mercoledì 3 ottobre 2012

Intervista esclusiva a Giordano Bruno Guerri


Con grande piacere incontriamo il Prof. Giordano Bruno Guerri: dotato di un irresistibile melange di acuta professionalità e spiccata ironia, il Presidente ci concede il suo tempo con una generosità rara, raccontandoci della forza del Vittoriale e lasciandosi immortalare nella Prioria. 
Ne emerge un'interessantissima conversazione, grazie alla quale capiamo ancor più che questo luogo di ‘felicità ossidionale’ non potrebbe essere in mani migliori


Autore: Silvia Cosentino, Caporedattore di FULL Magazine e 4rum.it
Servizio fotografico originale: Francesco Zavattari, Direttore Editoriale di FULL Magazine e 4rum.it


Nell'ambito delle dimore dei grandi personaggi (italiani e non solo) attualmente aperte al pubblico, si può tranquillamente affermare che "Il Vittoriale degli Italiani" non ha eguali. Questo grazie, innanzitutto, al progetto che Gabriele d'Annunzio aveva pensato per questo luogo di rifugio e, al tempo stesso, di memoria perenne per i posteri; successivamente, grazie al lavoro svolto da chi si è trovato a dirigerlo. Com'è il Vittoriale "di Giordano Bruno Guerri"?
È vero, il Vittoriale è un unicum non solo perché è la casa museo più visitata al mondo dopo quella di Shakespeare, ma perché d’Annunzio l’ha pensata affinché ne rimanesse memoria fisica di lui. Voleva essere ricordato non solo per le sue opere e le sue imprese, ma addirittura per la sua vita quotidiana. Il Vittoriale è uno straordinario progetto di megalomania del ricordo, con il quale ci è stato fatto un regalo immenso: un luogo come pietrificato, lui lo chiamava “luogo di pietre vive”, ed è tuttora così, perché ha vita propria, respira. Il Vittoriale di Giordano Bruno Guerri ha ben presente che il suo futuro è molto più lungo del suo passato: il Vittoriale ha novant’anni, è un pezzo di storia, ma è anche un pezzo del nostro futuro, perché sarà ancora qui tra novant’anni, tra cinquecento anni, tra novecento anni. È un bambino, un gioiello-bambino, un museo ancora giovanissimo, che deve rimanere così com’è (gli occhiali che caddero dalla testa di d’Annunzio quando morì sono ancora lì e lì devono rimanere per sempre, non si tocca niente nella Prioria), ma al tempo stesso non si può tenere immobile. D’Annunzio stesso non lo avrebbe voluto immobile, infatti è stato proseguito dopo la sua morte: il mausoleo dove è sepolto è stato costruito dopo, così come l’anfiteatro, inaugurato nel 1952, quindi stiamo parlando di un organismo in movimento. Ed è per questo che io mi sono assunto la responsabilità di aggiungere al Vittoriale, ovvero aggiungere bellezza alla bellezza, senza deturparlo, con elementi amovibili: il cavallo di Mimmo Paladino nell’anfiteatro, stagliato sul lago, è un vero capolavoro assoluto di bellezza, così come l’obelisco di Arnaldo Pomodoro nella limonaia e il Museo d’Annunzio Segreto. In quest'ultimo caso, partendo dalla volontà di d’Annunzio di essere visto anche nella sua vita quotidiana, non ho fatto altro che conciliare i suoi desideri di padrone di casa con quelli dei suoi ospiti, ovvero i visitatori: un tempo  giravano per le stanze chiedendo cosa ci fosse nei cassetti, negli armadi e spesso le guide non erano in grado di rispondere; molti di questi oggetti sono stati quindi tirati fuori e adesso vediamo le sue vestaglie, le scarpe, le valige, gli oggetti delle sue donne, i collari dei suoi cani, in modo da poter completare questa visione di d’Annunzio.

