'Le Stanze Verticali' di Bruno Biondi

All'esordio la personale 'Aniconico' di Chiara Bevilacqua

mercoledì 31 ottobre 2012

FULL Magazine e LAD Studio insieme in missione!


Dopo la fantastica esperienza condivisa dello stand ad ArtVerona, si stringe il rapporto fra le nostre reciproche e attivissime realtà.
A partire dalla prossima settimana parte del LAD Studio e della redazione di FULL Magazine partirà alla volta di Dubai e Madrid per importanti servizi relativi alla rubrica di architettura 'FULL of Converse'! Un ringraziamento a chi, come Siro e Roberto, rimarrà 'alla base' per coordinare 'le operazioni da terra'!

'Un piccolo passo per noi della redazione, un balzo da gigante per FULL Magazine!'

Nella foto (da sinistra): 
- Nicola Pacini, Responsabile Food e redattore architettura di FULL Magazine
- Marta Conforti, Coordinamento architettura di FULL Magazine
- Lorenzo Ricciarelli, Responsabile architettura di FULL Magazine
...nonché membri del LAD Studio

martedì 30 ottobre 2012

'Architettura è...'. Il Museo di Castelvecchio a Verona

Autore: Lorenzo Ricciarelli, Responsabile Architettura FULL MagazineAdvisor: Marta Conforti, Coordinamento Architettura FULL MagazineFoto: Ricciarelli - Conforti

Abbiamo visitato il Museo di Castelvecchio, uno dei più importanti musei di Verona nonché uno dei più interessanti nel panorama dell’arte italiana e straniera. L’interesse era incentrato sull’intervento dell’architetto Carlo Scarpa (Venezia 1906-Sendai 1978): il museo difatti è stato oggetto dell’intervento di restauro dal 1957 al 1975 ed ha portato alla realizzazione dell’allestimento che prende forma all’interno della fortezza di Castelvecchio e si articola in circa trenta sale e relativi settori: scultura,  pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e antiche campane cittadine.
L’occasione ci è gradita, oltre che per presentare l’intervento dell’architetto veneziano quale celebre esempio di architettura museale ed intervento di restauro, per portare all’attenzione dei  lettori  il progetto Carlo Scarpa: in considerazione del ruolo centrale della figura dell'architetto nel panorama dell’architettura contemporanea, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Regione del Veneto hanno costituito nel 2002 un Comitato paritetico Carlo Scarpa, finalizzato alla conoscenza, conservazione e valorizzazione dell’opera dell’architetto veneto nonché dell’archivio dei suoi disegni autografi acquisito dallo Stato italiano.
In particolare la Regione del Veneto ha destinato risorse importanti a un insieme integrato di iniziative promosse e sostenute dal Comitato paritetico. Primi fra tutti le indagini conoscitive, il rilievo e il restauro di un gruppo di edifici di Scarpa, tra i quali il Museo di Castelvecchio di Verona, la Fondazione Querini Stampalia a Venezia, la Gipsoteca Canoviana di Possagno e casa Gallo a Vicenza. Parallelamente la Regione del Veneto ha intrapreso una sistematica campagna di acquisizione di disegni di Carlo Scarpa presenti in collezioni private e li ha depositati presso il Museo di Castelvecchio. Con la digitalizzazione dei disegni del Museo di Castelvecchio consultabile su web, ha avuto inizio la costruzione del primo nucleo del sistema informativo Archivio Carlo Scarpa. Presso il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, è stata inoltre realizzata la Fototeca delle opere dell’architetto, con la raccolta di foto storiche, una nuova campagna fotografica e il progetto di una videoteca di interviste a committenti, collaboratori, interlocutori ed esecutori.

Sospesi nel tempo...

Giunti a destinazione presso la fortezza di Castelvecchio, con il nostro nuovo numero di FULL fresco di stampa sotto braccio, ci addentriamo curiosi all'interno del cortile che fa da cornice allo scenario delle quinte murarie della fortezza, che silenziose definiscono lo spazio museale. Il cielo è terso, i colori intensi e scintillanti di luce propria, mentre i volumi dei corpi di fabbrica proiettano le loro ombre a terra dove un rigoglioso prato verde restituisce agli occhi una piacevolissima immagine di quiete e dona allo spirito la sensazione di arresto del tempo. Percorriamo l'unico sentiero tracciato, mentre allineamenti, superfici pavimentate e selciate, sono parte di un apparato di segni forti che danno valore plastico alle preesistenze e sottolineano la raffinata maestria con la quale Carlo Scarpa ha operato in un contesto storico denso di cultura e tradizione senza intaccarne l'essenza. Una lama di cemento scolpisce lo spazio d'ingresso ed invita ad entrare dentro. 
Con lo stesso rispetto che l'architetto veneziano ha riservato alle fabbriche della fortezza, silenziosamente, accolti da una luce soffusa intrisa di armonica lucentezza, ci addentriamo nelle sale del museo e ci scopriamo d'un tratto parte di un tutto che ci catapulta in una dimensione parallela e misteriosa: sospesi nel tempo percorriamo gli spazi guidati dalle opere, autentiche custodi del luogo, che ti suggeriscono il passo successivo da compiere... procediamo attraverso un percorso impercettibile, ma attentamente ponderato e definito dai segni tracciati in pianta mentre sculture, incisioni e lastre marmoree assistono da spettatori al costante incedere del fruitore. Storditi ci rendiamo conto di percorrere le vie che portano all'essenza della poetica del mostrare: siamo spettatori di un allestimento che rispetta e valorizza nel profondo i contenuti dello spazio delle sale, ne esalta le volumetrie, le proporzioni, le aperture verso l'esterno ma costruisce al contempo un intreccio carico di significati. Le opere esposte godono di carattere e lucentezza propri pur nella condivisione dello stesso spazio, definiscono i percorsi da seguire, e sospese da terra, donano all'osservatore quei loro valori plastici che proiettano la mente oltre la semplice apparenza e fanno cogliere il valore profondo del loro essere. Al centro dell'esperienza che il museo offre è l'evidenza dell'azione compiuta dal tempo...



Può l’architettura essere poesia?


Sono i particolari a fare la differenza, a esaltare il valore compositivo dell'opera dell'architetto che restituisce alla città, alla storia e alla cultura uno spazio espositivo che è espressione di se stesso, della sua potenzialità evocativa e della storia che rappresenta. Con rispetto profondo nei confronti della preesistenza, gli oggetti (sculture, lastre, dipinti e armi) sono sapientemente dislocati all'interno dei vari ambienti, come ad eliminare la distanza tra contenuto e contenitore, mentre ciò che fa parte del nuovo intervento è sempre ponderatamente giustapposto e mai sovrapposto alla preesistenza, con fine sensibilità. La scelta materica cade sempre a favore della nuda verità del materiale (cemento ed acciaio su tutti) a scapito di inutili formalismi decorativi o finzioni del tutto ingiustificate. Ciò che è nuovo e fa parte dell'allestimento è riconoscibile, sincero, sobrio, elegante e sempre staccato dalla struttura muraria antica: percorsi, passerelle, gradoni, rivestimenti interni ed esterni sono autenticamente riconoscibili, semplici nella forma, autentici nel materiale.
Nessuna finzione, nessuna caduta verso la faciloneria stilistica o la retorica ornamentale, soltanto nuda verità dei materiali nuovi che, con sincera eleganza, dialogano con le pietre e i mattoni antichi della fortezza. Così Scarpa declina la sua poetica del mostrare e dimostra abile maestria nell'integrare le strutture del passato con l'innovazione del presente, a fronte di una profonda conoscenza della storia  e in continuità con la linea solcata dal Movimento Moderno. La disciplina della misura caratterizza tutto ciò che a Castelvecchio si può vedere ed evidenzia come ciascun episodio sia concepito in funzione dell'altro, parte di un procedimento compositivo capace di relazionare tra loro e fondere, fino quasi a nasconderne le origini, le figure evocate. La misura è il fondamento della tecnica che l'architetto possiede e il controllo del tempo l'arte che adopera per evocare immagini spirituali. 
I sei anni inizialmente dedicati da Scarpa al progetto di Castelvecchio non sono molti se a reclamarli è questo forte controllo del tempo, questa magnifica capacità evocativa tirata in ballo dalla sua poetica del mostrare. Tutto questo giustifica quanto si sentiva al momento della realizzazione ripetere circa i tempi ingiustificatamente lunghi; giustifica persino la pigrizia con cui Scarpa assolveva agli incarichi ricevuti. Sarebbe inopportuno non identificare la sua inclinazione a procrastinare con l'esercizio del dubbio e della pazienza, con l'affetto per la sorpresa, con il timore che dovrebbe sempre accompagnare il compiersi di ogni atto conclusivo di una vicenda costruttiva.
Il museo di Castelvecchio rimane opera emblematica dell'architetto: il suo fare era la sua cultura, e come i suoi disegni raccontano, Scarpa pensava facendo. Sapeva e , opportunamente lo spiegava ai suoi studenti, che la poesia nasce dalla cosa in sé e non può essere il fine dell'architetto. “L'architettura che noi vorremmo essere poesia dovrebbe chiamarsi armonia”, sosteneva, essendo questo lo scopo dell'esercizio costruttivo, l'unico di cui il progettista deve sentirsi responsabile.



domenica 28 ottobre 2012

FULL Magazine su 'Non zittite l'Arte!'

