'Le Stanze Verticali' di Bruno Biondi

All'esordio la personale 'Aniconico' di Chiara Bevilacqua

venerdì 25 gennaio 2013

Locanda del Cardinale - Assisi - Italia

Autore (testo e foto): Nicola Pacini, Responsabile Food di FULL Magazine
Recensione riferita al pranzo del: 30 dicembre 2012

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«Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte»

Recita così un’aforisma dello scrittore francese François de La Rochefoucauld, che nella metà del ‘600 aveva già capito parecchie cose in ambito culinario. Oggigiorno nessun'altra frase in merito è più attuale e veritiera di questa, l’atto del mangiare, inteso nell’intero processo, dalla creazione del piatto fino al suo consumo, non può essere considerato solamente una necessità, come ogni altra espressione artistica è un’azione che coinvolge i nostri sensi, un piatto “intelligente” ci attrae, ci seduce e infine ci conquista. Il primo contatto è visivo, i colori, le forme attraggono l’occhio, poi la seduzione avviene con i profumi, l’olfatto fa da tramite affinché questi arrivino dritti al nostro cervello, e a tal punto, ormai prigionieri del piatto, lo assaggiamo, le consistenze ed i sapori ci conquistano definitivamente. Questo è mangiare!
La creazione di un piatto è quindi un’arte, e come tale richiede una base di tecnica ma soprattutto tanta creatività.

Full_of_Restaurants ha come obiettivo la ricerca di Ristoranti che fanno dell’arte del mangiare un credo personale. 
Nel meraviglioso centro storico di Assisi si trova un Ristorante che entra di diritto nella nostra lista : la Locanda del Cardinale.
Un palazzo di origine medievale, costruito su un insediamento di epoca romana, che nel 1549 fu dimora del cardinale Bartolomeo Roverella, nominato dal Papa governatore di Assisi e Perugia.
Un ambiente dal punto di vista architettonico eccezionale che si nutre del contrasto tra l’architettura medievale caratterizzante le varie sale del Ristorante e l’architettura romana delle fondamenta. Grazie al pavimento in cristallo e travi di acciaio, utile prima di tutto a modernizzare ed alleggerire l’ambiente, è possibile godere pienamente della visione dei fantastici mosaici romani ritrovati durante gli scavi per la ristrutturazione del locale, sapientemente riportati in luce. Mangiare avendo ai piedi una tale vista rende il tutto ancora più magico ed emozionante. 
I contrasti architettonici continuano, al livello dei ritrovamenti romani, nelle sale della cantina dove si può ammirare una duplice stratificazione muraria, con lo strato di epoca etrusca che si sovrappone al muro di epoca romana, il tutto esaltato da un sapiente utilizzo della luce artificiale che dona splendore a tale parete.
I contrasti rendono la vita più interessante, più emozionante, senza di essi tutto diventerebbe piatto, malinconico. Alla Locanda del Cardinale ciò non potrà mai accadere, perché è un’officina di contrasti, li crea, se ne nutre, e li offre ai suoi ospiti, prima con la fisicità ed imponenza dei suoi ambienti e, in seguito, con la delicatezza ed eleganza dei suoi piatti.
Eleganza direttamente trasmessa dal personale del locale: ad accoglierci all’ingresso troviamo il sommelier Marco Polticchia, persona cordiale e disponibile, che ci accompagna nella prima sala del ristorante dove conosciamo personalmente lo chef, Enea Barbanera (Nella foto con il numero 7 di FULL Magazine), persona squisita, dalla simpatia contagiosa e da un’apertura al dialogo non comune per certi ambienti.
Proprio Enea ci accompagna nel tour del locale, spiegandoci dettagliatamente la storia del ristorante e la filosofia della sua cucina. L’amore, la passione, l’energia che emana quando si esprime ci fa subito capire quanto fermamente creda nel suo progetto, in un ambiente testardamente voluto e in un “credo culinario” ampiamente difeso e sostenuto.
I piatti che nascono da una passione così forte non possono che essere magnificamente emozionanti. In ognuno di essi troviamo quei contrasti tanto desiderati e ricercati in un “piatto intelligente”, l’occhio si nutre dei cromatismi creati con i fiori eduli e le salse in riduzione, per proseguire con l’estetica compositiva del piatto stesso. I profumi che emanano le materie prime di ottima qualità inebriano il cervello e le diverse consistenze presenti in ogni portata rendono avvincente l’assaggio del piatto, incuriosendo e divertendo al tempo stesso. 
Alla monotonia non è permesso sedersi insieme a noi a questa tavola!


