martedì 9 aprile 2013

La musica di Musorgskij, Khačaturjan e Čajkovskij al Teatro Lirico di Cagliari



La primavera si apre al Teatro Lirico di Cagliari con due serate, 22 e 23 marzo, che vedranno protagonisti il Direttore, Nicola Paszkowski, l’Orchestra del Teatro e, nelle vesti di solista, il flautista Riccardo Ghiani, su musiche di Musorgskij, Khačaturjan e Čajkovskij.

L’orchestra prende la scena, un’orchestra numerosa, giustificata dal programma del concerto; ci accorgiamo subito della mancanza di una pedana per il Direttore, ma appena entra sul palco, accompagnato da un caloroso applauso, ci risulta evidente il perché: la stazza del maestro sovrasta l’orchestra senza bisogno di alcun supporto.

La serata si apre con il famosissimo brano Una notte sul Monte Calvo di Modest Musorgskij (nella rielaborazione di Nikolaj Rimskij-Korsakov). Dopo un inizio imponente, i fiati introducono il tema che verrà ripreso dagli archi, sfociando di nuovo in un pieno dove anche le percussioni padroneggiano. E di nuovo un’alternanza fra mitezza e un crescendo sempre enfatizzato dai fiati, che rimarcano a chiare lettere la maestosità ed il clima tetro, satanico. Gli archi ci traghettano poi in sonorità quasi orientali. I fiati introducono il tema centrale, imitati ancora dai violini. Poi il richiamo alla sobrietà dato dal suono del triangolo, sembrano i rintocchi della campana di una cappella cimiteriale, che continua a risuonare mentre archi, fiati ed arpa dipingono un tetro, lento movimento, scandito non solo dalle campane ma anche dal costante effetto rintocco dei contrabbassi. Sola risuona la voce del clarinetto, seguita dalla quiete dell’arpa e dal canto del flauto traverso, sempre appoggiato sui rintocchi, che ci accompagnano sino alla fine.

È ora la volta del Concerto per flauto e orchestra in re minore di Aram Khačaturjan (trascritto dal concerto per violino e orchestra da Jean-Pierre Rampal). L’ Allegro con fermezza si apre con un ritmo frenetico dove l’orchestra si alterna con rapidi movimenti al solista, che riconosciamo nel primo flauto dell’orchestra stessa del Teatro di Cagliari, che infatti ne ha accolto l’ingresso col calore di una famiglia. E questo “piccolo grande uomo” sembra giocare sul flauto, con una tale maestria da far apparire ciò che fa come la cosa più semplice che ci sia. Eppure fiato e agilità nel muovere le dita su quel cilindro che brilla, devono essere davvero notevoli! Rapiti da quel luccichio, riconosciamo di aver prestato troppo poca attenzione agli altri orchestrali, che invece finora hanno spalleggiato con tanta maestria il protagonista. E quello strumento, ora lasciato solo, ci fa apprezzare tutti i virtuosismi del maestro Ghiani. Il primo movimento si chiude riprendendo il connubio fra le varie sezioni ed il solista.
Nell’Andante sostenuto il clima si fa subito cupo, caratterizzato, come nel brano di Musorgskij, dal tetro rintocco dei contrabbassi, in cui il solista sembra immettersi in punta di piedi, fino ad emergere. Ora tocca invece ai violini il compito di creare un’atmosfera grave e seriosa, su cui emerge solo la voce solista del flauto. L’andante si anima poi con tutte le sezioni, prima di lasciare la scena ad un canto accalorato della viola, sostenuto dai rintocchi di contrabbassi e violoncelli. Il tema della viola, ripreso ora dal solista, viene accompagnato dagli archi. Un canto triste, che trova sfogo in un’ulteriore esplosione dell’orchestra, ribadita anche dalla forza dei timpani, per poi tornare alla quiete.
Il terzo movimento, Allegro vivace, si apre all’insegna della complessità, dei volumi forti, che poi scemano per aprire nuovamente la scena a quello che ora ci appare proprio come uno svolazzare del flauto sulle varie sezioni, in un clima molto disteso, per niente tetro come invece quello che il secondo movimento sembra essersi portato via con sé.