Siamo felici di segnalare che il blog ufficiale dei Lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari ha riportato la prima delle nostre recensioni dedicate al loro splendido lavoro, con un commento più che apprezzato:

"Un grazie di cuore alla dott.ssa Zavattari, da parte di tutti i lavoratori del Teatro, per questo magnifico post"

Clicca qui per leggere l'articolo su FULLMagazine

Come risulta chiaramente attraverso le parole di Patrizia Zavattari, autrice dell'articolo, la redazione di FULL Magazine è estremamente sensibile riguardo alle problematiche che questi musicisti stanno vivendo. 

Questo caso ci permette di esprimere la nostra massima solidarietà a loro e ai moltissimi colleghi che da nord a sud vivono simili problematiche. Un paese che limita la cultura è un paese destinato al declino.
Per esprimere il nostro sostegno simbolico, citiamo il titolo stesso del blog di questi professionisti:

NON ZITTITE L'ARTE!

Il direttore editoriale e il Responsabile Teatro di FULL Magazine, con la redazione tutta.

Haydn e Mozart al Teatro Lirico di Cagliari


Autore: Dott.ssa Patrizia Zavattari

Nella calda atmosfera del Teatro lirico di Cagliari ha inizio il secondo appuntamento con la stagione sinfonica. Il programma prevede una prima parte in compagnia di Haydn e la seconda con Mozart.
Con una piccola inversione di programma, l’orchestra ci propone prima la Sinfonia in Sol Maggiore Hob. I:88, componimento in quattro tempi, in cui gli strumenti si confrontano con la direzione del Maestro Benedetti Michelangeli. La sua bacchetta scandisce il ritmo con precisione tecnica ma la focosità del Direttore non tarda a manifestarsi: è soprattutto nei movimenti allegri che sembra trasformarsi in una sorta di moschettiere: gambe flesse, tronco sporto in avanti, impugna la bacchetta come fosse una spada con cui intima la guardia. Riceve in cambio suoni che si alternano perfettamente ai suoi movimenti, davvero come in un entusiasmante incontro di scherma che tiene tutti col fiato sospeso. E ogni volta che i suoi comandi richiedono maggior impeto, li precede battendo con forza le suole sulla pedana, come a voler scandire anche con i piedi il ritmo incalzante della sinfonia. Chiudendo gli occhi potremmo immaginarlo nei panni di un ballerino di flamenco.
La precisione dei gesti compiuti all’unisono fa sembrare gli orchestrali un battaglione di soldatini e, soprattutto nel terzo movimento, la sezione dei violini pare addirittura composta da marionette, tutte mosse da fili invisibili magistralmente tirati da un’unica mano che li sovrasta.
La serata prosegue con uno dei più bei concerti scritti per violoncello e orchestra, Concerto in Do Maggiore Hob. VII:1. Un altro capolavoro di Haydn.
L’orchestra, diretta stavolta dalle nude mani del Maestro, che sembrano voler accarezzare i suoni che si produrranno, accompagna amorevolmente uno dei suoi primi violoncelli, Emanuele Galanti, prima nella dolcezza del Moderato e dell’Adagio, poi nel brio dell’Allegro. Quel suono dolce, di uno strumento caldo come può essere il violoncello, si fa soprattutto accattivante quando può esprimersi nei toni gravi, in cui la cassa risuona di una rassicurante melodia.
Ma è nell’ultima Sinfonia, la numero 40 in Sol Minore (K. 550) di Wolfgang Amadeus Mozart, che Benedetti Michelangeli raggiunge il massimo coinvolgimento fisico. È visibile agli occhi di tutti la pelle lucida tradita dai movimenti di quel colletto alla coreana che seguono l’impeto con cui il Maestro ci fa apprezzare la forza della sua orchestra. E con l’orchestra riprende la sfida cominciata con la prima sinfonia: un tira e molla di movimenti e suoni, incitando talvolta gli archi, talvolta i fiati, e ogni sezione. Si sporge verso di loro in movimenti che ricordano i lancio dei dadi, per poi ritrarsi padrone della sua postazione. Da lì conduce il gioco con vibrazioni della bacchetta tanto veloci da non poterla più distinguere, e ci appare come una bianca impressione visiva, un tutt’uno col crescendo dei suoni che rendono giustizia alla maestosità di questa sinfonia. 
L’applauso avvolgente del pubblico dimostra il palese apprezzamento, di fronte a un maestro che, mostrandosi ora ai plaudenti, si inchina grondante di sudore, sfinito e appagato.

Foto © Tomaso Wührer

sabato 27 ottobre 2012

"Biancaneve il Musical" in tutti i teatri d'Italia a partire dal 24 novembre


La Happy Live Creations presenta Martha Rossi in Biancaneve il Musical: totalmente made in Italy,  il "family show" è ideato dalla penna del regista Enrico Botta e della scenografa, grafica e costumista Annalisa Benedetti, già creatori di Alice nel Paese delle Meraviglie – il Musical.

Molte le novità previste per la tournée 2012/2013, prima fra tutte la partecipazione di Martha Rossi: la celebre performer italiana, già protagonista in Peter Pan il Musical e We Will Rock You il Musical dei Queen e in tutte le radio e nei migliori negozi di dischi con l’album Musica sarà di Universal, interpreterà il ruolo della dolce e candida Biancaneve. Al suo fianco, nel ruolo del temibile Cacciatore, troveremo Simone Sibillano, interprete di fama, amato da pubblico e critica, tra i più stimati performer di musical italiani, noto al grande pubblico per partecipazioni in produzioni di successo, tra cui spicca quella da protagonista nell’edizione italiana del musical Jesus Christ Superstar. Nel ruolo della Regina troveremo Susanna Pellegrini, reduce dagli acclamati Mamma Mia il Musical e I Promessi Sposi, in cui ha interpretato con successo il ruolo della Monaca di Monza. A vestire i panni del bel Principe sarà invece il talentuoso Gianluca Roncari, anch’egli con all’attivo parti in cast di musical applauditi da critica e pubblico quali Peter Pan, Aladin e Robin Hood.

Lo spettacolo partirà in tour il 24 novembre 2012, con il debutto al Teatro Verdi di Montecatini Terme. Il family show prodotto dalla Happy Live Creations toccherà le più importanti piazze Italiane come l’Ariston di Sanremo, l’Alfieri di Torino, l’Europauditorium di Bologna, il celebre Teatro della Luna di Milano, il Delle Palme di Napoli e il Teatro Nuovo di Verona. La regia di Enrico Botta, la direzione artistica, le scene e i costumi di Annalisa Benedetti, le musiche di Daniele Biagini, la direzione musicale e vocale del maestro Massimiliano Grazzini, le liriche di Lorenzo Biagini, le nuove coreografie ideate da Chiara Scipione e le luci di Alessio De Simone proietteranno lo spettatore nel fiabesco mondo incantato dove la Natura fa da protagonista.

Uno spettacolo per tutti, grandi e piccini, che trasporterà lo spettatore all’interno di una fiaba magica legata alla natura perché con “Biancaneve il Musical” Emozionarsi è Naturale!

