'Le Stanze Verticali' di Bruno Biondi

All'esordio la personale 'Aniconico' di Chiara Bevilacqua

domenica 29 aprile 2012

Al via 'Quel che non è'



Alle ore 17 di questo pomeriggio avrà ufficialmente inizio 'Quel che non è', mostra espositiva che si tiene in questi giorni al 'Real Collegio di Lucca' di cui, come vedete dalle immagini, siamo media partner ufficiali. Studio Matitanera® ha sponsorizzato per intero il desk e la reception dell'evento.


venerdì 20 aprile 2012

FULL Magazine 6 - Aprile 2012

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Ecco il nuovo numero di FULL Magazine. Nuovi personaggi, nuovi luoghi, nuove immagini che ci auguriamo sappiano parlarvi di quella bellezza che noi stessi sempre ricerchiamo. Una bellezza pura, semplice nella sua complessità, che sappia ripagare di tutti gli sforzi compiuti per cercarla.



Cover ed editoriale di FULL 6


Man mano che la posta in gioco si alza, tutto si fa più complesso e pressante. La realizzazione di questo numero è risultata davvero ‘allucinante’. Tutti coloro che sono stati coinvolti in questo processo hanno, come sempre, dato il massimo, ma stavolta è sembrato davvero non bastare.
Oltre a questo, dall’altra parte, nella platea dove siedono ospiti, lettori affezionati, critici incalliti e lo stuolo degli invidiosi, l’abitudine alla pretesa si fa via, via, più scontata. Questo ci ha posto di fronte a situazioni davvero paradossali in cui ci siamo dovuti curare più di coloro a cui ‘regaliamo’ piuttosto che di quelli da cui ‘riceviamo’. A quest’ultimi le nostre scuse.
Su tutto questo, fortunatamente, FULL Magazine continua a crescere a scapito dei costi, a scapito delle banche e a scapito di chi non paga, ma pretende. Il merito va tutto a una rete fitta e in continua espansione di partner e amici sparsi (ormai si può dirlo) in giro per l’Europa, che hanno da subito creduto in questo progetto e si impegnano tuttora per farlo crescere. FULL, di fatto, vive senza padroni, solo grazie a Studio Matitanera che lo finanzia e a gente che sputa sangue e lavoro per far sì che questo contenitore vuoto possa continuare di volta in volta a diventare ‘pieno’. FULL, appunto.
A loro il nostro massimo rispetto.

Come al solito grazie a chi ci vuol bene e a chi ci vuol male.
In entrambi i casi stanno dando una mano non da poco.

Direttore editoriale di FULL Magazine

Francesco Federighi


Critica e servizio fotografico di Francesco Zavattari

Fin dal primo numero FULL ha cercato di coltivare fortemente una delle sue principali passioni. Amiamo l'arte, il teatro e la cultura di livello in genere, ma soprattutto siamo appassionati di 'persone'. Persone interessanti con qualcosa da dire e con quella sorta di 'spia' negli occhi in grado di segnalare che quel soggetto è 'acceso'. E' vivo. Francesco Federighi è sicuramente una di queste persone. Un talento vivo e acceso in una dimensione oscura e profonda tempestata di immagini iperrealiste e di soggetti forzati e caricaturali che si agitano come a ricordare a chi si trovi a godere della loro visione che la realtà è quasi peggiore della finzione da lui espressa.
I dipinti di Francesco sembrano animarsi grazie a un potente, sapiente e caravaggesco uso di luce e profondità, il tutto mescolato a una straordinaria cura per il dettaglio più comune a un truccatore hollywoodiano quale Rick Baker che non a un pittore moderno.
Proprio questo risulta essere uno dei punti di forza dell'opera di Federighi: il contrasto fra la cifra fiabesca con cui la scena è esposta e l'effettiva natura cruda e a tratti terrificante di molti soggetti dipinti. Più che un pittore Francesco sembra un direttore della fotografia impegnato a costruire di volta in volta il set migliore per quelli che appaiono spesso come veri e propri tableaux vivants incastonati in una superficie bidimensionale.
Scene di reale e terribile 'vita comune' come incidenti stradali, fucilazioni, ma anche spunti più sobri come un uomo sotto la doccia, sono presi come punto di partenza per la creazione di opere solenni, caratterizzate da un gusto più vicino alle importanti tele del Settecento piuttosto che alla freddezza di molti simili lavori contemporanei.
Probabilmente la forza di questo artista sta nella molteplicità della sua competenza. Federighi nasce dalla pittura per arrivare alla professione di tatuatore. Il rapporto diretto e materico, il contatto più profondo con l'epidermide, quella marchiatura fisica e simbolica da lui fronteggiata ogni giorno trasuda infatti in ogni sua opera, sia essa tatuata sulla pelle o dipinta su una tela.
Un esempio è la straordinaria rivisitazione del Cristo Morto del Mantegna che ha partecipato all'edizione 2011 della Biennale di Venezia nel contesto del padiglione italiano curato da Vittorio Sgarbi e in particolare all'interno dell'evento 'Sottopelle' la cui regia è stata curata da Alberto Bartalini. In questa opera un sapiente esercizio di stile riproduttivo si mescola alla visione più introspettiva e all'avanguardia del pittore. Riuscendo incredibilmente a mantenere il tono solenne dell'originale, si apprezzano porzioni di lastre radiografiche poste in corrispondenza di alcuni punti cruciali del dipinto. Questo intervento, opera e 'cammeo visivo' dell'artista Renato Meneghetti, è senz'altro utile ad accentuare particolari del martoriato corpo del Cristo coperto dalla Sacra Sindone. La celebre e drammatica prospettiva originale caricata dalla presenza in primissimo piano della pianta dei piedi è rispettata e anzi calcata ulteriormente, quasi a invitare lo sguardo verso una mistica allegoria dell'anima fuggente il defunto, resa per mezzo di una delicata evanescenza dipinta al di sopra del capo.
Ci sono molti filoni di opere relative a questo artista e moltissime sarebbero le considerazioni fattibili o le informazioni riportabili. Qui abbiamo soltanto accennato e presentato un piccolo antipasto. Diciamo che, più di ogni considerazione, più di ogni nota da curriculum, la caratteristica forse maggiormente interessante di questo personaggio è il crogiolo che egli stesso rappresenta in grado di renderlo una 'pietanza davvero unica'. Prendete la grazia, ma soprattutto l'irriverenza di Michelangelo Merisi, aggiungete una manciata di appeal alla Keith Richards, non dimenticatevi di un po' di scontrosità e rabbia firmata Mike Tyson e amalgamate infine il tutto con una 'dannata spensieratezza' da lupo di mare alla Popeye. Lasciate cuocere a fondo ed ecco: Francesco Federighi è servito.

Speciale Malta & Gozo

Servizio di Silvia Cosentino e Francesco Zavattari
Foto di Francesco Zavattari

Questa volta FULL Magazine si è spinto per voi fino all'arcipelago delle Isole Calipsee, laddove, secondo l'Odissea, la splendida ninfa tenne con sé Ulisse per sette anni. Luoghi in cui la modernità convive proprio con sapori antichi, con angoli remoti di paradiso naturale e architettonico che richiamano un tempo ormai passato benché tangibile. Stiamo parlando di Malta e Gozo, le due isole principali (insieme a Comino) della Repubblica di Malta, cullate dal cuore di un Mediterraneo generoso e imponente.

Durante la nostra, pur breve, incursione abbiamo avuto modo di sperimentare la calda accoglienza di maltesi e gozitani, sempre ben disposti verso gli stranieri e, in particolare, gli italiani, considerati "cuginetti": nella lingua dello Stivale, in inglese o nell'affascinante, ancestrale maltese, la gente si è rivolta a noi con cortesia, intraprendenza ed entusiasmo, in una totale, semplice apertura; testimonianza, questa, dell'esigenza di far conoscere, diffondere e condividere il tesoro prezioso che in queste isole è possibile trovare.

VAI DIRETTAMENTE AGLI ARTICOLI:
Malta - Gozo - Mangiare e dormire a La Valletta - Intervista a Kevin Sciberras - Intervista a S.E. Luigi Marras


Advisor per Malta
Dott. Bruno Busetti, Direttore Istituto Italiano di Cultura, La Valletta - Prof. Albert George Storace
Partner per Malta
Ristorante Fumia -  Ristorante Rubino
Advisor per Gozo
Dott.ssa Amina Contin - Mr. James Zammit
Partner per Gozo
Victor J. Borg Enterprises

Patrocinio non economico
Ambasciata d’Italia a Malta - Istituto Italiano di Cultura Malta - Ufficio Cultura di Gozo 



Malta & Gozo: Gozo



Servizio di Silvia Cosentino e Francesco Zavattari
Foto di Francesco Zavattari

Come già preannunciato, la Repubblica di Malta non è solo La Valletta e la relativa isola a tutti nota: chi decide di conoscere questi straordinari luoghi non può assolutamente trascurare Gozo, dove gli amanti della natura incontaminata resteranno senza fiato. A guidarci, James Zammit della Victor J. Borg Enterprises, fine conoscitore delle meraviglie gozitane.
James ci conduce verso distese assolate che, con notevole rapidità, lasciano il posto a coraggiose colline, a paesini dislocati qua e là, dove il silenzio sembra farla da padrone (almeno in gennaio, visto che, da Carnevale in poi, gli abitanti si sbizzarriscono con quella che è una grande passione maltese, i fuochi di artificio!), o a commoventi scorci marini. Siamo a Dwejra, con la sua Finestra Azzurra, o a Qbajjar, con il fascino delle saline, in cui si ha davvero la sensazione di essere dall'altro capo del mondo.
Questa atmosfera ben si addice al raccoglimento spirituale nel Santuario di Ta' Pinu, maestosa "oasi nel deserto" per coloro che desiderano interrompere per qualche minuto il proprio viaggio per una preghiera o, più semplicemente, per godere di un bel luogo. Dedicato all'Assunzione della Beata Vergine, sarebbe stato distrutto nel 1575 se non si fosse verificata una serie di circostanze miracolose che portò, nel 1919, alla costruzione dell'imponente chiesa adesso visibile. Si rimane fortemente colpiti di fronte all'immagine di Maria (che Papa Giovanni Paolo II venerò a lungo nel 1990, visita di cui la chiesa reca diverse tracce), ma ancor più percorrendo i corridoi attigui al luogo sacro, interamente tappezzati da ex voto di ogni genere lasciati dai fedeli.

