mercoledì 4 dicembre 2013

Man Ray in mostra alle Fonderie Marconi di Milano



Ha avuto inizio il 15 novembre 2013 la mostra fotografica di Man Ray "Models", presentata dalla Fondazione Marconi di Milano (Via Tadino,15) in occasione della pubblicazione dell’omonimo libro dell’editore Cambi e dell’autore dei testi, il critico d’arte Janus, che frequentò l’artista negli ultimi 15 anni di vita e che con lui strinse un legame d’amicizia tanto da diventarne uno dei più importanti critici e biografi, che ha riprodotto l’Album fotografico realizzato dallo stesso Man Ray. L’esposizione si protrarrà fino all’ 11 gennaio 2014 ed è un affascinante spaccato della vita che l’artista condusse a Parigi con Picasso, Breton, Mirò e tanti altri. 


L’Album ,che si compone di 83 fotografie tra il 1920 e il 1940 , riunisce i ricordi più intensi degli anni vissuti dall’artista a Parigi. Negli scatti possiamo ammiriamo alcune delle numerose donne che posarono per Man Ray e che non di rado furono le sue amanti. La più famosa di tutte fu senz’altro Alice Prin  alias Kiki de Montparnasse, cantante e pittrice che fu l’amante di man Ray  per circa sei anni e fu ritratta in pose intime e familiari. E’ lei la donna che Man Ray ritrasse di spalle nel celebre capolavoro il Violon d’Ingres, oggi esposta al Getty Museum di New York.Insieme a lei ricorderemo una lunga schiera di ballerine anonime che l’artista  ribattezzava  con nomi di vegetali ( Carciofo, Peperoncino, Lattuga, Barbabietola) , danzatrici africane dalla bellezza esotica e, ancora, la pittrice  Mereth Elisabeth Oppenheim; la modella Natasha , che fu anche l’assistente dell’artista; Lee Miller ; e ancora Nush , moglie del poeta Paul Eluard . 
In tutte queste foto si percepisce la ricerca estetica di man ray  che nel corpo della donna cerca inanzitutto la « forma e la geometria». Negli scatti dell’artista , non c’è nulla di patinato e di studiato ed è per questo, infatti, che l’erotismo è altamente percepibile. Va sottolineato che Man ray concepì l’Album come un’opera pprivata , una curiosità  da mostrare agli amici in ricordo delle donne che parteciparono al grande lavoro fotografico di quegli anni. Tempo più tardi fu la moglie Juliet, dopo la morte del marito, a parlare dell’Album all’amico e gallerista Giorgio Marconi. Tra gli scatti si potranno notare varie forme di sperimentazioni, come per esempio, l’uso della tecnica della solarizzazione che è particolarmente evidente nella foto di Lee Miller con lunghi  guanti neri,  che nell’immagine, diventa «quasi la personificazione della Venere di Milo».Numerose sono  anche le foto  raffiguranti ballerine di Can can di cui  però non conosciamo neppure il nome. L’Album si chiude con la foto  di una giovane  in costume  da bagno in posa sul balcone  della dimora estiva del  fotografo. Alle sue spalle si ammira un bel panorama marino. 
Man Ray – nato a Philadelphia nel 1890 da genitori ebrei di origine russa, emigrati negli Stati Uniti alcuni anni prima  - iniziò ben presto a dedicarsi alla fotografia. Insieme a Marcel Duchamp diviene ben presto uno degli animatori   principali  del dadaismo newyorkese . Il movimento,  infatti, dopo il suo esordio a Zurigo, si diffuse  ben presto in Europa, soprattutto in Germania e quindi a Parigi. Benché il dadaismo sia stato  un movimento culturale ed artistico europeo, vi è la tendenza  a includere nel medesimo ambito anche alcune esperienze artistiche che, negli stessi anni, ebbero luogo a New York negli Stati Uniti. Complessivamente la vita del movimento fu breve: la  sua funzione principale fu quello di distruggere una concezione vecchia e desueta dell’arte. Tale funzione , infatti, fu svolta in modo egregio  dal dadaismo che  tra il 1922 e il 1924 scomparve e nacque il surrealismo. Tra le prime opere  importanti ricorderemo gli “oggetti d’affezione”, tra cui il celebre Enigme d’Isidore Ducasse. Fu solo negli anni venti che si trasferì a Parigi, dove realizzò i primi Rayographs nati per caso in camera oscura mentre sviluppava alcune fotografie. Accadde che un foglio di carta , accidentalmente, finì in mezzo agli altri e dato che continuava a non comparirvi nulla, appoggiò con irritazione alcuni oggetti di vetro sul foglio ancora a mollo e accese la luce. L'artista ottenne  delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero. Attraverso i rayographs, era possibile «esaltare il carattere paradossale e inquietante del quotidiano».Nel 1922 partecipò al Salon Dada,  alla Galerie Montaigne, lavora al film Retour à la raison e si lega al gruppo dei surrealisti. Dopo lo scoppio della guerra torna negli Stati Uniti, dove rimane fino al 1951. In questi anni si  dedica soprattutto alla pittura realizzando la serie Equations shakespeariennes e Alphabet for Adults. Nel 1959 l’Istitute of Contemporary Art di Londra gli dedica una grande antologica e due anni dopo gli è conferita la medaglia d’oro per la fotografia alla Biennale di Venezia. Nel 1966 si tiene la prima grande retrospettiva a Los Angeles al County Museum of Art; nel 1970 ha luogo una mostra itinerante in varie sedi d’Europa, che si inaugura al Museum Boymans van Beuningen di Rotterdam.Muore nel 1976.
Visitando questa mostra si respira l’atmosfera magica della Parigi dei primi del Novecento: lasciatevi  incantare dunque dalle immagini di Man Ray  che rappresentano il « ritratto di un’epoca con i suoi gusti   le sue inclinazioni, la sua atmosfera: il mondo in una scatola». L’ingresso alla mostra  è gratuito.

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