"Emozionarsi è naturale" – spiega il regista Enrico Botta – rappresenta la missione creativa che noi tutti abbiamo seguito nel realizzare “Biancaneve il Musical”. Parlo di “noi tutti” perché questo spettacolo è il frutto della passione, dell’amore e della grande creatività di un cast speciale che ha messo a disposizione non solo la sua grande professionalità, ma bensì quel qualcosa in più, quel qualcosa di magico chiamato anche Cuore. Abbiamo cercato di raccontare – continua Botta – anche quello che i Fratelli Grimm non avevano scritto, tentando di immaginare e di mostrare al pubblico i sogni, i caratteri, le vite dei personaggi principali della fiaba, creando delle connessioni fra loro, accentuando ancora di più la storia d’amore fra il Principe e Biancaneve e approfondendo dei personaggi bellissimi come quello del Cacciatore, creando loro un background e un’evoluzione interiore di grande intensità. È stato molto stimolante e divertente dare una nostra chiave di lettura ai Sette Nani, facendoli diventare delle vere e proprie macchiette, azzardando con il cambiarne i nomi, a vantaggio di una creativa versione naturalistica, e raccontando la loro fantastica storia. Il nostro amore per la natura e il desiderio di portare in teatro uno spettacolo che ponesse al centro dell’attenzione questo messaggio hanno trovato la loro evoluzione all’interno della storia, dalla scenografia al costume, rendendo ancora più magico e fiabesco il nostro racconto, per una storia d’amore ancora più "naturale" .

--
BIANCANEVE IL MUSICAL

Regia Enrico Botta
Direzione Artistica scene e costumi Annalisa Benedetti
Direzione musicale e vocale Massimiliano Grazzini
Liriche Lorenzo Biagini
Musiche Daniele Biagini
Coreografie Chiara Scipione
Luci Alessio De Simone

Biancaneve Martha Rossi
Cacciatore Simone Sibillano
Regina Susanna Pellegrini
Principe Gianluca Roncari
Sette Nani :
Pignolo Edoardo Scalzini
Ortica Beatrice Mondin
Polline Alessadra Devilla
Porcino Stella Pecollo
Mieloso Mikela Rebua
Selvatica Veronica Appeddu
Castagna Giorgia Arena
Dee:
Aria Annalisa D’Ambrosio
Acqua Serena Olmi
Terra Giulia Fabbri
Fuoco Valeria Camici
Ensemble Marco Schiaroli

mercoledì 24 ottobre 2012

Art Verona: progetti, idee, giovani… E il mondo funziona!


Al nostro stand di ArtVerona è venuta a trovarci una ragazza di nome Sharal. Tanto giovane quanto sveglia, si è proposta di pubblicare di tanto in tanto qualcosa per noi. La vocazione di FULL Magazine è quella di dar spazio a persone che abbiano qualcosa di interessante da dire. Anche stavolta dovremmo aver fatto centro. Iniziamo col pubblicare un articolo su ArtVerona stessa, in grado di rappresentare una visuale differente e più esterna rispetto alla nostra, che quello spazio lo abbiamo vissuto esclusivamente dall'interno.

Autore: Sharal Albarello
Articolo pubblicato anche sul blog di Sharal

È iniziata giovedì 18 ottobre e si è conclusa lunedì 22, l'Ottava edizione di ArtVerona, la fiera delle gallerie italiane di arte moderna e contemporanea, alla Fiera di Verona. Due padiglioni riempiti di arte in tutte le sue forme: grafica, scultorea, colorata, fredda, scura, sublime, dolce, delicata. 

Dipinti che vanno dal remake di opere classiche, all'espressività di Warhol, alla bizzarria di Fontana, all'originalità di Boetti, fino ad arrivare agli artisti emergenti, al loro nuovo modo di intendere il mondo attraverso il colore o la sua assenza, attraverso installazioni, ingegni o sculture, che possano descrivere il loro stato d'animo e lo stato d'animo di tutti. 
Sono artisti usciti dalle Accademie, usciti dai garage e dagli scantinati, usciti dalle camere disordinate. Artisti usciti dalle burrasche, dai dilemmi, dai dubbi, e che buttano nero su bianco le loro angosce, frustrazioni, insicurezze e le mostrano al mondo, come Arte, come qualcosa che si spiega solo attraverso il cuore. 
Assieme alle 75 gallerie degli espositori più importanti d'Italia, quest'anno il Comitato Direttivo di ArtVerona ha scelto di dare spazio anche a due progetti che hanno reso questa ottava manifestazione significativa e imperdibile. 
Il primo progetto, Indipendents3, è stato realizzato per promuovere tutte le nuove esperienze creative indipendenti, le nuove associazioni di giovani artisti che in questo clima di crisi economica e difficoltà, presentano in fiera la loro creatività, la loro visione dell'Arte attraverso installazioni, opere e dialogo. 
Il curatore del progetto,Cristiano Seganfreddo ha presentato così Indipendents3:"Da Caserta alla bassa veneziana. In tutto con una sola, sana, volontà di fare, fisicamente, contro il luogo comune qualcosa di comune. Eccovi le tante riserve di ricchezza, spazi di diversità, a qualità alterna, ma sempre sincera. Che ci dicono che il Paese, sotto sotto, distante dal luogo comune, è vivo e pulsa".
Il secondo progetto, non meno ammirevole, è quello di Starting Collection, una guida web partita il 30 settembre, di opere originali e multipli di costo non superiore ai 6000 euro. Tutte le opere sono state esposte all'ArtVerona, in un'area riservata, l'ArtVeronaEasyArea, dove sono state evidenziate con un'apposita segnaletica.Questo progetto ha permesso quindi di identificare l'opera via web e successivamente vederla in fiera, incontrandosi direttamente con il gallerista.
Oltre all'opportunità per tutti di avviare una propria collezione d'arte, il progetto serve anche a coloro che hanno semplicemente il sogno di avere un'opera d'arte in casa, sogno spesso irraggiungibile dati i costi esorbitanti delle opere. Ma grazie a questo progetto, i "sognatori" hanno potuto comprare opere a prezzi contenuti. 
Ai bordi dei padiglioni inoltre è stato riservato dello spazio per le case editrici minori e i blog d'arte. 
Altre iniziative sono state quella de "I benandanti", un focus sul ruolo del curatore nell'attuale sistema dell'arte; un dj set a cura di Interzona, l'associazione culturale dei giovani di Verona; il FaceToFace, lo spazio tradizionalmente dedicato all'approfondimento con conferenze e dibattiti. Una nuovissima iniziativa è stata quella di ArtVeronaYoung, una sezione in pensata per avvicinare all’arte moderna e contemporanea bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni con laboratori creativi e percorsi espositivi. 
L'arte è stata anche quest'anno apprezzata a Verona grazie a questo evento che speriamo continui ad esserci e ad evolversi, rispettando i tempi e l'impegno degli artisti, da quelli più conosciuti a quelli che si stanno "facendo le ossa", con pennello e scalpello, alla ricerca di un posto nel mondo.
Grazie all'arte il mondo vive e resiste contro l'incepparsi delle macchine economiche e delle difficoltà sociali, ci permette uno spiraglio di luce e ci spinge a non mollare. 

L'arte di oggi è un'arte estrema, non ammette centrismi. Non ammette moderazioni. Da un lato il nulla, dall'altra il tutto. È un po' come lo stato d'animo dell'uomo odierno, incastrato nella quotidianità della vita, che cerca un modo per evadere attraverso una pulsione potente che lo spinge a dare tutto se stesso in qualcosa o in qualcuno. 
Oggi non ci sono mezze misure, non c'è attesa, è la società del "tutto e subito" che diventa consumismo, egoismo, e che troppo spesso sfocia in estremismi come il disprezzo per gli altri, per l'ambiente, il bisogno costante di possedere, fino alla violenza.
Oggi sembra che l'artista abbia bisogno non semplicemente di parlare attraverso un'opera d'arte, ma di gridare, buttare fuori quello che si tiene dentro. L'artista oggi protesta, dice la sua, non se ne sta in silenzio ad ammirare un paesaggio e poi riesprimerlo con un'opera. Egli è fruitore di un paesaggio che è quello del suo animo tormentato e del suo bisogno di riscattarsi e diventa portatore di una voce, che è sempre più spesso la voce del popolo che vuole ribellarsi alle norme, al sistema, alle ingiustizie. 
Ed ecco che, esprimendo le emozioni universali dell'uomo, le opere parlano anche di noi, quando noi ci ritroviamo in esse. 

Guardare un'opera d'arte è una scoperta di un lato di noi che non conoscevamo. Talvolta ricordiamo chi eravamo oppure conosciamo chi saremo. 
È sempre un immergersi e un comprendersi. 

