venerdì 20 aprile 2012

Francesco Federighi


Critica e servizio fotografico di Francesco Zavattari

Fin dal primo numero FULL ha cercato di coltivare fortemente una delle sue principali passioni. Amiamo l'arte, il teatro e la cultura di livello in genere, ma soprattutto siamo appassionati di 'persone'. Persone interessanti con qualcosa da dire e con quella sorta di 'spia' negli occhi in grado di segnalare che quel soggetto è 'acceso'. E' vivo. Francesco Federighi è sicuramente una di queste persone. Un talento vivo e acceso in una dimensione oscura e profonda tempestata di immagini iperrealiste e di soggetti forzati e caricaturali che si agitano come a ricordare a chi si trovi a godere della loro visione che la realtà è quasi peggiore della finzione da lui espressa.
I dipinti di Francesco sembrano animarsi grazie a un potente, sapiente e caravaggesco uso di luce e profondità, il tutto mescolato a una straordinaria cura per il dettaglio più comune a un truccatore hollywoodiano quale Rick Baker che non a un pittore moderno.
Proprio questo risulta essere uno dei punti di forza dell'opera di Federighi: il contrasto fra la cifra fiabesca con cui la scena è esposta e l'effettiva natura cruda e a tratti terrificante di molti soggetti dipinti. Più che un pittore Francesco sembra un direttore della fotografia impegnato a costruire di volta in volta il set migliore per quelli che appaiono spesso come veri e propri tableaux vivants incastonati in una superficie bidimensionale.
Scene di reale e terribile 'vita comune' come incidenti stradali, fucilazioni, ma anche spunti più sobri come un uomo sotto la doccia, sono presi come punto di partenza per la creazione di opere solenni, caratterizzate da un gusto più vicino alle importanti tele del Settecento piuttosto che alla freddezza di molti simili lavori contemporanei.
Probabilmente la forza di questo artista sta nella molteplicità della sua competenza. Federighi nasce dalla pittura per arrivare alla professione di tatuatore. Il rapporto diretto e materico, il contatto più profondo con l'epidermide, quella marchiatura fisica e simbolica da lui fronteggiata ogni giorno trasuda infatti in ogni sua opera, sia essa tatuata sulla pelle o dipinta su una tela.
Un esempio è la straordinaria rivisitazione del Cristo Morto del Mantegna che ha partecipato all'edizione 2011 della Biennale di Venezia nel contesto del padiglione italiano curato da Vittorio Sgarbi e in particolare all'interno dell'evento 'Sottopelle' la cui regia è stata curata da Alberto Bartalini. In questa opera un sapiente esercizio di stile riproduttivo si mescola alla visione più introspettiva e all'avanguardia del pittore. Riuscendo incredibilmente a mantenere il tono solenne dell'originale, si apprezzano porzioni di lastre radiografiche poste in corrispondenza di alcuni punti cruciali del dipinto. Questo intervento, opera e 'cammeo visivo' dell'artista Renato Meneghetti, è senz'altro utile ad accentuare particolari del martoriato corpo del Cristo coperto dalla Sacra Sindone. La celebre e drammatica prospettiva originale caricata dalla presenza in primissimo piano della pianta dei piedi è rispettata e anzi calcata ulteriormente, quasi a invitare lo sguardo verso una mistica allegoria dell'anima fuggente il defunto, resa per mezzo di una delicata evanescenza dipinta al di sopra del capo.
Ci sono molti filoni di opere relative a questo artista e moltissime sarebbero le considerazioni fattibili o le informazioni riportabili. Qui abbiamo soltanto accennato e presentato un piccolo antipasto. Diciamo che, più di ogni considerazione, più di ogni nota da curriculum, la caratteristica forse maggiormente interessante di questo personaggio è il crogiolo che egli stesso rappresenta in grado di renderlo una 'pietanza davvero unica'. Prendete la grazia, ma soprattutto l'irriverenza di Michelangelo Merisi, aggiungete una manciata di appeal alla Keith Richards, non dimenticatevi di un po' di scontrosità e rabbia firmata Mike Tyson e amalgamate infine il tutto con una 'dannata spensieratezza' da lupo di mare alla Popeye. Lasciate cuocere a fondo ed ecco: Francesco Federighi è servito.