'Le Stanze Verticali' di Bruno Biondi

All'esordio la personale 'Aniconico' di Chiara Bevilacqua

domenica 16 febbraio 2014

Lombardi-Tiezzi, viaggio nell’anima… "Non si sa come"


Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine


Dietro la grandiosità delle opere scultoree di Michelangelo Buonarroti si nascondeva un semplice ma geniale pensiero: l’opera d’arte è già tutta racchiusa nel blocco di marmo, sta all’artista andare a svelarla, scoprirla andando a disfarsi della materia in eccesso. Questo principio è senza dubbio applicabile a tutte quelle forme espressive che, grazie a un’illuminata sapienza e al genio, sono in grado di esaltare ciò  che in un capolavoro è già insito e che attende solo di essere rinnovato in un processo senza soluzione di continuità. Ecco ciò che riescono a fare attori e registi degni di questo nome: affrontare un autore, un testo da mettere in scena, sviscerarlo quasi impietosamente, per poi scoprire che, in realtà, tutto è già dentro l’opera stessa, semplicemente in attesa di acquisire una qualsivoglia forma tra le tante che l’uomo (solo colui, badiamo bene,  che sia dotato di quel connubio quasi divino tra intelligenza, estro e sensibilità) è capace di conferirle. 

Tutto questo può accadere con un autore tanto folle quanto enorme come Luigi Pirandello, le cui pagine di narrativa e drammaturgia hanno lasciato un fondamentale bagaglio di pensieri costantemente in bilico tra il filosofico e letterario, intrisi di quella dinamica umoristica dominata dal ben noto sentimento del contrario. Verboso, tedioso Pirandello, sclerotizzato in un linguaggio ormai arcaico e sempre uguale a se stesso, lo apostrofano gli intellettualoidi. Noi, tuttavia, vogliamo sottolineare che questo è certamente vero nei casi in cui all’autore di Girgenti non viene resa giustizia, quando attori e registi non sono capaci di approfondire, di leggere tra le righe, ma si limitano a dire e far dire, a trincerarsi dietro l’amato-odiato teatro di parola. Parole buttate, vomitate, una dietro l’altra, senza una logica precisa, tanto per andare sul sicuro e non rischiare troppo di compromettersi o scontentare il pubblico.

Ma se è vero che il teatro è rischio, domande destinate a restare senza risposta in un ostinato e spietato confronto tra vita e morte, è allora vero che c’è qualcuno che questo teatro riesce a penetrarlo davvero. Lo storico sodalizio tra Sandro Lombardi e Federico Tiezzi ha offerto e ancora continua a offrire (con sempre crescente stupore di chi ha la fortuna di parteciparne) altissimi momenti di vita che si trasforma in arte. Il già immenso Pirandello diviene sconfinato grazie alle straordinarie chiavi di lettura che questi due artisti ci regalano. Come se fosse passato un giorno dalla raffinatissima versione della Morsa (altra opera pirandelliana che ha visto nel 2011 il titanico confronto tra Lombardi e Arturo Cirillo), ecco che ancora si viene ingoiati nella stanza della tortura, che stavolta ha i connotati di Non si sa come, estremo, conclusivo atto di un percorso sublimato poi ne I giganti della montagna. Cinque personaggi, meglio, cinque anime, stritolate nella claustrofobia della propria esistenza, devastate, poste sotto lo spietato microscopio proprio di uno di loro, il Romeo Daddi di Sandro Lombardi: trucco esasperato e lunghi baffoni, voce fuori dal coro, dolce nel suo delirio, nella sua disperazione di scoprirsi, non si sa come, fallace, diverso. Tanti e non uno solo. Tutta la filosofia pirandelliana si snoda attraverso il suo inesorabile, tanto morbido quanto tagliente fluire di parole, in un atteggiamento sospeso tra l’umoristico e il disperato, tra il sogno e la realtà, alla ricerca di un’estrema punizione che, come in una catarsi, lavi dalla colpa di aver svelato se stessi.