Ma solo finché esisteranno manifestazioni d'arte, come ArtVerona ciò sarà possibile. Un progetto come questo va protetto e lodato, non solo per la sua bellezza, ma per l'importanza che ha oggi nella nostra società: la possibilità, nonostante tutto, di ricercare ancora noi stessi, che seppur abbiamo o vogliamo tutto, in realtà siamo in continua ricerca di uno spazio che sia nostro. 
Quello spazio che desideriamo e non riusciamo a trovare nelle cose comprate, nei negozi visti, nelle persone, nei numeri in rubrica, nel cibo, nel vino, nella droga, nel sesso, nel tutto... 
Quello spazio che cerchiamo e che ci viene di diritto, è proprio lì, dove l'occhio è rapito, o dove l'udito è conquistato, dove tutti i nostri sensi convergono e dove il cuore posa le sue radici. Uno spazio solo per l'Arte. Di tutti, di noi, di uno solo. Del mondo intero. 

PREMIO ICONA 2012

Come in ogni edizione di ArtVerona, anche questa ha avuto un vincitore per il Concorso ICONA, dove una Commissione presieduto da Cristiana Collu, direttore del MART di Rovereto, e da Paola Marini, direttore dei Musei d'Arte e Monumenti del Comune di Verona, ha rilasciato un premio che equivale all'acquisto dell’opera scelta, che diventerà l’immagine della comunicazione di ArtVerona dell'anno successivo e che sarà data in deposito a un museo dell'Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani, che quest’anno sarà il MART di Rovereto.
L'opera selezionata come ICONA 2012 è quella di Michele Spanghero, Voice of Space, 2012.

Alla scienza il conto più caro del terremoto dell'Aquila


Articolo tratto da FULLofScience.org, lo spin-off di FULL Magazine interamente dedicato alla scienza

Autore: Francesco Zavattari, direttore editoriale di FULL Magazine
© Foto di Francesco Zavattari realizzata a Onna - Reportage per 4rum.it, aprile 2009
© 2010 - Acquisizione delle immagini da parte di FULL Magazine


Stai a vedere che, alla fine, in un paese in cui ladri, assassini, corrotti e mentecatti di ogni genere finiscono quotidianamente per essere 'sopportati' se non celebrati, il conto più caro per ripulire un po' l'immagine della giustizia è posto nelle già tremanti mani della scienza. Esperimento fallito. Il mondo ride ancor più di noi.
Stai a vedere che tutto questo giustizialismo sfrenato una qualche influenza, persino fino alle più alte sfere della legge, l'ha davvero creata.
In attesa delle motivazioni ufficiali che hanno portato il Tribunale dell'Aquila a condannare a sei anni di carcere sette vertici della Commissione Grandi Rischi, viene da pensare che questa sentenza sia stata frutto della volontà, sempre più crescente, di dare in pasto al popolo un capro espiatorio. In un momento in cui l'intera credibilità sociale e politica del paese si fa giorno dopo giorno più incerta, qualcuno deve aver pensato bene di infliggere una condanna esemplare che risollevasse le sorti della nostra credibilità. Che desse all'Italia l'immagine di un paese che, come si dice sempre più con ipocrisia, 'sa stringersi nei momenti più tragici, sa ripartire' e, in questo modo, 'sa punire'. 
Stavolta però sembra essere successo qualcosa. Al di là della, quasi scontata, reazione da parte dell'intero establishment scientifico internazionale, che ha più che duramente criticato l'operato di chi è stato chiamato a giudicare gli imputati, una vox populi crescente in queste ore sembra andare in controtendenza rispetto al trend accusatorio che, 'a prescindere', si leva solitamente in simili momenti. L'occasione di solito è troppo ghiotta: eventi di questo tipo ci regalano la possibilità di puntare il dito e niente più di questo ci fa sentire immacolati. Forse solo il poter dire 'fossi stato io in quella posizione avrei agito diversamente'. Ma qui non stiamo parlando dell'ultima partita della nazionale. Parliamo di vite, di vite spezzate, di lacrime e tragedie. Guardare a tutto questo con superficialità è male, specularci è peggio. Specie in un contesto mediatico e sociale in cui si passa con facilità dall'accusa più feroce al garantismo più schierato e convinto (vedi il processo per l'omicidio di Meredith Kercher).
Per quanto riguarda questo caso, la serie di illustri dimissioni, i molti commenti arrivati da ogni testata giornalistica del pianeta e, soprattutto, l'indignazione di quegli stessi scienziati a cui affidiamo spesso la responsabilità delle nostre vite, dovrebbe e forse sta già facendo riflettere.

Forse, ma è compito della legge stabilirlo, i sette imputati, a oggi condannati, non sono dei criminali. Sono persone che hanno famiglie, che avevano un lavoro rispettabile e che alla fine hanno, molto probabilmente, non agito nella maniera più lineare e tempestiva. Anche per chiarire questo aspetto saranno importanti le motivazioni della sentenza. Quello che c'è da capire è se davvero, al di là dei tanti termini di legge, in soldoni, sulle spalle di queste persone possa davvero essere caricata parte della responsabilità di oltre trecento vittime. Il carcere è sicuramente un tormento, ma forse questa condanna, moralmente, lo è persino di più.

Per coscienza e intelligenza, ma soprattutto per non prender per buono tutto quello che cade dall'alto trasformandolo in chiacchiera da bar, sarebbe meglio cercare di rimanere informati, di farsi un'idea il più possibile basata sulla scienza. Almeno quanto a livello popolare sia possibile comprendere. 
I limiti di base imprescindibili e intrinseci  della disciplina in questione devono o dovrebbero necessariamente pesare nel momento in cui si giudicano i fatti. L'impossibilità di una precisa previsione sismica è un fattore rilevante nella considerazione di tutto questo. Paradossalmente presumere superficialmente che la scienza sia sempre e in assoluto nella possibilità di chiarire e spiegare ogni aspetto della nostra vita, è un ritorno al passato. La scienza odierna, la più precisa e avanzata di cui l'umanità abbia mai potuto godere, è giunta al livello in cui è e si svilupperà in maniera vertiginosa nei prossimi decenni, anche e soprattutto grazie alla presa di coscienza riguardo a quelli che, allo stato attuale, sono ancora i suoi molti limiti. Mai confondere l'ambizione con la possibilità perché, a quel punto, il piede sarà già scivolato nel limitrofo ma opposto terreno della fantascienza.

In questo complesso caso, forse, a esser fallibile non è stata tanto la scienza quanto coloro che dei suoi limiti vogliono fare un marchio di vergogna da cucire sulla giacca di qualche capro espiatorio.

martedì 23 ottobre 2012

Aperta la nuova stagione sinfonica del Teatro Lirico di Cagliari

Venerdì 19 ottobre 2012 si è aperta la nuova stagione sinfonica del Teatro Lirico di Cagliari.

Autore: Dott.ssa Patrizia Zavattari


Poco prima delle 20 veniamo invitati a prendere posto in platea per una conferenza stampa indetta dai dipendenti del teatro. Orchestrali e coristi sono già in posizione, c’è chi accorda, chi fa vocalizzi, ma c’è un gran mormorio, finché qualcuno non prende la parola. Prima uno dei maestri di contrabbasso poi un corista spiegano le ragioni di questa conferenza stampa. Ci dicono di essere in presidio permanente da circa 20 giorni. Il loro disappunto è dovuto alla nomina della Sig.ra Crivellenti in qualità di sovrintendente del teatro. Gli artisti leggono le pagine dello statuto della loro Fondazione (una delle 14 fondazioni liriche in Italia) che regolano l’elezione del nuovo sovrintendente (“Ma che elezione sia!”, dicono i dipendenti del teatro). Lamentano il fatto che delle circa 40 domande pervenute a seguito del bando indetto per la selezione del nuovo sovrintendente, nessuna sarebbe stata valutata e si sarebbe invece proceduto a una nomina ad personam. Chiedono quindi il rispetto del regolamento disciplinato dal loro stesso statuto, nell’interesse dei circa 240 dipendenti a tempo indeterminato e circa 100 a tempo determinato che, dicono, a causa delle precedenti mal gestioni, hanno subito il decurtamento del 30% dello stipendio. Chiedono che si proceda correttamente perché la gestione della loro Fondazione, come recita lo statuto, venga affidata a un soggetto dotato di specifica e comprovata esperienza nel settore dell’organizzazione musicale e della gestione di enti consimili.

Concludono ringraziando per il prestito di dieci milioni di euro concesso alla Fondazione dal Consiglio Regionale e le poche persone che a detta loro, con passione e totale dedizione, hanno permesso di mettere in scena un Nabucco come quello che ha aperto la stagione lirica ed un concerto, quello che vanno a incominciare, che promettono sarà strepitoso.