La Biblioteca Dannunziana è ricca di molti, preziosi volumi ed è in continua espansione: quali sono i pezzi più rari?
Il Vittoriale è un luogo di cultura, non solo un museo, ma anche una biblioteca, anzi, due biblioteche. Innanzitutto c'è quella di d’Annunzio, che comprende trentatremila volumi, di cui molti rari e preziosi: ci sono molti codici, molti libri cinquecenteschi, opere che comprò nel corso degli anni e che mise in salvo dai vari sequestri. Quando la Capponcina (la villa di Settignano, in provincia di Firenze, NdR) andò all’asta nel 1910 per pagare di creditori, lui salvò solo tre cose: la sua macchina, i suoi manoscritti e i libri più preziosi della sua biblioteca. Poi c’è la Biblioteca Dannunziana, ovvero l'opera su d'Annunzio che comprende quasi novemila volumi (solo l’anno scorso ne sono stati pubblicati circa cinquanta). Arrivato qui come biografo di d'Annunzio, ho fin da subito incrementato molto gli studi, cercando di indirizzarli secondo il mio punto di vista: la visione di d’Annunzio che io voglio trasmettere a studiosi e non è quella di un d’Annunzio tutt’altro che proto-fascista; lui era un libertario e lo dimostrò a Fiume, dove scrisse una delle carte più rivoluzionarie del Novecento, tuttora insuperata. Inoltre, non era un decadente, come lo si dipinge continuamente, ma un innovatore, un uomo che andava avanti, che aveva gli occhi sia sulla nuca sia sulla fronte, che riusciva a vivere di passato e a proiettarlo nel futuro. Anticipa tutti in tutto, nella politica, nel costume, nella letteratura, nella vita quotidiana, è un uomo di una potenza visionaria straordinaria.

Anticipa quasi i divi hollywoodiani…
Sì, è lui a inaugurare il divismo, il gossip: la storia d’amore con la Duse fu la prima tra due divi, per la quale le gazzette mondane impazzirono. Lo stesso accadde nel cinema, nella pubblicità, nella comunicazione. Questo d’Annunzio libertario e innovatore è quello che io voglio trasmettere nel 2013 in un grande convegno che si terrà a Pescara per i 150 anni dalla nascita.

Questa cultura del Vittoriale è una cultura “in attivo”?
Al di là dell’aspetto culturale, il Vittoriale è comunque anche un’azienda: una delle rovine del nostro patrimonio culturale sta nel considerarlo qualcosa che non ha niente a che vedere con l’economia. Il Vittoriale mantiene quarantatre persone e le loro famiglie, oltre a tutto l’indotto, come il paese di Gardone, che vive in parte grazie a esso. Con grande fatica ho portato a termine, appena arrivato, quella privatizzazione richiesta da tutti i Governi da fine Novecento a oggi, ma mai realizzata finora, proprio per rendere il Vittoriale più indipendente economicamente e gestionalmente. Il Vittoriale non privatizzato, totalmente pubblico, riceveva dallo Stato quarantottomila euro l’anno. Solo quarantottomila euro e il giogo dell’amministrazione pubblica addosso. Questa privatizzazione comporta invece un nuovo statuto, abbiamo rinunciato a quella somma, ma grazie a un CDA più agile possiamo far entrare tre finanziatori privati: ne abbiamo già trovato uno, la Fondazione CAB di Brescia, che già ci aveva dato i fondi per il Museo d’Annunzio Segreto. Tutto questo perché il Vittoriale deve essere in utile; con grande gioia l’anno scorso ho annunciato trionfalmente che il Vittoriale aveva guadagnato duecentottantamila euro! A me non piace fare l’intellettuale puro: è vero che il momento di più grande gioia professionale per me è quando sto da solo davanti alla mia scrivania a studiare e a scrivere un libro, però non potrei fare questo tutto il giorno. Io ho sempre amato dirigere giornali, riviste, case editrici, fondazioni, fare il manager culturale, quindi far fruttare la cultura. Il Vittoriale che funziona non deve pensare solo a far arrivare più studiosi possibile, a conservare l’immagine di d’Annunzio, a comprare documenti (perché parte dei soldi guadagnati vengono utilizzati per comprare autografi dannunziani, che altrimenti andrebbero dispersi), ma anche a reinvestire per il Vittoriale stesso. Per il terzo anno consecutivo, il Vittoriale è tra i dieci più bei parchi d’Italia: sì, perché questo parco è parte integrante del Vittoriale, d’Annunzio aveva disposto personalmente i giardini, numerando tutti i cipressi. Dal '38 a oggi ne erano morti venti, ma li ho fatti ripiantare con tanto di nome dannunziano. Occorre quindi curare questo luogo come luogo di cultura da amare, ma anche come azienda.

