mercoledì 28 settembre 2011

Elena e Luca Scantamburlo


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di
Silvia Cosentino e Francesco Zavattari


Sembra il titolo di un film scritto da J.J.Abrams, ma 'Macchina4' è il nome del più recente impianto fra quelli in funzione alle Cartiere Del Polesine. Siamo andati a conoscere questa grande realtà cartaria a pochissimi giorni dalla riattivazione della macchina dopo un sostanzioso intervento da parte di SADAS. Lì abbiamo intervistato Elena e Luca Scantamburlo, giovani e attivissimi dirigenti, rappresentanti della ‘seconda generazione’ che sta consolidando e spingendo ‘oltre’ l’impresa creata più di cinquant’anni fa dai loro padri.


E’ il 19 settembre 2011 e, in una sorta di ordine anacronistico, raggiungiamo per primo il più recente degli stabilimenti delle Cartiere del Polesine, quello di Adria. Cielo terso e una temperatura intenta a ricordare che l’estate è definitivamente archiviata. Entriamo nella palazzina degli uffici che sarà sostituita a breve con quella di nuova costruzione i cui lavori campeggiano al di là del piazzale. Un gruppo di giovani impiegati ci saluta gentilmente finché non arriva il nostro primo ospite, Luca Scantamburlo: polo Benetton verde militare, pantalone beije e scarpe da ginnastica. Si presenta così, senza tanti fronzoli, quello che di lì a breve si rivelerà la prima fra le tante eccellenze scoperte durante questa visita.
Un approccio semplice e modesto, sguardo attento e un’impressione su tutte in grado di essere trasmessa al proprio interlocutore: sicurezza. Quando si è sicuri di quello che si fa, di quello che si ha alle spalle e di quello che si vuole, non servono giacche, cravatte e orpelli di sorta. Dieci minuti dopo la nostra visita, Luca, probabilmente, raggiungerà uno qualsiasi fra i più dei 150 dipendenti dell’azienda, per ‘mettere le mani’ negli ingranaggi esattamente come loro. Terminata la nostra intervista ci accompagna all’altro stabilimento di Loreo, dove, a distanza di pochissimi chilometri abbiamo il piacere di incontrare Elena Scantamburlo, sua cugina impegnata nell’amministrazione dell’azienda. Quando si scrive un articolo di questo genere sarebbe difficile parlar male di qualcuno, per etichetta e per convenzione. In questo caso però la sorte ci aiuta fortemente perché troviamo due persone che in automatico ci permettono di essere sinceri nel momento in cui denotiamo e riportiamo quelle che da subito ci appaiono come grandi qualità personali e professionali. Cortesia, gentilezza, entusiasmo e disponibilità accompagnano questo nostro viaggio nei meandri di una realtà che da più di cinquant’anni ha prodotto milioni di quintali di carta, ma che non riesce a fermarsi. Ad adattarsi. A rilassarsi meditando solo sui frutti di una grande impresa. No perché, come ci dice Luca ‘se ti fermi ti tagliano fuori’...

INTERVISTA a LUCA SCANTAMBURLO

Grazie per averci ricevuto. Più che con una domanda specifica vorremmo iniziare chiedendole di 'raccontarci' quello che ritiene più interessante per i nostri lettori più o meno esperti, riguardo al vostro lavoro. In cosa consiste e come si è sviluppato?
La nostra famiglia ha cominciato con il mestiere di recuperatori di carta da macero (cosiddetti 'cartacciai'. N.d.R.) a Mestre. Raccoglievamo carta da macero a partire dagli anni ‘50 nel pieno del boom economico e industriale. Fornivamo carta alla cartiera di Loreo, finché, per problemi finanziari, questa stessa cartiera si avviò alla chiusura. A quel punto subentrammo noi, acquistandone prima una parte, poi l'intero, iniziando così la carriera di produttori di carta per ondulatori e per imballo, il tutto partendo dal macero. Questo negli stabilimenti appunto di Loreo, nati nel primo dopoguerra, intorno al '50. Da quel momento, a forza di investire e sviluppare gli impianti esistenti, siamo arrivati a costruire una nuova linea, 'Macchina3', questa a fianco dell'ufficio (indica alla sua destra, perché la macchina cui fa riferimento e di cui si sente in maniera evidente il funzionamento è la prima costruita nel nuovo stabilimento di Adria. N.d.r.), per poi arrivare all'ultimo grande investimento del 2004, quando è stata avviata 'Macchina4' (la seconda dello stesso stabilimento. N.d.r.). Attualmente abbiamo quattro macchine continue, due a Loreo e due qui ad Adria, per una capacità totale annua di circa 300.000 tonnellate.

