martedì 2 ottobre 2012

Nella casa delle bambole di Violetta - La Traviata


Autore: Silvia Cosentino, Caporedattore di FULL Magazine e 4rum.it

In giugno il Maggio Musicale Fiorentino ha riproposto quella “Traviata” che tanto successo riscosse nel 2009 durante la rassegna autunnale “Recondita Armonia”: presentato allora nell'ambito della “Trilogia popolare” (o romantica) verdiana, l'allestimento è diretto dal regista Franco Ripa di Meana con scene, costumi e luci che portano le firme rispettivamente di Edoardo Sanchi, Silvia Aymonino e Guido Levi.

Lo spettacolo è caratterizzato dalla presenza di un unico ambiente decorato con tappezzeria verde a fiori bianchi (probabile richiamo alla camelia, come dalla fonte letteraria di Dumas) a far da grande contenitore, in cui i vari elementi si inseriscono di volta in volta per scorrimento orizzontale e verticale. Lo spazio viene ristretto inizialmente da un grande panneggio rosso fuoco calato dall'alto a creare un'angosciante sezione di tre pareti, dove dominano due lampadari a goccia. Dello stesso colore, un enorme divano è protagonista dei movimenti nel primo e nel terzo atto: qui appare però smontato, invaso dagli elementi d'arredo ammassati uno sull'altro, a creare caos e desolazione. Di forte impatto è l'inizio sul Preludio, in cui Violetta, vittima consenziente nel suo vestito rosso, osserva come una spettatrice esterna la mondanità in cui vive, ma che non la rappresenta; in questo senso, quell'enorme drappo (così come gli abbaglianti neon dei tavoli da gioco) suggerisce angoscia e claustrofobia, sensazioni che lasciano posto allo squallore dell'ultimo atto. L'idillio in campagna è invece individuato da un quadretto da sogno, in cui i personaggi agiscono su una pedana arredata con un rassicurante gusto familiare. Da sottolineale, la forte simbologia cromatica del costume, in particolare femminile: Violetta alterna uno sgargiante rosso a castigati toni caldi per concludere in una trascurata mise chiara da camera; le altre donne hanno ricche toilettes, tra cui spiccano velluti estrosi e variopinti.
Sempre straordinaria la prestazione dell'Orchestra del Maggio, diretta dal giovane direttore milanese Giampaolo Bisanti, così come quella del Coro guidato da Piero Monti. Particolarmente interessante la sicura e potente vocalità di Simone Piazzola nei panni di Giorgio Germon; valide le interpretazioni dei due protagonisti Marina Rebeka e di Giuseppe Varano.

La lirica del Maggio ci dà appuntamento a dicembre, momento in cui potremo gustare due imperdibili appuntamenti pucciniani, “Turandot” e “Gianni Schicchi”.