Prima di lasciare il palco, che di lì a poco calcheranno nuovamente, chiedono l’appoggio e l’impegno anche degli abbonati, di chi in teatro va a godere della bella musica e ci ricordano, appunto, di essere comunque privilegiati “perché il nostro” ci dicono “è il mestiere più bello del mondo: noi facciamo musica!”.
Salutandoli con un grande applauso, che ha più del caloroso abbraccio, forse ci saremmo aspettati di ritrovare tensione nei suoni che avrebbero prodotto e invece…. la magia ha inizio! Sotto la direzione amorevole del Maestro Ceccato, gli orchestrali sembrano aver dimenticato qualunque angustia; non solo le note si susseguono in un’armonia davvero perfetta, ma i loro volti, sorridenti e sognanti, regalano al pubblico un’atmosfera di beatitudine difficilmente provata altrove.

E così ha inizio la meravigliosa Sinfonia n. 6 in re maggiore di Antonín Dvořák, opera 60

Colpisce subito la gestualità affabile del Direttore. Un padre, con uno sguardo amorevole verso ciascuno dei suoi orchestrali. Nel primo e secondo movimento, “allegro non tanto e adagio”, prevalgono dolcezza, lenti e ampi movimenti. E il richiamo delle note, sì, con un gesto che sembra voler far avvicinare un gattino, Ceccato si rivolge ai singoli artisti chiedendo il suono, la melodia del loro strumento, e così si alternano i fiati e le percussioni, che emergono via via sulla dolce sinfonia tracciata dagli archi, cui il maestro sembra dedicare amorevoli attenzioni. Sembra lasciarsi cullare dai contrabbassi, sguardi d’intesa coi violoncelli, giochi vivaci della bacchetta con viole e violini. E quando la dolcezza lascia il posto al brio dello “scherzo” e soprattutto all’impeto dell’allegro finale, quel padre amorevole sa chiedere ai suoi strumenti la maestosità, l’eleganza, la forza, con cui tutti sembrano finalmente esprimere lo sfogo di una gioia repressa, come un’onda che dalle corde spezzate dei violini sembra propagarsi in sala. Incredulo di tanta bellezza, il pubblico esplode in un applauso che sembra voler proseguire l’armonia del pentagramma.

Non c’è tregua a quello scroscio di mani e il maestro, richiamato più volte dal suo pubblico, chiede con gentilezza il silenzio per pronunciare poche ma toccanti parole, che vogliono appoggiare la difesa della musica. La sua assenza di 43 anni da Cagliari, dice, ha permesso all’energia di accumularsi in quella splendida orchestra. Conclude con una preghiera, mista a minaccia, in un italiano antico ed elegante: “e voi, tenetene da conto!”.

Di quel meraviglioso maestro credo molti di noi ricorderanno un’altra peculiarità. Sì, perché quel che davvero distingue un live dall’ascoltare un brano dal proprio hi-fi comodamente seduti sul divano di casa, oltre alla partecipazione talvolta rumorosa del pubblico, sono i suoni, oserei dire i muggiti, che accompagnano i gesti e gli sforzi del direttore d’orchestra: soprattutto negli ultimi due movimenti della sinfonia di Dvořák, le crome e i quarti di pausa erano caratterizzati non dal silenzio, come atteso, ma da strani rumori, percepibili persino a metà della platea, che provenivano dal palco. Come lo sfogo di un ginnasta che si scarica per lo sforzo del gesto atletico, così Ceccato non si è preoccupato di sporcare la sinfonia, anzi, ha riscritto Dvořák aggiungendo la partitura delle proprie, a mio avviso eroiche, gesta!

Dopo la prova magistrale dell’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, maturata e molto migliorata in tutte le sue sezioni all’orecchio di chi non la sentiva da qualche anno, ora sta anche al coro, preparato dal Maestro Faelli, fare gli onori di casa, e ci prova con i virtuosismi di Sergej Prokof’ev: Aleksandr Nevskij, opera 78, cantata per mezzosoprano, coro e orchestra.

L’emozione non tradisce le loro voci, che trovano la massima espressione in quelle calde e intonate della sezione dei bassi, alle quali Prokof’ev sembra aver dedicato le parti più belle. Ed è nella perfetta armonia di voci e strumenti magistralmente guidati da quella paterna bacchetta che fa il suo ingresso Anastasia Boldyreva, mezzosoprano. Abito nero che le fascia il corpo, lunga treccia appoggiata sul petto, che di lì a poco rivela una potenza che quasi contrasta con quell’immagine di dolcezza. E l’intesa è perfetta, perché è proprio vero, loro sono dei privilegiati, perché fanno il mestiere più bello del mondo: fanno musica!

--

venerdì 19 ottobre 2012, ore 20.30 - turno A 
sabato 20 ottobre 2012, ore 19 - turno B 
Orchestra e Coro del Teatro Lirico 
direttore Aldo Ceccato
mezzosoprano Anastasia Boldyreva 
maestro del coro Marco Faelli 
Antonín Dvořák Sinfonia n. 6 in Re maggiore, op. 60 
Sergej Prokof’ev Aleksandr Nevskij, per mezzosoprano, coro e orchestra op. 78

Antica Bottega del Vino - Verona - Italia


Autore: Francesco Zavattari, direttore editoriale di FULL Magazine
Recensione riferita alla cena del: 21 ottobre 2012

FULL Magazine adora i ristoranti. Soprattutto quelli per cui 'riempire e sfamare' il pubblico non sia l'unica vocazione. Amiamo quei posti in cui l'ambiente, la forma, l'innovazione (mai irrispettosa verso la tradizione) hanno un peso. Un peso tanto forte da caratterizzarne l'essenza. Alla fine, a pensarci bene, FULL Magazine fa un po' la stessa cosa: 'cucina' prodotti con amore e passione cercando di fornire ai 'clienti' qualcosa di squisito e mai banale. Che ci si riesca o meno, la propensione è davvero simile.
In occasione di ArtVerona, parte della redazione di FULL Magazine ha alloggiato per alcuni giorni in questa adorabile città, avendo modo, quindi, di scovare alcuni posti interessanti. Di solito è quello che ci piace fare in ogni posto che raggiungiamo ed è attività che caratterizzerà un'importantissima sezione di FULL in lavorazione proprio in queste settimane, anticipata dalla votazione a fine articolo.
Ambivamo a qualcosa di interessante, ma la fortuna, coadiuvata da un buon consiglio, ci ha portato in un posto davvero imperdibile. Un posto veramente 'FULL': pieno di storia, qualità, cortesia, competenza e, soprattutto, pieno di vini veramente strepitosi.
Premettendo che chi scrive adora la cultura del buon vino, ma da astemio, non può beneficiarne, diciamo che il ristorante in questione è uno di quei posti da visitare a prescindere dalla dedizione verso il bere. Certo, per chi ha l'opportunità di apprezzare anche e soprattutto questo piacere, si prospetta un'esperienza davvero unica.

Parliamo dell'Antica Bottega del Vino, storico locale veronese in piedi e in auge da oltre centoventi anni.
Entrando in questo posto si è subito accolti da una vera e propria squadra affiatata in grado di mettere chiunque a proprio agio, senza pressione né esagerazione, con quell'adorabile savoir faire in grado di coniugare la più sobria eleganza a una piacevolissima familiarità.
E' bene specificare, prima di proseguire, che fra le nostre due realtà non è intercorso alcun rapporto commerciale: quanto riportato è il mio e il nostro commento più genuino.
Ci accompagnano al tavolo a noi riservato in un'ottima posizione del locale, che ci permette di ammirarlo quasi interamente in tutta la sua bellezza. L'ambiente è di medie dimensioni, suddiviso in quattro aree. Soffitti molto alti rimasti intatti da secoli, come tutto il resto. Un luogo che dell'intimità fa il proprio cavallo di battaglia. Centinaia di bottiglie di vini e liquori strepitosi che ti avvolgono in maniera rassicurante, poste su mensole di legno a ogni livello di pareti beige antico decorate a mano.
Qua e là, un po' come in un piccolo 'Vittoriale', scritte su grandi travi di legno rendono agli ospiti un'idea precisa di cosa il vino rappresenti per questo posto: 'Dio mi guardi da chi non beve il vino' è la scritta che campeggia proprio sopra la mia testa di astemio. Astemio, ma non per
questo meno incline al fascino di tutti quei litri di storia che sopra, e tutto intorno, restituiscono l'impressione di trovarsi in un vero e proprio tempio celebrativo di questo nettare.

