martedì 19 febbraio 2013

PIETRO BEMBO e l’invenzione del Rinascimento

PIETRO BEMBO
e l’invenzione del Rinascimento
Da Bellini a Tiziano da Mantegna a Raffaello
Padova, Palazzo del Monte di Pietà
2 febbraio – 19 maggio 2013


Riflettendo su un articolo che recentemente ho avuto modo di leggere su internet e che aveva come centro un libro di recente uscita dal titolo “Investire nell’arte. Il nuovo oro: come salvare i propri risparmi” di Claudio Borghi, ho fatto un collegamento forse improprio a Pietro Bembo e alla mostra che si è aperta in questi giorni a Padova (Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento a cura di Guido Beltrami, Davide Gasparotto e Adolfo Tura). Nel libro di Borghi si evince che il collezionare arte è una forma di investimento, il collezionista è una figura che naturalmente con il tempo si è modificata ed evoluta ma che da sempre conosce le regole del gioco per non cadere in errori fatali. I collezionisti, dal canto loro, devono dare un senso al proprio collezionare e alla propria ricerca, ed è così che ho pensato alla figura di Pietro Bembo e alla Padova del suo tempo. Il Veneto del ‘500 fu all’avanguardia nel recupero culturale e nell’interesse per la raccolta delle vestigia del mondo classico e lo fu anche per l’apprezzamento tangibile verso l’arte contemporanea; e così la collezione del Bembo non era esclusivamente rivolta al passato ma  aperta ai valori del presente con un occhio anche ai valori del futuro. Pietro Bembo (Venezia 1470 – Roma 1547) fu un grandissimo letterato, visse tra le corti di Ferrara e di Urbino; poi a Roma, come segretario di Leone X; nel 1539 fu creato cardinale. Codificò il gusto letterario del Rinascimento, definendo il concetto di amor platonico (Asolani, dialoghi, 1506-12), imponendo una lingua illustre sul modello dei grandi del ‘300 (Prose della volgar lingua, dialoghi, 1525). Per Bembo la propria collezione era una passione che evocava il piacere del tatto, dell’osservazione attenta, della scoperta del significato tramite un continuo studio quotidiano. Tornato a Padova alla morte di Leone X nel 1521 per cui aveva svolto il lavoro di segretario, e dopo aver comprato una bella casa con annesso giardino, si dedicò esclusivamente agli studi e al collezionismo. La casa padovana divenne così il centro di scambi culturali e incrocio di grandi personalità. Tutti gli ospiti erano comunque curiosi di visitare la dimora per la fornitissima biblioteca ma anche per la collezione di antichità, dipinti, sculture, monete, gemme e vasi. La collezione era anche in primis uno strumento di lavoro ed insieme una sorta di “scrigno” di ricordi e rapporti di amicizia personali con i più grandi artisti del tempo come Raffaello e Bellini. Sappiamo molte cose della collezione grazie a Marcantonio Michiel che ci ha lasciato delle importanti testimonianze molto dettagliate, descrizioni che hanno consentito la ricostruzione che viene proposta per la prima volta nella mostra padovana. Tra le opere da segnalare ci sono: il dittico di Hans Memling, un bellissimo San Sebastiano di Andrea Mantegna e il doppio ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano di Raffaello. Tra le antichità vanno segnalate la testa di Antinoo, la testa di Servillus Ahala, un cupido dormiente e la famosa Mensa Isiaca: una tavola in bronzo con figure d’argento di arte egizio-romana. Gli interessi del Bembo spaziavano perciò dagli illustri personaggi del passato, ai ritratti dei propri amici e familiari fino all’apprezzamento per l’arte contemporanea sia regionale che fiamminga secondo un gusto che costituisce  una peculiarità unica rispetto ad altri centri italiani. Alla morte di Pietro nel 1547 il figlio Torquato, nonostante nel testamento del padre fosse specificato che la raccolta non dovesse essere smembrata, a partire dagli anni ’60 effettuò una serie di vendite. Molte opere, a testimonianza del loro prestigio, vennero acquisite dai più grandi collezionisti del tempo e dalle grandi famiglie come Gonzaga, Medici e Farnese. Bello poter vedere a quattrocento anni dalla sua dispersione e per la prima volta ricostruita una delle più famose raccolte d’arte del ‘500, sperando che possa essere fonte di ispirazione per i grandi collezionisti del nostro tempo, così tanto per  “salvare” i propri risparmi dalla crisi e al contempo creare nuove opportunità. Ebbene sì ancora una volta abbiamo molto da imparare dal passato!

Per maggiori informazioni www.mostrabembo.it

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