domenica 28 aprile 2013

Ecco cosa significa una SERATA EVENTO!


Il concerto di Giovanni Allevi, svoltosi presso il Teatro Lirico di Cagliari il 10 marzo, è stato davvero quel che si definisce un evento! Poche volte è stato possibile vedere il teatro così affollato, non una poltroncina libera, platea e logge colme di gente, e di gente giovane! Anzi, intere famiglie, dove, dai genitori ai figli più piccoli, tutti amano la musica di Giovanni Allevi! Il trucco? Lo scopriremo solo seguendo per tutto il concerto questo giovane artista.

L’ingresso di Giovanni Allevi non poteva che avvenire così: corre da dietro le quinte verso il centro del palcoscenico, agitando le braccia. Look inconfondibile: jeans, maglietta, scarpe da ginnastica e i suoi riccioloni che saltano con lui! Ci colpisce anche l’orchestra, di età media molto bassa. 

Per come abbiamo imparato a conoscerlo attraverso i media, ci aspettiamo proprio un giovane artista estroso, ma non per questo meno meritevole di rispetto, che giustamente si aspetta di ricevere, e così simpaticamente accompagna con lo sguardo due ritardatari che cercano il loro posto in platea. 

Cominciamo il nostro viaggio interiore ci dice, immaginando che sebbene il periodo difficile, possa esistere, dietro le nubi, un bel sole per noi, un’alba, un Sunrise. Ci presenta l’Orchestra Sinfonica Italiana, che lo accompagna in questo tour. E subito veniamo rapiti da un’armonia fresca, giovane, sebbene dai canoni classici, non qualcosa di estremamente moderno che potremmo aspettarci da un maestro contemporaneo. 

Alla fine del brano Allevi, quasi imbarazzato dal fragore di un pubblico ammirato e soddisfatto, ci introduce al prossimo: Mandela, ritmi africani che si incastrano come ingranaggi di un orologio, dedicato al grande Presidente, al premio Nobel per la pace, che è riuscito a ristabilire un equilibrio tanto difficile. Ed ecco di nuovo quella gestualità che ci è piuttosto familiare, alla quale Allevi ci ha abituato nelle sue apparizioni in tv. Ma qui lo vediamo per la prima volta in veste di pianista e direttore d’orchestra, con la quale si coordina sia dalla sua postazione che alzandosi per dirigere da vicino i maestri che, proprio come fossero ingranaggi, intercalano al piano, archi, fiati e percussioni. 

È ora la volta della Sinfony of life; come anticipato dal maestro, nella sinfonia si possono percepire le difficoltà del periodo storico in cui viviamo, ma anche tanta ostinazione e gli immancabili momenti d’amore, quelli ci dice Allevi del calore della famiglia. I violini si muovono a tempo con i suoi capelli, poi gli altri archi completano l’armonia, quindi i timpani ed i fiati. Ed eccoli, percepibili, i momenti d’amore; e in quell’amore Allevi, giovane fra i giovani, si alza a dirigere, quasi in un ballo armonico, la sua orchestra. 

Il prossimo brano ci farà provare la sensazione di una tensione che cresce, cresce tendendo verso l’infinito, di pari passo con una ricerca di purezza che per Allevi raggiunge il suo culmine appunto in questo brano: Elevazione. L’autore ci spiega che, ascoltando questa musica, gli sembra di guardare uno specchio di ghiaccio che galleggia sull’acqua, fino ad alzare lo sguardo verso l’infinito. Protagonista indiscusso di questo brano, il piano; gli archi fanno inizialmente da contorno col loro pizzicato, più acuto dei violini, più grave di violoncelli e contrabbassi. Poi una dolce melodia presentata dai violini, cui pian piano si aggiungono gli altri strumenti. E di nuovo torna a primeggiare il piano, e via di nuovo verso un movimento ampio, che si apre così come le braccia di Allevi, a volare fra gli strumenti. Torna la calma, e ora ci sembra di immaginare, se chiudiamo gli occhi, questo scivolar sull’acqua. Nelle note di Elevazione è davvero possibile percepire l’esigenza di purezza del compositore. 

Heart of snow, sperando che le note sciolgano anche i cuori più induriti e più freddi. Tema introdotto dal piano, poi ripreso e arricchito dai violini. Quindi entrano di prepotenza i fiati. Un brano che ci fa apprezzare non pochi virtuosismi del giovane pianista e direttore. 