Contatti
Locanda del Cardinale
Piazza del Vescovado, 8 - 06081, Assisi
Telefono: 075 815 245
Sito web ufficiale: www.lalocandadelcardinale.com

Il voto di FULL Magazine
Cura dei locali: 10
Qualità del cibo: 9,5
Competenza e cortesia del personale: 10
Livello della cantina: 9,5

Voto medio: 9,75/10




LE FOTO DEI PIATTI (Clicca per ingrandire)

Orecchiette con crema di topinambour, salsiccia di cinta senese e cardoni croccanti.


Branzino su polenta bianca con carciofi croccanti

Insalatina tiepida di Capriolo, con Bacon e Noci

Tartare di Gambero Rosso

Cheesecake con salsa di more e granella di pistacchi

Crema tiepida di cioccolato con gelato al pistacchio

Piccola pasticceria artigianale per accompagnare il caffè 

mercoledì 23 gennaio 2013

Recital di chitarra classica per il Maestro Davide Mocci

Autore: Patrizia Zavattari

Talvolta le gemme sono nascoste agli occhi dei più e per poterne osservare la bellezza è necessario cercarle non soltanto nei luoghi dove di consueto vengono esposte, o avere la fortuna che qualche estimatore voglia mostrarle e condividerne lo splendore.
E così, per scoprire personalmente il talento di Davide Mocci, ci si è seduti non nelle poltrone in velluto di un teatro, ma nella sala conferenze di un ospedale pediatrico, il Microcitemico di Cagliari, dove l’Ente Concerti della Città di Iglesias ha voluto continuare l’opera di valorizzazione dei giovani talenti musicali sardi, quale Davide innegabilmente è!
In realtà, già dalla brochure scopriamo che Davide ha un curriculum di tutto rispetto e, nonostante la sua giovane età, vanta numerosi titoli: diplomato in Chitarra Classica al conservatorio di Terni, perfezionatosi presso corsi tenuti da docenti italiani e stranieri, vincitore di premi prestigiosi, oggi già docente di Teoria e Solfeggio e Maestro di Chitarra.
Davide entra nella sala con estrema eleganza e rispetto per i suoi ascoltatori, sia nell’incedere che nell’abbigliamento,  tutt’uno con lo strumento che quasi sembra parte integrante del suo corpo. Con passo leggero ma deciso si impossessa della scena e generosamente istruisce il pubblico su ciò che tra poco ascolterà: di Francisco Tarrega, “Lagrima”, “Recuerdos de la Ahlambra”, “Capriccio Arabo”. Non si limita a enunciare i titoli dei brani, ma li contestualizza e ci rende addirittura partecipi dei segreti di differente accordatura che la partitura richiederà.
Comincia la magia, siamo stregati da quelle mani delicate e al contempo padrone di quelle corde. Davide fissa i tasti della sua chitarra come un innamorato orgoglioso della propria amata, molto concentrato, quasi non ci fosse nessuno di fronte a lui. L’applauso alla fine dei tre brani sembra riportarlo alla realtà della sala.
Ora ci presenta la “Grande Ouverture” di Mauro Giuliani, ricordandoci che anche per chitarra sono state scritte intere opere, e questa meravigliosa Ouverture ne è una dimostrazione. Davvero sembra di poter immaginare un sipario che sta per dischiudersi alle sue spalle e una scena che si anima sul palco.
Nel suo spaziare tra generi ed epoche, ora il Maestro ci regala le “Variazioni sul Flauto Magico di Mozart”, di Fernando Sor, dimostrando al nostro orecchio come la chitarra possa essere protagonista anche di partiture pensate originariamente per altri strumenti. Da certe angolazioni della sala non è possibile scorgere il lavoro della mano destra, nascosta dietro gli spartiti, ma dal suono emesso non si può fare a meno di immaginare la maestria che fa muovere le dita con tanta rapidità e perfezione!
È quindi la volta di un brano appartenente a quelli che, come Davide ci ricorda, sono nati dalla tradizione, ispirazione popolare portata agli allori di quella che conosciamo come musica classica, ovvero elegante, d’élite: la “Fantasia Ungherese” di J. Kaspar Mertz.
E infine, quasi come a volerci congedare con la soddisfazione di aver sicuramente riconosciuto qualcosa di familiare, Davide ci regala una splendida versione di “Asturias”, di Isaac Albeniz. Il Maestro, che già da qualche brano non fissa più il manico della sua chitarra per seguire il movimento delle dita, ora chiude gli occhi e sembra lasciarsi andare insieme a noi al sogno di un caldo flamenco andaluso, interrotto solo dall’applauso accalorato del pubblico dopo l’ultima nota prodotta da quel meraviglioso, talvolta sottostimato, strumento e dal suo talentuoso suonatore.


