martedì 21 maggio 2013

Re_azione Poetica


Autori: Lorenzo Ricciarelli, Responsabile Architettura FULL Magazine 
Marta Conforti, Coordinamento Architettura FULL Magazine


Quando un'idea diventa “muro” fatto dalle mani dell'uomo e diventa “spazio” per gli uomini, si assiste a una cosa stupenda. Ad un certo punto si sente che ciò che nasce ha un significato particolare, che si riallaccia però a quealcosa di cui non possediamo il segreto: è come una voce sottile ed inafferrabile che viene da lontano, che si rigenera oggi per il domani e che parla di un fatto nuovo che deve ancora avvenire... passato, presente, futuro... Ecco la felicità dell'architetto sta nel veder nascere un muro, uno spazio, e quella felicità è più grande quando si percepisce che quell'intervento suggerisce un seguito, un ulteriore sviluppo. Quella voce di cui parlavo prima è come un suggerimento... soltanto così l'archietttura potrà toccare il cuore degli uomini! Qualcuno potrebbe dirmi: “ma questo non è il mestiere dell'architetto, questa è poesia”. “Magari” rispondo io “chi può dire di non aver bisogno di poesia?”

(G. Michelucci, Dove si incontrano gli angeli, Carlo Zella editore, Firenze, 2000)

Esistono spazi a reazione poetica. Apri una porta, fai un passo... entri ed ascolti ciò che il luogo ti suggerisce. L'emozione ti conduce alla scoperta di quello spazio concepito per assolvere ad una specifica funzione.  I muri ti parlano, lo spazio ti avvolge, il tetto ti protegge, la luce ti  guida. Partecipi dello spazio, lo fai tuo. Ti apri a nuove dimensioni... un brivido percorre il tuo corpo, ti arresti di fronte alla lama di luce che squarcia il muro massivo, segui la fuga a terra o la curva tracciata da un percorso. Il tuo corpo diviene sottile membrana porosa. L'architettura si fa custode di valori emotivi, artefice e creatrice dell'ambiente dell'umano, partecipe della qualità dell'uomo. E' sintesi di sensazioni, sentimento, memoria e realtà della vita.
Arte o tecnica? Forma o funzione? Luce o ombra?

Datemi un carboncino e della carta; tutto comincia con una risposta al sito: i muri spessi, un guscio di granchio a fare curva sul piano, così statico. Io porto il guscio di granchio; si poserà il guscio sui muri stupidamente, ma inutilmente spessi; a sud, si farà entrare la luce. Non vi saranno finestre, la luce entrerà dappertutto, come una cascata”. 

(Le Corbusier, dossier “creation Ronchamp”, archivio Flc)

L'opera d'arte è rivoluzionaria, la casa è conservatrice. L'opera d'arte indica all'umanità nuove vie e pensa all'avvenire. La casa pensa al presente. L'uomo ama tutto ciò che serve alla sua comodità. E odia tutto ciò che lo molesta e vuol strapparlo alla posizione che ha raggiunto e che si è assicurata. Ed è per questo che ama la casa e odia l'arte.
Dunque la casa non avrebbe niente a che vedere con l'arte, e l'architettura non sarebbe da annoverare tra le arti? Proprio così. Soltanto una piccolissima parte dell'archiettura appartiene all'arte: il sepolcro e il monumento. Il resto, tutto ciò che è al servizio di uno scopo, deve essere escluso dal regno dell'arte.

(A. Loos, Architettura, 1910 ora in A. Loos, Parole nel vuoto, Adelphi Edizioni Milano 2001)

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