martedì 21 maggio 2013

Il calzolaio prodigioso - Ferragamo


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Autore: Costanza Spinetti, Responsabile Moda di FULL Magazine


Tutte le migliori storie iniziano così, e anche quella del “calzolaio prodigioso”, Salvatore Ferragamo, non è da meno. C’era una volta, in un paesino del Sud Italia (Bonito, per la precisione) un povero bambino di 9 anni che si chiamava Salvatore. Salvatore, undicesimo di quattordici figli, aveva una grande famiglia e per dare una mano ai genitori a sfamare gli altri fratelli e sorelle aveva iniziato a lavorare come ciabattino in un piccolo negozio del paese. Un giorno, però, tornando a casa dal lavoro, trovò la mamma in lacrime e scoprì, con molta tristezza, che il motivo del pianto era sua sorella Giuseppina. L’indomani Giuseppina avrebbe infatti celebrato la Comunione ma in casa non vi erano i soldi per comprarle delle scarpette per quell’importante occasione. Salvatore non ci pensò su più di tanto, prese i suoi attrezzi, e con della tela bianca trovata in giro le realizzò in una sola notte delle meravigliose scarpine bianche. Erano nate le “white shoes”, le sue prime creazioni; era nato Salvatore Ferragamo, il calzolaio dei sogni.
La storia di Salvatore Ferragamo inizia da qui e da qui si apre e si chiude anche il percorso della mostra "Il Calzolaio Prodigioso - Fiabe e leggende di scarpe e calzolai" inaugurata al Museo Ferragamo il 18 Aprile scorso e allestita fino al 31 Marzo 2014.
Passeggio fra gli ambienti della mostra e mi è immediatamente chiaro che ripercorrere la favola con lieto fine di Salvatore Ferragamo è solo un pretesto. Un bellissimo pretesto (sia chiaro) per raccontare la magia e il fascino che ci lega alle scarpe dalla notte dei tempi. Non si spiegherebbero sennò i tanti racconti, miti e leggende costruiti intorno ad esse e che nelle varie stanze del museo trovano una collocazione. 
Ma cos’è che davvero colpisce delle scarpe? Perché tutti ne sono a tal punto ammaliati? E Cenerentola sarebbe così famosa senza la sua preziosa scarpetta di cristallo? A queste, e a molte altre domande, la mostra prova a dare risposta attraverso installazioni, video, musiche e fumetti, in alcuni casi realizzati appositamente per l’occasione, che vedono come protagoniste le scarpe, in cui la presenza  di Salvatore Ferragamo e delle sue creazioni restituiscono tangibilità a visioni altrimenti solo fantasiose.
Gli stessi spazi espositivi oscillano perennemente tra fiaba e realtà e lo spettatore, volente o nolente, non può far a meno di lasciarsi trascinare in questo zig-zag percettivo che si conclude magnificamente con il filmato “White shoes”, ispirato alla storia del piccolo Ferragamo e realizzato con la direzione artistica di Rick Heinrichs, già premio Oscar per le scenografie di Sleepy Hollow. 
L’happy ending (di Salvatore Ferragamo) c’è e la mostra si chiude lasciandomi negli occhi l’immagine delle sue incantevoli scarpe e nella testa i tanti personaggi delle favole che le avrebbero potute indossare.

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