Siamo seguiti in particolare da tre persone davvero impeccabili: Michele Rossignoli, Chef De Rang, assistito da una splendida Giulia Tumicelli, Commis De Rang. A farci il regalo più gradito al termine della cena sarà però Simone Zecchinato, chiamato per l'occasione a fare le veci del direttore. Ma andiamo per ordine.

Quello del vino è senza dubbio il 'core business' di questo ristorante, ma non per questo il livello della cucina risulta da meno. Quanto ci viene servito è di qualità veramente elevata, così come del resto lo è la spiegazione che accompagna ogni portata.
Il menù dell'Antica Bottega del Vino è elegante ed essenziale, non saturo di informazioni. Si possono leggere i dettagli base di ogni proposta, ma il consiglio è quello di lasciarsi guidare dal personale in grado di fornire descrizioni sugli ingredienti e sulle metodologie di preparazione accattivanti tanto quanto i piatti che ne seguiranno. Alla fine, come detto in apertura, è forse proprio questo che fa la differenza fra un ristorante e un grande ristorante: la vocazione al fornire qualcosa in più di un semplice 'ristoro'. Qui, all'Antica Bottega del Vino, di questa avanzata vocazione, indiscutibilmente, sono riusciti a fare un'arte.

Giunti in fine al termine di un'ottima cena, come anticipato, il gentilissimo Simone Zecchinato ci fa il grande onore di accompagnarci nell'area più importante dell'edificio: la cantina. Non vi è dubbio alcuno che se l'Antica Bottega del Vino è un tempio, la sua cantina è in assoluto un sacrario.
Si entra a bassa voce anche per godersi la variazione climatica istantanea che si percepisce scendendo. Un magnifico spazio a volte di mattoni che, ovviamente, contrasta con l'ambiente sovrastante per altezza assai ridotta. In pochi metri quadri si appoggiano, sostengono e uniscono migliaia di bottiglie pregiate, trattate così com'è giusto che sia, con una cura e una precisione di altissimo livello. Oltre ai vini, sono presenti, ad esempio, bottiglie di cognac di incredibile valore. La cantina è divisa per zone geografiche. A farla da padrona, naturalmente, è la zona dedicata ai vini locali, dove spiccano famiglie produttrici del ben noto Amarone, quali Masi e Bertani solo per citarne due. Della seconda in particolare Simone tiene a ribadire il fondamentale contributo nella promozione di questo superlativo prodotto.
Ci sono poi bottiglie da tutto il resto d'Italia e del mondo, da riserve pregiate del toscano Bolgheri Sassicaia, fino a bottiglie provenienti dal Sud Africa.
Un posto del genere non si sviluppa per caso. Nasce, cresce e si rinnova di giorno in giorno grazie alla cura, alla passione e alla secolare esperienza di persone che sanno capire quale patrimonio storico e culturale tutto questo rappresenti. A loro va il plauso mio e di FULL Magazine.

Lasciamo il ristorante con una promessa che è già garanzia. Visiteremo ancora l'Antica Bottega del Vino, così come consigliamo di fare a ogni nostro lettore.

Contatti
Antica Bottega del Vino
Via Scudo di Francia, 3 - 37121, Verona
Telefono: 045 800 4535
Sito web ufficiale: www.bottegavini.it

Il voto di FULL Magazine
Cura dei locali: 9
Qualità del cibo: 9
Competenza e cortesia del personale: 10
Livello della cantina: 10

Voto medio: 9,5 / 10

Foto © Antica Bottega del Vino S.r.l.

sabato 20 ottobre 2012

Ludmilla Radchenko allo stand di FULL Magazine


Abbiamo appena ricevuto la visita di una cara amica della rivista, Ludmilla Radchenko, fotografata nel nostro stand di ArtVerona accanto alla riproduzione della copertina di FULL Magazine 5 a lei dedicata.

venerdì 19 ottobre 2012

ArtVerona DIARIO - Parte 1

Il diario della nostra presenza ad ArtVerona scritto dagli inviati Lorenzo Ricciarelli e Marta Conforti, Responsabile e Coordinatore Architettura di FULL Magazine

17, 18 e 19 OTTOBRE2012
FULL c’é…ma gli altri editori dove sono?

Prima giornata dedicata all’allestimento dello stand trascorsa nella solitudine del corridoio editoria… in compagnia dei soli montatori delle gallerie, come artigiani della carta, plasmiamo il nostro spazio e contrapponiamo alle percosse di martelli e trapani roboanti il crepitio del cartiglio che fodera lo stand...
Lo stand... uno spazio poroso, privo di barriere, invita ad entrare per curiosare, scegliere una rivista dallo scaffale, sedersi, leggere, colloquiare, giocare ed interagire direttamente con la bacheca FULL. E' colorato, vivo, vibrante, fatto di carta, con la carta, per la carta e si compone essenzialmente di...carta. I sette numeri trovano posto nell'angolo della lettura e la loro disposizione incarna il motto di questa edizione, così come pure il gadget studiato ad hoc per l'evento. Il tavolino firmato Matitanera Design accoglie la raccolta completa FULL Magazine. Sul lato opposto il desk che ospita contatti, contenuti e informa il curioso. Sullo sfondo la bacheca FULL personalizzabile con la cartolina sulla quale è possibile scrivere un commento, un “mi piace” o lanciare nuove proposte.. Uno stand che nella forma e nei contenuti è in continuo divenire: il tema dell’ottava edizione di ArtVerona è proprio “evoluzione nella continuità”…abbiamo allora voluto creare per il visitatore un oggetto che esprimesse il concetto che sta alla base del tema dell’esposizione, ma che incarnasse allo stesso tempo lo spirito della rivista. Full è un contenitore pieno di… Vogliamo creare con la carta, il mezzo tramite cui full raggiunge il lettore, un contenitore (il gadget o lo stand): un foglio di carta che si evolve nello spazio, acquisisce nuove proporzioni e dimensioni nella continuità del racconto fatto di parole, rubriche e istruzioni per la modellazione del gadget!
Così ecco che nella sobrietà del contesto della fiera irrompe il FULLbox, il nostro stand, colorato, che cattura l’occhio, incuriosisce, si fa sentire e attira l’attenzione! Il visitatore incerto si avvicina, prende in mano una rivista, inizia a sfogliare le pagine…incuriosito continua a sfogliare, lascia qualcosa di sé e prende qualcosa di noi...

Lorenzo e Marta

Le istruzioni per montare il nostro gadget di ArtVerona

Viste le moltissime richieste arrivate già da ieri, ecco le istruzioni per montare il gadget di FULL Magazine che stiamo regalando attraverso il nostro stand ad ArtVerona!

Clicca sull'immagine per ingrandirla


giovedì 18 ottobre 2012

Prime foto da ArtVerona

Ecco in diretta le primissime foto del nostro fantastico stand presso ArtVerona 2012.
Merito e ringraziamenti vanno a Lorenzo Ricciarelli e Marta Conforti, Responsabile e Coordinatore della sezione architettura di FULL Magazine, nonché architetti del LAD Studio, che ha progettato e realizzato questo spazio.
Un ringraziamento da parte di tutta la redazione per il grandissimo lavoro svolto e per la loro presenza in fiera! Le prime notizie sono di un seguito molto buono per quanto riguarda la nostra rivista.

Clicca le foto per ingrandirle




mercoledì 17 ottobre 2012

'Il peso di FULL'

All'uscita di ogni numero, ormai per sette volte, noi che ci lavoriamo con fatica e passione, ci siamo sempre chiesti quanto dall'esterno il pubblico recepisca o meno l'enorme mole di impegno che questo progetto richiede. Ai lettori è dato il lusso di dimenticare un piccolo particolare che per noi 'pesa' moltissimo: nonostante la sua crescita, FULL Magazine continua a essere ancora un free press completamente gratuito con pochissima pubblicità e contenuti esclusivamente originali.

Per fortuna di numero in numero si sono moltiplicati sia i lettori che i consensi e questo ci ha sempre più stimolato e, soprattutto, ha sempre più spinto Studio Matitanera®, nostro produttore, a continuare a investire su questo progetto.

Forse però per il pubblico non è semplice 'visualizzare' nella propria mente una precisa idea dell'impatto che ogni uscita di FULL Magazine ha acquisito. Quanto 'pesi' davvero. 