Arriviamo nella piccola capitale Victoria e qui scopriamo che gli abitanti sono così appassionati di musica da avere addirittura due teatri dell'opera molto attivi. Due teatri dell'opera per poco più di seimila abitanti, mentre spesso, in città molto più grandi, si fa fatica ad averne uno... Il Teatro Astra e il Teatro Aurora competono a "suon di note" offrendo importanti appuntamenti con la lirica (rispettivamente Madama Butterfly e Turandot nel prossimo ottobre). Incontriamo Paul Zammit, presidente della società filarmonica che gestisce il Teatro Astra: visitando l'ampio spazio, scopriamo una realtà veramente appassionata, le cui varie maestranze mettono a disposizione le proprie competenze sotto forma di volontariato.

Dopo una piccola sosta da Ta' Rikardu, dove è possibile gustare cibo genuino in un ambiente rustico e familiare, andiamo a incontrare Kevin Sciberras, gentilissimo (ma questa, l'avrete capito, non è affatto una novità per maltesi e gozitani) Coordinatore Culturale per l'Isola di Gozo.

DORMIRE a GOZO


Le strutture della Victor J. Borg Enterprises non vi deluderanno di certo. Adatti a ogni esigenza, potrete scegliere tra l'Hotel Ta' Cenc, il St. Patrick's Hotel e il Cornucopia Hotel: attenzione in particolare a quest'ultimo, grande e pacifico resort immerso nel verde, in cui sarà possibile valutare la formula alberghiera o quella dell'appartamento. In ogni caso, le varie facilities presenti assicureranno un soggiorno indimenticabile.
A Gozo è necessario avere un mezzo per spostarsi e poter ammirare le bellezze dell'isola: anche per questo, lo staff del Gozo Garage vi aiuterà a scegliere il veicolo più adatto da noleggiare. Magari con un autista che sappia guidarvi alla scoperta della meraviglia gozitana.
www.vjborg.com

Dopo questo lungo diario, lasciamo che siano soprattutto le immagini a parlare e, perché no, a invogliarvi alla scoperta di una terra fantastica, in cui il passato saprà raccontarsi in un modo tutto particolare.

Mangiare e dormire a La Valletta



MANGIARE a LA VALLETTA

RUBINO
Se siete in cerca di un locale tipico, non potete perdere il ristorante Rubino: il fascino di un ambiente semplicemente familiare (già una pasticceria) vi condurrà alla scoperta delle pietanze maltesi, in particolare dei piatti di carne, fortemente saporiti e speziati. www.rubinomalta.com

FUMIA
Imperdibile il Fumia, raffinato locale di gestione siciliana: qui si potrà gustare pesce di ogni tipo, cucinato e servito in modo tale da esaltarne tutte le peculiarità. Irresistibile il servizio, un raro mix di gentilezza e simpatia, che certamente ben dispone ai piaceri della tavola. www.fumiarestaurant.com

MALATA
Se resta ancora tempo (e fame!), vale la pena di assaggiare la cucina francese del Malata, locale intimo ricavato da una bella cantina. www.malatamalta.com

DORMIRE a LA VALLETTA

HOTEL PHOENICIA
Consigliamo decisamente l'Hotel Phoenicia, elegante struttura perfettamente in linea con l'atmosfera maltese. Qui si potrà riposare e godere di un puntuale servizio, apprezzando la bellezza e l'austerità dello stile coloniale. www.phoeniciamalta.com

Malta: S.E. Luigi Marras


Una Sua valutazione di Malta nella percezione comune:
Sono molteplici gli aspetti che Malta offre ai suoi visitatori: la sua posizione geografica pressoché unica al mondo, al centro di tutte le rotte mediterranee, punto di incontro di varie civiltà, la bellezza del suo mare e dei suoi paesaggi, la sua storia, il suo patrimonio culturale.
Non sorprende quindi come il turismo da solo assicuri un quarto del reddito nazionale.
Intensissimo e da secoli è lo scambio fra italiani e maltesi. Lo fu in epoche antichissime, poi nel periodo romano, come attestano alcuni scavi, in quello bizantino, in quello arabo e dei normanni fino all’epoca dei Cavalieri quando tanti artisti giunsero a Malta da ogni parte. A Valletta, Caravaggio dipinse forse la sua più bella tela che ancora oggi è custodita nello stesso luogo in cui fu realizzata presso la Cocattedrale di San Giovanni. A lungo operò a Malta, sempre all’epoca dei Cavalieri, Mattia Preti di cui ricorrerà l’anno prossimo il quattrocentenario.
Fra Malta e l’Italia non è mai stato un dialogo a senso unico. Tanti sono i maltesi che hanno lavorato o che si sono trasferiti nei secoli in Italia, specie in Sicilia. Proprio pochi giorni or sono è stata inaugurata a Roma, presso la prestigiosa Accademia di San Luca, una mostra con alcuni pregevoli bozzetti del grande scultore maltese del Seicento Melchiorre Cafà: a volte, erroneamente, l’artista è ritenuto romano poiché lavorò molto nella capitale italiana, lasciando splendide sculture in diverse chiese.
E così,  fino ai giorni nostri, il flusso dei contatti non si è mai interrotto, fatta salva la triste e tragica parentesi della seconda guerra mondiale.

Cosa significa Malta in termini economici per noi?
Malta è una straordinaria piattaforma di scambi commerciali: basta osservarla dall’aereo e vedere quante navi fanno rotta verso Malta o sono alla fonda davanti alle sue coste.
I maltesi sanno che possiedono poche risorse e sono quindi bravissimi nel non sprecarle e nel valorizzarle al meglio: di qui la loro abilità per gli affari.
Un aneddoto per tutti: la birra maltese viene venduta, oltre che da noi, in Cina perché sulla via del rientro verso l’Asia le stive delle navi sono vuote e i costi di trasporto sono minimi.
Vi sono diverse imprese italiane che da anni sono impiantate a Malta dove producono per il mondo intero, come la Knylon Knitting o la Amino Chemicals. Nel settore marittimo la società Palumbo ha acquisito la concessione degli storici cantieri maltesi, il servizio dei rimorchiatori è svolto dalla Tug Malta dei Rimorchiatori Riuniti di Genova, molti collegamenti sono affidati a società italiane, come la Grimaldi, la Ignazio Messina, la Tharros. Le navi da crociera della MSC e della Costa sostano regolarmente a Valletta.

E in termini politici cos’è Malta per l’Italia e per l’Europa?
Con l’Italia esiste una forte collaborazione politica. Malta è un interlocutore importante a livello regionale perché possiede una conoscenza e una sensibilità verso il nord Africa di cui noi europei possiamo tutti beneficiare. Anche nei fora multilaterali la collaborazione con Malta è continua: sulla riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che vogliamo sia all’insegna di una maggiore coesione e partecipazione di tutti, sui diritti umani, l’abolizione della pena di morte, la tutela delle minoranze religiose etc.

Qual è, mediamente, l’approccio della popolazione nei confronti di un visitatore straniero, sia esso italiano o meno?
Quello maltese è per definizione un popolo ospitale e accogliente, come vedrete visitando l’isola, anzi le isole perché non dovete mancare di recarvi a Gozo che è un po’ come Capri, rispetto a Ischia. Noi italiani ci sentiamo quasi come a casa qui, come del resto i maltesi si sentono a loro pieno agio quando vengono in Italia. Sono tante le affinità fra noi: di cultura, di costumi, di pensiero, di gusti. Molti sono i maltesi di origine italiana e diverse famiglie, specie in Sicilia sud orientale, sono di origine maltese.

Entriamo più in profondità chiedendo all’Ambasciatore un commento relativo a uno degli ambiti che più rendono Malta celebre nel mondo, ovvero quello economico-finanziario. Malta è molto nota anche e soprattutto per le molte agevolazioni di cui vi si può beneficiare.
I servizi finanziari sono effettivamente un settore di punta per Malta da quando, avendo deciso di entrare nella Unione Europea, Valletta non è più una piazza “off shore”. La Malta Financial Services Authority vigila alla scrupolosa osservanza della normativa comunitaria e accordi sulla doppia imposizione sono stati firmati con molti paesi, recentemente anche con gli Stati Uniti. A Malta i costi sono relativamente più bassi, si parla inglese e i collegamenti aerei sono buoni: di qui il vantaggio di Malta come centro finanziario dove operano banche di diversi Paesi e vengono gestiti fondi e patrimoni finanziari. Vi sono, è vero, rimborsi fiscali che attraggono alcuni investitori. Credo tuttavia che vadano privilegiati investimenti di lungo periodo che non siano soggetti esclusivamente a variabili di questo genere.

E da un punto di vista imprenditoriale, nella congiuntura odierna? Questo posto è davvero così valido per chi desideri lavorare in proprio?
Questo è sicuramente ancora oggi un ottimo terreno per le nostre piccole e medie imprese che intendono lavorare e investire. Anzi, il Governo e anche l’Opposizione stanno ponendo un’attenzione crescente alle pmi perchè esse darebbero maggiore equilibrio all’economia reale, sviluppando uno spirito di impresa diverso da quello, innato, del settore commerciale o da quello consolidatosi negli ultimi anni della finanza. Le procedure amministrative per aprire una attività sono relativamente agevoli e richiedono minori passaggi rispetto all’Italia. Il rapporto interpersonale è importante e spesso genera quella fiducia di cui un piccolo imprenditore, che magari teme un contesto troppo ampio e anonimo, ha bisogno.
Al tempo stesso stanno crescendo anche gli investimenti maltesi in Italia.
Oltretutto, quando la situazione nordafricana sarà stabilizzata si concretizzerà, mi auguro, un’interessante proiezione regionale.