L’allestimento stesso veicola verso una sospensione onirica che tanto ricorda la cinematografia di David Lynch (Inland Empire solo per citare un titolo), in una commistione di elementi realistici ed espressionisti. Un ambiente spoglio nel primo atto, mosso solo da qualche semplice seduta e da un fondale diviso in tre sezioni verticali, che bruscamente va a illuminarsi in modo differente ogni volta che si percepisce un passaggio emotivo o l’esternazione di una tragica verità. Ecco invece che, nella seconda e terza parte, alte, soffocanti pareti fucsia vanno a delineare un salotto ricco, con altrettanto ricche poltrone e un sontuoso lampadario al centro; uomini e donne si rivestono di eleganza, di lustrini, di colori dissonanti, sino a celare i volti dietro ingombranti travestimenti da coccodrillo, nel vano tentativo di mistificare, di celare e celarsi a se stessi ancor prima che agli altri. In un folle crescendo, da un primo andamento solo apparentemente normale (già tradito da innaturali, volute, pause e da movimenti sconnessi) si passa a una ricercata esasperazione della finzione, in cui i momenti più salienti, sempre con richiamo cinematografico, sono scanditi da momenti di commento musicale che concorrono a creare uno spiazzante straniamento, tipico della poetica di Lombardi e Tiezzi. Il gioco al massacro si conclude con lo sparo finale, a seguire del quale, in una frazione di secondo prima del subitaneo buio, cogliamo le artefatte, quasi fumettistiche reazioni dei personaggi: il gioco si chiude come era iniziato, forse solo sognato e non realmente vissuto.

In una produzione di così spiccato livello intellettuale, in cui davvero gli artefici hanno, per tornare alla nostra considerazione iniziale, il merito di svelare ciò che già per sua natura si cela nell’opera, è doveroso (seppur scontato) soffermarsi a esaltare la maestria di Sandro Lombardi, ancora una volta splendido Pierrot alla prese con lo struggimento e la disperazione insiti nella vita stessa, in una volitiva, dolce e tremenda introspezione dell’umano oltre l’umano. Ancora una volta, più Luna che Sole.



TEATRO DEL GIGLIO DI LUCCA
Venerdì 14 e sabato 15 febbraio ore 21.00
Domenica 16 febbraio ore 16.30

NON SI SA COME
di Luigi Pirandello

Regia Federico Tiezzi
Drammaturgia Sandro Lombardi e Fabrizio Sinisi
Preparazione vocale Francesca Della Monica
Scene Pierpaolo Bisleri
Costumi Giovanna Buzzi
Luci Gianni Pollini

personaggi e interpreti
ROMEO DADDI Sandro Lombardi 
BICE DADDI Pia Lanciotti
GIORGIO VANZI Francesco Colella
GINEVRA Elena Ghiaurov
NICOLA RASPI Marco Brinzi

Compagnia Lombardi Tiezzi


Foto di Marcello Norberth e Luca Manfrini, per gentile concessione del Teatro del Giglio di Lucca

giovedì 13 febbraio 2014

(Ancora) A Madrid!


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Autore: Francesco Zavattari, direttore editoriale di FULL Magazine


Scrivo queste righe a pochi giorni dal mio ritorno da Madrid dove ho avuto la fortuna di poter sviluppare, grazie a Studio Matitanera, una parte integrante del già annunciato progetto 'Indagine sulla luce - Colour state of mind'. Un vero e proprio viaggio nel colore. Una ricerca innovativa volta alla creazione di un'ampia tavolozza cromatica originale. 
Il colore è bellezza. La bellezza è vita. Ecco l'assoluto su cui si basa l'intero concept.

