mercoledì 22 maggio 2013

Hipster n.6 - Nicola Gnesi


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Nicola Gnesi nasce a Pietrasanta (LU) nel Marzo del 1983. Nel 2002 consegue il diploma di liceo scientifico e l'anno successivo si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Pisa laureandosi nel 2006. Proprio negli anni del liceo si avvicina alla fotografia dopo che il padre Marco gli regala la sua Canon F1. Incomincia a scattare foto per amici e sulla spiaggia l'estate. Frequenta vari Workshops tra cui quelli di Maurizio Galimberti, Alex Majoli (Magnum Agency), Samuele Pellecchia (Prospekt agency), Stanley Greene (Noor Agency). Nel 2009 espone 2 fotografie panoramiche del muro di Berlino nella mostra collettiva “Prima e dopo il muro” organizzata dall'agenzia Contrasto a Spilimbergo e a Roma. Sempre in questo anno inizia il lavoro “Il museo dell'arte luccicante il quale si propone di indagare la realtà dei piccoli circhi di provincia italiani. Nel 2012, trascorrendo un periodo a New York, inizia un lavoro di ritratti (la foto presentata in concorso fa parte di questo lavoro) sulle facce e sull'importanza del corpo nel porsi nella sociatà al giorno d'oggi. Nel 2013 si sta dedicando a un lavoro fotografico sull'importanza della socializzazione nelle carceri. Vivendo a Pietrasanta, importante centro artistico, si dedica tra l'altro alla fotografia d'arte collaborando con importanti artisti come Kan Yasuda, Novello Finotti, MOG e altri. 

Genesi del lavoro “Are you Hipster?” di cui la foto candidata fa parte

Le persone ritratte in queste foto non sono persone normali. O meglio, non sembrano persone normali. A vedere queste facce, un giovane al passo con i tempi li chiamerebbe Hipsters, quei personaggi che fanno dell'alternatività il oro credo e che da ormai un decennio affollano i quartieri fighi delle grandi città Niente a che fare con gli Hips cantati da Kerouac, intendiamoci; quelli erano altri tempi dove splendidi illuminati di colpo si levavano e si mettevano in viaggio per l'America. Qui parliamo d'altro. In un mondo dove l'apparire di importanza vitale per avere una posizione nella società l'anticonformismo rischia di diventare soltanto un fatto esteriore, di facciata, rischiando di cadere anch'esso nel demone dell'omologazione. E' lampante come la forma, il guscio, o semplicemente il corpo con il suo linguaggio, acquista un valore essenziale: esso con le sue mimetizzazioni diventa attore protagonista nel rapportarsi con gli altri. Queste facce sono un esempio estremo di quello di cui oggi tutti noi (chi pichi meno) siamo vittime. Le conseguenze di ciò non sono di poco conto. Quanto può dirci di una persona il fermarsi all'aspetto esteriore? Quanto il porsi (forma) coincide con l'essere (sostanza)? Luigi Ghirri diceva che quello che ci dato conoscere, raccontare e rappresentare, non che una piccola smagliatura sulla superficie delle cose, quella superficie che rimane una invalicabile linea di confine della vera conoscenza di ognuno di noi.

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