mercoledì 3 ottobre 2012

A confronto con Sandro Lombardi e Iaia Forte

Autore: Silvia Cosentino, Caporedattore di FULL Magazine e 4rum.it


SANDRO LOMBARDI

I personaggi di questo allestimento acquistano senso all’interno del taglio drammaturgico che ho dato. È un tentativo di costruire, trasformare in teatro un testo che non nasce per il teatro: tuttavia non si tratta di una riscrittura, visto che gli attori parlano con le parole di Proust. All’interno di questo romanzo la dimensione teatrale è però presente dall’inizio alla fine, come metafora tra le più importanti dell’intero libro. Così è nata l’idea di questi tre personaggi che contemporaneamente sono Swann, Odette e Madame Verdurin, ma anche Sandro, Elena e Iaia. Nella penultima scena usciamo dai personaggi e, con le parole di Proust, facciamo una sorta di breve riflessione sul fenomeno amoroso: l’autore lo tratta in termini quasi filosofici, da “Operetta Morale” alla Leopardi, da dialogo platonico; affronta una patologia specifica dell’amore, incentrata soprattutto su quella gelosia che nasce dal desiderio di possesso assoluto della persona amata. All’interno di questo contesto, parlare di “personaggi” è legittimo e illegittimo: siamo piuttosto tre figure dell’immaginario, figure della scrittura. Ed è un continuo entrare e uscire, un continuo passare dalla prima alla terza persona, soprattutto in corrispondenza di un apice drammatico: laddove è stato possibile, mi è piaciuto portare i personaggi al vero e proprio dialogo scenico; qua e là, invece, mi è piaciuto lasciare che la parola fluisse nella forza della meravigliosa terza persona. Siamo al servizio di una scrittura che, misteriosamente, in scena, sviluppa una teatralità straordinaria.

IAIA FORTE

Io sono da sempre un’appassionata di Proust, della sua intelligenza nel descrivere i personaggi e della sua abilità, come drammaturgo, nell’attribuire un linguaggio differente per ognuno di essi. Ho inoltre una grande passione per la Verdurin, per questa ricca che rappresenta il nuovo mondo in tutta la sua volgarità, la sua doppia faccia, la sua frivolezza: è la perdita di quell’aristocrazia a cui appartiene Swann. Tante persone che conosco me la ricordano, per questo mi ha divertito molto ripensare a un certo tipo di gestualità. In Proust il teatro è fondamentale e per la Verdurin si sente moltissimo l’influenza di Molière: avendo recitato molto Molière, mi sono divertita ad attingere alle esperienze passate per quel tipo di brillantezza che Proust cita, per questa comicità della forma pubblica, rappresentativa della Verdurin. Il mio approccio è stato molto fisico, perché Federico (Tiezzi N. d. R.) voleva che assumessimo un corpo anche non naturalistico, con una gestualità che avvicinasse a un teatro di segni. Visto che molto spesso, in Proust, è presente la relazione tra gli uomini e gli animali, a un certo punto mi trasformo addirittura in uccello come in un’allucinazione di Swann! Quando si prepara uno spettacolo la cosa importante non è il risultato, ma l’esperienza che si attraversa nell’incontro con le persone. 
Sono state per me prove meravigliose, non solo perché c’era materia nuova per il teatro da interrogare, ma perché hanno amplificato la mia esperienza personale di vita in modo davvero interessante.