martedì 21 maggio 2013

'L'isola' di Miranda


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A maggio il Teatro del Giglio ha proposto,  in prima nazionale, lo spettacolo “Miranda”, particolarissima rivisitazione della shakespeariana Tempesta del regista Oskaras Korsunovas.

Autore: Francesco Zavattari, Direttore editoriale di FULL Magazine e 4rum.it


Se, da un lato, quello che gli spettatori si trovano a vivere non può prescindere dallo specifico contesto geo-politico in cui la scena prende vita, dall’altro 'Miranda' sembra scivolare al di sotto del palco, allagando ogni teatro in maniera del tutto elevata. Fuori dal tempo e dallo spazio. Fuori da ogni connotazione socio-politica. Un'opera in lituano in grado di colpire a fondo anche senza il didascalico supporto dei sopratitoli incarna qualcosa che corre assai oltre la semplice protesta intellettuale. Si nutre di uno stimolo differente, più o meno voluto. Un appartamento accogliente e un po' inquietante. Caotico pur rigoroso nelle sue linee anni sessanta. Una radio, infiniti oggetti adagiati un po' ovunque e, sullo sfondo tanti, tanti libri disposti quando precisamente, quando in modo del tutto 'casuale'. Al centro della scena Lei, Miranda, addormentata e coperta dalla sua disabilità e da un rassicurante plaid a quadri. Gli spettatori prendono posto già trovandosi di fronte questo scenario. Via i muri. Via il sipario. Via ogni forma di etichettata repressione. La ragazza vive con il padre, interpretato da un magistrale Povilas Budrys, che si intravede passeggiare avanti e indietro attraverso una porta a vetri già prima del vero e proprio inizio. Entrambi sono relegati in questa sorta di casalinga e addolcita prigione. Sembrano essere ostaggi di un regime che in quegli anni era solito confinare in appartamenti dimenticati intellettuali scomodi al punto di non poter circolare liberamente, ma non tanto pericolosi da essere deportati in Siberia.
Un appartamento che, anche attraverso un sapiente uso di pedane rialzate e di un'ottima fotografia, si fa microcosmo. Universo intimo e personale. Spazio per la più tragica repressione così come per la più potente forma di ribellione: il pensiero. Scatola senza mura che acquisisce via, via le sembianze di una vera e propria 'isola'. Un'isola della mente, un'isola delle emozioni. L'isola in cui Miranda è incarnazione stessa di ogni forma di cultura e arte martoriata nel proprio essere libera. Limitata nella sua abilità. Disabile nel suo esprimersi. Moncata in modo truce della propria linfa vitale. Accanto a lei adagiata sulla poltrona, un vecchio televisore su cui scorrono alternate 'neve-brusio' e scene di vecchi filmati. Il più significativo, certamente, quello di una ballerina impegnata a danzare 'La morte del cigno'. Oskaras Korsunovas spiegherà poi in un incontro al termine dello spettacolo, moderato dal critico Gianfranco Capitta, che nel suo paese di provenienza la televisione era solita glissare le molte, atroci incongruenze del regime proprio attraverso la trasmissione dell'opera di Tchaikovsky "Quando le persone sentivano 'Il lago dei cigni', capivano che stava succedendo qualcosa di importante", ci dirà.
Miranda rifiuta il cibo che sputa con violenza in faccia a un padre ricurvo e amorevole. Chiede però che le si legga un libro. Non uno qualsiasi. Il libro. Il suo. La Tempesta di William Shakespeare. Lui inizialmente si rifiuta lamentando la monotonia di quella scelta. Lei però abbandona la stasi cui è costretta iniziando a dimenarsi e a gemere finché non l'ha vinta. Il mondo cambia. L'isola cambia. La vita stessa cambia nel momento in cui, dall'infinita libreria, l'uomo estrae il volume e ne comincia a declamare l'essenza.Lo spettacolo esplode allora in un caleidoscopio di luci, ombre e colori, in cui i due personaggi diventano tutti quelli dell'opera shakespeariana. L'arte allora rinvigorisce. Quel padre grigio e perduto, fino a quel momento, in una bottiglia di vodka, prorompe in un'incredibile e variegata performance attoriale, trasformando la propria gracilità in dirompente forza fisica. Miranda stessa rifulge, fino a trasfigurare in evoluzioni incredibili quando arrampica gli stipiti della porta centrale per impersonare la magica e terribile entità Ariel, potentissimo spirito dell'aria in grado di assoggettare Prospero, vero duca di Milano, Calibano, servo deforme, Ferdinando, figlio del Re di Napoli (interpretato in maniera esilarante dallo stesso Budrys). Non ultimi, tutti noi spettatori restiamo assoggettati, a quel punto colpiti e meno sicuri nella nostra poltrona di facili convinzioni.
Oltre alla toccante bravura dei due attori, è un intreccio eccellente di luci ed effetti sonori a restituirci momenti di altissima tensione. Ecco che quel piccolo appartamento è divenuto davvero la terribile isola in cui imperversa la furia stessa della vita. Cucita addosso a una strepitosa Airida Gintautaite, Miranda, disabile nella normalità, è energica eroina quale Miranda della tempesta. Meravigliosa allegoria dell'arte che non può essere contenuta anche quando mutilata nel suo essere tale. Risulta fortissimo lo stampo rigoroso nell'educazione teatrale di questi due attori, così come nella puntuale regia. Tecnica e precisione senza limiti, frutto di una scuola opposta alla nostra occidentale. Involontarie contaminazioni radicate nell'oppressione stessa di un popolo per troppo tempo assoggettato al potere, ma usate in questo modo quali potentissimi strumenti di distruzione. Distruzione di schemi e di oppressioni. Anche ma non solo teatrali. Korsunovas riesce così a beffare i suoi vecchi nemici, usandogli contro le loro stesse armi. 

Plauso al Teatro del Giglio e al suo nuovo establishment per aver portato a Lucca un po' d'aria fresca, mai tanto gradita dopo numerosi spettacoli 'di compromesso'.

1 commenti:

Una bellissima e travolgente reinterpretazione dell'Opera con alcune sfaccettature in chiave ironica. Bravissimi gli attori. Forti emozioni.

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