sabato 11 gennaio 2014

Monet au coeur de la vie

Autore: Roberta Fameli

Dal 14 settembre 2013 al 2 febbraio 2014 le Scuderie del Castello di Pavia presentano una grande mostra dedicata a uno dei geni dell’impressionismo francese: Claude Monet.  La mostra – come suggerisce lo stesso nome – è un viaggio nel cuore della vita di Monet, “raccontato  attraverso le voci di sei personaggi chiave del suo percorso umano e artistico”. Gli incontri, i successi, così come i momenti difficili sono stati ricostruiti sulla base di preziose lettere - provenienti dal Musée des Lettres e de Manuscrits di Parigi ed esposte in mostra - in cui il pittore racconta momenti e stati d'animo della sua vita. Lungo il percorso,una serie di videoinstallazioni predispongono emotivamente il pubblico a rivivere i momenti fondamentali della vita di Monet e a comprenderne il rapporto con le opere presentate in mostra.

Claude Monet nacque a Parigi nel 1840,secondogenito di Claude Adolphe e di Louise Justine Aubrée. Nel 1845 i Monet si trasferirono a Le Havre, dove il padre iniziò a gestire un negozio di e insieme con il cognato. Appena quindicenne  Claude cominciò a disegnare a matita e a carboncino, e a vendere  caricature di personaggi della città. Dal 1856, studiò disegno e conobbe il pittore Eugène Boudin che lo indirizzò alla pittura del paesaggio en plein air. Il 24 maggio 1860 Monet pubblicò  la sua ultima caricatura,  quella di Lafenière, un noto attore dell'epoca,sulla rivista «Diogène».Nel mese di ottobre di quell'anno fu chiamato a prestare  il servizio militare,che all'epoca durava ben sette anni, a meno che non si trovasse qualcuno che intendesse svolgerlo al proprio posto: fu arruolato nel reggimento dei  Cacciatori d'Africa, di stanza ad Algeri, dove rimase  ammaliato dalla luce e dai colori di quei luoghi.  Nel 1862  in licenza di convalescenza, riprese a dipingere con  Boudin e con Johan Barthold Jongkind, che aveva conosciuto  casualmente e di cui ammirava la capacità di riprodurre il paesaggio in pochi schizzi,  per poi definirli sulla tela in studio. Nel 1866 si presenta al Salon di Parigi con la tela raffigurante “Camille in abito verde” e con il paesaggio “Saint Germain l'Auxerrois” che ottenne l'approvazione di Zola e Manet. La protagonista assoluta dell'opera è la brillantezza della luce tra le foglie degli alberi. Di lì a poco inizieranno i primi abbozzi di "Colazione sull'erba", ispirato alla famosa tela di Manet. Senonché l'opera non piace a Courbet e Monet lo accantona,  incompiuto, come pegno per il pagamento della pensione. Lo riprenderà nel 1884 in cattive condizioni: tagliato in due parti, è conservato al Musée d'Orsay. Gli ultimi anni della sua vita trascorsero pacificamente a Giverny, in Normandia, dove affittò un casolare sul fiume Epte. In questo luogo di pace e serenità , Monet si ritirò con la figlia Blanche. Morì nel 1926 di cancro ai polmoni. Egli disse di aver avuto un solo merito nella vita, " di aver dipinto direttamente di fronte alla natura”. 
Sotto il profilo culturale Monet rimase sempre piuttosto limitato, visto che non s'interessò mai alla cultura classica, al punto di non entrare quasi mai al Louvre. Tuttavia seppe compensare questo limite facendo della natura la sua unica fonte di ispirazione preferendo l'immediatezza della rappresentazione alla plasticità delle cose. Per quanto riguarda invece il termine  “impressionismo”, per descrivere le sue opere e quelle dei suoi contemporanei, esso fu coniato nel 1874 dal critico Louis Leroy che s'ispirò alla tela esposta da Manet nello studio del fotografo Nadar, in occasione della mostra del  gruppo Societè anonyme des peintres, sculpteurs et graveurs, a cui parteciparono tra gli  altri: Cèzanne, Pissarro, Degas, renoir e lo stesso Monet, con la tela "Impressione, levar del Sole". Sono questi gli anni in cui Monet dà il meglio di sé. Nella tela intitolata "Vela sulla Senna ad Argenteuil", per esempio, possiamo notare il superamento di alcuni limiti tecnici:innanzitutto scompaiono  i contrasti di tono che cedono il passo ad accostamenti tonali, così come dalla tavolozza scompare il nero, perché  le ombre vengono ricavate accentuando l'intensità del tono come aveva visto fare al Turner – pittore inglese scoperto durante un viaggio a Londra – che era solito dissolvere la forma mediante il colore. 