Con questa foto cerchiamo di suggerirvi un'idea, pur parziale, continuando a ribadire il ringraziamento verso tutti coloro che, da una parte o dall'altra, stanno continuando a credere nel progetto.

Domani queste copie saranno a Verona, presso una delle più prestigiose fiere d'arte del paese (ArtVerona) dove validissimi collaboratori porteranno avanti il nostro lavoro attraverso lo stand 4 del padiglione 6, firmato dagli architetti del LAD Studio. Venite a trovarci! 

martedì 16 ottobre 2012

Gianmarco Caselli, talento in ascesa malgrado Lucca


Autore: Silvia Cosentino, caporedattore di FULL Magazine e 4rum.it
Foto: Elena Fiori


I lettori di FULL Magazine e 4rum.it ben sanno che il compositore Gianmarco Caselli è uno degli amici più assidui delle nostre testate. Amico in quanto figura dinamica, interessante, dal complesso profilo umano e professionale, dei cui progetti è sempre stimolante scrivere. Amico perché, esattamente come noi, persegue la sua strada senza cedere il passo a questi tempi durissimi; senza arrendersi, continua a fare arte e a diffonderla nel suo personalissimo modo, nella convinzione che le cose possano cambiare. Gianmarco Caselli ha un grosso problema: quello di essere lucchese. Questa Lucca gioiellino, perla della Toscana, città natale dell'ormai stravolto Giacomo Puccini, questa città impietosa verso quei giovani che tentano di emergere con originalità, evitando strenuamente certi canali sclerotizzati. Proprio come è capitato e capita a FULL Magazine, che, pur nata a Lucca, non ha trovato 'in casa' particolare terreno fertile se non in termini di lettori, ma che ha saputo poi farsi strada in altre località italiane, nonché all'estero.

Se la città ci evita, meglio allora guardare oltre, magari verso realtà ben più complesse, da cui difficilmente sarebbe possibile auspicare un certo tipo di riscontro. Invece, dopo vari riconoscimenti, composizioni commissionate ed esecuzioni in giro per il mondo (New York, Barcellona, Berlino...), l'ultimo impegno di Gianmarco Caselli ha avuto luogo lo scorso 10 ottobre a Milano, per la precisione allo Spazio Oberdan della Cineteca Italiana, in occasione del Gran Festival del Cinema Muto.

Nella foto sotto: da sinistra Rossella Spinosa, Alessandro Calcagnile e Gianmarco Caselli
Il presidente del Centro Musica Contemporanea di Milano, Rossella Spinosa, e il nostro hanno sonorizzato il film muto I Nibelunghi – La vendetta di Crimilde, secondo episodio della saga di Fritz Lang, con una partitura originale appositamente composta e realizzata in prima assoluta. Rosella Spinosa ha scritto ed eseguito le musiche per pianoforte (che hanno ricoperto gran parte della sonorizzazione), mentre Caselli ha composto ed eseguito quelle per elettronica, cercando ancora nuove, personali soluzioni.

Ne è emersa una performance vibrante, fatta di percorsi musicali tesi a sottolineare nei modi più disparati e desueti ambientazioni, atmosfere e suggestioni, quasi esasperando l'espressività delle già potenti immagini. Un ulteriore passo avanti, quindi, per il nostro compositore, con il quale ben volentieri indugiamo su alcune, inevitabili riflessioni.

Innanzitutto raccontaci come si è svolto questo progetto...
Per quel che riguarda la mia parte, ho cercato di sottolineare ciò che accadeva sulla pellicola; in alcuni casi la mia musica può apparire decontestualizzante, visto che per certe scene ho utilizzato sonorità e brani di ricerca, magari con voci modificate e riassemblate l'una sull'altra, mentre per altre ho scritto musiche più melodiche, utilizzando un sintetizzatore. Eccezion fatta per alcuni suoni realizzati in studio, è stato eseguito tutto rigorosamente dal vivo, utilizzando un controller per manovrare il sintetizzatore e un MAC per mischiare insieme varie sonorità.

È stata quindi un'altra opportunità importante che sicuramente hai meritato in pieno... Un'esperienza del genere sarebbe stata possibile a Lucca?
Ho più volte proposto a Lucca, ad alcune realtà culturali, l'idea della sonorizzazione dal vivo di un film muto con l'elettronica, ma è sempre caduta nel vuoto, mentre mi sono ritrovato a suonare in una sala della Cineteca Italiana a Milano, piena di pubblico, collaborando con una pianista del calibro della Spinosa: ovviamente la cosa lascia da pensare. Non c'è attenzione verso tanti nostri talenti: pensiamo a  Marcantonio Lunardi e alla sua videoarte, poco considerata a Lucca, ma tanto riconosciuta all'estero (NdR. Con il lavoro "Suspension", Lunardi sarà presente in novembre alla Joyce Yahouda Gallery di Montreal in Canada). Ogni tanto qualcosa accade, c’è un po’ di attenzione da parte di alcuni, ma è in genere più faticoso avere opportunità qui che in altri contesti magari ben più complessi e ampi. È assurdo. Speriamo che mi succeda come a Puccini: non lo volevano a Lucca e ha trovato il successo internazionale! (NdR. Ride)

Più in generale, non è conosciuto il tipo di linguaggio attraverso il quale tu e i tuoi colleghi fate musica...
Sì, è un problema di linguaggio e di chi gestisce le istituzioni. Questo è un paese morto, gerontocratico, che non lascia spazio ai giovani. Ci sono rassegne concertistiche improntate sempre più sul tradizionale, in particolare sull'Ottocento. Tutto ciò che è successivo viene percepito strano e a volte deriso, considerato non-musica. Come se John Cage non fosse nato cento anni fa: questi non sanno neppure chi fosse, Cage! Per questo si insiste con programmi tutti basati sull'Ottocento: perché si ha paura che, diversamente, le sale non vengano riempite. Le sale vengono riempite, ma i giovani presenti sono ben pochi... Per fortuna, proprio grazie al centenario di Cage, anche a Lucca alcune belle iniziative ci sono state.

Segui qualche “scuola” artistico/musicale in particolare?
No. Sono molto affascinato proprio dalla ricerca di Cage e di altri autori come Stockhausen, ma adoro anche classici come Mozart e Puccini. Non riesco a credere a una scuola in particolare e non credo si debba parlare di musica contemporanea in opposizione ad altri stili: oggi posso scrivere un pezzo in cui tiro sassi in una pentola, domani un pezzo melodico con il pianoforte. Mi sento libero: l’importante però, per me, è che ci sia una continua ricerca in tutto ciò che faccio; che niente sia banale. Mi entusiasma registrare suoni, che catturo nella vita di tutti i giorni e poi dare loro nuova vita modificandoli con l’elettronica: da un clacson, a una voce, a una forchetta che cade. Il Suono.

I giovani, in genere, non sono adeguatamente formati, con il risultato che certi canali risultano inarrivabili, indecifrabili. Da cosa si dovrebbe partire?
Educazione musicale obbligatoria in tutte le scuole. Mi sembra, però, che sul versante "scuola" stiano accadendo cose strane... Ho sentito che in alcune regioni, non si capisce perché solo in quattro regioni e inspiegabilmente solo del Sud, verranno distribuiti tablet ai docenti; non tratta di un privato che dà tablet alle scuole della sua città come accaduto a Lucca, ma di un governo nazionale che dà i tablet solo ad alcuni docenti; sarebbe il caso, invece, che i professori non dovessero portarsi da casa i gessi o la carta igienica, come accade in alcuni istituti. Il problema è che il potere e i governi sono totalmente scollegati dalla realtà. Per non farla percepire inavvicinabile, ogni città dovrebbe proporre molti più incontri di arte contemporanea, inserita in modo del tutto naturale in vari contesti per educare il popolo, ma purtroppo rimango dell'idea che ci sia piuttosto la volontà di dis-educare. Tenere il popolo ignorante per governarlo meglio lasciandogli i soldi per comprare un cellulare e un televisore.
________________________________________________________

Gran Festival del Cinema Muto
Rossella Spinosa (pianoforte) e Gianmarco Caselli (elettronica)
mettono in musica "I Nibelunghi - La vendetta di Crimilde"
Musiche di Spinosa e Caselli
Mercoledì 10 ottobre, ore 20.30 – Milano, Spazio Oberdan (Cineteca Italiana)
I Nibelunghi – 2. parte: La vendetta di Crimilde
Regia: F. Lang v. o. sott. it. - Sc.: Thea von Harbou da Die Nibelungenlied, la Saga di Norse e
altre fonti - Fot.: Carl Hoffmann, Gunther Rittau, Walter Ruttmann - Interpreti: Gertrud Arnold,
Margarethe Schön, Hanna Ralph, Paul Richter, Theodor Loos, Rudolf Klein-Rogge
Germania, 1924, b/n, 131’, muto, copia restaurata.
Sinossi: Dopo la morte di Sigfrido, Crimilde sposa Attila, il Re degli Unni. Dopo la nascita di un
figlio, Crimilde invita i suoi fratelli ad una festa. Nel frattempo cerca di convincere Attila e gli altri
Unni ad uccidere Hagen, l’assassino di Sigfrido, protetto dai fratelli di lei.

