lunedì 11 novembre 2013

Giovanni Fattori: i Macchiaioli a Milano


Dal 25 ottobre al 21 dicembre 2013 si svolge al “GAMManzoni.Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea” di  Milano una bella mostra dedicata a Giovanni Fattori (Livorno 1825-Firenze 1908) uno dei protagonisti della pittura italiana dell'Ottocento, noto esponente dei Macchiaioli toscani.


Dopo venticinque anni  Milano omaggia Giovanni fattori attraverso quaranta capolavori di cui alcuni inediti in quanto provenienti da collezioni private, come quella del milanese Giacomo Jucker o quella del genovese Mario Taragoni , che rivelano l'evoluzione nel modi di dipingere del pittore toscano negli anni fra il 1860 e il 1905. 
La nascita del movimento artistico si colloca intorno al 1855 quando un recensore della Gazzetta del Popolo utilizza il termine “macchiaiolo” per indicare quei pittori  che avevano dato origine ad un rinnovamento anti accademico della pittura italiana. I macchiaioli, infatti, sono convinti che la cosa più importante da dipingere sia la natura, essi dunque sono veristi. Dal punto di vista tecnico l'immagine del vero è un contrasto di macchie di colore e di chiaroscuro, ottenuti tramite l'utilizzo dello specchio nero ovvero annerito dal fumo per esaltare i contrasti chiaroscurali all'interno del dipinto. Del gruppo dei macchiaioli – oppositori del Romanticismo e del Neoclassicismo – facevano parte : Adriano Cencioni, Eugenio Prati, Giuseppe Abbati, Telemaco Signorini, Silvestro Lega  e Giovanni Fattori. 
Quest'ultimo nacque a Livorno nel 1825. Della sua vita sappiamo poco, se non  che prese parte alle battaglie  per l'Unità d'Italia collaborando con il Partirto d'azione. Ebbe  una vita familiare particolarmente travagliata il cui apice fu la morte prematura per tubercolosi  della moglie nel 1867.
Morì nel 1908. La mostra è curata da Francesco Luigi Maspes ed Enzo Savoia i quali hanno scelto di privilegiare le opere della  piena maturità creativa e stilistica. 
Il percorso espositivo presenta opere di grande importanza basti pensare a dipinti come:  Paesaggio del Mincio ( 1865-1870) ,  Le vedette (1870-75), Cavalieri in perlustrazione (1875), Cavalleggeri in avanscoperta (1875-80) , L'appello dopo la carica (1895) che oltre a mostrare il perfezionamento della sua tecnica pittorica, offrono l'opportunità di riflettere « senza retorica sui modi e sui tempi della guerra, sulle ragioni  e sui drammi individuali». Altrettanto interessanti sono i dipinti raffiguranti i paesaggi della maremma, tra cui: Viale soleggiato (1870), Uliveto ( 1875-85), Bosco di San Rossore (1890-1900)nei quali ammiriamo l'artista ormai pienamente “macchiaiolo”, ovvero, « cantore della natura sintetizzata mediante stesure cromatiche essenziali ». Alle vedute  paesaggistiche “pure” si  affiancano quelle  «  animate dalla presenza umana » , si pensi, ad esempio, alla tela il Riposo in Maremma (1867) e Le Boscaiole (1878) in cui l'iniziale sperimentalismo della “ macchia”  raggiunge una crescente libertà esecutiva. Notevoli sono anche i pastelli realizzati ai primi del Novecento: Incontro Fatale e  Un incontro , oppure, scene di vita quotidiana sullo sfondo di paesaggi urbani come Viale principe Amedeo a Firenze ( 1880) e L'arrivo dei Barocci (1881). 
La scelta  di  organizzare a  Milano un'esposizione per il più rappresentativo degli artisti  macchiaioli, G. Fattori, conferma  lo stretto legame con  la città sancito dalla collaborazione con la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, che ha messo a disposizione il suo archivio per la ricerche sull'artista livornese. Ed ha permesso la realizzazione di un bellissimo catalogo edito da GAMManzoni edizioni.

1 commenti:

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