Da tutto questo, nei prossimi mesi, deriverà un prodotto commerciale che sarà immesso sul mercato da parte dello studio e promosso da FULL Magazine stessa. In questo momento tuttavia, al di là dell'aspetto più prettamente tecnico, è interessante considerare l'approccio emozionale che sta caratterizzando le fasi attuali di questa ricerca nata in Italia ed evolutasi in Spagna proprio in questi giorni.

Fin dalla nascita di FULL Magazine, Madrid è per noi e per il nostro lavoro una base davvero fondamentale. Ogni progetto direttamente o indirettamente collegato alla rivista, trova in questo luogo magnifico terreno assolutamente fertile. 
'L'erba del vicino è sempre più verde'. Semplice retorica. Certo. Ci sono però dei dati oggettivi che davvero non possono essere ignorati: il nostro magazine è nato a Lucca, (pur meravigliosa) realtà di provincia da cui si è progressivamente allontanato. Numero dopo Numero. Progetto dopo progetto dello studio in generale. Attitudine spocchiosa e intellettualoide? Forse. O forse semplice adattamento alle condizioni circostanziali. Mentre qui si faticava a ricevere minima attenzione da parte di realtà sostanzialmente mediocri che vantano una determinata rilevanza solo perché uniche a poterselo permettere politicamente ed economicamente, pochi passi più in là iniziavamo a ricevere tutt'altro tipo di feedback. Vale per Firenze, vale per Roma e vale anche (soprattutto) per l'estero. A Malta, a esempio, FULL Magazine è stata accolta in modo eccezionale. Poi c'è Madrid, che è una storia a parte. Perché un conto è l'affetto e un conto è l'amore e quello fra FULL e la capitale spagnola è vero amore.

Nello spazio di 'un fazzoletto' sbocciano tre dei più prestigiosi musei al mondo in cui abbiamo trovato da sempre persone competenti, disponibili e attente a capire la nostra verve, il nostro lavoro e la nostra passione.
Persone, soprattutto, inserite in contesti talmente elevati da non aver mai sviluppato forme di 'frustrazione collaborativa'. Quella, invece, riscontrata nelle già citate mediocri realtà nostrane.  
In questo panorama, quando parliamo di editoria ma anche e soprattutto di arte, design e cultura in genere, chi si trincera dietro alla presunzione è già morto in partenza.
Non ogni posto è adatto a sviluppare progetti. Madrid, per quello che può rappresentare la nostra esperienza, continua a dimostrarsi meravigliosa incubatrice di idee. 'Indagine sulla luce', ultima fra le tante, deve ai musei citati grandissima parte della propria essenza e queste mie poche righe vogliono essere soprattutto un veicolo per rendere onore a chi lo merita.

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere e l'orgoglio di essere nuovamente ospitato nei magnifici spazi del Prado, del Thyssen-Bornemisza e del Reina Sofia. Per questo devo ringraziare persone meravigliose che non elenco nel dettaglio ma alle quali, in particolare, indirizzo queste mie parole.
Grazie a loro la complessa 'indagine' nel mondo del colore, ha presto forma in modo netto. L'analisi approfondita di decine di opere mozzafiato dislocate negli infiniti corridoi madrileni spinge forte la voglia di utilizzare queste pagine e questo mezzo divulgativo per suggerire a ognuno di voi 'una fuga': scappate a Madrid. Rifugiatevi nell'arte. Fate visita a questi posti eccezionali che vi accoglieranno in modo avvolgente.

Certo, ci sono musei importanti in ogni grande città, ma il consiglio, in questo caso, si basa su un preciso calcolo spazio-temporale. Madrid è a un paio d'ore di volo. Il suo centro si raggiunge con 20 minuti di metro da Barajas e offre qualcosa di davvero eccezionale.
No, non siamo stati pagati da alcun ufficio turistico della capitale iberica. Semplicemente tengo a restituire un minimo di quella bellezza che questo luogo regala a FULL e a chi ne fa parte ormai da anni.