Esattamente, per i lettori che non conoscono il vostro lavoro, di che tipo di prodotto stiamo parlando?
Realizziamo carta esclusivamente a 'base macero' che reperiamo qui in Italia, in Germania e altri paesi esteri (tramite soprattutto raccolta differenziata. N.d.R.). La nostra carta è finalizzata alla produzione delle scatole di cartone: siamo fornitori sia degli ondulatori, che realizzano solo il 'foglio', sia di coloro che si occupano del foglio e dell’intera scatola. Forniamo sia la carta per 'l'onda' che quella per la copertina, 'il teso'. Con Macchina4 produciamo già oggi il Testliner, che contiamo dal prossimo anno di arrivare a produrre anche con Macchina3 con un sistema assolutamente innovativo. Oltre alle modifiche e agli aggiornamenti meccanici, dobbiamo occuparci anche degli sviluppi software. Per questo, da circa due anni, ci stiamo appoggiando alla SADAS. Ci troviamo bene: ci forniscono motori, quadri elettrici e impiantistica. Loro sono nati come softwaristi, ma adesso sono in grado di fornire tutto quanto. L'ultimo intervento realizzato con loro è stato su Macchina4, dove abbiamo cambiato l'intero gruppo presse e una parte della seccheria. SADAS ci ha fornito l'intera parte nuova relativa all'automazione, oltre ad aver riprogettato il software, anche in collaborazione con Voith Paper. L'impianto (come accennato nell'introduzione all'intervista. N.d.R.) è andato in funzione lunedì scorso.
Quali migliorie apportano al vostro lavoro queste modifiche, meccaniche e softwaristiche?
Gli ultimi interventi sono finalizzati ad aumentare la produzione e a risparmiare energia. Per quanto riguarda Macchina4, avevamo in origine una tavola piana che abbiamo sostituito con un DuoFormer Voith. Per aumentare il secco abbiamo poi installato un nuovo gruppo presse NipcoFlex Voith e aggiunto una nuova seccheria. Queste modifiche, che hanno permesso un notevole incremento della velocità della macchina, hanno richiesto un adeguamento e aggiornamento dei sistemi di automazione sviluppati da SADAS. Macchina3, invece, al momento può realizzare solamente carte da onda.
Lì, come dicevo, stiamo sviluppando un progetto innovativo, in collaborazione con altri nostri fornitori, per la produzione di Testliner con tavola piana, che sarà completato per Pasqua 2012. Con SADAS stiamo valutando in che modo rivedere l’automazione. Macchina3 è già stata oggetto di un recente adeguamento che ha comportato la sostituzione dei vecchi sistemi analogici con applicazione del DCS.
SADAS, in questo caso, ci ha fornito la parte hardware e riprogrammato per intero il software.
Riguardo invece all'ultimo intervento da parte di SADAS su Macchina4, quello che salta all'occhio è proprio una massiccia presenza del DCS...
Sì, infatti. I tecnici del settore ci riferiscono che in Italia quello su Macchina4 è uno degli impieghi più ampi ed elevati del DCS. Dopo alcuni adeguamenti di gioventù' nei primi momenti, sta funzionando molto bene.