Ponendo l’attenzione sul maestro, non possiamo non notare che nonostante la sua possente fisicità, si sia messo completamente a servizio dell’orchestra, con una gestualità molto pulita che non vuol rubare la scena né agli orchestrali né al protagonista indiscusso di questo concerto. Eppure scorgiamo, dai movimenti della testa e da qualche sguardo che riusciamo a percepire, il divertimento e la passione con cui il Direttore conduce questo non facile gioco di intrecci.

Dopo l’intervallo la serata, ci riserva una splendida esecuzione della Sinfonia n. 2 in do minore “Piccola Russia”, op. 17 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Il primo movimento, Andante sostenuto, si apre con la melodia del tema proposto dal corno. Solo, al centro del palco, Paszkowski si concede ora movimenti ben più ampi, e il suo gesticolare ci dà l’illusione ottica di una bacchetta flessibile, prolungamento di quelle lunghe mani che dai polsini bianchi si protendono verso l’orchestra, in movimenti di battere e levare che sembrano disegnare delle grandi ampolle. Il primo movimento è quasi interamente caratterizzato da una gran concitazione, che si placa solo per poche battute e tornare poi ad animare tutte le sezioni, lasciando, sul finale, che il corno chiuda ciò che aveva aperto, accompagnato solo dai pizzicati.
Simpaticamente si affacciano i vari protagonisti dell’Andantino marziale, quasi moderato, dai clarinetti ai fagotti, che emergono sul ritmo dei timpani e sulla melodia degli archi.
Clima ancor più giocoso nell’Allegro molto vivace, in una perfetta intesa di voci, dove gli archi fanno da sottofondo al protagonismo dei fiati, e viceversa.
E per finire, la maestosità dei temi del Moderato assai. Allegro vivo, accentuata anche dall’intervento dei timpani. Il gioco di intesa fra archi e fiati si fa ancora più evidente, in una tale frenesia da costringere il Direttore a movimenti sempre meno ampi, fino al solo roteare delle mani. Ma ecco che i violini portano un tema di ampio respiro, dove gli altri archi creano il sottofondo insieme ai fiati. Continua alternanza di concitazione e melodia più rilassata, quasi pulsazioni tra un tema frenetico e una danza. E finalmente il riposo di una pace bucolica portato dai violini, ma quasi un’illusione fugace, prima del grande sforzo, che si conclude una prima
volta con squilli e gong, e poi via, veloci verso la seconda, più forte, ultima conclusione.

L’applauso caloroso mostra tutta l’approvazione spontanea del pubblico di fronte a tanta bellezza! 




***

Approfondimento: Rebecca Lewis Lalatta

Modest Mussorgsky, Night on the Bare Mountain


Big orchestra, big sounds, big conductor – so tall, Maestro Nicola Paszkowski doesn’t need a rostrum. Within a few bars, the beast of the orchestra awakes. An exciting performance, smiles among musicians as they share the secret and feel the thrill of leaping into Mussorgsky’ s world.

Strings present a strong theme, a chiming bell and harp quickly transport us away from the theatre, Cagliari and Italy and into a different world altogether. One of the first Russian tone poems, Mussorgsky takes us to a witches’ gathering on the mountain, where they gossip, play and await their chief.

Pasquale Iriu, principal clarinet, proposes an enchanting melody, characteristically perfect in its phrasing, answered equally as divinely by the lead flute, Stefania Bandino.

Many more seats in the concert hall were filled this time, with the arrival of Spring, but still far too many empty. Selling last minute reduced tickets to the large number of talented students and passing visitors would be an easy solution that could only be of benefit to all parties. 

