martedì 19 febbraio 2013

Sergej Krylov a Cagliari


Il libretto di sala promette una grande serata, a partire dalla presenza di un Direttore particolare, Sergej Krylov, che, oltre a coordinare gli orchestrali, si unirà a loro anche come violinista.
Le luci si abbassano, i maestri prendono posto sul palco. 

Ha inizio l’ottava Sinfonia di Franz Schubert in Si Minore, “Incompiuta” D.759. Sorprendentemente, il Direttore ai nostri occhi sembra limitarsi a piccoli movimenti, sembra solo voler rassicurare l’orchestra. È evidente che gode della loro bravura, con cui lo cattureranno ben presto, e così, abbracciandoli virtualmente, comincia a cullarsi con le braccia pronte in una posa come per ballare un walzer.
E in questa armonia perfetta, tutti i movimenti ci appaiono concertati: prima nei pizzicati, in cui le teste seguono come assentendo, e alla fine dell’ ”Allegro moderato” il suono dei fiati e degli archi si amalgama a tal punto da farci sembrare che provenga da un unico strumento.
Il prossimo movimento, “Andante con moto”, sia apre con la dolcezza dei fiati che ci porta in un mondo bucolico, ma l’irruenza degli archi subito ci risveglia dal sogno. Ora il Maestro si mimetizza nel brano, si fa piccolo nei sottovoce, avvicinandosi agli strumentisti, mentre nei “forte” esplode in un ampio movimento di braccia. Conclude questa suggestiva esecuzione di Shubert, vibrante come una libellula.

Sparisce la pedana e come per magia, il Direttore si trasforma nel violino solista.
È la volta dello splendido concerto in Mi Minore per violino e orchestra, opera 64, di Felix Mendelssohn. Qui i maestri orchestrali ci mostrano tutta la loro bravura, Krylov nelle vesti di solista, non dà mai le spalle al suo pubblico, ma le concede fiducioso a chi sicuramente le copre per lui.
E comincia per il protagonista un divertimento, un piacevole gioco di sfida, quando coi violoncelli, quando coi violini, alternato a sguardi d’intesa, quasi passandosi il testimone. Anche se in maniera quasi impercettibile, il violinista continua il suo mestiere di Direttore, basato ora solo su lanci di sguardi verso tutte le sezioni e ammiccamenti del suo corpo. Sembra che passi le note ai suoi compagni aspettando che le raccolgano e rilancino, in un perfetto gioco di squadra.
Ora, vicini alla chiusura del secondo movimento, “Andante”, lo accompagnano in quel grido acuto, facendolo poggiare come su un caldo cuscino di un’ottava sottostante. E poi si uniscono con lui in un accorato unanime coro.
E il grido del violino solista torna nuovamente ad ergersi nell’ “Allegretto non troppo” del terzo movimento, come un sottilissimo stelo in un prato di calma. Giocoso continua il divertissement, in mezzo a uno stuolo di archetti che si alzano e si abbassano unanimi. Colpisce il modo divertito con cui picchietta freneticamente, ma con estrema precisione, le corde del suo violino.
L’applauso caloroso e generosissimo del pubblico è un ringraziamento all’orchestra per tanta bellezza e al suo Direttore solista, che dovrà fare più volte avanti e indietro per raccogliere tutto il meritato consenso. Il pubblico non si placa, finché non intuisce che il Maestro sta per concedere il suo bis: “Toccata e fuga in Re Minore BWV 565” di J. S. Bach, riscritta per solo violino. Un’esecuzione davvero magistrale, siamo tutti catturati dal talento di questo violinista, l’orchestra gli dedica sguardi di sincera ammirazione, impossibile fare altrimenti. E questa bellezza assoluta ci fa pensare che forse abbiano ragione gli storici secondo cui la dubbia paternità di Bach per questo brano sia in realtà dovuta alla trascrizione di una partitura che lo stesso Johann Sebastian avrebbe invece composto proprio per violino. Il Maestro Krylov modula i volumi con una bravura disarmante. E nel concludere il suo bis, staccato l’archetto continua a far vibrare il violino sotto il collo, mentre l’applauso scrosciante investe il teatro e non si placa sino al dolore delle braccia.

Ma il programma ci riserva ancora una bellissima composizione: “Eroica”, la Terza Sinfonia in Mi bemolle Maggiore, Op. 55, di Ludwig Van Beethoven. E così, quelle braccia che tanto ci hanno regalato vibrando le corde di un violino, ora tornano a ballare eleganti, talora in un walzer, talora in un frenetico roteare della bacchetta. E sotto questa direzione magistrale, ogni sezione svolge impeccabilmente il proprio ruolo: l’accompagnamento rassicurante dei contrabbassi, lo scandire deciso delle percussioni, l’armonia delle voci di fiati, violini, viole e violoncelli.
Nella pacatezza del secondo movimento, ora emerge la voce dell’oboe, che sulla dolce armonia degli archi, racconta una storia.
Chissà se quel bambino, che a cinque anni veniva iniziato all’arte del violino, avrebbe mai immaginato di essere un giorno grande violinista e Direttore d’orchestra! Certo è che traspare la sua massima fiducia negli altri strumentisti, filo conduttore di tutta la serata.
La flemma sembra abbandonarlo negli ultimi due movimenti, dove appare accalorato, sudato; l’apertura delle braccia, ben più ampia, ora richiede notevoli sforzi fisici, che richiamano quelli altrettanto vigorosi degli orchestrali.
Il congedo è lasciato alla maestosità del gran finale!

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