Concerto seguito il 13 Dicembre 2012, Ospedale Microcitemico, Cagliari

giovedì 17 gennaio 2013

A Verona in mostra il Neorealismo

...E GLI SCAVI SCALIGERI SI RIEMPIONO DI JAZZ


Si concluderà a breve la mostra di fotografia a Verona, presso gli Scavi Scaligeri, intitolata “Neorealismo: la nuova immagine in Italia 1932-1960”, che, con la sua bellezza, sa trascinare ogni occhio e ogni cuore. 
Attraverso le immagini in bianco e nero degli anni Trenta, che ci fanno ritornare ad un’epoca di cambiamenti, di musica nuova, di perle e di piume ma anche di povertà e di sobborghi cittadini distrutti, ritroviamo gli anni di un’Italia da poco uscita da una guerra che ha cambiato per sempre le sorti del pianeta. Foto di bambini per strada ci ricordano i racconti dei nostri nonni che correvano scalzi per le vie del paese o si nascondevano tra i campi di granturco. Le madri che guardano l’obiettivo intimorite ma anche curiose, ci fanno capire che la fotografia si sviluppa in quel tempo per immortalare la gente, uomini e donne, persone scampate alla guerra, vive e con una voglia incredibile di rimboccarsi le maniche e rinnovarsi. Alcune sono mondine, che stagionalmente vanno nel vercellese a lavorare nelle risaie, tornando a casa con dolori alla schiena, stanchezza, ma anche denaro e consapevolezza di aver fatto tutto questo per amore. Anche gli uomini al lavoro sono immagini numerose che ritroviamo nelle fotografie appese. Lavoro che nobilita ma distrugge fisicamente. Nelle miniere o nelle imprese edili, a quel tempo si lavorava più di dieci ore al giorno, non c’erano grandi macchinari né normative sulla sicurezza. Gli uomini hanno il viso sporco di una vita umile ed onesta, lo sguardo di chi ha bisogno di lavorare semplicemente per comprare il pane. Qualche foto è anche politica: ritroviamo il Duce che “passa in rivista” per le vie della città e saluta i bambini appena nati incoraggiando le madri ad insegnar loro l’amore per la patria, manifesti politici e comizi in piazza.

Il tempo passa e si arriva alle fotografie degli anni Cinquanta, saltando quasi completamente gli anni Quaranta invasi dalla guerra. Anche le foto della metà del secolo sono ricolme di novità e di nuovi stili. Gli esempi più calzanti per spiegare quest’epoca non possono che essere gli enormi e colorati manifesti pubblicitari di film e prodotti, tipici degli anni in cui il consumismo prende piede in Italia e nel mondo, con la sua ventata di vita borghese, ricchezza, sviluppo, crescita. La povertà degli anni Trenta sembra dimenticata e fa posto a una vita più agiata, con scarpe all’ultima moda, rossetti sgargianti, abiti succinti e capelli vaporosi. Il colore dà vita alle forme e agli schemi, si sviluppa una vera e propria rivoluzione della vita. Nelle foto si possono vedere tutti questi cambiamenti perché le foto sono squarci di un’epoca che forse non abbiamo vissuto ma che di certo possiamo immaginare attraverso i volti delle persone di fronte all’obbiettivo.