Può dirci qualcosa invece per quanto riguarda l’ambito accademico?
L’Università di Malta venne creata alla fine del ‘700 grazie a una significativa presenza di docenti  provenienti  dall’Università di Bologna. Si sta in questo ultimo periodo  intensificando la collaborazione a livello accademico. Sette sono i docenti italiani che insegnano all’Università di Malta e diverse sono le Università italiane che hanno  progetti sempre più articolati in corso, dall’Università di Palermo a quella di Udine. Un ventaglio quindi molto ampio di contatti. Compito dell’Ambasciata e dell’Istituto Italiano di Cultura è di favorire e, direi anche, di aggiornare questi contatti, studiando e proponendo nuove opportunità con ricadute che vanno oltre l’ambito universitario e che investono la ricerca, le imprese, la formazione non universitaria come quella assicurata dalla Scuola di Arti e Mestieri maltese (MCAST)

Per concludere, entrando a La Valletta ci siamo trovati di fronte a molti cantieri. Cosa sta succedendo esattamente?
Succede a La Valletta quello che sta succedendo in tutta Malta. Il Paese è entrato nell’Unione Europea nel 2004, circostanza che gli ha permesso di attingere a risorse finanziarie con le quali ha potuto sviluppare diverse opere infrastrutturali. Stanno lavorando molto sulle strade e in generale per dare un volto più moderno ed efficiente al Paese. All’ingresso ‘di Valletta’ sono in corso i lavori per la costruzione della nuova sede del Parlamento affidati a Renzo Piano. E’ una scelta significativa perché il Parlamento non ha avuto finora una sede propria ed è “ospitato” nel palazzo presidenziale.
Valletta, in particolare, è candidata a essere ‘Capitale Europea della Cultura 2018' e quindi stanno iniziando diversi lavori di restauro. Sono lieto che l’Italia abbia già fatto la sua parte concludendo i lavori di restauro e riaprendo dopo dodici lunghi anni la splendida Chiesa di Santa Caterina degli Italiani all’ingresso della città. Adesso è il turno del restauro della Chiesa di fronte, la prima costruzione a Valletta, Nostra Signora della Vittoria sotto la responsabilità della meritevole ong maltese Din l-Art Ħelwa.

Malta & Gozo: Malta



La Valletta si offre a noi bellissima e struggente, piccola capitale in cui le strade (ora piane, ora erte) trasudano storia attraverso i tanti, variopinti balconi, i palazzi del potere, i poetici Giardini della Barracca, dai quali si gode un paesaggio dolcemente malinconico. Una città viva, in cambiamento, cantiere aperto per i lavori del New City Gate affidati a Renzo Piano.
Città fortemente cattolica (come tutto il paese, del resto), con la splendida Santa Caterina d'Alessandria, chiesa ufficiale della numerosa comunità italiana a Malta: qui don Gino (al secolo Giovanni Battista Gauci, nella foto in basso), caparbio sacerdote con competenze nel restauro di opere d'arte, ci racconta di come nel 1983 riuscì a creare, quasi dal nulla, una comunità cattolica e di come si sia battuto con intelligenza e coraggio per il restauro della chiesa, inaugurata nella sua nuova veste il 25 novembre dello scorso anno. Un ampio, luminoso corpo centrale su base ottagonale coperta a cupola trova il suo "pezzo forte" nella pala dipinta da Mattia Preti (pittore calabrese seicentesco, molto attivo a Malta e particolamente coinvolto nella realizzazione di questa chiesa), posta sull'altare presbiteriale.
La prepotenza barocca della Concattedrale di San Giovanni, invece, custodisce gelosamente il fasto dei Cavalieri di Malta, a dispetto di un'architettura esterna essenziale: non può che essere qui, nell'ampio spazio dell'Oratorio, il tripudio di genio e bellezza della monumentale Decollazione di San Giovanni Battista, a cui risponde, in opposizione, un oscuro San Girolamo. La Valletta, è noto, fu una delle mete dell'inquieto, ambiguo girovagare di Caravaggio, investito della carica di Cavaliere di Grazia proprio in seguito alla realizzazione della grande opera. A La Valletta conosciamo finalmente di persona lo straordinario Professor Bruno Busetti (qui a destra), Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, nostro Pigmalione nell'organizzazione del reportage e tramite fondamentale per incontrare l'Ambasciatore italiano, S.E. Luigi Marras, la cui intervista pubblichiamo nelle pagine successive.

Spostandosi da La Valletta, imperdibile tappa è quella all'Hypogeum di Hal-Saflieni, unico tempio preistorico sotterraneo al mondo, in cui è possibile camminare attraverso i cunicoli scavati tra il 3600 e il 2500 a.C. Per cogliere a pieno tutto il sapore dei tempi antichi, occorre poi trascorrere qualche ora a Mdina, antica capitale maltese: calda, silenziosa, materica, porta con sé una vibrante influenza araba che alcuni luoghi siciliani riescono a ricordarci.
Solo grazie alla guida generosa e sapiente del nostro Albert Storace (ex Professore di Storia, Critico di Musica Classica e Lirica, grande viaggiatore, come lui ama definirsi... Praticamente il nuovo Pico della Mirandola, da noi affettuosamente ribattezzato! Nella foto sotto) riusciamo ad addentrarci nel cuore della terra maltese, in cui l'aria profuma di piante selvatiche ed è inondata dal riflesso di acque sfavillanti sotto un sole che davvero poco ha a che vedere con l'impietoso gennaio.

Gozo: Kevin Sciberras










Intervista di Silvia Cosentino e Francesco Zavattari
Foto di Francesco Zavattari


CON GRANDISSIMO PIACERE VENIAMO ACCOLTI DA KEVIN SCIBERRAS,
COORDINATORE CULTURALE PER L’ISOLA DI GOZO. GLI FACCIAMO ALCUNE 
DOMANDE E FIN DA SUBITO, OLTRE ALLA SIMPATIA PERSONALE, E’ CHIARO CHE 
LE NOSTRE REALTA’ CONDIVIDONO MOLTE COSE. UNA IN PARTICOLARE: L’AMORE INCONDIZIONATO PER LA CULTURA

Può parlarci nel dettaglio dell’attività culturale di Gozo, che abbiamo capito essere molto fervente?
Gozo è ancora più attiva di Malta dal punto di vista culturale e una grande forza è quella del volontariato: qui c’è ancora un senso di orgoglio, di intensa partecipazione sia alle attività delle nostre piccole comunità sia a quelle regionali. Noi come “assessorato” siamo i coordinatori culturali di tutto quello che succede sull’isola e abbiamo anche le nostre iniziative direttamente organizzate: anche se in realtà si tratta “solo” di un ufficio di cultura, le funzioni sono quelle di un assessorato vero e proprio, un microcosmo come un’amministrazione regionale. Questo ufficio di coordinazione culturale ha venticinque anni, ma è divenuto coordinatore delle nostre piccole realtà specialmente negli ultimi quindici anni, dopo l’istituzione dei Comuni. Se prima erano solamente le parrocchie le promotrici culturali in ogni località, adesso noi abbiamo assunto questo ruolo, affiancando comunque la Chiesa, ancora forte promotrice.

Su cosa vi concentrate, in particolare, a livello di strategie lavorative?
Ultimamente abbiamo lavorato molto su due aspetti. Il primo è l’acquisizione di una strategia regionale da raggiungere in cinque-dieci anni, recuperando dalla politica culturale nazionale ciò che è a noi adatto e aggiungendo le caratteristiche principali della nostra identità, comunque diversa da quella  maltese. L’altro aspetto consiste nella formulazione di un calendario culturale di eventi che vada a coprire l’intero anno,: tale calendario può essere usato anche come sussidio turistico alle fiere al fine di mostrare la nostra forte attività culturale.

Come è suddiviso l’anno culturale a Gozo?
Possiamo individuare quattro stagioni principali. Da ottobre a dicembre abbiamo la stagione dell’Opera, che coinvolge molti turisti melomani: i nostri due teatri realizzano produzioni di alta qualità, con un direttore artistico quasi sempre straniero, l’Orchestra Filarmonica Nazionale, cantanti stranieri di rilievo internazionale, mentre coro e maestranze varie sono tutti locali. I nostri spettacoli riscuotono un grande successo tra i turisti perché qui, a fronte di produzioni estere fin troppo contemporanee, gli allestimenti sono ancora molto tradizionali. Si passa poi al Natale, un momento grande e lungo, con usanze ancora forti. Da fine gennaio inizia invece il Carnevale, anch’esso molto sentito: quasi quindici giorni con sfilate di carri allegorici, grandi compagnie di danza. Segue la Pasqua, piena non solo di tradizioni religiose, ma anche di attività culturali e sociali: in questo periodo, in cui la campagna mostra il suo aspetto più bello, arrivano molti turisti; a maggio c’è la nostra notte bianca, la Notte Gozitana, una settimana piena di eventi nelle piazze. A giugno iniziano poi le Feste Patronali, che creano l’occasione per organizzare un vero e proprio festival culturale. Visto che ogni località ha una settimana di festa che culmina di domenica, l’estate è praticamente coperta per intero da queste ricorrenze, che non si sovrappongono mai.