Al Vittoriale tutto ci parla di bellezza (il tema in assoluto più caro a FULL Magazine): le stanze strapiene di oggetti, le reliquie, gli odori dei giardini, lo stupore degli angoli nascosti. Quasi un luogo astratto da tempo e spazio, in cui sembrano vigere regole incuranti della contingenza del presente. Qual è la regola principale per comprendere, penetrare questo luogo?
La risposta più giusta potrebbe essere “conoscere d’Annunzio”, partire da questo per capire il Vittoriale, ma in realtà è verissimo anche il contrario: arrivare a capirlo non sapendo niente di lui, partendo dal Vittoriale. Ecco la bellezza di questo luogo: è sì figlio di d’Annunzio, una sua opera, riporta continuamente a lui, ma anche chi viene qui non sapendo minimamente chi sia (e succede spesso, soprattutto con alcuni stranieri) può leggere questo luogo nella sua bellezza in sé, che è unica, perché non richiama altro, non è paragonabile ad altro, l’architettura di Maroni non si trova altrove se non in qualche edificio a Riva del Garda. È la filosofia dannunziana del ricordo, delle pietre, dei cimeli, della nave sulla collina, è l’idea di farsi qua un principato.

Il Vittoriale ha una sezione didattica molto attiva: in che modo è possibile avvicinare gli studenti alla letteratura dannunziana, tutt'altro che semplice e immediata? Attraverso quali aspetti i ragazzi possono appassionarsi alle opere che l'autore ci ha lasciato?
Un terzo dei visitatori del Vittoriale è composto da scolaresche delle medie e dei licei. Questi ragazzi arrivano spesso con gli occhi spenti, svogliati, ma escono con gli occhi scintillanti perché hanno visto qualcosa che non si aspettavano, di sorprendente, hanno percepito una personalità superiore. Come trasformare tutto questo in una positività culturale? Se gli insegnanti li hanno portati qui, molto probabilmente non c’è in loro il pregiudizio di d’Annunzio fascista e svolgono correttamente la loro funzione che va oltre “La pioggia nel pineto”. Però bisogna fare di più, non ci si può limitare ai settantamila studenti che vengono ogni anno. L’operazione didattica è già nata per adesso con le scuole del bresciano, ma c’è un progetto molto più ampio che sto realizzando con Gaetano Bonetta (Preside della Facoltà di Scienze dell’Educazione all’Università d’Annunzio di Pescara), un progetto nazionale per lo studio telematico di d’Annunzio: un sito didattico, interattivo, attraverso il quale le scuole potranno operare su d’Annunzio traendo dal Vittoriale e dall’Università di Pescara le informazioni necessarie. Altri passi saranno sia locali sia nazionali: uno dei miei sogni, che realizzerò (perché i sogni hanno senso solo se vengono realizzati), è creare qui una vera e propria struttura didattica di studio interattivo con tecnologie al passo con i tempi.