Come riassumerebbe le caratteristiche dell'impianto a fronte dello sviluppo approntato da SADAS?
Intanto è molto flessibile e agevole da usare. Gli operatori si trovano molto bene perché hanno un'interfaccia davvero intuitiva da utilizzare. Per quanto riguarda noi (si riferisce alla dirigenza. N.d.R.) siamo molto contenti perché con questo sistema ci è facilmente permesso di apportare nuove modifiche cambiando, aggiungendo o spostando vari pezzi, impiantistica e strumentazioni di mese in mese. L’eventuale assistenza può essere eseguita anche da remoto. Nello specifico, riguardo a Macchina3, abbiamo pensato di sviluppare il DCS come su Macchina4 proprio per poter aggiungere e togliere strumentazioni in corso d'opera senza fermare la macchina (e, visto l'entità della produzione giornaliera, anche un minuto di tempo risparmiato si traduce in un consistente risparmio in termini economici. N.d.R.)
Andiamo un po' avanti in questa chiacchierata e dalle parole di Luca Scantamburlo risulta evidente quello che già si intuisce appena messo piede negli stabilimenti Cartiere Del Polesine: nessun dettaglio è lasciato al caso. Parlando delle macchine, degli impianti e degli stabilimenti, ci viene fatto capire il tipo di interconnessione tra ogni elemento di questa grande realtà, così chiediamo: non solo, quindi, le macchine sono state rese 'intelligenti' e altamente informatizzate.
Ogni cosa qui sembra essere perfettamente collegata quasi in un processo sinaptico...
Esatto. Tutto è interconnesso fra la cartiera 'vecchia' e quella nuova. Adesso ci stiamo espandendo con la realizzazione dei nuovi uffici (fuori, a pochi metri dall'ufficio in cui ci troviamo, già fervono i lavori affidati alla Merlo S.r.l. per il completamento di una nuova avveniristica palazzina 'di controllo', in cui sarà trasferita la parte direzionale attualmente allocata a Loreo. N.d.R.). Una volta pronti, riceveranno interamente ogni dato dettagliato sui nuovi server che installeremo. (Per un attimo fa una pausa, poi, con invidiabile modestia ma con grande sicurezza, prosegue. N.d.R.) Cerchiamo di 'stare al passo' sfruttando la tecnologia disponibile in questo momento. Io e i miei cugini, ovvero la generazione 'nuova', cerchiamo di spingerci su quello che c'è di innovativo.
Parlando di numeri chiediamo: quante persone lavorano qui da voi?
In cartiera siamo attualmente 176, fra dirigenza, amministrazione e produzione. Noi della famiglia Scantamburlo (fondatori e proprietari da sempre dell'azienda.
N.d.R.) siamo in undici: cinque della 'prima generazione' e sei 'della seconda'. Io e i miei cugini seguiamo la produzione, mentre Elena, mia cugina (gentilissima e disponibile giovane dirigente che intervisteremo di lì a breve. N.d.R.) si occupa dell'amministrazione. Fondamentalmente è tutto in famiglia.
Come riuscite a stare al passo con i tempi?
Continuiamo a effettuare cospicui investimenti, altrimenti ci tagliano fuori.
Adesso abbiamo finito il progetto di Macchina4, ed è già in corso quello per l'ammodernamento di Macchina3, nonostante sia stata avviata solo nel 1999. Partiranno a breve anche i lavori per l’installazione di un nuovo depuratore anaerobico da affiancare a quello che abbiamo adesso. Questo ci permetterà di produrre 1000 chilowatt in più da fonti interamente rinnovabili. Anche quello sarà connesso alla rete e a tutto l'impianto di automazione; lo faremo appoggiandoci nuovamente alla SADAS.

A proposito di SADAS e alla luce di questo slancio verso la continua innovazione: in che modo si è creata questa stretta sinergia e cos'è che vi soddisfa maggiormente di questa giovane azienda?
Intanto sono disponibili. Si parla direttamente con il proprietario e i soci senza dover passare attraverso le solite decine di filtri. Questo ci semplifica enormemente le cose. A noi della famiglia piace trattare direttamente da 'persona a persona'. Oltre a questo sono molto competenti: ci seguono e ci servono senza fare alcun problema. Hanno prezzi congrui rispetto ad altre realtà similari. Nel tempo ci siamo resi conto che le soluzioni tecniche che ci propongono sono sempre quelle più performanti e non necessariamente le più costose.
Continuiamo quindi con loro sviluppando nuovi progetti.