Si conclude così la prima parte della serata, con un pubblico decisamente poco avvezzo al teatro: nonostante il grande apprezzamento per lo spettacolo che ci viene offerto, all’uscita del direttore dal palco, l’applauso, seppur fragoroso, si interrompe repentinamente, quando invece avrebbe potuto calorosamente chiamare fuori dalle quinte l’artista tanto apprezzato. Inevitabile pensare che, sebbene la spontaneità di questo pubblico sia da apprezzare, certo non guasterebbe un po’ di educazione al godere dell’arte in teatro! E alla stessa conclusione avremo modo di giungere anche nella seconda parte del concerto, dedicata a una sinfonia in tre movimenti, questa sì, ahinoi, erroneamente interrotta da applausi, seppur apprezzabilmente spontanei.

Il maestro, ora nella sua piena funzione di direttore, ci introduce dunque la sinfonia, in tre movimenti, per violino e orchestra che lui stesso ha composto: affido la mia anima tormentata a voi, all’Orchestra Sinfonica Italiana, e al violino solista di Natalia Lomeiko, che scopriamo essere stata vincitrice della 47a edizione del Premio Paganini (nel 2000). 

Una sinfonia moderna ma dai richiami classici, dove l’uso del violino solista ci ricorda sonate per violino di autori classici della scuola dell’est. Abituati a tanta formalità, fa un certo effetto vedere un maestro in maniche corte dirigere un’orchestra tanto giovane, o in certi casi giovanile, e una solista bambolina. Un divertissement del violino solista contagia poi gli archi tutti, e presto anche i fiati, in primis e maggiormente protagonista il corno; più tardi anche i fagotti avranno il loro momento di gloria. 

E trattandosi di un pubblico non abituato a una stagione sinfonica, scoppia un applauso tanto meritato quanto inopportuno alla fine di questo movimento. Ma Allevi, felice per l’apprezzamento del pubblico, prende per mano la solista e la accompagna a godersi il meritato calore del suo pubblico. 

E così abbiamo avuto modo di apprezzare a 360 gradi l’Allevi direttore, notando che anche nel gestire la bacchetta, e non solo la tastiera del piano, è capace di farci assaporare melodie davvero piacevoli. E con la bacchetta Allevi ha il potere di modulare con grande maestria toni e volumi dell’orchestra intera. 

Anche alla fine di questo movimento il pubblico applaude, alle spalle di un direttore che, forse nel tentativo di far capire che non era il momento opportuno, non si gira a guardare il suo pubblico, ma cerca la concentrazione per il prossimo movimento. 

Al ritmo di una danza, che potrebbe ricordarci un tango, si apre il terzo e ultimo movimento. Dopo uno splendido solo del violino, la sinfonia si apre a ritmi e sonorità molto contemporanee. 

Ci pare strano immaginare che da quel giovane uomo, di cui certo ricorderemo l’estro, ma anche il cesto di capelli molleggiato, l’abbigliamento fresco e informale, che da questo ragazzo possa uscire tanta arte! 

Sentendo il forte calore del suo pubblico, tanto impressionabile quanto naif da non saper chiedere un encore, il televisivo Allevi si toglie dall’imbarazzo con un mi è sembrato di sentire bis! Ci presenta colui che introduce nuovamente sul palco il piano, precisando che non è un portantino di pianoforti a coda ma Giacomo Loprieno, direttore d’orchestra. E continua questo è un brano per respirare e lo dedico agli ansiosi come me: ARIA. Un brano meraviglioso in cui è racchiuso tutto il virtuosismo di questo splendido giovane maestro! 

La serata ha rischiato di essere rovinata da una voce che codardamente (al contrario di quanto volesse far credere) gli grida: ma sai suonare come Chopin?. Il giovane Allevi qui si mostra in tutta la sua fragilità, colpito dalle solite accuse che gli vengono rivolte, ovvero di essere solo una bufala, si siede a terra, visibilmente turbato da quella provocazione. Ma in noi, nel pubblico che tanto lo apprezza, trova la forza di reagire, e lo fa con grande dignità, di cui quel "signore" è stato completamente privo. Riprese le forze, ci fa apprezzare il suo bis, ma non senza dare risposta a quella provocazione: la giusta domanda avrebbe dovuto essere: sai comporre come Chopin?

E infine l’ultimo messaggio che Allevi vuole lasciarci: la nostra forza è la nostra fragilità, e io, capendo che non si deve per forza mostrare forza, sono tornato a vivere, da qui Back to life!

Ed ecco per noi svelato l’arcano: aria fritta o ARIA? Per noi, colpiti da questo genio, la risposta è ARIA! E ci vien da ripensare a quello che più o meno tutti abbiamo sempre appreso sui musicisti di tutte le epoche, e artisti in generale: ben pochi di loro hanno potuto godere della loro fama e popolarità, arrivata spesso in tarda età o addirittura postuma. Questo forse dovuto proprio al fatto che è difficile apprezzare il nuovo, il giovane che subentra all’abitudine, al consueto. Del resto artisti come Verdi erano “solo” artisti popolari!



Foto di Massimo Volta

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