Anche negli anni Sessanta ritroviamo un colore, un colore però di protesta, di rivoluzione sta volta più spinta e più forte, un bisogno di cambiare ma per davvero, non solo per gli abiti o per il trucco. Una sensazione di libertà ci invade a vedere quelle foto, la strana sensazione che quelle genti in piazza, con le fasce colorate attorno alla fronte, sapessero per cosa si stavano opponendo e che ne sarebbe valsa la pena. 
Ogni singola foto di questa mostra ci riporta negli anni più vivaci, più duri, più intensi della storia italiana e noi non possiamo altro che lasciarci cullare da questa arte straordinaria. 
La mostra terminerà il 27 gennaio. Invito dunque tutti ad andare, tuffandosi in un mondo antico e ricco di storie, di favole, di sentimenti che oggi probabilmente non riusciamo più a provare. L’arte fotografica è questo. Ricordare e immaginare, rivivere e vivere. Di fronte ad una foto neorealista c’è un mondo che esce e non riusciamo a bloccarlo, esce, si perde nei nostri occhi cercando in tutti i modi di portarci con sé. Lasciatevi pervadere. Ne resterete meravigliati.  

martedì 15 gennaio 2013

Lusso e Moda. Percorsi insoliti dei musei Bardini, Horne e Stibbert


Autore: Irene Tintori
(Testo e foto in esclusiva per FULL Magazine)

Cuore palpitante della moda che, nei decenni trascorsi, ha reso forte l'immagine dell’Italia, Firenze è, ancora oggi, una città artisticamente stimolante dove, dietro al cupo grigiore dei palazzi rinascimentali, si nasconde il colorato mondo del vestire, della sartoria e dell’artigianato.
“Lusso e Moda. Percorsi insoliti nei musei Bardini, Horne e Stibbert” è proprio una di quelle mostre che, come il titolo suggerisce, sottolinea in modo inconsueto il ruolo fondamentale di Firenze nel capitolo del vestire.

La mostra è suddivisa in tre musei: Horne, Bardini e Stibbert patrimonio ereditato da altrettante personalità, distanti nel tempo, ma legate dalla stessa meticolosa passione per il collezionismo.
E dalla reiterata collaborazione di questi musei, nuovamente si rende omaggio alla moda fiorentina con un'esposizione di successo, tale da esser stata prorogata fino al 7 gennaio 2013.

Al Museo Horne, fredde teche illuminate in una piccola stanza del palazzo appositamente allestita mettono in luce una collezione di circa 20 frammenti di tessuti da paramenti liturgici (piviali, paliotti, tuniche), superstiti al logorio del tempo, alle zanne fameliche dei mercanti e frutto della passione collezionista dello stesso Herbert Horne, il cui ritratto a olio campeggia fiero su una delle pareti.
Si tratta perlopiù di lampassi e broccatelli cremisi, ocra, con ricami or nué, strettamente di manifattura fiorentina e realizzati tra il XV e XVI secolo. I soggetti rappresentati (Natività, Resurrezione, Assunzione, Annunciazione), sono probabilmente citazioni (se non addirittura realizzazioni apposite), di celebri artisti del tempo: Domenico Ghirlandaio, Bartolomeo di Giovanni, Raffaellino del Garbo.
Leggendo le didascalie esplicative che accompagnano ciascun frammento, nasce naturalmente l’esigenza di comprendere il collegamento dell’esposizione con il resto della mostra, trattandosi di capi non strettamente inerenti al concetto di moda. Sicuramente però si può parlare di lusso, data la ricchezza dei materiali utilizzati (seta policroma, oro membranaceo, colori) e la fattura dei tessuti, certamente non di uso quotidiano.

