mercoledì 28 settembre 2011

Ludmilla Radchenko


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È bello avere l’opportunità di incontrare persone che sovvertano i luoghi comuni, che, con intelligenza e personalità, ci mostrino cosa può esserci al di là dell’apparenza. A Milano vive una splendida, giovane donna, giunta dalla Siberia per trovare la propria identità. Una bellezza pura e delicata, accompagnata da un’indole affabile e determinata, di poche parole se non quelle essenziali: si chiama Ludmilla Radchenko.
Il copione è quello classico: la bella ragazza straniera che, dopo aver intrapreso una carriera nel mondo della televisione, decide di fare il (presunto) salto di qualità, di elevarsi passando all’arte. Visto da lontano, il percorso di Ludmilla sembra proprio paragonabile a quello di molte altre ragazze più o meno famose: c’è, però, ben altro, e la nostra amica ce lo dimostra parole e fatti. Fatti di tela e colore. Ci invita nel suo atélier, il Pop Art Studio, un mondo pieno di sgargianti colori attraverso il quale entriamo in contatto con il ben più intimo universo di questo personaggio. Restiamo affascinanti di fronte alla sua serietà e consapevolezza: dotata di valori davvero difficili da trovare al giorno d’oggi, Ludmilla è ben cosciente dell’importanza del suo passato (che certo non rinnega), trampolino di lancio per iniziare un percorso di realizzazione professionale e personale. Ecco, quindi, l’arte, da intendersi come iniziale formazione scolastica, a cui segue il più approfondito studio di adesso. Ecco il “suo” Pop Realism. Curiosando nello studio, Ludmilla ci mostra una delle sue ultime opere dedicata a Jay Kay, carismatico leader di Jamiroquai, da lui autografata durante un bell’incontro in occasione di un concerto a Monza (il cantante ha poi portato via con sé l'altra opera appositamente per lui realizzata!). Con altrettanto orgoglio, ci parla dei lavori di Woman Been, interessantissimo progetto attualmente in divenire dedicato alla donna a 360 gradi, a una Venere moderna che, tuttavia, non dimentica le sue origini: in questo racconto emerge la Ludmilla-donna che, esattamente come la Ludmilla-artista, è ancora lontana dal sentirsi “arrivata”. Una personalità con i piedi per terra, ben conscia di cosa vuole e non vuole, tuttavia ancora in cammino, alla ricerca sia di ciò che maggiormente le si addice come persona sia di una corretta evoluzione professionale. Insomma, la nostra protagonista ha ancora tanto da imparare, ma riteniamo che abbia tutte le carte giuste per farlo.

