giovedì 17 gennaio 2013

A Verona in mostra il Neorealismo

...E GLI SCAVI SCALIGERI SI RIEMPIONO DI JAZZ


Si concluderà a breve la mostra di fotografia a Verona, presso gli Scavi Scaligeri, intitolata “Neorealismo: la nuova immagine in Italia 1932-1960”, che, con la sua bellezza, sa trascinare ogni occhio e ogni cuore. 
Attraverso le immagini in bianco e nero degli anni Trenta, che ci fanno ritornare ad un’epoca di cambiamenti, di musica nuova, di perle e di piume ma anche di povertà e di sobborghi cittadini distrutti, ritroviamo gli anni di un’Italia da poco uscita da una guerra che ha cambiato per sempre le sorti del pianeta. Foto di bambini per strada ci ricordano i racconti dei nostri nonni che correvano scalzi per le vie del paese o si nascondevano tra i campi di granturco. Le madri che guardano l’obiettivo intimorite ma anche curiose, ci fanno capire che la fotografia si sviluppa in quel tempo per immortalare la gente, uomini e donne, persone scampate alla guerra, vive e con una voglia incredibile di rimboccarsi le maniche e rinnovarsi. Alcune sono mondine, che stagionalmente vanno nel vercellese a lavorare nelle risaie, tornando a casa con dolori alla schiena, stanchezza, ma anche denaro e consapevolezza di aver fatto tutto questo per amore. Anche gli uomini al lavoro sono immagini numerose che ritroviamo nelle fotografie appese. Lavoro che nobilita ma distrugge fisicamente. Nelle miniere o nelle imprese edili, a quel tempo si lavorava più di dieci ore al giorno, non c’erano grandi macchinari né normative sulla sicurezza. Gli uomini hanno il viso sporco di una vita umile ed onesta, lo sguardo di chi ha bisogno di lavorare semplicemente per comprare il pane. Qualche foto è anche politica: ritroviamo il Duce che “passa in rivista” per le vie della città e saluta i bambini appena nati incoraggiando le madri ad insegnar loro l’amore per la patria, manifesti politici e comizi in piazza.

Il tempo passa e si arriva alle fotografie degli anni Cinquanta, saltando quasi completamente gli anni Quaranta invasi dalla guerra. Anche le foto della metà del secolo sono ricolme di novità e di nuovi stili. Gli esempi più calzanti per spiegare quest’epoca non possono che essere gli enormi e colorati manifesti pubblicitari di film e prodotti, tipici degli anni in cui il consumismo prende piede in Italia e nel mondo, con la sua ventata di vita borghese, ricchezza, sviluppo, crescita. La povertà degli anni Trenta sembra dimenticata e fa posto a una vita più agiata, con scarpe all’ultima moda, rossetti sgargianti, abiti succinti e capelli vaporosi. Il colore dà vita alle forme e agli schemi, si sviluppa una vera e propria rivoluzione della vita. Nelle foto si possono vedere tutti questi cambiamenti perché le foto sono squarci di un’epoca che forse non abbiamo vissuto ma che di certo possiamo immaginare attraverso i volti delle persone di fronte all’obbiettivo.

Anche negli anni Sessanta ritroviamo un colore, un colore però di protesta, di rivoluzione sta volta più spinta e più forte, un bisogno di cambiare ma per davvero, non solo per gli abiti o per il trucco. Una sensazione di libertà ci invade a vedere quelle foto, la strana sensazione che quelle genti in piazza, con le fasce colorate attorno alla fronte, sapessero per cosa si stavano opponendo e che ne sarebbe valsa la pena. 
Ogni singola foto di questa mostra ci riporta negli anni più vivaci, più duri, più intensi della storia italiana e noi non possiamo altro che lasciarci cullare da questa arte straordinaria. 
La mostra terminerà il 27 gennaio. Invito dunque tutti ad andare, tuffandosi in un mondo antico e ricco di storie, di favole, di sentimenti che oggi probabilmente non riusciamo più a provare. L’arte fotografica è questo. Ricordare e immaginare, rivivere e vivere. Di fronte ad una foto neorealista c’è un mondo che esce e non riusciamo a bloccarlo, esce, si perde nei nostri occhi cercando in tutti i modi di portarci con sé. Lasciatevi pervadere. Ne resterete meravigliati.  

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