Nel tuo libro "D'Annunzio. L'amante guerriero" tu forniscni una visione di questo grande personaggio che esce dai soliti cliché e, infatti, proprio attraverso i soliti cliché viene comunemente ricordato (il decadente, il sostenitore del Fascismo, il donnaiolo...). Qual è, a tuo modo di vedere, il contributo più importante (di qualsiasi natura esso sia) che il Vate ci ha lasciato?
Beh, posso smentire il d’Annunzio decadente, il fascista, ma non posso smentire il d’Annunzio donnaiolo! Anche qui però va fatta una precisazione necessaria per introdurre il personaggio. Io sto scrivendo un secondo libro su d’Annunzio che uscirà per i 150 anni, dal titolo provvisorio “Casa d’Annunzio”: tratta la vita quotidiana qua al Vittoriale di un uomo molto speciale; lo scrivo camminando per le stanze, cercando di immergermi nell’atmosfera. Tutte le presunte perversioni di d’Annunzio non esistono, la sua sessualità era quasi banale, ma la cosa fantastica è che da giovane, come da vecchio, ha sempre avuto tutto ciò che desiderava. Come tutti i grandi amatori aveva una sensibilità femminile molto spiccata, era donna dentro senza per questo essere omosessuale. Lui è stato, su tutto, innovatore. Ha innovato la letteratura italiana: alla fine dell’Ottocento la letteratura italiana non esisteva nel mondo, nessuno fuori dall'Italia conosceva Manzoni… D’Annunzio era invece letto da Proust, da Joyce, da tutti i più grandi scrittori della sua epoca, tradotto in tutte le lingue, ha rinnovato la letteratura e la poesia italiana. Nella società rende pubblico lo scandalo, rendendo lecito tutto ciò che gli altri fanno di nascosto; ha portato intere generazioni a imitarlo, a evolversi verso quello che noi siamo, sessuomani, consumisti... È stato il primo a usare l’espressione “beni culturali” e a difenderli, il primo a usare la parola “intellettuale” nel senso che applichiamo oggi e così per un’infinità di altri nuovi concetti. Innovatore anche in politica. Si fa eleggere deputato, giusto per la curiosità di vedere come fosse, e non voterà mai, seguendo il concetto del Superuomo (non era fascista, ma non era certamente un democratico). Si alzerà platealmente dai banchi della Destra andando verso i banchi della Sinistra: per noi adesso non è strano, ma una volta non succedeva mai, c’era semmai il trasformismo, ma una cosa del genere, fatta per opporsi all’indirizzo di governo, non esisteva. Lui trasformò il Nazionalismo in un fatto culturale non trucemente bellico, influenzando molto il sentimento patriottico. Innovò la pubblicità, fu il primo grande comunicatore e il primo grande costruttore dell’immagine di se stesso.

Cosa manca ancora al Vittoriale? Viaggiando con la fantasia: se d'Annunzio tornasse fra noi, qui, a casa sua, di cosa sarebbe soddisfatto e di cosa ti rimprovererebbe?
Si congratulerebbe per la bellezza e l'intelligenza di mia moglie (ride NdR)! A parte questo, credo si congratulerebbe con me per aver capito il suo spirito: ci sono qua intorno conservatori della polvere che vorrebbero che tutto restasse immobile, ma io sono convinto che lui avrebbe voluto che tutto crescesse. Si lamenterebbe di me perché sono un Presidente monogamo (ride ancora NdR)! Mi sono divertito molto nella mia vita, senza precludermi nessuna esperienza, fino a che, sette anni fa, ho conosciuto Paola Veneto, questa donna straordinaria che mi ha reso felice, mi ha dato due bambini meravigliosi e da allora sono un uomo gioiosamente, spontaneamente fedele! Io credo che d’Annunzio non me lo perdonerebbe, perché lui non lo fu mai.

Ci sono molte analogie che ti legano al personaggio di d’Annunzio: quella che forse è la più spinosa riguarda la corrente di pensiero politico cui entrambi siete stati e siete spesso,  erroneamente, associati. In realtà, esattamente come d’Annunzio, lo scenario è ben più complesso di quanto appaia. Come ti definiresti, come racconteresti il “Giordano Bruno pensiero”?
L’ho già detto pubblicamente molte volte... Io credo che la parola libertà vada declinata per intero. Io sono liberale, liberista, libertario ed ex libertino perché tutte queste cose vanno di pari passo, la libertà va presa per intero. Questo è il mio pensiero... È di destra? No: è libertario.

Grazie!
Evviva, grazie a voi!