11 gennaio 1918, egli viene colpito da un ictus che lo condurrà alla morte il 6 febbraio. L'allievo ed amico Egon Schiele lo ritrarrà sul letto di morte. Gustav Klimt venne quasi immediatamente considerato il pittore più rappresentativo dell'art nouveau. La mostra , organizzata dal Comune di Milano in collaborazione con il Museo del Belvedere di Vienna che possiede il maggior numero di opere  di Klimt, è curata da Alfred Weidinger ed Eva Di Stefano, insigni studiosi dell’opera klimtiana. 

In mostra a Palazzo Reale sono esposte all’incirca 100 opere: il nucleo essenziale dell’esposizione è costituito da 20 dipinti di Gustav e prosegue con l’opera giovanile di Klimt i lavori dei suoi fratelli Ernst e Georg e di altri artisti suoi contemporanei, alla sua formazione presso la Kunstgewerbeschule viennese e ai suoi inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza lungo il Ring fino a giungere ai lavori del periodo aureo e a quelli, più tardi, dove già si scorge l'influenza di Matisse e dei Fauves e di Egon Schiele. La prima parte dell’esposizione è dedicata ai  ritratti giovanili fatti da Klimt a membri della famiglia. Due sale sono dedicate, infatti, al ritratto e al paesaggio, generi prediletti da Klimt dalla fondazione della Secessione. Sono esposti tre importanti ritratti femminili - Signora davanti al caminetto e i due Ritratto femminile - eseguiti da Gustav Klimt tra il 1894 e il 1898 che  il rapporto dell’artista col genere femminile. Il rapporto con l’altro sesso è approfondito dai tre ritratti femminili, eseguiti tra il 1894 e il 1898, a cui si aggiunge il ritratto del 1909 dal titolo “Giuditta/Salomè“, che ritrae la giovane Alma Mahler, all’epoca 17enne. Il tratto distintivo di Klimt è l’ambiguità, che emerge sia nel titolo che nell’iconografia, dalla quale si può vedere una donna nuova, moderna, che all’alba del ’900 sta scoprendo le proprie possibilità di espressione. La Salomè del 1909, che conclude il periodo dello stile aureo del maestro iniziato con un dipinto dello stesso soggetto datato 1901, è l'immagine simbolo dell'esposizione milanese. Nella sala dei paesaggi, oltre a due importanti dipinti di Klimt – Dopo la pioggia e Mucche nella stalla - è possibile ammirare  una panoramica sul paesaggismo austriaco del tempo, dalle prime tendenze impressionistiche di fine Ottocento ai dipinti secessionisti di Carl Moll e di Koloman Moser.

La seconda parte della mostra è dedicata all’apprendistato dei fratelli Klimt alla Scuola d’Arte Viennese, nell’ambito della quale fondarono, insieme a Franz Matsch, la cosiddetta Künstler-Compagnie (Compagnia degli Artisti): le opere presenti illustrano la formazione di Klimt pittore storicista e il suo rapporto con l’arte di Hans Makart. 
La mostra termina in una grande sale interamente dedicata allo splendido “Fregio di Beethoven” – esposto Vienna all’interno del Palazzo Reale della Secessione costruito nel 1897- ispirato alla nona sinfonia del grande musicista tedesco L'opera esposta a Palazzo Reale è la replica originale risalente al 1902, che riprende in forma di dipinto il lavoro murario conservato presso il Palazzo della Secessione di Vienna.

Presenti anche disegni, stampe,molti documenti che consentono anche ai meno esperti di conoscere il genio di Klimt, in esposizione anche alcune lettere d’amore scritte a Emilie Flöge, scoperte in tempi recenti, che gettano luce sull’intimità della sua vita amorosa.  Altri due dipinti, Fuochi fatui e La famiglia, concludono l’esposizione.

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