martedì 1 aprile 2014

Vassily Kandinsky a Palazzo Reale


Autore: Roberta Fameli

Dal 17 dicembre 201 al 4 maggio 2014 a Palazzo Reale di Milano sono in mostra oltre 80 opere di
Vassilij Kandisky , il celebre artista russo del movimento Bauhaus. Promossa e prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, Palazzo Reale e Centre Pompidou di Parigi, l’esposizione a cura di Angela Lampe – curatrice e conservatrice del Centre Pompidou di Parigi-  e in collaborazione per l’Italia con Ada Masoero, è una grande retrospettiva monografica.


Vassily Kandinsky  nacque  a Mosca nel  1866 nella famiglia di un commerciante di tè. 
Fu la zia a prendersi cura di lui dopo la separazione dei genitori . A dieci anni prese  le sue prime lezioni di disegno e di musica ma fu solo  dopo gli studi di giurisprudenza che decise di dedicarsi alla pittura e di  trasferirsi  a Monaco per frequentare l’accademia. Nel 1901 fondò  il gruppo Phalanx al fine di  introdurre le avanguardie francesi nell'ambiente artistico tradizionalista di Monaco  che stava per diventare la capitale europea del Jugendstil, la corrente artistica che cerca la via dell’arte attraverso i progetti decorativi. Questo periodo fu caratterizzato dalla sperimentazione tecnica, in particolare dall'uso della tempera su carta scura, per dare l'illusione di una superficie illuminata da dietro in trasparenza. Gli anni 1911 e 1912 furono i più importanti nella vita e nell’evoluzione artistica di Wassily Kandinsky. Insieme a Franz Marc e Paul Klee fondò l’almanacco “Der Blaue Reiter” ossia “Il cavaliere azzurro”, simbolo di libertà e spiritualità dove  la musica si intreccia con le arti visive valorizzando il ruolo delle arti popolari e “primitive" per rinnovare radicalmente la pittura. In questi anni Kandinsky crea le sue prime opere che traducono in immagini astratte il suo mondo interiore. 

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Kandinsky torna in Russia dove viene nominato professore dei laboratori artistici di Stato (1918). Con lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre, viene coinvolto dai rivoluzionari nelle nuove istituzioni culturali, dove occupò ruoli di prestigio fino al 1920. In questi anni ribadisce la sua scelta definitiva per l’astrazione,sebbene  l’avanguardia costruttivista più radicale lo osteggiava per il suo espressionismo spirituale tanto è vero che nel 1921 decide di tornare in Germania. 
Nel corso dello stesso anno viene allestita una mostra personale alla Galleria Thannhauser a Monaco e nel "Kreis fur Kunst" a Colonia ed eseguì quattro murali per la villa di Edwin A. Campbell a New York. Sul versante privato si registra il ritorno con la seconda moglie Nina e  fu  chiamato da Walter Gropius  alla famosa scuola tedesca di design moderno: il Bauhaus. Gli anni al Bauhaus sono caratterizzati dall’amicizia con Paul Klee e dalla pubblicazione del suo saggio “Punto e linea sul piano" (1926).  Al Bauhaus Kandinsky trascorre più di dieci anni insegnando il colore nell’ambito del corso propedeutico alla pittura. Con l’avvento del nazismo,però, il Bauhaus viene  chiuso e le  opere di Kandinsky, presenti in abbondanza nei musei tedeschi, vengono  sequestrate mentre l’artista  si trasferisce a Parigi. La Parigi in cui Kandinsky arriva nel 1933 è  la capitale del mercato dell’arte devota a Picasso e ai Surrealisti e poco interessata all’astrazione pura di un artista russo per di più di nazionalità tedesca. I Kandinsky si stabilirono a Neuilly-sur-Seine, in un edificio affacciato sulla Senna e sul Bois-de-Boulogne  dove muore il 13 dicembre 1944.

La  mostra è organizzata secondo un criterio cronologico che si ispira ai  periodi principali della vita di Kandinsky: dagli esordi in Germania agli anni in Russia e in Francia  snodandosi  in quattro sezioni che si sviluppano lungo otto sale. Le opere in mostra sono oltre 80: si  comincia trasportando il visitatore  “fuori dallo spazio e dal tempo" ossia in  una sala con pitture parietali. Ricreata nel 1977 dal pittore restauratore Jean Vidal copiando fedelmente le cinque tempere originali eseguite da Kandinsky per decorare un salone ottagonale della Juryfreie Kunstausstellung, una mostra senza giuria che si svolgeva annualmente a Berlino tra il 1911 e il 1930. Questi cinque pannelli a tempera erano entrati nella collezione del Pompidou in seguito alla donazione della vedova Nina nel 1976 al museo stesso. 

La prima parte è dedicata agli esordi di Kandinsky.Nel 1896, a trent'anni, scoprì la pittura dopo aver visto gli impressionisti e Monet in particolare. Dopo aver deciso di lasciare l'università per diventare pittore, si recò a Monaco a studiare Belle Arti sotto la guida del simbolista Franz Von Stueck.  Monaco Kandinsky sperimentò il suo pensiero artistico mirante alla ricerca dell'elemento interiore nella produzione artistica, come prova il suo capolavoro teorico Lo spirituale nell'arte (1912). In questo saggio teorizzò un'associazione tra linee, forme e colori che fu il fondamento di tutta l'arte astratta successiva. Di questo cambiamento, in mostra, la prova più lampante è data da Improvvisazione III (1909), con i suoi colori forti e caldi.
La seconda parte è dedicata al ritorno in patria di Kandinsky allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. L'artista tornò in Russia dove dipinse poco e disegnò molto, come prova la serie di disegni Senza titolo, realizzati dal 1915 al '20 a inchiostro su china, in cui mantenne fede agli ideali teorizzati a Monaco. Dopo un brevissimo ritorno alla figurazione la sua pittura tornò astratta ma nel 1921, quando esplose il costruttivismo, tornò in Germania.

Alla sua seconda fase tedesca è dedicata la terza sezione, legata prevalentemente al Bauhaus e al suo insegnamento di Decorazione Murale a Weimar dal 1922, grazie all'amicizia con Walter Gropius. In questo periodo Kandinsky approfondì i rapporti tra forme e colori con opere come Griglia nera (1922), la serie di stampe Piccoli mondi e Giallo-rosso-blu (1925). Nel 1933 la chiusura del Bauhaus da parte dei nazisti lo costrinse a emigrare a Parigi.

L'ultima sezione è dedicata agli anni parigini: in questi anni l’artista schiarì la sua tavolozza scoprendo la luce e l'intensità cromatica del Bois de Boulogne, presso cui si stabilì, come provano Ammasso regolato, Azzurro cielo e Una festa privata, opere dipinte tra il 1938 e il '42 su influsso del surrealismo di Arp e Mirò, piene di insetti e figure embrionali con cui stigmatizzò l'angoscia della guerra.

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