E per quanto riguarda le arti in senso più stretto?
C’è la volontà di coinvolgere e rivalutare i nostri spazi storici, ad esempio, l’assessorato organizza, in estate, un grande festival di arte negli spazi della Cittadella. Abbiamo in particolare tre luoghi dedicati alla pittura: due grandi sale alla Cittadella, un piccolo spazio qua all’Ufficio Cultura e uno al Ministero di Gozo. All’inizio gli artisti erano solo locali, ma ora abbiamo anche tanti stranieri, grazie anche alla collaborazioni con le ambasciate. Importanti sono i gemellaggi, infatti le nostre quattordici comunità sono gemellate con altre località, di cui nove italiane: possiamo così condividere le nostre reciproche esperienze culturali per arricchirci a vicenda.

Abbiamo sentito parlare di una mostra itinerante tra Malta e Gozo…
Sì, con l’Istituto Italiano di Cultura di Malta stiamo provando a organizzare una grande mostra di opere sia italiane che locali, che si sposterà tra Malta e Gozo, proprio per promuovere la collaborazione tra le due isole. Un altro progetto bellissimo, in termini di scambio e condivisione, è quello della “Residenza per gli artisti”, ovvero offrire un periodo di stage di diverse settimane ad artisti stranieri che, in cambio, saranno chiamati a lasciare un’opera o un masterclass alla nostra comunità.

La relativa indipendenza che Gozo ha in ambito culturale vale anche per gli altri settori dell’amministrazione?
Solo per alcuni. Ad esempio, per quanto riguarda l’Istruzione, Gozo ha un collegio autonomo che riunisce tutte le scuole. Politicamente, c’è comunque la volontà di scambio reciproco tra Malta e Gozo, al fine di rendere tutto più efficiente e rispettoso delle reciproche diversità.

In che modo vorrebbe invitare gli italiani a venire a visitare Gozo?
Qui gli italiani possono trovare un’isola piccola ma piena di cose da vedere: rimarranno incantati dai luoghi storici, dalla cultura, dalle nostre usanze (qui siamo ancora “un passo indietro”, nel senso positivo del termine, ancora legati alle tradizioni); troveranno fratelli e cugini.

Brian Duffy

Di Gisella Fabiano

Il Museo Nazionale Alinari della Fotografia inaugura il suo quinto anno di attività espositiva con la retrospettiva dedicata al fotografo inglese Brian Duffy “Duffy The Photographic Genius”, uno degli eventi collaterali di Pitti Immagine Uomo 81.
Brian Duffy nasce a Londra da genitori Irlandesi nel 1933. Studia design della moda al Saint Martins College of Art; nel 1957 gli viene commissionato il primo lavoro dalla Rivista “Sunday Times”. Sempre nel 1957 viene chiamato a lavorare per “Vogue”; la rivista, fino ad allora riservata all’altra società grazie allo stile innovativo e documentaristico introdotto da Duffy, si apre anche all’ambiente giovanile.
Nel 1961 inizia a lavorare per “Elle France” dove il clima culturale incoraggia la sperimentazione; in quegli anni Duffy introduce un modo innovativo di realizzare le fotografie di moda e, a suo dire, sono di quel periodo le sue foto migliori. La collaborazione con “Elle France” dura circa 20 anni, periodo durante il quale collabora  contemporaneamente con altre pubblicazioni.
Brian Duffy inizia la sua attività di fotografo nel 1957, collabora con numerose riviste di moda tra cui Vogue, Elle, The Times, realizzando ritratti di artisti famosi e spaziando tra il cinema, la musica, la pubblicità, la moda, la letteratura. Firma il calendario Pirelli e le copertine di tre dischi di David Bowie. Nel 1979, all’apice della carriera, decide di chiudere con la fotografia e lo fa in modo cruento, cercando di bruciare tutti i negativi delle foto che ha realizzato. Ne brucia solo una parte e gli altri per anni rimangono chiusi in scatoloni.
Nel 2009 il figlio Chris recupera tra gli archivi e le pubblicazioni di tutto il mondo 160  delle foto i cui negativi sono stati bruciati e che rappresentano un vero e proprio catalogo dell’iconografia culturale degli Anni Sessanta e Settanta. In seguito al ritrovamento di tutto questo materiale, Chris convince il padre Duffy a riprendere il suo lavoro di fotografo, mentre, nell’ottobre dello stesso anno, la “Chris Beetles Gallery” di Londra inaugura la prima mostra delle fotografie di Duffy.
Nel 2010 la BBC realizza un documentario sulla sua vita e sulla sua carriera dal titolo “The Man Who Sho the 60s”.

Credits:

Calendario Pirelli, 1973 © Duffy Archive - John Lennon, 1965 © Duffy Archive - Vogue, Firenze, 1962 © Duffy Archive - David Bowie, Aladdin Sane, 1973 © Duffy Archive


LaBottega


LaBottega
Quando la fotografia diventa sfiziosa

Un continuo susseguirsi di attività dedicate alla fotografia, fra le quali, il prossimo 17 giugno, una mostra dedicata a FULL Magazine

Di Silvia Cosentino


Veramente in pochi, si sa, possono resistere ai piaceri della buona tavola; se poi il tutto è "condito" da un sacco di belle suggestioni artistiche da poter sperimentare in un luogo accogliente e amichevole... il gioco è fatto!
Nella splendida Marina di Pietrasanta, attivissima e rumorosa in estate, silenziosamente poetica in inverno, c'è un posto che davvero i lettori di FULL non dovrebbero perdere: stiamo parlando de ‘Labottega’. Per coglierne le origini, occorre tornare al 1920, quando questo luogo era, appunto, una bottega, nel senso del termine che i nostri nonni userebbero: alimentari, salumeria, macelleria, poi fruttivendolo fino a bar negli Anni Settanta. Ma non solo. Un vero e proprio punto d'incontro, occasione per ritrovare gli amici, chiacchierare e condividere la quotidianità della vita...
Da questi semplici, ma importanti, trascorsi la giovane Serena Del Soldato ha recuperato i locali dei nonni per creare qualcosa di assolutamente particolare: un ristorante accogliente ed elegante, in cui tradizione e design si incontrano in un mix irresistibile, dove è possibile gustare prodotti tipici di norcineria. Non finisce qui, però. Insieme a uno staff come lei giovane, dinamico e amante delle cose belle, Serena ha allestito, nei locali attigui, uno spazio dedicato alla fotografia (lei stessa è impegnata in questa arte): 200 mq per esposizioni, servizi fotografici, casting, showroom e workshop, una sala di posa, una camera oscura. Oltre a questo Labottega propone corsi continuativi di alto livello a cui ogni fotografo può accedere secondo la propria esperienza.
Sale ben curate, immacolate, pronte a prendere vita sulla scia degli scatti che via via si avvicendano alle pareti, e un delizioso giardino, che rende gradevolissimi gli eventi estivi. Insomma, davvero un paradiso per placare più urgenze: quella della fame e della cultura!
Da questo numero, Labottega diventa uno dei partner culturali di FULL Magazine, rapporto che si intensificherà sino a vederla protagonista, il 17 giugno prossimo, dell'evento ‘FULL of Pictures’: la redazione di FULL presenterà la rivista e, in particolare, esporrà alcuni esempi del già nutrito materiale fotografico finora raccolto. Non mancate!

Viva l'arte contemporanea


VIAREGGIO
VIVA L’ARTE CONTEMPORANEA

Di Gaia Querci
Responsabile Arte di FULL Magazine

Parlare di arte contemporanea è da sempre terreno spinoso, l’arduo compito di rendere in letteratura accadimenti, intrecci, tendenze mutevoli di volta in volta, è toccato a critici e intellettuali che, per ogni epoca, provano e hanno provato a spiegarne le dinamiche, definirne i movimenti, le qualità caratterizzanti il fare artistico. Oggi specialmente, dal momento che i sentieri percorsi dall’arte si intrecciano continuamente, non è semplice individuare un filo conduttore, un leit motiv che segua le scelte degli artisti, che li raggruppi in scuole di pensiero, in correnti, così come è successo in passato, e che renda quindi più facile la comprensione al grande pubblico.
Molto si è detto, tutto si è sperimentato. Altri tempi, altra mentalità, ma soprattutto a cambiare sono i valori, le priorità alla base delle scelte e il peso sempre maggiore assunto dal mercato, la sua invadenza, le regole dell’economia. Vale lo stesso per chi vuole tutelarla l’arte, sostenerla, alimentare la crescita delle nuove generazioni di artisti, credere in loro, anche in questo ambito il compito non è per niente facile, né perché in Italia si creda veramente nello sviluppo culturale, né perché si investa particolarmente in creatività. Nell’inserto ArtEconomy de Il Sole 24 ore di febbraio 2012, Marilena Pirrelli, concludendo l’articolo dal titolo Polke batte il superattico nella sfida del rendimento, scrive: “L’arte nell’ultimo periodo ha mostrato nei prezzi d’asta di resistere meglio di altri asset alla crisi. Insomma quando i valori sul piatto sono alti e la liquidità in portafoglio parecchia se l’arte entra in gioco, vince”. Cito questo contributo per sottolineare che vale la pena investire in arte ed è il momento che anche l’Italia se ne accorga, non solo Enel, Eni, Prada o i grandi colossi capaci di tali investimenti, bisognerebbe cominciare a crederci anche dal basso supportando coloro che potrebbero essere i Grandi di domani.
Se questo screditamento del valore dell’arte, se l’indifferenza da parte dei più persiste, appare lampante il motivo per cui i grandi centri italiani stentano a trovare una precisa identità culturale, aumenta una parcellizzazione delle occasioni e chi si affaccia alla filiera dell’arte contemporanea fatica a trovare una direzione univoca che lo indirizzi nelle scelte. Nella società dell’individualismo, gli artisti si trovano ormai in concorrenza tra loro per guadagnarsi l’interesse della critica e dei galleristi che saranno il loro veicolo di promozione, valorizzazione e lancio sul mercato.
Data la situazione, nei piccoli centri è ancora più difficile trovare un’identificazione territoriale, punti di incontro dove concentrare e sostenere il fervore artistico. Eccezione che conferma la regola, all’interno del contesto culturale in cui lavoro, sono due fortunate esperienze: l’Associazione Culturale BAU e Laboratorio 21. BAU, associazione autogestita e senza fine di lucro nata a Viareggio nel 2004, si propone, un’ottica relazionale e non competitiva, come centro di aggregazione che stimola dialoghi, confronti e scambi tra le più diverse discipline, dalla pittura alla fotografia, dalla grafica alla video installazione, dalla poesia alla musica, facendosi promotrice di mostre, letture, convegni, rassegne ed eventi performativi del tutto originali. Fiore all’occhiello dell’attività bauista è la produzione dell’omonimo Contenitore di Cultura Contemporanea, in prossima uscita con la nona edizione, un cofanetto che, raccolta l’eredità delle riviste d’artista e di assemblaggio sorte a partire dagli anni Sessanta, racchiude, in tiratura limitata, opere originali di autori nazionali e internazionali. L’energia creativa portata dal gruppo infonde una sferzata di intelligenza al sonnacchioso territorio versiliese proponendo gustose iniziative generalmente da non perdere. Progetto più giovane rispetto al precedente è Laboratorio 21. Con sede nella zona industriale di Viareggio, defilato dai luoghi di maggiore attrazione turistica, lo spazio nasce originariamente come laboratorio artistico di scultura e scenografia, per trasformarsi nel 2009 in ambiente espositivo aperto alle nuove proposte del mondo dell’arte. Con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico alle ultime tendenze dell’arte contemporanea, Laboratorio 21 si consolida come interessante piattaforma per artisti emergenti in un territorio decisamente ancorato al passato, il gruppo riesce in pochi anni a realizzare importanti iniziative culturali, festival, nonché interventi di riqualificazione urbana con particolare riguardo alla Street Art, un ambito oggi in continua crescita. Data la versatilità dello spazio, l’organizzazione propone anche corsi di formazione, workshop e differenti attività didattiche in collaborazione con le scuole. A partire dalla prossima primavera, Laboratorio 21 presenta un ciclo di tre mostre proposte a distanza di sei mesi, tutte concentrate sulla valorizzazione di artisti under 35, e lavora alla realizzazione di un progetto di Residenza per ospitare artisti nazionali e internazionali ai quali dare la possibilità di relazionarsi con l’ambiente circostante, una proposta decisamente avanguardistica per la Toscana e perfettamente in linea con il concept europeo di incentivare la mobilità e la creatività artistica. Due felici situazioni culturali queste che vi propongo, da tenere in assoluta considerazione per chiunque si affacci sulla costa tirrenica.