L’evento rientra in un progetto collettivo di sonorizzazione curato proprio dalla pianista e compositrice Rossella Spinosa. Al festival partecipano anche diversi altri artisti e formazioni che collaborano con la compositrice alla parte musicale delle diverse proiezioni: l’Orchestra Sinfonica “I Pomeriggi Musicali” di Milano, il Gruppo da Camera “I Solisti Lombardi” e gli artisti del Centro Musica Contemporanea di Milano coinvolti per la sonorizzazione di sei pellicole di Lang con musica elettronica, in un connubio tra composizioni per pianoforte solo e nuove sonorità.

----------------------------------------

GRAN FESTIVAL DEL CINEMA MUTO
Spazio Oberdan - Milano


Edizione 2012: FRITZ LANG
in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana, F.W. Murnau Stiftung di Wiesbaden e Centro Musica Contemporanea di Milano.
Ideazione e direzione artistica
Alessandro Calcagnile e Rossella Spinosa

venerdì 12 ottobre 2012

In Toscana, arte ambientale d'eccezione

Autore: Gaia Querci
In luogo incantato nelle colline tra Prato e Firenze si staglia maestosa la seicentesca Fattoria di Celle, sede ospitante di una delle più importanti collezioni di arte ambientale al mondo. Qui, in località Santomato, piccola frazione di Pistoia, si celebrano i 30 anni della Raccolta d’arte contemporanea di Giuliano Gori, imprenditore nel campo del tessile che nei primi anni Ottanta sceglie la splendida villa, voluta dal cardinale Carlo Fabroni alla fine del XVII secolo, come residenza per la famiglia e per la propria collezione.
In una scenografia ambientale del tutto suggestiva, a partire dal 1982, artisti di livello internazionale sono invitati a realizzare un’opera scegliendo il loro spazio prediletto fra i 45 ettari di parco e gli oltre 3.000 mq di edifici storici. Il risultato è un museo all’aria aperta composto di 75 opere site specific disseminate lungo la tenuta fondendosi perfettamente con il paesaggio circostante.

La formula per entrare a far parte di questa speciale raccolta prevede che ogni artista invitato scelga uno spazio e sviluppi la propria idea in funzione del sito. Precise regole stabiliscono il metodo di intervento in totale rispetto dell’ambiente, senza modificare pendenze del terreno o specie vegetali preesistenti, per ottenere un’installazione permanente in dialogo con ciò che le sta intorno, un contributo che diventa parte integrante del paesaggio stesso.
La Fattoria di Celle assume il ruolo di grande laboratorio di ricerca in cui artisti provenienti da tutto il mondo si alternano vivendo un’esperienza umana e creativa in assoluta indipendenza dalle strategie del sistema dell’arte, immergendosi in un luogo dove tempo e spazio di fermano, dove come sospesi in un limbo si dimentica tutto ciò che sta fuori. Lo stesso vale per il visitatore che camminando per questo spazio infinito scopre pian piano ogni sua preziosità, un instancabile work in progress che continuerà a svilupparsi negli anni caricando di eccezionalità l’esperienza di Celle.
Si possono scoprire qui opere come Il Grande ferro Celle di Alberto Burri, una dinamica struttura colore della terra bruciata al sole che all’ingresso della tenuta domina lo spiazzo di accesso al cancello quasi come prologo della collezione, oppure Tema e variazioni II di Fausto Melotti collocata in un laghetto, dove specchiandosi nell’acqua ottiene delle continue, traballanti vibrazioni visive, le sue componenti mobili si muovono col vento creando lievi suoni che restituiscono la musicalità dell'opera.
Un posto decisamente affascinante, da scoprire in ogni sua parte, sia per gli amanti dell’arte che per coloro che vogliono entrare in contatto con natura, storia e architettura, un pezzo di toscana intriso di contenuti, tutto da conoscere. 


Artisti in collezione:
Magdalena Abakanowicz, Alice Aycock, Roberto Barni, Frank Breidenbruch & A.R. (Ralf Winkler), Daniel Buren, Alberto Burri, Loris Cecchini, Enrico Castellani, Giuseppe Chiari, Pietro Coletta, Fabriozio Corneli, Stephen Cox, Nicola De Maria, Luciano Fabro, Ian Hamilton Finlay, Piero Fogliati, Jean Michel Folon, Michel Gerard, Hossein Golba, Anselm Kiefer, Bukichi Inoue, Menashe Kadishman, Dani Karavan, Joseph Kosuth, Olavi Lanu, Sol Le Witt, Richard Long, Luigi Mainolfi, Luciano Massari, Eliseo Mattiacci, Fausto Melotti, Alessandro Mendini, Aiko Miyawaki, Robert Morris, Hidetoshi Nagasawa, Nunzio, Dennis Hoppenheim, Mimmo Paladino, Marta Pan, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Giuseppe Penone, Beverly Pepper, Michelangelo Pistoletto, Jaume Plensa, Anne e Patrick Poirier, Dimitrij Prigov, Ulrich Ruckrim, Gianni Ruffi, Richard Serra, Susana Solano, Alan Sonfist, Giuseppe Spagnulo, Aldo Spoldi, Mauro Staccioli, Marco Tirelli, George Trakas, Costas Tsoclis, Emilio Vedova, Gilberto Zorio.         

Fattoria di Celle – Collezione Gori
Fattoria di Celle, Santomato (PT)

giovedì 11 ottobre 2012

Il vergognoso prelievo del bambino all'uscita di scuola


FULL Magazine non è in alcun modo politicamente schierata, né ha mai sposato alcuna causa, se non quella della bellezza e della cultura.
Detto questo, vogliamo però condividere con i nostri lettori la riflessione su un fatto di cronaca molto grave, generalmente non materia della nostra rivista.
Ieri sera il programma di RAI 3 'Chi l'ha visto?', ha trasmesso un video shock che sta facendo in queste ore il giro della rete, in cui un bambino viene prelevato all'uscita dalla scuola da funzionari autorizzati e incaricati. Un giudice ne aveva infatti richiesto il trasferimento verso un'apposita struttura in funzione di una contesa legale fra i genitori.

Il bambino impreca, viene trascinato mani e piedi come un criminale, avverte la mancanza di respiro e viene, infine, letteralmente spinto in una auto, il tutto sotto gli occhi di una zia impotente. L'unico cenno di spiegazione, che comunque non riesce a giustificare la modalità dell'accaduto, arriva da parte di un Ispettore, quando il piccolo è già stato portato via.

Quasi nessuno, se non i diretti interessati, può entrare nel merito delle ragioni legali e burocratiche.
Quello che però la testata tiene a promuovere attraverso il nostro mezzo divulgativo, è un semplice spunto di riflessione rivolto ai nostri lettori, ma soprattutto a chi è tenuto a vigilare per ruolo su tali avvenimenti: era davvero impossibile prevedere un metodo più civile e dignitoso per mettere in atto la legge?

Molte persone si stanno già mobilitando contro questa vergogna. FULL Magazine vuole unirsi a loro non criticando la legge o la necessità che essa venga applicata, ma criticando in maniera decisa e assoluta una metodologia inaccettabile per uno stato di diritto.
Rischiando di cadere nella demagogia, FULL Magazine crede nella cultura e crede che la scuola sia ancora uno dei pochi veicoli per renderla sempre più diffusa. La nostra speranza è che nessun bambino debba mai più guardarsi alle spalle dopo il suono della campanella. Tantomeno guardarsi da chi è chiamato a proteggerlo.

Questo il video caricato su YouTube da Rai.TV.
Le immagini in esso contenute potrebbero urtare la vostra sensibilità.
 
N.B. Eventuali pubblicità che dovessero comparire sopra al video sono in automatico inserite da YouTube e non sono in alcun modo legate a FULL Magazine. Vi invitiamo a non tenerne ovviamente conto in questo caso.

Blogroll