Attraversando il Ponte alle Grazie, ci si ritrova al Museo Bardini, dove si rende omaggio alla sartoria fiorentina con il nome di una stilista: “Anna Casati. Moda a Firenze  1952 – 1994. Da Vacanze Romane ai favolosi anni Ottanta”.
Manichini sparsi nell’affascinante cornice della collezione permanente punteggiano di colore le sale. Veri e propri gioielli della sartoria di lusso di Anna Casati, i capi in mostra sono forte segnale della storia del Made in Italy, proprio come citato nel titolo stesso: dalla Sala Bianca di Palazzo Pitti, fino all’opulento gusto moda degli anni Ottanta. 
La scelta dello scenografico contesto del Museo Bardini sicuramente originale non consente l'adeguata illuminazione dei capi, lasciando nella penombra alcuni dettagli che, invece, sarebbe interessante mettere in risalto.

L'eclettico ed eccentrico Museo Stibbert ospita “Una teenager nella moda. Le collezioni in Sala Bianca di Giovanna Ferragamo dagli anni Sessanta agli anni Ottanta”: ventidue modelli della brillante carriera della stilista, sfortunatamente ammirabili da lontano.
Percorrendo le sale della casa, non è facile sfuggire al fascino degli innumerevoli oggetti che raccontano la storia di diverse parti del mondo e, in effetti, l’ora della visita non è sufficiente a saziare la curiosità del visitatore.


Il percorso è piacevole e gli abiti della “teenager della moda”, fanno capolino nelle stanze come ospiti in visita al museo. Tagli, modelli, linee e colori rendono superflue le descrizioni, testimoniando, oltre al talento della “teenager della moda”, lo splendore della moda italiana dagli anni Sessanta in poi.

La mostra, tralasciando i pochi nei dal punto di vista espositivo, è decisamente interessante e insolita: merita sinceramente una visitina, anche perché, tra un abito e l’altro, si ha l’occasione di curiosare tra le collezioni permanenti dei musei!


Annunciazione
Frammento tessile su disegno di Domenico Ghirlandaio (?)
Ultimo quarto del XV secolo
Lampasso lanciato in seta, lino e oro membranaceo
Museo Horne



Dio padre che incorona la vergine 
Frammento tessuto su disegno di Raffaellino Del Garbo (?)
Ultimo quarto del XV secolo
Lampasso lanciato in seta, lino e oro membranaceo
Museo Horne


Completi da sera della stilista Anna Casati
Fine anni 60
Museo Bardini



Tailleur blu con giacca in velluto ricamata e gonna in velluto liscio
Museo Bardini


Tailleur della stilista Anna Casati
Museo Bardini



A sinistra:
abito corto con linea svasata in shantung di seta bianca, mezze maniche con risvolto decorate da perline bianche e argento.

A destra: abito corto con linea svasata in cady di seta gialla, maniche corte con risvolto, ricamate da perline di plastica e metallo dorato. Sciarpa in chiffon dorato da annodare al collo.
Giovanna Ferragamo – 1969
Museo Stibbert



A sinistra:
abito in flanella misto lana grigia, con alette nella parte superiore fino all’orlo della tasche. Cintura in nappa grigia.

Metà anni settanta
A destra: cappotto in jersey di lana melange, guarnito con passamaneria di lana a formare cintura con nappe finali. Ganci a chiusura in metallo argento, sui polsi e sul davanti.
Giovanna Ferragamo
Firenze, archivio Salvatore Ferragamo

'Granny and the Thief' pronto a sbarcare su AppStore!


Il nuovo videogame Granny and the Thief sviluppato dalla software house italiana Arianna ospite a Technotown Villa Torlonia di Roma - grazie alla collaborazione del VIGAMUS Museo del Videogioco di Roma - debutta ufficialmente on-line sull’App Store.

Rieti, 11.01.2013. Dopo il coming soon al VIGAMUS Museo del Videogioco di Roma del  9 dicembre scorso, debutta ufficialmente on-line sull’App Store il videogame Granny and the Thief per dispositivi iOS sviluppato dalla società italiana Arianna (www.ariannanet.it). La disponibilità del gioco sull’App Store è stata annunciata  durante l’evento Xmas Retrogame Festival 2012 a Technotown - Villa Torlonia di Roma (www.technotown.it) al quale la software house ha preso parte il 27 dicembre scorso.