Il consiglio è quello di volare a Madrid quindi. Perdetevi nei suoi musei, nei suoi vicoli e nelle sue piazze incredibili. Poi, certo, come non dirlo: mai dimenticare una cena al Corral de la Moreria. 'El tablao flamenco más famoso del mundo' e vera e propria 'casa di FULL a Madrid', vi aspetta per un'esperienza di cibo, vino e Flamenco unica al mondo.

Al prossimo viaggio!

domenica 2 febbraio 2014

La maschera dell'Avaro secondo Andrea Buscemi

Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine

In questo finesettimana, sabato 1 e domenica 2 febbraio, il grazioso Teatro Le Laudi di Firenze ha ospitato L’avaro di Molière, nella personale lettura diretta e interpretata da Andrea Buscemi: lo spettacolo rientra nell’interessante decima edizione di PassTeatri, iniziativa che, grazie alla bella sinergia di diciotto teatri del capoluogo toscano, dà la possibilità allo spettatore di scegliere sei spettacoli (a una modica cifra) tra una cinquantina dai vari cartelloni.

L’azione si svolge in uno spazio nudo, interrotto solamente da un drappo damascato d’oro posto al centro della scena, a delineare la maggior parte delle entrate e delle uscite, di fronte al quale è posta una ricca poltrona, seggio di Arpagone. In un ambiente, quindi, più concettuale che realistico, scarsamente illuminato da crepuscolari toni di blu, prende vita la macchietta, la farsa che indaga sulla figura del protagonista, l’Avaro appunto, alle prese con l’ottusa difesa dei suoi possedimenti e del suo territorio, sia esso fisico e mentale, dalle minacciose grinfie degli altri, parenti stretti o conoscenti.

La storia è ben nota, dato che quest’opera di Molière è certamente una tra le più conosciute, non solo dell’autore stesso, ma del panorama teatrale in genere. Ciò che vale la pena sottolineare dell’allestimento in questione è l’interessante chiave di lettura, direttamente mutuata dalla Commedia dell’Arte e, per questo, resa ancora più accattivante (qualora ce ne fosse bisogno) agli occhi anche dei meno assidui tra il pubblico. Arpagone/Buscemi è maschera trasfigurata in viso dalla sua stessa avidità, curvo nella propria miseria umana, polveroso nel grigiore di un’esistenza votata al denaro e ai beni preziosi; il protagonista ora semplicemente borbotta, ora  lancia anatemi verso i personaggi che gravitano intorno alla sua casa, ognuno di loro nella funzione di spalla chiamata a servire sia l’avaro nella finzione che il mattatore sulla scena. 

Ci fa particolare piacere citare Livia Castellana, straordinaria nell’impegnativa parte del servo Saetta, vero e proprio Pulcinella, giullare e inserviente tuttofare; Nicola Fanucchi, misurato ed elegante Valerio, la cui sottile ironia costantemente offre il fianco ai deliri di Arpagone; Manuela Paoli, nei panni della coinvolgente e sanguigna Frosina, faccendiera senza scrupoli. 

L’ora e venti di spettacolo scorre gradevolmente, costellata da vari momenti di, pur amaro, riso, nel vero rispetto della formula dell'autore francese: un allestimento che, poco concedendo all’invenzione, ben centra nella sostanza dell’assurda (ahimè, tanto comune) piaga di un’avarizia che, al di là delle maschere, ha davvero tanto di reale nei momenti di vita più ordinari.


TEATRO LE LAUDI – FIRENZE

sabato 1 febbraio ore 21
domenica 2 febbraio  ore 17

VERSILIANA FESTIVAL
presenta

Andrea Buscemi
in
L’AVARO
da Molière

Uno spettacolo di Andrea Buscemi

con
Andrea Buscemi, Livia Castellana, Giorgio Regali, Martina Benedetti, Gabriele Valentini, Marialuisa Pepi, Nicola Fanucchi e Manuela Paoli

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