domenica 9 dicembre 2012

Lo splendore di "Turandot" al Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze

Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine

Per chi ormai è abituato a scrivere, recensire un qualsiasi argomento, non è mai facile accostarsi a esso con la giusta predisposizione: l’esperienza e il disincanto mettono il recensore in una condizione di costante, minuziosa analisi tecnica, scevra da sentimentalismi e da inganni, scenici nel nostro caso. Con il rischio di perdere quella bella carica emozionale che uno spettacolo teatrale porta con sé, chi si trova a dover studiare, descrivere, scandagliare tutti gli aspetti di un allestimento, si soffermerà su ogni elemento fin dei minimi dettagli, per poi trarre un resoconto da offrire al lettore. Resoconto che, inevitabilmente quando il suo lavoro di critico è ben condotto, sarà depurato dai facili entusiasmi e dalla “pancia”.

Ci sono eventi, tuttavia, talmente unici e perfetti (in questo caso la parola altisonante non sembri andare controtendenza alla premessa appena fatta) nei confronti dei quali davvero la “pancia” va di pari passo con l’analisi più spietata. Performance che costituiscono piccoli, grandi miracoli teatrali, in cui veramente non possiamo che immaginare l’ipotetico plauso dell’autore. Stiamo parlando, in questo caso, di Turandot, capolavoro immenso, incompiuto di Giacomo Puccini, scelto come prima rappresentazione lirica (dopo oltre trenta concerti sinfonici) al Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze. Incredibile come la grandiosità dell’allestimento nasca, in quale modo, da una situazione di disagio: da un lato, il Teatro Comunale ancora alle prese con una manutenzione straordinaria; dall’altro, il nuovo complesso non ancora adeguatamente terminato per fornire tutti gli elementi di cui una grande produzione ha bisogno. Si sceglie, quindi, una mise en espace che invade letteralmente la sala: procedendo dalle poltrone verso il fondale, si hanno entrate e uscite dei personaggi dai vari ingressi in sala; l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino rialzata sul palco; una lunga pedana arretrata, riservata ai ruoli principali; uno schermo per sottotitoli in italiano/inglese e proiezioni (in gran parte provenienti dal filmato girato in occasione dell’esibizione del Maggio a Pechino nel 1998); sul retro, ora nascosto, ora imponente grazie a un suggestivo controluce, il Coro del Maggio.

Il condottiero non può che essere lui, Zubin Mehta, che con questa Turandot chiude il festival a lui dedicato, in celebrazione dei suoi cinquant’anni sul podio del Maggio: senza bisogno di spartito, il grande Maestro dà corpo, colore, sfumature al capolavoro di pucciniano, calibrando ogni strumento, rendendo ben riconoscibile le varie melodie che caratterizzano i momenti della partitura e della storia. In questo arduo compito, trova di certo un prezioso alleato nell’incredibile acustica della nuova sala, in cui nessun suono si disperde, venendo bensì restituito all’orecchio con una purezza e un vigore impressionanti. Si resta letteralmente schiacciati sulla poltrona sotto il (dolce) peso delle suggestioni visive e sonore, dai passaggi delicati di Liù a quelli maestosi d’insieme, che in quest’opera prendono di certo il sopravvento sull’intima cifra stilistica pucciniana. Con i loro costumi sgargianti, i personaggi, così come il Coro, divengono tutt’uno con il pubblico e con la sala, rapendo così gli spettatori in un mondo magico fatto di poesia, di musica al suo più alto stadio, di un teatro che riesce ad andare al di là delle difficoltà che l’assenza delle torre scenica può comportare.


Ineccepibili gli interpreti, dalla stabile potenza di Rubens Pelizzari (Calaf), al timbro imponente di Elena Penkratova (Turandot), passando per la melodiosa esibizione di Serena Daolio (Liù). Il cast non tradisce imbarazzo fisico verso una situazione scenica desueta, restituendo caratteri ed emozioni assolutamente disinvolti e convincenti, come se la meraviglia tanto strenuamente cercata da Giacomo Puccini prendesse davvero corpo e trovasse compimento: lui che (pur senza poter davvero terminare) quella concreta bellezza da espletarsi sul palco l’aveva strenuamente ricercata fino alla fine, fino a quell’ultimo, straziante momento, in cui la morte ha strappò la sua natura fisica a questo mondo. Solo il corpo, intendiamoci, perché il suo spirito e la sua musica assoluta continueranno a vivere in eterno finché realtà come quella del Maggio continueranno a esistere e operare. Avanti, quindi, con coraggio, nel nome della Musica. 


Recensione relativa alla replica di martedì 4 dicembre 2012
Immagini relative al primo cast, per gentile concessione del Maggio Musicale Fiorentino.


TURANDOT

La Principessa Turandot: Jennifer Wilson | Elena Pankratova (28.11, 4.12)
L’Imperatore Altoum: Enrico Cossutta
Timur: Giacomo Prestia | Alessandro Guerzoni (28.11, 4.12)
Calaf (Principe Ignoto): Jorge de León | Rubens Pelizzari (28.11, 4.12)
Liù: Ekaterina Scherbachenko | Serena Daolio (28.11, 4.12)
Ping: Fabio Previati
Pang: Carlo Bosi
Pong: Iorio Zennaro
Un mandarino: Konstantin Gorny
Il Principe di Persia: Leonardo Melani
Prima ancella: Laura Lensi
Seconda ancella: Giulia Tamarri

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Ragazzi Cantori di Firenze diretti da Marisol Carballo

Direttore Zubin Mehta
Mise en espace Marina Bianchi
Costumi Wang Yin
Luci Luciano Roticiani
Video proiezioni Silvio Brambilla
Direttore dell'allestimento Italo Grassi

Sopratitoli, sia in lingua italiana che in lingua inglese, a cura di Prescott Studio, Firenze

Nuovo Teatro dell'Opera
Martedì 27 novembre, ore 20:30
Mercoledì 28 novembre, ore 20:30
Giovedì 29 novembre, ore 20:30
Domenica 2 dicembre, ore 15:30
Martedì 4 dicembre, ore 20:30
Mercoledì 5 dicembre, ore 20:30

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