During a particularly haunting, still, stirringly beautiful passage, thoughts were rudely dragged back to the physical, by rasping, prolonged and brutally blatant coughing in an audience that doesn’t know it’s preferable to die (silently) than disturb Music. The Cagliari audience mostly reserves stage whispering, interminable unwrapping of the noisiest confectioned sweets on the market for cadences and sublime pianissimos.

In culinary terms, the orchestra presented the most delicious dish, filling all senses with delight until a hair and toenail were thrown in by the audience.


Aram Khachaturian, Concerto for Flute and Orchestra

Maestro Riccardo Ghiani launched straight into this challenging and highly virtuoso concerto with the same spirit and energy that he then maintained throughout. Confident, inspiring playing, painting pictures, creating images, transporting the listener (those not opening sweet packets) to higher plains, utopic meadows. His warm, sensuous sound in the lower register wove its melodic magic while the ‘cello section, led by the charismatic and hugely talented Dresden musician, Robert Witt, rocked the sonorous cradle with sweet pizzicato, making (some of) us dream.

Muted trumpets changed colour and timbre and led us to the cadence. Bliss! Light of hand, a perfect sound, Riccardo flits and flutes with great agility, then soars with seductive melody.

Despite the size of the conductor, who will have reassured some members of the audience as he resembles Bruno Vespa from behind, he didn’t always manage to keep his charges under the baton. Some passages between the brass section became something of a civil war, with limping syncopation (not written in the score) and on a few occasions, the orchestra seemed to be chasing the solo flute, sounding concerned it might arrive before them.

The solid and reliable ‘cello section reins them in and presents the theme, with the solo flute flying lightly above. Principal clarinet, Pasquale and lead flute, Stefania, then have a charming conversation with tumbling arpeggios.

Beautiful, velvet, warm bass notes on Riccardo’s flute lead us to the cadence and the inevitable coughing such moments inspire in Cagliari’s audience.

Technically perfect, the listener could fully relax and enjoy being transported by the solo flute, not having to worry or doubt the lesser mortals with their demons of intonation, articulation, pronunciation, which often keep the listener on the edge of their seat for the wrong reason.

So many contrasts and colours, the breathing an integral part of the musical fabric. Through slight squinting, I imagined I was experiencing Jean Pierre Rampal, the great maestro himself, who originally transcribed this violin concerto for his instrument, in 1968.

A busy orchestra comes in, building and developing themes, muted trumpets over pizzicato ‘cellos, a magic, ethereal atmosphere, the clarinet picks the motifs and jazzes them up! Sheer pleasure!

The bassoon opens the second movement, clarinet, then tremolando violas. Maestro Ghiani’s solo flute is so overwhelmingly beautiful it could only manifest itself in the listener with tears. Piani pianissimi, Riccardo takes the theme as a malleable block of sound and sculpts it as a master craftsman, into precisely the exact shape and form he desires.

Harmonies crunch, then a bright modulation brings such sweetness. Violas borrow the theme and darkly represent it with spice, above the pizzicato of double basses. 

Distracted by sweet wrappers, the grossly disturbing “s” of even the quietest whisper, a neglected but privileged few in the audience demanded attention. An average age of at least sixty, ladies keeping the local hair salons in business, allowed their pungent fur coats to greedily absorb the vibrations of this fresh, living Music.

Orchestra then explodes with the theme, timpani raging, powerful, huge trumpet sound with the dashingly handsome Vinicio Allegrini and young, uncontainable talent of Matteo Cogoni.

The third movement opens with the entire string section playing pizzicato while the bassoon romps below and a snare drum passes straight to the harp, as if it were the most natural transition. Delicious and daring contrasts. This thrilling rondo is laced with Armenian folk music and a true delight. 

The soloist plays around with the theme, in counterpoint with the clarinet. Total mastery of the instrument, not a glitch, hitch, stumble, Maestro Ghiani is passionate and generous. He is as at home in front of the orchestra as in its midst as principal flute. A true inspiration, he’ll agree that Khachaturian and acciaccaturas are mutually inseparable and require domination! 




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