martedì 2 ottobre 2012

Un'altra notte al Corral de la Moreria


Autore: Francesco Zavattari, Direttore Editoriale di FULL Magazine e 4rum.it

Non è semplice scrivere riguardo al Corral. Prima di tutto non è semplice darne una definizione, per questo, in maniera assai diretta, diciamo che si tratta del 'Tablao Flamenco' più importante, famoso e prestigioso del mondo. Cos'è un Tablao Flamenco? Un tempio vero e proprio, dedito al culto di questa incredibile danza spagnola.
Il Corral però è molto di più: è un ristorante di altissimo livello, uno dei luoghi più suggestivi di Madrid e, vista la sua età, un vero e proprio pezzo di storia cittadina e nazionale.
Il quinto numero di FULL Magazine gli aveva già dedicato spazio con una recensione approfondita e un'intervista esclusiva realizzata a uno dei suoi due direttori e proprietari, Juan Manuel Del Rey.
Perché torniamo sull'argomento? Semplicemente perché ci piace ricordare ai nostri lettori quanto questo posto sia davvero speciale e meritevole di una visita almeno una volta nella vita.
Come è noto, la Spagna sta vivendo in questi giorni momenti drammatici da un punto di vista economico e sociale, cosa che colpisce profondamente ed emotivamente FULL Magazine vista la stretta vicinanza instaurata da oltre un anno con la capitale spagnola. La rivista si è impegnata e continuerà a promuoverne il turismo per quanto sia possibile. Così facendo non possiamo non consigliare una visita dell'intera città e, in quel caso, non si può omettere il commento su questo luogo straordinario che è il Corral de la Moreria.
Per FULL Magazine questo è diventato ormai una seconda casa spagnola, da quando, fin dall'inizio, è stata instaurata una partnership ufficiale. In ogni nostro soggiorno madrileno, quindi, non manca mai una serata da passare in compagnia di uno staff sempre più amico. Non importa se sono passati solo pochi mesi dalla volta precedente, né se da oltre cinquant'anni, in linea di massima, ciò che caratterizza questo posto è più o meno la stessa formula. Ciò che si vive al Corral, come un sorriso, è qualcosa che non fa mai male ripetere né che, tantomeno, potrà mai annoiare. Anzi, la sensazione è proprio quella di un'emozione che cresce, si alimenta e si fa più completa di volta in volta.
Quello che scriviamo non è un vero e proprio articolo, ma una sorta di 'diario' che, in parole semplici, possa aiutare i nostri lettori a capire quanto interessante sia questa realtà.
Non molte sere fa arriviamo all'ora stabilita e ad accoglierci troviamo uno dei due proprietari, il gentilissimo Armando, fratello di Juan Manuel già intervistato.
Un abbraccio caloroso ci accoglie nella saletta d'ingresso dove, in un ambiente antico e curato, su una parete 'grezza' rimasta intonacata come in origine, si affacciano una cinquantina di piccole fotografie in bianco e nero: mostrano solo alcune delle grandissime celebrità che hanno visitato il Corral. Per chi si trova a entrare per la prima volta lo stupore è immediato, ma è solo un inizio.
Ci fanno accomodare a quello che è ormai 'il nostro tavolo', una posizione splendida e centrale di una sala né piccola né grande dove il Corral riesce ad accogliere molti ospiti ogni sera. Ovviamente sempre con il 'tutto esaurito'. Come per l'ingresso, l'ambiente è rimasto quello degli Anni Cinquanta, quando i genitori dei fratelli Del Rey ebbero la 'folle' idea di importare a Madrid la danza che, per eccellenza, è 'a marchio andaluso', ovvero proveniente da tutt'altra zona della Spagna. L'idea folle non fu tanto quella di portare il flamenco nella capitale, quanto quella di portare 'il vero flamenco', quello più radicale, sanguigno e originale, fatto di colpi di tacco come martelli, sudore, abiti che roteano con un ritmo ipnotico, nessuna amplificazione, cantanti e suonatori di livello eccellente come base e sottofondo di ballerini fenomenali. Eccola qua la 'semplice' ricetta 'Del Rey'. Riuscire in questa impresa sarebbe stato molto difficile, ma, una volta raggiunto questo traguardo, avrebbe preso vita il Corral, con tutto ciò che rappresenta. E così è stato.
nostro tavolo', una posizione splendida e centrale di una sala né piccola né grande dove il Corral riesce ad accogliere molti ospiti ogni sera. Ovviamente sempre con il 'tutto esaurito'. Come per l'ingresso, l'ambiente è rimasto quello degli Anni Cinquanta, quando i genitori dei fratelli Del Rey ebbero la 'folle' idea di importare a Madrid la danza che, per eccellenza, è 'a marchio andaluso', ovvero proveniente da tutt'altra zona della Spagna. L'idea folle non fu tanto quella di portare il flamenco nella capitale, quanto quella di portare 'il vero flamenco', quello più radicale, sanguigno e originale, fatto di colpi di tacco come martelli, sudore, abiti che roteano con un ritmo ipnotico, nessuna amplificazione, cantanti e suonatori di livello eccellente come base e sottofondo di ballerini fenomenali. Eccola qua la 'semplice' ricetta 'Del Rey'. Riuscire in questa impresa sarebbe stato molto difficile, ma, una volta raggiunto questo traguardo, avrebbe preso vita il Corral, con tutto ciò che rappresenta. E così è stato.
La serata inizia sempre con la cena, non indispensabile per seguire lo spettacolo, ma vivamente consigliata per entrare nello spirito più giusto.
Per descrivere la cucina occorrerebbe un esperto in materia e forse un supplemento a parte, diciamo però che, in linea con l'intera politica del ristorante, quella del Corral mantiene uno standard elevatissimo ed è curata da noti chef internazionali in grado di coniugare punti cardine della cucina spagnola con influenze esterne mai scontate.
Intorno alle 21.30 cominciano ad avvicendarsi sul palco artisti di calibro internazionale e, da questo punto in poi, né parole, né foto, né video possono raccontare fedelmente l'emozione che si può vivere al Corral. La nostra gioia si amplifica poi quando lo spettacolo viene interrotto e una delle quattro ballerine presenti sul piccolo palco dedica la serata a 'la revista italiana FULL Magazine', salutandoci personalmente.
Lo spettacolo si protrae per oltre un'ora, in cui è davvero impossibile distogliere lo sguardo dalla scena e non rimanerne completamente coinvolti. Alla fine della serata siamo arricchiti, invasi da un'esperienza che fonde arte, piacere della tavola e cultura di rara bellezza. Usciamo salutando Armando e rimanendo d'accordo con una promessa: ci rivedremo molto, molto presto!

Il voto di FULL Magazine

Cura dei locali: 9
Qualità del cibo: 9,5
Competenza e cortesia del personale: 9,5
Livello della cantina: 9

Voto medio: 9,2 / 10