“Granny and the Thief – ha dichiarato Marco Accordi Rickards, Direttore del VIGAMUS -  ha tutte le caratteristiche di un videogioco appassionante e coinvolgente. A livello di gameplay, è semplice e solido, il mix migliore per una app competitiva su un mercato sempre più agguerrito. Questo è molto importante in questo tipo di videogiochi: il giocatore è sempre più coinvolto e l'esperienza risulta completa. Anche la grafica e il sonoro giocano un ruolo di primo piano rendendo il videogioco riconoscibile e decisamente accattivante. Davvero un ottimo debutto!”.

“Abbiamo visto il talento del team Arianna già nel primo evento di presentazione organizzato al VIGAMUS - ha aggiunto Alessia Padula, Conservatore del VIGAMUS - e coinvolgerlo nuovamente nella presentazione del nuovo gioco Granny and the Thief  in una location diversa ci è sembrata la scelta più naturale, che ha riscosso un ottimo successo, come ci aspettavamo. È importante che il pubblico conosca le potenzialità dei team di sviluppo italiani - ha precisato -  e a questo proposito il VIGAMUS si adopera promuovendo tutte queste iniziative e dando ad esse uno spazio unico in Italia, che si può considerare come la casa dei videogiocatori, ma anche dei professionisti che vogliono far conoscere il loro lavoro”.

 “Siamo molto orgogliosi delle collaborazione che è nata con il Museo del Videogioco Vigamus di Roma – ha dichiarato  Salvatore Carlucci, Chief Operating Officer & Founder di Arianna – che ci ha permesso di presentare il gioco Granny and the Thief prima al Museo del Videogioco di Roma e poi a Technotown. Il gioco ha avuto successo tra i partecipanti dei due eventi e ci auguriamo che – ora che il gioco è ufficialmente on-line – molte altre persone passino un po’ del loro tempo giocando in maniera spensierata invitando anche gli amici a condividere il loro punteggio su Facebook”.

A proposito di Arianna

Software house certificata Apple e Android e partner Microsoft, Arianna realizza applicazioni innovative per terminali e dispositivi mobili.  Nata poco più di un anno fa dall'unione di giovani creativi che condividono la passione per le nuove tecnologie e che si costituiscono in società di capitali - con sede a Rieti -  sviluppa prodotti finalizzati alla comunicazione, all'economia e alle attività ludiche. Tra questi alcune App comunicative, un software per la gestione della sicurezza sul lavoro e un portale rivolto all'incontro tra soggetti economici e i propri clienti che sarà presto on-line.

Per ulteriori informazioni e richieste di materiali si prega di contattare:

Salvatore Carlucci, Chief Operating Officer Arianna 

Mob. 366-7871854
salvatore.carlucci@ariannanet.it

www.ariannanet.it

www.grannyandthethief.it
https://www.facebook.com/GrannyAndTheThief

Clicca qui per scaricare 'Granny and the Thief'

giovedì 10 gennaio 2013

Costanza Mansueti di nuovo in mostra con "DECADENTIA"

Con il patrocinio del Comune di Vaiano, Costanza Mansueti, fotografa di architettura, esporrà 18 foto tratte dal progetto di archeologia industriale "Decadentia". Protagonista di questa serie è l'ex Manifattura Tabacchi di Lucca, sita nel centro storico della città, che Costanza ha cercato di interpretare attraverso il proprio sguardo attento e delicato. 
Le foto verranno istallate su lastre di marmi pregiati dando alla mostra una connotazione del tutto particolare. 
La mostra si terrà presso Travertini & Pietre, Via F.lli Buricchi 31 a Vaiano, Prato. L'inaugurazione, con ingresso libero, avrà luogo sabato 12 gennaio dalle 17,30. L'esposizione resterà aperta poi durante la settimana con orario di ufficio, sabato e domenica su prenotazione.

Per informazioni: 0574 4946501 - 3382504792 - mostradecadentia@yahoo.it



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