FULL of Events 6




Milano
NEWS DAL POP ART STUDIO DI LUDMILLA RADCHENKO

Dopo il successo riscosso dalle sue opere alla Biennale di Venezia, la creatività di Ludmilla non si arresta, anzi, ha continuato il suo viaggio con un'incursione verso il "design da abitare" alla fiera "BresciaCasa" (2-4 marzo; 9-11 marzo) e al "Fuorisalone" di Milano (17-22 aprile), durante il quale Robertaebasta (Brera Design District), Suite 8 (zona Missori) e Castelli Gallery (zona Tortona) hanno esposto le sue opere. È cresciuto anche il progetto "Woman Been": l'introspettiva serie di opere che indaga il mondo della donna, di cui vi abbiamo ampiamente parlato in FULL Magazine 5, è stata presentata a Milano con il vernissage del 24 novembre scorso. Nuove opere di Ludmilla hanno partecipato a vari eventi, tra cui la XIX edizione di "Sguardi Altrove Film Festival al Femminile", a Milano tra lo spazio Oberdan e la Triennale: Ludmilla è intervenuta come madrina alla conferenza di presentazione di "Made in Japan. L'estetica del fare" ed è stata presente come artista con l'opera "Breathing". Per concludere, il debutto alla MiArt, promosso dalla Galleria EIDOS. Continuate a seguire il lavoro della "nostra Venere sovietica"!

Milano
HANDS
Al [.Box] Videoart Project Space di Milano

La selezione "mani" gioca sul  simbolismo delle mani su due livelli principali: come un oggetto e gesto. Da un lato, le mani, come un oggetto, simboleggiano il processo di creazione e sono connesse con il lavoro e cibo.  Sono anche simbolo di amore, passione e il tatto affettivo. La mano sinistra in alcune culture  simboleggia la grazia e femminilità,  quella di destra è un simbolo di virilità e forza. I gesti, come forma primaria di comunicazione non verbale, rappresentano sentimenti e relazioni diverse tra le persone, e tra uomini e del mondo. Nel contesto della video arte, le mani sono oggetto di molte interpretazioni concettuali. Selezione "mani" è un tentativo di illustrarne alcune di esse. Pavlina Mladenova

Selezione Video curata da Pavlina Mladenova (Bulgaria)
4 – 26 Aprile 2012 With support of Videoholica Association, Bulgaria
www.dotbox.it

Londra
A Londra una retrospettiva su Nanni Moretti

Dal 12 al 15 aprile Italian Cinema London ha proposto una retrospettiva sul regista italiano Nanni Moretti, presidente di giuria al Cannes FilmFestival 2012.
Particolare attenzione è stata dedicata ai film La stanza del figlio (vincitore della Palma d'Oro nel 2001) e Il Caimano. Oltre a questi, Palombella Rossa, Ecce Bombo, Caro diario, Bianca, La Messa è finita e Aprile hanno arricchito questa retrospettiva di alto livello e valore divulgativo, specialmente in un paese non sempre attento al cinema di casa nostra.
www.riversidestudios.co.uk

Massarosa - Lucca
Sempre più attiva la fondazione silvestro marcucci

La “Fondazione Silvestro Marcucci  Onlus” nasce nel 2006 per onorare la memoria del Prof. Silvestro Marcucci, noto studioso kantiano venuto a mancare nel dicembre del 2005. La biblioteca mette a disposizione numerosi volumi e moltissimi documenti d’archivio: manoscritti, appunti e una ricchissima corrispondenza che evidenzia i proficui rapporti tra Marcucci e i più grandi pensatori del Novecento, tra i quali Popper, Canguilhem, Anceschi. Ogni anno sono organizzati eventi culturali: presentazioni di libri, tavole rotonde, mostre di pittura, anche in collaborazione con la Regione Toscana, il Comune di Massarosa, le Università italiane e straniere. Insieme alla Società Italiana di Studi Kantiani (che ha fissato la sua sede a Quiesa), la Fondazione ha promosso il Congresso Internazionale Kantiano, che per la prima volta si è tenuto in Italia (Pisa-Lucca) nel 2010; durante la cerimonia conclusiva la Fondazione ha assegnato il premio internazionale per giovani studiosi kantiani. La Fondazione ha istituito la collana “Zetetica” (ETS – Pisa) e il premio biennale per tesi di dottorato italiane e straniere di argomento kantiano.

BIOSBOOK
per raccontare la tua storia on line

Ecco il nuovo modo per parlare di sé, fermare nella rete gli episodi più importanti della proprio cammino. Biosbook è un social network fortemente innovativo, perchè dà la possibilità a chiunque di creare il proprio Libro della Vita, componendo Capitoli che uniscano foto e ricordi propri con quelli di amici e parenti. L'utilizzo è davvero universale: dalla scuola al lavoro, dall'infanzia ai rapporti personali, non c'è campo della vita che non si presti a divenire un Capitolo di Biosbook, attraverso il quale è possibile tenere le esperienze a portata di click. Biosbook è un prodotto tutto italiano, nato dall'idea di due persone comuni, Simonetta Pedarra e Fabio Faraglia, che, inseguendo un sogno, hanno dato lavoro a una giovane e valida azienda romana: questi esperti dell'informatica hanno fatto propria l'idea, realizzando un brand originale e riconducibile al concetto che Biosbook vuole rappresentare in Italia e, perché no... anche nel mondo!

www.biosbook.com

Cecilia Freschini


Conversiamo con Cecilia Freschini, giovane, bella e intraprendente curatrice d'arte che, con coraggio, ha deciso di spingere la sua sete di conoscenza fino alla Cina, dove ha dato vita a un'importante realtà dedicata allo studio della contemporaneità

Di Silvia Cosentino

Ci puoi parlare della tua formazione artistica e, in particolare, di come ti sei avvicinata alla videoarte e alle arti performative?
La mia formazione a dire il vero è economica; certo, ho poi preso un indirizzo artistico seguendo le dinamiche contemporanee sia da un punto di vista teorico sia soprattutto da un punto di vista gestionale e organizzativo. La sezione Cina alla Biennale di Praga con dodici artisti cinesi, in effetti, è stato uno dei rari momenti in cui ho presentato della vera e propria pittura... la mia attenzione si è spostata fin da subito sui new media e performance, sia per scelta e passione, ma anche per opportunità e ragioni legate al contesto. La Cina si sta svecchiando e slegando da certe dinamiche artistiche che favoriscono commercialmente la pittura. Sicuramente la fotografia gioca un ruolo importante, ma soprattutto si riscontra una grande attenzione per i new media: arte multimediale, installattiva, interattiva, video, animazione, web art… Ci sono spazi, curatori e dipartimenti accademici specializzati in tutto questo e i lavori che vengono prodotti, sono, in effetti, molto più interessanti e genuini rispetto a quadri o sculture confezionati più che altro per il mercando occidentale. Questa mia attenzione alla video art inoltre rispecchia una questione molto banale e pratica: i costi sono logicamente molto più ridotti e questo mi permette di presentare agevolmente i lavori di artisti internazionali in varie parti del mondo.

