lunedì 25 febbraio 2013

Jean Sibelius, Igor Stravinskij e Edward Grieg al Teatro Lirico di Cagliari


La stagione concertistica del Teatro lirico di Cagliari prosegue l’8 e 9 febbraio con musiche di tre autori che hanno vissuto a cavallo di due secoli, il XIX e il XX: Jean Sibelius, Igor Stravinskij ed Edward Grieg.

Il Direttore, Giuseppe Grazioli, e l’orchestra del Teatro Lirico aprono la serata con “Finlandia, op.26” di Jean Sibelius. La bacchetta, inizialmente impugnata come fosse una spada, diventa ben presto uno strumento di precisione: sembra un metronomo roteante. Si alternano toni duri e drammatici ad altri dolci e tranquillizzanti. Il gioco che si crea fra archi, fiati e percussioni, riempie l’aria del teatro di gran maestosità. E così, concentrati in solo otto minuti, toni più svariati. Ma questo teatro ha troppe poltrone vuote per uno spettacolo di qualità così elevata.

Ora Sibelius, che ritroveremo nella seconda parte della serata, lascia il posto a Stravinskij, “Four Norvegian Moods”. Nel primo movimento, “Intrada”, è come se i toni caldi dei fiati tracciassero un tema, su cui gli archi dipingono le loro variazioni. Nel secondo movimento, “Song”, toni più popolari ci introducono prima in un clima giocoso poi, col terzo movimento, in una danza dove il Direttore conduce il ballo con la sua amata orchestra. Il “Cortège” si conclude accompagnato da poco calore, forse cogliendo un pubblico non abituato a tanta contemporaneità, un pubblico che stenta a scaldarsi in una serata molto gelida anche fuori dal teatro, tanto da aver probabilmente indotto molti a non voler lasciare il tepore del proprio divano. Peccato, perché l’orchestra, diretta magistralmente, è davvero all’altezza di una musica tanto raffinata!

Ha inizio la “Nowegische Tänze” op.35 di Edvard Grieg. Ora il Direttore ci appare come una marionetta, ci sembra di poter scorgere i fili che lo fanno muovere freneticamente su e giù sulla pedana, quasi a conclusione dell’ “Allegro marcato”. Nell’ “Allegretto tranquillo e grazioso” il tema suggerito dai fiati, che sembra proporci una favola, viene ripreso dagli archi, e poi di nuovo un’alternanza. Ed eccoli ora come soldatini marciare di fronte a noi nell’ “Allegro moderato alla marcia”: archetti sollevati e ritmo incalzante, che dopo un breve riposo, riprende alla fine del movimento. Nell’ultimo movimento, “Allegro molto”, torna protagonista l’oboe, che in quest’opera di Grieg ha condotto il gioco. Il ritmo incalza e ci porta al finale coinvolgendoci in un forte pathos. Il pubblico è ora molto recettivo, mostra tutto l’apprezzamento per una musica tanto colta, davvero da privilegiati!

Dopo l’intervallo il programma prevede la Sinfonia n. 1 in mi minore op. 39 di Jean Sibelius. L’ “Andante ma non troppo” si apre col canto solitario del clarinetto, su cui si immettono gli archi e poi l’insieme degli strumenti, fino ad un crescendo che sfocia nel gran tuonare delle percussioni. E l’arpa, che ha appena fatto il suo ingresso, riporta i toni alla pacatezza. Il pizzicato degli archi demarca i temi e ci introduce in quello inizialmente cupo poi caratterizzato da una gran dolcezza. Sguardi di intesa fra il primo e il secondo violino caratterizzano anche questo movimento, come gran parte della serata. Nell’ “Allegro energico” si ritrova la maestosità dei grandi movimenti, in cui Grazioli sembra adagiarsi danzando. Poi l’arpa riporta di nuovo ad un’atmosfera distesa, che però ben presto incalza in un solenne “Andante (ma non troppo lento)”. Dopo il grido leggero dei flauti, un clima giocoso e disteso si ricostituisce, e quello spadaccino, che ha aperto la serata sguainando la sua spada, ora la fa ruotare più che mai, finché lo scemare del ritmo lo porta ad accompagnare dolcemente i suoi orchestrali verso la fine dello “Scherzo-Allegro”. Ed ecco che nel movimento finale tornano a muoversi i fili del burattinaio. Si chiude impetuoso l’ultimo movimento, prima dei due pizzicati, uno forte ed uno leggero, così come leggera ed esile è la figura del Direttore.

Il pubblico, finalmente “rodato”, rende merito al merito e gratifica i maestri per il loro splendido operato.

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