mercoledì 23 gennaio 2013

Recital di chitarra classica per il Maestro Davide Mocci

Autore: Patrizia Zavattari

Talvolta le gemme sono nascoste agli occhi dei più e per poterne osservare la bellezza è necessario cercarle non soltanto nei luoghi dove di consueto vengono esposte, o avere la fortuna che qualche estimatore voglia mostrarle e condividerne lo splendore.
E così, per scoprire personalmente il talento di Davide Mocci, ci si è seduti non nelle poltrone in velluto di un teatro, ma nella sala conferenze di un ospedale pediatrico, il Microcitemico di Cagliari, dove l’Ente Concerti della Città di Iglesias ha voluto continuare l’opera di valorizzazione dei giovani talenti musicali sardi, quale Davide innegabilmente è!
In realtà, già dalla brochure scopriamo che Davide ha un curriculum di tutto rispetto e, nonostante la sua giovane età, vanta numerosi titoli: diplomato in Chitarra Classica al conservatorio di Terni, perfezionatosi presso corsi tenuti da docenti italiani e stranieri, vincitore di premi prestigiosi, oggi già docente di Teoria e Solfeggio e Maestro di Chitarra.
Davide entra nella sala con estrema eleganza e rispetto per i suoi ascoltatori, sia nell’incedere che nell’abbigliamento,  tutt’uno con lo strumento che quasi sembra parte integrante del suo corpo. Con passo leggero ma deciso si impossessa della scena e generosamente istruisce il pubblico su ciò che tra poco ascolterà: di Francisco Tarrega, “Lagrima”, “Recuerdos de la Ahlambra”, “Capriccio Arabo”. Non si limita a enunciare i titoli dei brani, ma li contestualizza e ci rende addirittura partecipi dei segreti di differente accordatura che la partitura richiederà.
Comincia la magia, siamo stregati da quelle mani delicate e al contempo padrone di quelle corde. Davide fissa i tasti della sua chitarra come un innamorato orgoglioso della propria amata, molto concentrato, quasi non ci fosse nessuno di fronte a lui. L’applauso alla fine dei tre brani sembra riportarlo alla realtà della sala.
Ora ci presenta la “Grande Ouverture” di Mauro Giuliani, ricordandoci che anche per chitarra sono state scritte intere opere, e questa meravigliosa Ouverture ne è una dimostrazione. Davvero sembra di poter immaginare un sipario che sta per dischiudersi alle sue spalle e una scena che si anima sul palco.
Nel suo spaziare tra generi ed epoche, ora il Maestro ci regala le “Variazioni sul Flauto Magico di Mozart”, di Fernando Sor, dimostrando al nostro orecchio come la chitarra possa essere protagonista anche di partiture pensate originariamente per altri strumenti. Da certe angolazioni della sala non è possibile scorgere il lavoro della mano destra, nascosta dietro gli spartiti, ma dal suono emesso non si può fare a meno di immaginare la maestria che fa muovere le dita con tanta rapidità e perfezione!
È quindi la volta di un brano appartenente a quelli che, come Davide ci ricorda, sono nati dalla tradizione, ispirazione popolare portata agli allori di quella che conosciamo come musica classica, ovvero elegante, d’élite: la “Fantasia Ungherese” di J. Kaspar Mertz.
E infine, quasi come a volerci congedare con la soddisfazione di aver sicuramente riconosciuto qualcosa di familiare, Davide ci regala una splendida versione di “Asturias”, di Isaac Albeniz. Il Maestro, che già da qualche brano non fissa più il manico della sua chitarra per seguire il movimento delle dita, ora chiude gli occhi e sembra lasciarsi andare insieme a noi al sogno di un caldo flamenco andaluso, interrotto solo dall’applauso accalorato del pubblico dopo l’ultima nota prodotta da quel meraviglioso, talvolta sottostimato, strumento e dal suo talentuoso suonatore.


Concerto seguito il 13 Dicembre 2012, Ospedale Microcitemico, Cagliari

1 commenti:

Ho avuto la fortuna di far parte del pubblico del concerto organizzato al Microcitemico che, tra l'altro, è il luogo in cui esercito la mia professione. Da questo evento sono uscita "arricchita", non solo per aver provato quella sensazione difficilmente descrivibile a parole, che solo l'arte è in grado di donarci e di cui la musica è una delle espressioni più belle. Ma anche per un senso di speranza. Sì, di speranza: in un mondo costruito sulla volgarità, sulla prevaricazione, sull'offesa al prossimo (e metterei al primo posto proprio coloro che ci governano), ho avuto la dimostrazione che esistono anche giovani sani, talentuosi, capaci di coltivare l'arte e di saper trasmettere valori veri, come Davide ha fatto. Osservando le sue dita che danzavano su quella chitarra, ascoltando le melodie magistralmente eseguite, ho sperato in un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
Grazie, Davide!
Manuela Badiali

Posta un commento

Il tuo commento sarà pubblicato immediatamente dopo averne verificato il contenuto. Non saranno pubblicati commenti contenenti termini volgari e/o offensivi, riferimenti personali e comunque ogni elemento non ritenuto congruo alla politica del sito.