LE PAROLE DI LUDMILLA

Credo di essere al prossimo step: non è stato semplice passare dall’immagine di showgirl a quella più seria di una persona impegnata in un percorso artistico non casuale (ho alle spalle studi di questo tipo - sono laureata in Design e ho fatto due scuole d’arte - anche se non tutti lo sanno). All’inizio la gente era molto scettica nel vedermi convertita nel ruolo di pittrice: quello dell’arte è un settore duro e occorre non tanto basarsi sulla notorietà, quanto dimostrare con i fatti di appartenere a questo mondo, di conoscerne le regole principali. Ovviamente non mi è stato possibile essere subito inserita nel contesto delle mostre importanti o delle gallerie; quelle sono arrivate molto dopo, quando, grazie ai miei eventi, alla frequentazione dei luoghi giusti e a un pubblico mirato, sono riuscita a mostrare la serietà del mio lavoro. Ho certamente utilizzato la mia forza mediatica per concedere interviste, per far conoscere la mia nuova attività: la televisione e i miei canali sono stati un importante mezzo di comunicazione per annunciare questo mio inizio di percorso. Adesso cerco di evitare il mondo del gossip, voglio andare più a fondo e far capire il mio interesse verso il mondo dell’arte: frequento le mostre, ho a che fare con galleristi e critici, il mio curatore Fortunato D’Amico mi segue e continua a formarmi dal punto di vista artistico. Se all’inizio conoscevo poco l’arte contemporanea, adesso posso permettermi di discutere tranquillamente di diversi concetti, movimenti artistici.
La mia corrente ha trovato la giusta definizione di Pop Realism: una Pop Art calata in questo momento storico in cui c’è bisogno di verità per migliorare il mondo. In questo senso, sento la responsabilità di rappresentare la mia generazione, di dare il mio contributo; gli spunti del Pop Realism partono appunto dalla realtà, da ciò che ci circonda, ma di cui spesso non ci accorgiamo. Le immagini Pop non sono solo soggetti del quadro, ma diventano spunti per un racconto personalissimo che, in ogni opera, individua una mia particolare idea e, più in generale, la mia visione del mondo. Ho sempre avuto come obiettivo l’indipendenza e la ricerca del mio posto nel mondo, che non è quello della ex showgirl: vorrei conquistare con volontà, forza e spirito il mio ruolo nella società. Purtroppo, tra le donne di oggi sono rimasti pochi valori. È bello quando una ragazza, al di là dei suoi attributi fisici, dimostra un valore interiore per portare un messaggio al suo pubblico: una donna che sia indipendente, intraprendente, in qualche modo un esempio per la propria generazione. A vent’anni le priorità sono diverse, non sarei stata pronta per il percorso di adesso perché contava soprattutto guadagnarmi da vivere ed essere indipendente; il mio lavoro era perfettamente adatto a quel periodo, anzi, incredibile per una ragazza straniera. Per ogni cosa c’è il suo tempo. Adesso sento il bisogno di cambiare l’impostazione della mia vita sotto tutti i punti di vista, in modo autonomo, senza che gli altri mi identifichino con il mondo dello show business. Non rinnego nulla, perché ho ricevuto tantissimi benefici dal mio passato, ma l’evoluzione sta nel capire cosa si può fare di più. Non mi interessano più i casting, i provini, adesso voglio fare quello per cui veramente sono portata. Nella mia famiglia la donna ha sempre dovuto avere un’immagine molto dignitosa e questo mi ha di certo condizionato: anche nel mondo dello spettacolo sono sicura che non ci sia bisogno di raccomandazioni, devi andare avanti con le tue forze e lavorare con qualità, serietà e tanto impegno.
Cos’è la donna nella società di oggi?
Nella collezione Woman Been voglio parlare di questo, prendendo spunto dalle foto femminili di Andrea Mete, giovane fotografo romano conosciuto a New York. Mi sono concentrata sia sull’immagine sociale che, soprattutto, su quella personale della donna. Rispetto agli uomini abbiamo un lasso di tempo molto più breve per impostare il nostro ruolo nel mondo, siamo più condizionate. La donna deve riunire in sé valori importanti, portare il suo fondamentale contribuito.
Già con l’opera God save my shoes (realizzata per una mostra dedicata allo stivale d’Italia. N.d.R.), ho parlato della donna attraverso una Venere con tanto di All Stars ‘italianizzate’ ai piedi: sullo sfondo c’è il mio permesso di soggiorno, come promemoria di tutte le difficoltà che ho incontrato, e ancora in parte sto incontrando, per stare in Italia. C’è anche Better world con Pippi Calzelunghe, il mio mito da quando ero piccola: da bambina ero soprannominata così, perché, come lei, volevo dimostrare al mondo di essere forte, di poter fare qualsiasi cosa. Sulla tela c’è scritto I wanna be free I need your help for save the planet: Pippi è forte, è icona di pulizia e indipendenza, ma si scontra con la dura società di oggi, con la pedofilia che spesso arriva proprio dalla religione cattolica, con la prostituzione di qualsiasi genere, con lo svendersi nella società. È però anche raffigurato il sole, energia positiva di cambiamento. C’è poi Amy Winehouse in Exagerated Amy, ritratta (ancora prima della sua scomparsa. N.d.R.) in tutto il suo dramma, stremata dall’eterno conflitto con lo ‘showbiz’: troppo giovane, troppo famosa.
Su tutto questo spicca il progetto Woman Been, nato soprattutto dall’idea di mostrare che tipo di donna sono stata e che donna vorrei essere. Il messaggio è rivolto a tutte le donne: pensate a come vorreste essere e a come, invece, non vorreste vedervi.

LA SERIE WOMAN BEEN

Siberia. Good morning world è dedicato al mondo in cui sono nata: una colonna vertebrale rappresenta una betulla, il classico albero siberiano: è il tronco da cui tutto ha inizio.
Childhood parla dell’infanzia, del passato, di quella perenne gioventù che ogni donna dovrebbe conservare per non dimenticare mai l’ingenuità della bambina.
I'm addicted: sono io stessa raffigurata come artista dipendente dalla Pop Art e dalla società dei consumi. C’è scritto A hero is someone who understands the responsability that comes with his freedom.
The project è tutto ciò in cui ogni donna dovrebbe credere nella vita, che sia fare un figlio, costruire una famiglia, intraprendere un qualsiasi tipo di percorso.
The Game è il gioco della vita, del bene e del male insiti in ognuno di noi. La vita è come una partita di scacchi e, anche in quel caso, occorre “giocare pulito”.
Fly è l’immagine della donna che desidera volare, essere indipendente, guardare dall’alto tutte le cose.

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