Sentir parlare lei di innovazione e sviluppo riporta esattamente alle parole dei dirigenti della SADAS, che, operando in un ambito diverso dal vostro seppur parallelo, appaiono altrettanto orientati nella stessa direzione. Forse anche questo ingrediente è alla base del vostro sodalizio.
Certo. Andiamo di pari passo perché le due cose sono assolutamente interconnesse. Ormai la realtà è che senza elettronica e senza informatica la cartiera 'non gira'.

INTERVISTA a ELENA SCANTAMBURLO

Prima di tutto grazie anche a lei per l'accoglienza e per la disponibilità. La prima cosa che le chiediamo è questa: arrivando dallo stabilimento più recente, quello di Adria, troviamo qui a Loreo un panorama del tutto diverso. Abbiamo fatto il vostro percorso al contrario partendo da un ambiente del tutto industriale per poi arrivare nel centro vero e proprio del paese. In che modo avete vissuto questo passaggio, sia come famiglia che come realtà industriale?
Diciamo che è stata un'evoluzione naturale. Io sono una delle rappresentanti della 'seconda generazione' e ho vissuto parzialmente questo passaggio, al contrario di Luca (presente con noi al tavolo riunioni. N.d.R.) che è qua da più anni. È stata, come dicevo, un'evoluzione naturale perché siamo una famiglia numerosa (almeno un membro di ogni nucleo familiare a cui fanno capo i fondatori è direttamente coinvolto nell'attività. N.d.R.) e siamo tutti molto attivi. Quando è stato rilevato questo stabilimento di Loreo nell'86 si è provveduto immediatamente a rinnovarlo e ottimizzarlo rendendolo più efficiente, ma era fin da subito evidente la forte propensione per qualcosa di nuovo e per un'espansione. Quindi siamo passati a un'area industriale che all'epoca era completamente vergine perché non c'era assolutamente nulla (Luca, dall'altra parte del tavolo, annuisce energicamente. N.d.R.). Il tutto nasce, quindi, da questa forte spinta verso l'espansione voluta dai nostri padri e da noi portata avanti, dapprima con una linea continua, poi, nel 2004, con la seconda macchina. A quel punto il sito si è ingrandito notevolmente. Questa (torna a far riferimento allo stabilimento di Loreo in cui ci troviamo in quel momento. N.d.R.), d'altra parte, è pur sempre una realtà industriale presente nel pieno centro del paese fino dagli anni ’50; la convivenza è buona, ma per avere uno stabilimento moderno c'è bisogno di spazio. È stata un'evoluzione (quella relativa al nuovo stabilimento di Adria. N.d.R.) portata avanti con tanta fatica, interesse e risultati, visto che alla fine lì ci sono due macchine continue sorte in due momenti diversi: dopo la prima, ci si è avventurati nell'impresa della seconda raccolta differenziata. (In questo ambito è molto raro non incorrere nell'ipocrisia e nella mistificazione, ma per fortuna anche questo rischio viene evitato appieno. N.d.R.). Chiaramente l'attività ha un impatto sull'ambiente circostante, ma si cerca di renderlo minimo per quanto riguarda l'utilizzo delle acque e dell'energia. Questo sia per un'ottimizzazione ambientale che economica, in quanto l’ottica di miglioramento può avere finalità ambivalenti. Adesso (come accennato da Luca poco prima. N.d.R.) abbiamo in corso un importante progetto per l’ottimizzazione dei processi in ambito depurativo.
Ci sono sempre 'lavori in corso' qui
da noi.

Svolgete questo tipo di ricerche 'internamente' o vi appoggiate anche a realtà esterne?
Lavoriamo anche con realtà esterne competenti nei vari settori, ma di base 'il signore che abbiamo qua davanti' (sorridendo indica Luca dall'altra parte del tavolo. N.d.R.) è colui che segue il tutto. Abbiamo inoltre i nostri vari consulenti, chiaramente, sia interni che esterni.
(Qui poi si esprime con orgoglio in maniera incredibilmente speculare a quella del cugino nell'intervista di poco prima in separata sede. N.d.R.) La filosofia che ci guida e che ha pagato da anni e continua a pagare è la volontà di stare aggiornati da un punto di vista tecnologico. È necessario anche da un punto di vista di mercato, visto che i nostri competitors sono grossi gruppi e multinazionali europee dotati di risorse imponenti investite continuamente in tal senso. Se si vuole stare sul mercato, quindi, bisogna aggiornarsi, investire e farlo in maniera sostenibile, visto che è lì che si sta andando ed è lì che si deve andare. Giustamente.

