martedì 21 maggio 2013

Rotta verso Le Corbusier


Autore: Lorenzo Ricciarelli, Responsabile Architettura FULL Magazine

L’avvenire previsto dai genitori per Charles Eduard Jeanneret era quello dell’artiste-décorateur, di casse per orologi. Dopo aver studiato a La Chaux –de-Fonds ha modo di risaltare proprio per il suo senso artistico con il premio riportato per una cassa incisa all’Esposizione Internazionale di Torino 1902. Così nasce il suo rapporto con l’Italia. I viaggi che compie alla scoperta di Roma, Firenze, Venezia lo avviano verso la strada dell’emancipazione che lo portano lontano dalle rotte preordinate. La svolta arriva con la visita alla certosa di Val d’Ema, vicina al Galluzzo di Firenze. Eduard la visita il 13 settembre 1907 e il giorno dopo ne parla ai genitori “vi ho tovato una soluzione per case operaie di tipo unificato”. E’ la nascita del sistema Dom-ino, è un transatlantico che salpa. Charles Eduard diventa il Le Crobusier che conosciamo. Dunque è proprio in Italia che percepisce, sente, odora, annusa il profumo di qualcosa di più forte… respira aria nuova. Riconosce la forza di quel germe che lo apre a nuove dimensioni. Quel suo sentire così nuovo e particolare, quella ribellione che lo spinge a seguire anche itinerari diversi da quelli prestabiliti, lo dirigono verso particolari letture mistiche e filosofiche che iniziano a tirar fuori qualcosa che è altro rispetto al decorativismo piacevole della sua formazione iniziale. Sboccia il germe del “transatlantico”, una condizione spirituale sensibile al prodotto industriale che in vecchiaia lo porta a ricordare così il suo paese natale: “E quando il mare di nebbia ai nostri piedi si estende all’infinito, allora esso rassomiglia, veramente, al mare vero (che a quei tempi non avevo ancora visto)”. Ecco i tratti che caratterizzano il Le Corbusier maturo: unità tra elemento spirituale e materiale. Lotta, sacrificio, solitudine, solitaria ricerca della perfezione, potere dello spirito sulla materia, sui forti “credo”. Gli schizzi gli acquerelli e i disegni del primo periodo testimoniano tutto ciò. Il cortile del belvedere in vaticano del 1911 è un transatlantico pronto a salpare nel mare da poco conosciuto. “Occhi che non vedono… i piroscafi” (LC, Vers une architecture, 1923).

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