A un certo punto della tua vita, hai compiuto il coraggioso passo di lasciare l'Italia e di trasferirti non semplicemente all'estero, ma in un posto per noi lontanissimo: cosa ti ha spinto a prendere questa decisione e cosa speravi di trovare?
Dopo la laurea nel 2004 e dopo aver tergiversato un po’ ipotizzando un periodo formativo in Australia, sono partita per quello che, inizialmente, doveva essere solo un breve momento di stacco, di pochi mesi, seguendo l’impulso irrefrenabile di voler conoscere un’altra cultura e di confrontarmi con qualcosa di assolutamente estraneo. Sono quindi arrivata a Pechino, che fin da subito si è presentata particolarmente enigmatica e coinvolgente, e sono ancora qua! Il confronto è stato importantissimo e per la verità non ho ancora smesso di interrogarmi! Questo Paese non è immediato, non è facile da decifrare soprattutto in questo preciso momento storico dove tutto, qui, è talmente mutevole, indefinito e veloce. Ammetto che ero partita con idee abbastanza chiare su quello che avrei voluto fare, con intenzioni precise e soprattutto con molta predisposizione, ma dal lato pratico della Cina non sapevo nulla: non conoscevo né la cultura né la lingua! È stata un’avventura particolarmente preziosa sia da un punto di vista umano che poi professionale.

Hai trovato quello che cercavi? Com'è fare arte, occuparsi di arte in Cina?
Beh! Direi di sì: ho trovato mio marito! Ah! Ah! E ho trovato un ambiente propositivo e curioso dove inserirmi in modo naturale e colloquiare in maniera attenta e costruttiva: con i cinesi si lavora molto bene!
I primi mesi li ho dedicati alla lingua e per i primi anni non ho voluto conoscere italiani e questo ha logicamente agevolato molto il processo di apprendimento del cinese. La prima esperienza lavorativa è stata con una galleria privata. Ho avuto la fortuna di conoscere il titolare della galleria proprio nel momento in cui apriva un nuovo spazio e quindi me ne ha affidato la direzione. In seguito, ho sentito il bisogno di slegarmi da quella realtà e d’iniziare un percorso autonomo come curatrice indipendente. Così ho iniziato a instaurare vari tipi di collaborazioni con musei, gallerie, biennali e fiere sia in Cina che in Europa.
Recentemente ho fondato lab-Yit, una piattaforma per l’arte contemporanea italiana in Cina. È un progetto molto grande e importante che intende essere un punto di riferimento sia per gli italiani sia intendono lavorare in questo campo in Cina, sia per la realtà locale: la prerogativa è di far conoscere e dare visibilità all’arte contemporanea italiana qui sul posto.
Lavorare adesso in Cina con l’arte contemporanea è una bella sfida, perché’ tutto è nuovo e in evoluzione. Inserirsi in un contesto cinese significa cambiare molti parametri e modificare il proprio knowledge riaggiustando le varie nozioni precedentemente acquisite sul funzionamento e il senso dell’arte contemporanea stessa. E’ una sfida che porta a ridefinire e correggere vari punti di vista, ad esempio, il ruolo che può avere una galleria o un museo, oppure i parametri di giudizio inerenti a una buona mostra o ancora, cosa significhi operare nell’arte oggi, piuttosto che quesiti inerenti il ruolo del mercato e la libertà espressiva. Tutte domande che mi derivano dalla specifica situazione cinese che si dimostra, a tutti gli effetti, un territorio perfetto per nuove sperimentazioni.
Ci sono senz’altro anche molte difficoltà nel lavorare in un contesto cinese, ma sul piatto della bilancia a controbilanciare ci sono, oltre allo spudorato ottimismo ci sono anche un maggior rispetto e professionalità. La scena artistica cinese è ancora decisamente immatura e impreparata, ma quello che ho potuto constatare in questi ultimi anni è efficienza, serietà e alto livello organizzativo, dovuti alla forte impronta gerarchica della società, che pone le sue basi millenarie sul concetto di armonia, come sublimazione fra bene e male, ovvero il rispetto indiscutibile nei confronti dell’altro e dello stato. I cinesi hanno un fortissimo senso patriottico, una passione che è l’immensa ricchezza spirituale del Paese nonché la sua forza e che noi dovremmo riscoprire...

In che modo l'arte viene vissuta diversamente dall'Italia che, per antonomasia, è considerata la culla della cultura?
L’Italia ha purtroppo svenduto e perso tutte quelle peculiarità che l’hanno storicamente resa una realtà ambita e riconosciuta a livello internazionale...
dalla pizza alla cultura. Limitandoci al raffronto Italia-Cina, se questa, al momento per vari motivi, è un germogliare di situazioni dinamiche e interessanti, la nostra bella Italia è un fiore avvizzito che si ripiega in se stesso. Dico questo con sincero rammarico e rabbia pur sapendo che su questo stelo esistono ancora delle zone verdi e promettenti. Ma, di fatto, al momento abbiamo un contesto socio politico imbarazzante e avverso. L’Italia non è mai stata capace di promuoversi e proporsi, ora ancor più l’attenzione alla cultura e le proposte che diamo sono davvero misere. Certamente il retaggio culturale è un onore quanto un onere enorme che grava sulle nostre spalle. La cultura, o meglio l’arte, è sempre andata a braccetto con l’economia: va da sé che, se non ci sono finanziamenti né mecenatismi, le possibilità per gli artisti risultano estremamente limitate. In Cina ci sono soldi, ma non solo: c’è soprattutto una vitalità inimmaginabile da noi, c’è apertura, curiosità ed entusiasmo: questa è la differenza più lampante e fondamentale. Oltre alla deleteria situazione economica, le due pecche principali dell’Italia sono di guardare troppo all’estero senza coltivare abbastanza la propria scena e quella di non incoraggiare l’innovazione e la sperimentazione, scopo raggiungibile solo dando più spazio e occasioni concrete ai giovani artisti, in modo che abbiano modo di affermare la propria creatività all’estero. Bisogna salvare il Made in Italy dall’essere recluso ai margini dello scenario artistico internazionale.
Quello che noto rientrando un paio di volte l’anno, è, purtroppo, una situazione stagnante e deprimente, una vergogna che non limito al solo campo artistico…

Quali sono le realtà italiane e quindi le ragioni artistiche che ti convincono, periodicamente, a tornare in ‘patria’ per proporre i tuoi progetti?
Son sempre meno convinta di tornare in Italia, per questo ho fondato lab-Yit: per portarmi l’Italia qui! Per cercare di fare qualcosa di utile e concreto qui sul posto, in Cina, dove direi che ci sono, al momento, maggiori possibilità e sicuramente maggiore attenzione.
In Italia apprezzo e ammiro varie realtà che purtroppo rimangono dietro ai riflettori commerciali. In generale rispetto e collaboro volentieri con persone che portano avanti questo lavoro con serietà e passione...

In che direzione, secondo te, si sta muovendo l'arte internazionale? Quanto essa riesce a correre più veloce rispetto alla capacità dell'osservatore di fruirne?
Generalizzando, noto una vena sempre più intimista ed evanescente. Un’arte più smaterializzata, direi anche più fresca, immediata e partecipativa che mette in relazione il pubblico smovendolo su questioni sociali. O forse è solo quello che voglio vedere. Di fatto, in questo perdurare di crisi economica ma anche d’incertezza personale e sociale, il fatto di percepire chiaramente il peso di una società fatta di grandi sistemi gestiti da pochi interessi personali porta inevitabilmente a pensare a un ripiegamento su se stessi e a una ricerca di collaborazione e dis-consenso con l’altro.
L’arte deve essere contemporanea al suo tempo e usufruire delle dinamiche e strumenti propri del suo momento quindi sicuramente c’è una progressiva affermazione di contesti immateriali: azioni performative, video-sound art, lavori che nascano e si evolvono in virtù di una stretta correlazione con i continui avanzamenti e progressi legati alla tecnologia, al computer...

Quali sono le tematiche artistiche che ti interessano maggiormente, sulle quali dedichi la maggior parte dei tuoi studi?
Mi interessa approfondire questioni legate all’uomo, come essere in relazione con se stesso, con gli altri e il contesto in cui viviamo.

Su quale campo non ancora da te esplorato vorresti prima o poi lavorare?
Oh! Ce ne sono tanti! E tanti progetti in cantiere!

In che modo Europa e Cina possono dialogare attraverso l'arte? 
Chiaramente col mutuo rispetto e ascolto; reciprocamente pronti ad accogliere gli inpunt e le suggestioni che arrivano da entrambe le parti, soffermandosi maggiormente per lo meno a capire a grandi linee chi è il pubblico e l’interesse della controparte.
In Cina c’è una vitalità inimmaginabile da noi, c’è molta apertura, curiosità ed entusiasmo che troppo spesso non è contraccambiata. Quello con la Cina è incontro culturale frainteso e ancora solo accennato, dove l’identità della cultura lontana e diversa è interpretata più che altro alla luce di diffidenze, pregiudizi reciproci e da un’informazione troppo superficiale. Questo è un forte limite nella fruizione della reciproca produzione artistica. Sarebbe necessario fare chiarezza e fornire una visione più completa sulla realtà cinese. Quando si parla di Cina, come per altre realtà asiatiche, bisogna innanzitutto capire che ci si misura con un universo di parametri totalmente diversi rispetto ai nostri. Disattenzione, ignoranza e accanimento mediatico hanno creato in tempi record tutta una serie di falsi miti e pregiudizi basati su un background occidentale che l’Asia non ha mai conosciuto e per lo più lo ignora tuttora.
Col mio lavoro cerco di creare un flusso continuo di scambio tra le diverse realtà. Cercando per quanto possibile di esportare le persone non solo le loro opere, in modo tale che l’artista possa confrontarsi direttamente con la realtà locale. Ci sono varie realtà internazionali che portano avanti un progetto analogo che credo sia un buon punto di partenza per creare un buon dialogo.

