mercoledì 28 settembre 2011

MADRID



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di Linda Lorenzetti
foto Linda Lorenzetti, Francesco Zavattari

Non avevo mai pensato di fare un viaggio a Madrid. Per qualche misterioso motivo, sono sempre stata attratta dal Nord del mondo: Nord America, Nord Europa, Unione Sovietica (così si chiamava quando ho iniziato a studiare russo). Eppure, dovevo superare i 40 anni per cominciare a guardare verso il Sud e sentirmi attratta dalla cultura latina. Sentirmene parte e pensare “come si fa a essere lontani da casa e sentirsi contemporaneamente a casa?”. Ecco, questo ho provato lo scorso 17 luglio, quando ho preso un volo Ryan Air - di quelli che in due ore ti sbattono in un’altra dimensione spazio-temporale - e ho passato la prima domenica madrilena della mia vita. Dopo 4 ore passate “dentro”... dentro l’aereo, dentro l’aereoporto, dentro la metropolitana…
Finalmente sono riemersa in superficie. Finalmente 'FUERA', in Piazza Callao, nel Barrio de los Austrias (quartiere degli Asburgo) alla ricerca del mio Hostal Josephina. La prima cosa che è ho pensato è stata il titolo di un film visto anni fa: “Tutto è illuminato”. Niente di meglio per descrivere un pomeriggio estivo a Madrid, dove tutto quanto brilla e il sole è più forte del nostro, è più deciso e determinato. Senza alcun dubbio è il Sol Leone.
Ho cercato intorno qualcosa di spagnolo, avevo in mente le solite cose: i ventagli, le corride, il flamenco. Invece, ho visto uno schermo cinematografico enorme che proiettava scene dei miei film americani preferiti, in bianco e nero. Mi sono fermata a sedere sulla valigia e ho aspettato che le immagini scorressero, per ritrovare in Spagna l’America che ho nel cuore. Così…per iniziare con qualcuno che ti porta per mano: Humphrey Bogart, James Stewart, Clark Gable. E ogni giorno successivo a quella domenica, ho passato un po’ di tempo a guardare quelle immagini, per riposarmi un po’ dal brulichio incessante della Gran Via. La strada senza tempo. La Fifth Avenue spagnola.
La domenica successiva (ahimé, l’ultima del mio breve viaggio), l’ho passata in cerca di scatti inaspettati. E ho scoperto los cierres de las tendas (saracinesche). Non avevo mai pensato che un negozio chiuso avesse tanto da mostrare… e queste che vedete sono le prime foto di una collezione che spero si arricchisca con i miei prossimi viaggi nel cuore caldo della Spagna.