La mostra promossa dal Comune di Pavia  è curata da Philippe Cros che ci presenta una selezione di opere provenienti dai musei più prestigiosi del mondo: dal Columbus Museum of Art (Stati Uniti d’America), dal Musèe d’Orsay di Parigi, dalla Johannesburg  Art Gallery in Sud Africa, etc. Il percorso espositivo ripercorre le tappe fondamentali della produzione artistica, dalla formazione giovanile fino alla piena maturità. I dipinti esposti sono ventuno.L'esposizione ha inizio con i primi tentativi artistici della lunga carriera artistica di Claude Monet. Il racconto di questi anni è affidato al padre dell’artista, Adolphe Monet, che ebbe un rapporto piuttosto tormentato con il figlio del quale disapprovava sia le scelte  artistiche, sia per le sue scelte personali e sentimentali. 

Nella sala successiva ci accoglie  Eugene Boudin, primo maestro di Monet, senza il quale – egli ebbe a dire – non “sarebbe mai diventato pittore”. Sono esposte  alcune tra le migliori tele realizzate da Boudin con la tecnica en plein air. L’opera più rappresentativa di questa sezione è: "Bateaux à Etretat" (1883), in cui Monet adopera la stessa tecnica pittorica del suo maestro. 

Il percorso prosegue con le opere dedicate a Camille  Doncieux  - prima moglie e madre dei due figli di Monet -  che contraddistingue il periodo creativo più fecondo dell'artista. Camille  fu la sua musa e modella preferita dal 1860 al 1879,quando morì prematuramente a soli 32 anni. Appartengono a questo periodo: “La gare d’Argenteuil” (1872), i “Bateux de pêche a Honfleur” (1866) e “Printemp” (1873). Le opere dedicate a George Clemenceau , primo ministro francese dal 1906-09 e  dal 1917-20, invece, incarnano il periodo  più difficile della vita dell’artista. Fu proprio Clemenceau, nel 1921, a commissionargli le celebri Ninfee per il Musèe de l’Orangerie. In questa sala sono esposte opere di pittura accademica come “Paysage maritime” di J. Breton e “Les Pyrènèes” di M.R. Bonheur in contrapposizione con le opere di Monet “Pourville” (1881) e “Le Cap Martin” (1884), capolavori assoluti dell’impressionismo. 

Si prosegue con Alice Hoschedè, seconda moglie di Monet, che narrerà dei continui viaggi intrapresi dall’artista alla continua ricerca di nuovi stimoli, ispirazioni e soggetti da riprodurre, come il soggiorno in Norvegia per studiare gli effetti della luce sulla neve: ed è proprio  in questo periodo, 1880 al 1895,  che sono nati i più grandi capolavori del Maestro. Sono questi  gli anni , in cui l’artista si concentra quasi esclusivamente sul tema impressionista del paesaggio,con particolare interesse verso l’alone luminoso che circonda gli oggetti in natura. A tal proposito ricordiamo le opere “Il ponte di Waterloo” (1900) e la “Cathèdrale de Rouen” (1894).

La sesta ed ultima sezione della mostra è dedicata a Blanche Hoschedè, figlia di Alice ed unica allieva di Monet che trascorse con lei l’ultimo periodo della sua vita a Giverny. In questi anni (1914-1926) l’artista riuscì ad appagare finalmente  il suo desiderio di tranquillità rurale limitando la sua vita sociale a lunghe passeggiate in campagna in compagnia della sola Blanche. Furono anche gli anni dei primi sintomi  della cateratta che modificando sensibilmente la vista, cambieranno anche il modo di percepire i colori. Attraverso il racconto di Blanche, inoltre,   sappiamo delle lunghe ore trascorse dai due nel meraviglioso giardino della loro casa, in cui Monet  fece costruire persino un ponte giapponese, testimonianza del suo interesse per l’arte del Sol Levante. Tanto è vero che in questa sezione sono presenti anche le stampe di alcuni grandi artisti giapponesi, come K. Hokusai e Utagawa Hiroshige. 

Terminata la mostra è possibile seguire un itinerario turistico alla scoperta dei luoghi più suggestivi di Pavia, tra cui :   l'orto botanico del 1700,  la bellissima Cattedrale di San Michele,  la  Biblioteca Civica Bonetta,  i giardini Malaspina,  il Ponte Vecchio sul fiume Ticino. In ciascuno di questi luoghi, “il visitatore potrà riprendere la lettura del racconto dei sei personaggi riproposto in un'ambientazione reale” oltre a riscoprire una delle più belle ed antiche città d'Italia.

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