Che cosa, nel tuo lavoro talvolta ti scoraggia?
Questo settore credo sia uno dei pochi che ti permette di lavorare, creare immaginare e realizzare senza troppi vincoli e muri o spesso proprio questi in realtà si trasformano in nuovi importantissimi input. L’arte mette a disposizione una fonte inesauribile di materiale e possibilità... certo bisogna poi confrontarsi col lato economico... ma a scoraggiarmi maggiormente è un contesto più ampio: è quando vedo ad esempio una popolazione inerme, che arrendevolmente si affida e piega il capo a tutta quella volgarità che ci viene propinata dall’alto.

Ecco il nuovo tempio della musica


Firenze
Ecco il nuovo tempio della musica

Di Silvia Cosentino

«Sogno da moltissimi anni la realizzazione di un nuovo grande teatro, ora questo sogno si avvera e si inaugura una nuova casa per il Maggio Musicale Fiorentino: è un teatro non solo bellissimo esteticamente, ma perfettamente rispondente alle esigenze tecniche che i nostri tempi esigono. Avremo così due nuove sale e una grande cavea all'aperto e potremo differenziare la nostra attività. La sala più grande sarà destinata all'opera ed avrà un palcoscenico fortemente attrezzato con le più moderne tecnologie. Quella più piccola sarà invece destinata all'attività concertistica: entrambe saranno dotate di un'acustica perfetta e così anche i fiorentini potranno apprezzare appieno le qualità, oggi di primissimo ordine, dei loro complessi artistici, potranno ascoltare il "suono" della loro orchestra come finora era possibile sono nelle grandi sale da concerto all'estero. La cavea all'aperto consentirà infine di protrarre la programmazione anche nei mesi estivi e di aprirsi a forme di spettacolo diversificate. Che il nuovo teatro sia dunque all'altezza della storia gloriosa del Maggio e di Firenze: questo è insieme il mio augurio e il mio impegno".

Queste alcune delle parole con cui il Maestro Zubin Mehta, Direttore Principale del Maggio Musicale Fiorentino, ha introdotto, nel novembre scorso, la presentazione degli eventi legati a questa indimenticabile inaugurazione: un nuovo tempio, sulla scia dei grandi teatri stranieri, in cui poter esaltare nel modo più compiuto tutte le eccellenze classiche e contemporanee della musica. Grazie alle Celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, al Governo, alla Regione Toscana e alla stessa Città di Firenze, alla guida del Sindaco Matteo Renzi (nonché Presidente della Fondazione del Maggio), ecco sorgere, a pochi passi dal glorioso Comunale, questo paradiso per tutti gli appassionati di musica. Un teatro che, poeticamente, torna a quella funzione originale antica di luogo di aggregazione fondamentale per la polis: proprio a ricordo di questo, il complesso si trova nel centro geografico della città, sovrastandola e dominandola. Non solo spettacoli, dato che, in un futuro prossimo, sarà possibile fruire del grande spazio circostante all'aperto di giorno e di sera, immergendosi nell'arte e nella natura.

Il Nuovo Teatro dell'Opera è stato celebrato con un'intensa dieci giorni che ha visto l'inaugurazione della sala più grande destinata a 1800 spettatori (l'intero complesso ne potrà accogliere ben 5000): nove eventi, cinque grandi appuntamenti con i capolavori della musica classica, una serata jazz, un galà di danza, una festa e una giornata di studi, appuntamenti che hanno visto protagonisti Zubin Mehta, Claudio Abbado, Stefano Bollani, Anja Kampe, Juha Uusitalo, Stella Grigorian, Leonidas Kavakos, Fabio Sartori, Patrizia Ciofi, solo per citarne alcuni. Sempre presenti, ovviamente, l'Orchestra, il Coro, il Corpo di Ballo e i Tecnici del Maggio. Più di 22.000 spettatori hanno complessivamente preso parte a questi incontri, culminati nei festeggiamenti del 31 dicembre con il concerto di Mehta e la Festa di Capodanno, alla maniera dei più importanti teatri internazionali. Con queste parole la Sovrintendente del Maggio, Francesca Colombo, ha commentato entusiasticamente l'esito degli eventi inaugurali: “Un contagio di emozioni tra gli artisti, il pubblico e tutti i lavoratori del teatro. Orgogliosa del successo di queste celebrazioni perché il Maggio Musicale Fiorentino ha dimostrato di essere unito e capace di affrontare questa nuova sfida con grinta, professionalità e determinazione, come uno strumento perfettamente accordato”.
Adesso, dopo questi trionfi musicali, il Nuovo Teatro è tornato silenzioso per il proseguimento dei lavori: dovremo attendere fino al 24 novembre, data in cui le storiche note della Principessa di Gelo Turandot daranno gloriosamente il via alla carriera di questo nuovo spazio, che, già lo sappiamo, è destinato a segnare la storia di Firenze e non solo.

I NUMERI


SPAZI ATTIVITA’ TEATRALI mq 21.186,09
SPAZI PER IL PUBBLICO mq 13.301,60
DEPOSITI mq 2.198,58
UFFICI mq 2.711,32
LOCALI TECNICI mq 5.651,50
PARCHEGGI INTERRATI mq 1.2394,0
TOTALE sup netta mq 57.443,09

TEATRO D’OPERA
Capienza totale Sala: 1800 posti a sedere
Palcoscenico superficie "T“ mq 2.624
Palcoscenico principale mq 416
Boccascena l x h: 18x12 – 14x8
Buca orchestra mq 45 – 108 - 150

AUDITORIUM
Capienza Sala: 1100 posti a sedere

CAVEA ALL’APERTO
Capienza Cavea: 2000 posti a sedere

Volume complessivo mc. 360.000

CIUSA e TAVOLARA

Francesco Ciusa e Eugenio Tavolara
Artisti dell’identità sarda 

Di Giovanni Graziano Manca

A Nuoro la Regione Sarda e il Comune hanno reso possibili presso il Museo Ciusa, realtà espositiva di recente istituzione, due esposizioni irrinunciabili per tutti coloro che amano l’arte, la Sardegna e la città che le ospita. Si tratta della mostra (permanente) dedicata allo scultore nuorese Francesco Ciusa e di quella che celebra, a 110 anni alla nascita dell’artista, l’opera di Eugenio Tavolara (Eugenio Tavolara – Il mondo magico, questo l’eloquente titolo della mostra che può essere visitata fino al 30 Aprile p.v.).
Francesco Ciusa (1883-1949) è l’artista che per primo in Sardegna ha dato dignità alla scultura moderna e che contemporaneamente, e assai mirabilmente, ha espresso l’anima della cultura sarda nelle sue rappresentazioni scultoree e nelle sue ceramiche. Uomo proveniente dall’Accademia (studiò belle arti a Firenze), operò a Nuoro, a Sassari e, in seguito, principalmente, a Cagliari, città presso la quale si trasferì intorno agli anni 1908-1909. Dello scultore barbaricino si dice che egli fu, analogamente a molti altri artisti europei che come lui vissero negli anni turbolenti a cavallo dei se-coli XIX e XX, un artista moderno, che paradossalmente non amava la modernità. Lo scultore trova rifugio in quella lentezza e in quel tempo che scorre a misura d’uomo, che contraddistinguono e regolano gli eventi tradizionali e il vivere quotidiano della sua terra. Il Museo Ciusa di Nuoro raccoglie una sessantina di pezzi (comprendendo tra essi disegni e documenti d’archivio) realizzati in un arco di tempo che va dai primi anni del Novecento fino agli anni Quaranta. Essi costituiscono testimonianza dei periodi in cui la cui ricerca espressiva dell’artista si fa più intensa.
Non meno rappresentativa dell’estro artistico dei sardi è l’opera di Eugenio Tavolara, artista poliedrico che non fu solo scultore. Egli fu, soprattutto, l’iniziatore dell’artigianato sardo moderno (fu lui, negli anni Cinquanta del secolo scorso, a dirigere per la prima volta l’ISOLA – l’istituto sardo per l’organizzazione del lavoro artigiano), una sorta di progettista d’arte, di designer, di “creatore di arti applicate”. Le sue opere, realizzate in solitudine oppure con l’aiuto di altri artisti e artigiani, si muovono concettualmente nelle direzioni più varie e nei colori, nelle espressioni dei visi, nel significato più profondo veicolato dai manufatti presentati in mostra, con un unico denominatore: la Sardegna vista nelle sue innumerevoli sfaccettature. Non sono solo antico e moderno o sacro e profano a essere rappresentati da Tavolara in questi meravigliosi oggetti: vi è un orizzonte vastissimo di emozioni e di suggestioni indotte da riflessioni sul mito, sul rapporto dell’uomo con la natura, sulla commovente credenza religiosa dei sardi, dal fiabesco, dalla semplice quotidianità delle cose e dei gesti che appartengono da sempre alle genti di Sardegna.
Eugenio Tavolara – Il mondo magico è mostra ricca di fascino che presenta sculture, disegni, opere di design e oggetti di artigianato artistico come i preziosi tappetti, nella ideazione dei quali Tavolara è rimasto maestro insuperato.

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Puoi sfogliare il servizio a pagina 30 e 31 di FULL Magazine 6, o puoi leggere il dettaglio di ogni marchio sul nostro sito www.fullish.it

Gioni David Parra. Da Milano a Mosca


AFFIDIAMO ALLE PAROLE DEL NOTO CRITICO GIERUT IL ‘RACCONTO’ DI QUESTO VISIONARIO ARTISTA DI CUI AVREMO SENZ’ALTRO MODO DI PARLARE ANCORA

Di Lodovico Gierut

Sì, il titolo che ho scelto è altisonante, ma forse – notando ciò che da tempo fa l’artista toscano, che da emergente è oggi un’assoluta certezza ad alto livello – non rende che in parte un percorso fatto di serie presentazioni e recensioni. L’accostamento, che poi diventa confronto – non solo vicinanza – con artisti di vertice in più occasioni come per la collettiva “ Presenze” a Pietrasanta (2011), assieme a Botero, Chia, Guadagnucci, Ciulla, Theimer, ecc.
Una personale al Lu.C.C.A. Museum e un workshop in Bangkok hanno anticipato il suo arrivo a Mosca, nel prestigioso spazio della OIOIOI Gallery, di valenza internazionale, sito presso il Valentin Yudaskin Palace.
Vi ha portato opere di collezione, alcune delle quali protagoniste sino a pochi giorni fa del successo di pubblico e di critica a Milano, presso Spazio Tadini, e recenti opere inedite dove è soprattutto il nero a creare forme tessute di una magia tagliente e morbida al contempo, quasi fossero le “varate” (quando il marmo è staccato dalla montagna) delle sue Alpi Apuane, o stelle di un oltre e di un altrove.
Nel tutto si coglie il respiro di un linguaggio autonomo e l’impronta della sua maturata professionalità.
Se taluni parlano di crisi della fantasia e dell’arte, la risposta di Gioni David Parra è inequivocabilmente sia a Mosca, sia davanti a noi.

