mercoledì 3 ottobre 2012

Speciale Museo Thyssen - Bornemisza

Autore: Silvia Cosentino, Caporedattore di FULL Magazine e 4rum.it
Servizio fotografico originale: Francesco Zavattari, Direttore Editoriale di FULL Magazine e 4rum.it

FULL Magazine ha recentemente arricchito il proprio bagaglio madrileno visitando un altro importante polo artistico: a pochi passi dal Museo del Prado e dal Reina Sofia sorge infatti il Museo Thyssen – Bornemisza, che in questo 2012 festeggia dieci anni di attività. Collocato nell'elegante Palazzo di Villahermosa (recentemente ampliato con nuovi edifici), offre un intenso viaggio attraverso circa mille opere che tracciano la storia della pittura europea dal XIII al XX secolo. Inaugurato nell'ottobre del 1992, sebbene la fondazione omonima fosse al lavoro già dal 1988, il  museo ospita attualmente due collezioni permanenti: la Collezione Thyssen – Bornemisza, acquisita nel 1993 da parte del Governo Spagnolo dal Barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza; la Collezione della di lui moglie, Carmen Thyssen-Bornemisza, esposta al pubblico a partire dal 2004 e particolarmente concentrata sull'arte spagnola. Oltre a questo, una sezione dedicata a notevoli esposizioni temporanee impresiosisce ulteriormente l'offerta artistica di questo raffinato luogo. 
Le collezioni si snodano attraverso sale e corridoi disposti regolarmente, resi molto ariosi grazie al particolare tono di rosa tenue delle pareti: spazi dall'andamento elegante, slanciato, di una severità smorzata qua e là dalle comitive di bambini, impegnate in percorsi didattici. La frequente predominanza di soggetti religiosi e storici lascia in questo museo molto più spazio a ritratti e paesaggi, ma ciò che maggiormente colpisce è la sezione dedicata al XX secolo, in cui la sobria linearità dell'ambiente fa da sfondo alle variegate suggestioni contemporanee, ai sogni di Dalì, ai reticolati di Mondrian, alle contaminazioni di Rauschenberg, ai contorni marcati di Lichtenstein, solo per citarne alcuni. Questo contenitore riesce quindi ad amalgamare le varie correnti e i vari artisti, pur esaltandone le differenze, in una continuità che ci consente di godere di ciò che di bello vi è in ogni epoca espressiva. Non c'è la maestosità del Prado, né l'algidità del Reina Sofia: al Thyssen-Bornemisza si resta come sospesi, in uno stato di ammirazione interlocutoria verso personaggi il cui orgoglioso mecenatismo è formente palpabile camminando per le sale. Di certo non "secondo" rispetto agli altri della città, questo museo è piuttosto "altro", un luogo in cui immergersi e comprendere una volta di più come le opere d'arte possano mutare nel tempo e nello spazio, influenzate (e influenzando) dal contesto che le ospita.