venerdì 1 febbraio 2013

Il segreto dei segreti. I tarocchi Sola Busca


Tesori nascosti di Brera
13 novembre 2012 - 17 febbraio 2013


Ha avuto inizio a novembre una mostra raffinata e colta che vi consiglio fortemente di visitare poiché ci permette di conoscere a fondo  il contesto culturale delle corti italiani del Quattrocento, dove i tarocchi erano protagonisti di giochi di tipo intellettuale e non divinatorio come sarebbe accaduto nella  Francia del Settecento. Il catalogo è pubblicato dalla casa editrice  Skira e contiene il saggio della curatrice Laura Paola Gnaccolini, storica dell'arte della Pinacoteca di Brera, specialista di miniatura e pittura del Rinascimento e le schede delle opere in mostra (redatte con la collaborazione degli specialisti Rodolfo Martini e Matteo Mazzalupi), un consistente contributo di Andrea De Marchi, dell’Università degli Studi di Firenze, sulla personalità del pittore anconetano Nicola di maestro Antonio, che realizzò il mazzo Sola Busca (dai nomi dei precedenti possessori,gli eredi Sola Busca) stampando su carta le incisioni a bulino, miniate a colori e oro, guidato nella scelta delle immagini dall'umanista Ludovico Lazzarelli di San Severino Marche, figura molto complessa di poeta e filosofo, conoscitore del greco e dell’ebraico, di alchimia e cabala, che visse a lungo nella Roma di papa Sisto IV e poi a Napoli presso re Ferdinando d’Aragona. Lo scopo della mostra  è far conoscere al pubblico l’acquisizione che nel 2009, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, esercitando il diritto di prelazione, ha comprato il più antico mazzo di tarocchi italiano completo (che è anche il più antico al mondo), noto come mazzo Sola Busca, e l'ha destinato alla Pinacoteca di Brera, che già conservava un gruppo di 48 carte, parte di un prezioso mazzo tardo-gotico realizzato per il duca di Milano (mazzo cosiddetto Brambilla). 
La mostra intende approfondire  i rapporti esistenti tra il gioco dei tarocchi e la cultura ermetico - alchemica tra Marche e Veneto alla fine del Quattrocento. Il mazzo Sola Busca,infatti,  fu miniato  nel 1491 a Venezia da Marin Sanudo il giovane, famoso storico autore dei Diarii, del quale la critica ha di recente evidenziato gli interessi in campo alchemico. Quanto alla datazione e al possessore del mazzo, ci soccorrono le iscrizioni (oggi mutile ma lette nel 1938 dallo Hind) che ricorrono su molti scudi presenti nelle carte e l’identificazione degli stemmi, effettuata in occasione della mostra. 
Il gioco dei tarocchi, inizialmente noto come “triumphi” (la parola “tarocchi” pare sia stata introdotta per la prima volta in un documento del 1505), risulta documentato in Italia come gioco dei ceti più elevati a partire dal quinto decennio del XV secolo soprattutto in area ferrarese, dove si conservano molti documenti relativi alla fornitura di mazzi miniati o a stampa per membri della famiglia ducale, dei quali però per il momento non pare essersi conservata traccia. 
Tempo più tardi il gioco è documentato anche a Bologna e Firenze, mentre gli studiosi hanno opinioni tutt’ora contrastanti  sull’eventuale antichità o meno della tradizione veneziana. Si trattava di mazzi destinati al gioco nelle corti, un gioco raffinato e ben diverso dai giochi di carte praticati nelle osterie. In questo contesto, il mazzo Sola Busca si presenta eccezionale da tanti punti di vista. Anzitutto è il più antico mazzo completo, composto da ben 78 carte, 22 “trionfi” e 56 carte dei quattro semi tradizionali italiani (denari, spade, bastoni e coppe). Le maggiori particolarità a livello iconografico si riscontrano nel seme di Denari, dove diverse carte, come è stato scoperto di recente, alludono alle fasi di lavorazione dei metalli e alcune sono spiegabili solo sulla base della tradizione alchemica medievale che, come è noto, mirava alla pietra filosofale per l’ottenimento dell’oro dei filosofi ovvero dell’elixir di lunga vita. 
Il gioco dunque  prevedeva un percorso di perfezionamento interiore che partiva dagli exempla degli Uomini illustri dell’antichità per arrivare, tramite la pratica alchemica,allo stadio di “uomini divini”, in grado di generare altre “anime divine”, in una specie di compartecipazione alla Creazione, secondo le più moderne concezioni dell’ermetismo cristiano.

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