Roma Festival delle Orchestre

Roma Festival delle Orchestre
Per ammirare l’arte in azione


di Virginia Lorè

Si terrà nella capitale, dal 14 al 20 Maggio 2012 nel Teatro Tendastrisce, il primo Roma Festival delle Orchestre: organizzata dall'Associazione Culturale L’Universo Delle Arti e Villaggio Italia Eventi, la manifestazione si ripropone di creare terreno fertile per i nuovi artisti italiani e stranieri, permettendo loro di emergere in una competizione volta alla diffusione della Musica, “capace di unire più culture, abbattere gli steccati e amalgamare le emozioni”, come afferma il Presidente Damiana Lapiccirella. A capo dell'organizzazione, la segreteria guidata da Francesca Procesi e l’executive Danilo Diotallevi. La direzione artistica del concorso è affidata al Maestro Sandro Lazzerini.
Scopo fondamentale dell’evento è portare la musica colta in periferia, andando a sfatare quei luoghi comuni che la vogliono appannaggio dell’élite; per questo motivo sono stati coinvolti i municipi limitrofi all’area dell’evento, l’VIII, VI, VII, IV e V Municipio di Roma, per dare così un importante segnale sociale e culturale. Il festival sarà arricchito da una mostra d’arte collettiva di pittura e scultura, organizzata dalla curatrice Anna Belperio, ove artisti affermati nel panorama italiano e internazionale esporranno opere ispirate appunto alla Musica. Tre le sezioni del concorso, la prima è dedicata a Orchestre Sinfoniche - Orchestre Fiati, la seconda a Orchestre Tango e la terza a Orchestre Jazz - Big Band: ogni compagine dovrà esibirsi in due concerti. L'evento sarà presentato dalla giornalista, conduttrice del Tg3, Roberta Ammendola. Una giuria d’eccezione presieduta dal Maestro Luciano Pelosi, grande personalità musicale a livello internazionale, garantirà il regolare svolgimento del concorso. A selezionare e giudicare le opere inviate dai partecipanti ci saranno alcuni tra i più importanti professionisti del settore musicale. Il 1° classificato di ogni categoria si aggiudicherà una data in concerto all’interno del calendario spettacoli del Teatro Tendastrisce di Roma e l’inserimento per diritto alla seconda edizione del festival. Al 2° e 3°classificato di ogni categoria andrà in premio l’inserimento per diritto alla seconda edizione del “Roma Festival delle Orchestre”.

CALENDARIO DEL FESTIVAL

Lunedì 14 maggio - Arte della Musica Classica:
   ore 20.30 Concerto inaugurale Orchestra Conservatorio S. Cecilia
   ore 21.30 Concerto Orchestra Giovanile di Roma
Martedì 15 maggio - ore 21.30 Concerto Michele Zarrillo
Mercoledì 16 maggio - Dalla Musica da Camera alla Canzone d’Autore:
   ore 20.30 Concerto Orchestra Giovanile Monte Mario
   ore 21.30 Concerto Stefania D’Ambrosio in “Dentro un Sogno”
   viaggio attraverso la canzone d’autore in compagnia de La Fabbrica dei Miracoli
Giovedì 17 maggio - Noche de Tango:
   ore 20.30 Concerto Orchestra Giovanile di Calabria
   ore 21.30 Concerto Orchestra Hijos Ilegitimos de Astor
   ore 22.30 Concerto Bernardi - Rizzo Calambre Tango Project
Venerdì 18 maggio - Note da Jazz Orchestra:    
   ore 20.30 Concerto Lake Jazz Orchestra
   ore 21.30 Concerto Stefano Rossini Batuque Percussion
   ore 22.30 Concerto Roma Termini Orchestra
Sabato 19 maggio - La Storia del Blues:
   ore 20.30 Concerto Orchestra Blues Big Band
   ore 21.30 Concerto Jona’s Blues Band & Harold Bradley
Domenica 20 maggio - ore 18.00 Gran Concerto chiusura Festival

Fumia - La Valletta - Malta



Imperdibile il Fumia, raffinato locale di gestione siciliana: qui si potrà gustare pesce di ogni tipo, cucinato e servito in modo tale da esaltarne tutte le peculiarità. Irresistibile il servizio, un raro mix di gentilezza e simpatia, che certamente ben dispone ai piaceri della tavola.

Contatti
72, Old Bakery Street, Valletta - Malta
Tel. +356 21317053
Sito web uffiiciale: www.fumiarestaurant.com

Il voto di FULL Magazine
Cura dei locali: 9
Qualità del cibo: 9,5
Competenza e cortesia del personale: 9
Livello della cantina: 8,5

Voto medio: 9 / 10

Leggi anche: Mangiare e dormire a La Valletta

Rubino - La Valletta - Malta



Se siete in cerca di un locale tipico, non potete perdere il ristorante Rubino: il fascino di un ambiente semplicemente familiare (già una pasticceria) vi condurrà alla scoperta delle pietanze maltesi, in particolare dei piatti di carne, fortemente saporiti e speziati.

Contatti

Old Bakery Street,
Valletta - Malta

Tel.: +356 21 224 656

Sito web ufficiale: www.rubinomalta.com

Il voto di FULL Magazine

Cura dei locali: 7
Qualità del cibo: 8
Competenza e cortesia del personale: 8,5
Livello della cantina: 7,5

Voto medio: 7,7 / 10

Leggi anche: Mangiare e dormire a La Valletta

giovedì 19 aprile 2012

Hans Haacke @ Reina Sofia

Castles in the air

MUSEO NACIONAL CENTRO DE ARTE REINA SOFIA . MADRID

Hans Haacke (Cologne, 1936) has been one of the main exponents of institutional critique, an aspect of conceptual art that focuses on the critical analysis of the reality that is concealed behind the institutions. His work, however, transcends this horizon and operates in the vast and increasingly complex territory that establishes new relations between art and life and art and society, at a time when the romantic vision of the artist as a lone and inspired being is on the wane. Haacke taps disciplines hitherto unrelated to art, such as sociology or economics, and uses their tools: archives, newspapers, surveys, minutes of meetings of boards of directors, and property registration files, all of which, in democratic countries, are accessible to the general public although seldom consulted for public purposes. Employing these tools, his work uncovers and draws attention to specific issues, questioning the notion of art as a pursuit removed from society and it follows the course that revived art from the sixties onwards.
The exhibition unfolds in two interconnected spaces. The first section displays works produced between 1959 and 2009, and the second is reserved for Castles in the Sky (2012), a project devised in Spain specifically for the exhibition at the Museo Reina Sofía. Instead of bringing together a selection of works from the past and adding a new project, Haacke extends his concerns into the present. The social impact of his early
works reverberates in the new project, reflecting the extent to which the present is indebted to past actions and decisions. In this show, Haacke continues to pursue his goal of violating the romantic conception of the artwork and testing the limits of the institutions that welcome it.
In order to reveal the conflict-ridden nature of the art system, Haacke resorts to an analysis of certain aspects such as sponsorship of art institutions by large corporations, which is a common practice since the seventies. Works such as Thank You, Paine Webber and Der Pralinenmeister (The Chocolate Master) reveal the conflicts of interest of those who occupy positions of responsibility and the impact of their charitable interventions: real estate speculation, self-enrichment, unemployment, dubious interests in dictatorial regimes, and hidden political connections of patrons and collectors. As a result, the art object appears as a screen behind which truths are concealed, or as a consumer object, governed by market-conditions. Along these lines, Haacke recreates avant-garde discourses such as that of Marcel Duchamp’s readymade, and reveals how institutions alter the economic value of art and neutralize its subversive potential (Broken R.M… and Nothing to Declare) or how they perceive art as a “social lubricant” and a remedy for societal conflicts (On Social Grease). Notions that were previously foreign to artistic practice such as inflation, surplus value and appreciation, come to the surface: the hand of the market, using the metaphor of Adam Smith, demands, in movement, the viewer’s attention and appears as a farce, like a corporate logotype (The Invisible Hand of the Market). With this gesture, Haacke stages the imminent bursting of the “art bubble” that will match other forms of
unsustainable unsustainable inflation. In 2010 Haacke found in Madrid’s Ensanche de Vallecas suburb a site that encapsulates such fears. Frozen in time, a large urban development, dominated by skeletons of buildings whose construction was abandoned when the housing bubble
burst, looms as the surplus of arrested development. The almost deserted streets bear the names of 20th century artists and art movements. A failed economic and urban model is associated with a nomenclature stripped of all discursive potential and converted into a registered and monumentalized trademark. In contrast to the absence of life in the buildings, their plans, used as a guide for potential buyers, together with the property registration files and the waving movement of nylon threads, seem to reanimate the invisible market trickster, and they expose the vulnerability of artistic and economic projects that have turned into fantasies and castles swayed by oscillations as imperceptible as they are decisive.


DATES: 14 February – 23 July 2012
PLACE: Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía. Sabatini Building, 3rd floor
ORGANISED BY: Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía
CURATED BY: Manuel Borja-Villel
COORDINATE BY: Patricia Molins

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