Come siete riusciti a non indulgere alla tentazione di spostare la produzione fuori dall'Italia, essendo inoltre così vicini ai confini esteri?
Abbiamo fatto il contrario, siamo noi (allude alla famiglia. N.d.R.) che ci siamo spostati vicino agli stabilimenti. La cartiera non è un tipo di impianto facilmente delocalizzabile, quindi direi che l’idea non ci ha nemmeno sfiorato.
È bello vedere che lei e voi in generale sembrate dare per scontata questa eccellenza, ma da parte nostra è stato uno dei primi aspetti che esternamente ci ha colpito, ovvero l'aver trovato una realtà così saldamente radicata nel territorio che va avanti da tanti anni.
Effettivamente ci sono dei fattori discriminanti che pesano rispetto alla concorrenza estera. Visto che il nostro è un settore 'energivoro', la voce principale è quella del costo stesso dell'energia che noi, qui in Italia, sappiamo pagare il 30% in più rispetto, per esempio, ai tedeschi. Abbiamo a ogni modo trovato il nostro equilibrio avendo lavorato in tutti questi anni, continuando sempre a espanderci.

Pensa che, visto il contesto nazionale, ad aver le maggiori difficoltà gestionali siano stati quelli della 'prima generazione' o voi della 'seconda'?
Le cose si sono molto, molto complicate. Negli anni in cui è avvenuta la vera espansione il contesto era sicuramente più semplice. Quello che a volte scoraggia è doversi confrontare con la pubblica amministrazione e con una burocrazia che si dimostra davvero pesantissima per qualsiasi tipo di iniziativa. Però, insomma (regalandoci un nuovo sorriso, esita e con le mani fa il gesto di 'andare avanti'. N.d.R.)... Altrimenti cosa rimane di questo Paese? Questa è una mia considerazione, ma trattandosi di un periodo difficile per tutti, dobbiamo apprezzare il fatto che, finora, tutto sommato, la nostra attività ha dato soddisfazioni. Dobbiamo impegnarci quindi a farla progredire, pur non essendo così semplice.

Questo tipo di impegno non può quindi prescindere da investimenti continui?
È uno sforzo continuo. Non ci fermiamo mai. Quante volte ho sentito dire 'adesso, per un po' di tempo non facciamo più niente', poi non facciamo in tempo a finire un progetto che già siamo lì a pensare al successivo! Questo rappresenta però un grande stimolo.
Ci rifacciamo alla mentalità della 'prima generazione': mio padre è il più giovane dei fratelli e ha quasi 65 anni, mentre lo zio più vecchio va per gli 80, ma in termini di entusiasmo e di energia 'dà la birra a tutti quanti'!

Quanto margine di manovra vi lasciano?
A livello di gestione quotidiana, completo. Poi, però, le strategie importanti di fondo vengono condivise. Quando facciamo i C.d.A. (indica il tavolo seduti intorno al quale ci troviamo. N.d.R.) siamo in undici: cinque 'senior' e sei 'junior', ovvero noi della 'seconda generazione'. Ci confrontiamo e ne veniamo sempre a capo.
In che modo avete differenziato le competenze?
È stato un processo naturale, direi, semplicemente seguendo la traccia delle nostre varie nature. Luca (indicandolo. N.d.R.) ha sempre avuto la propensione per la parte tecnica, (poi prosegue, scherzando. N.d.R.) non dategli in mano i conti corrente...
Questa è stata un grossa fortuna perché, senza accavallamenti di competenze, si evitano le conflittualità. L'unico risvolto negativo è che forse ci occorre più tempo. In altre strutture in cui il potere decisionale è più accentrato, una sola persona arriva a decidere in maniera più veloce. Noi siamo un pochino più lenti, perché dobbiamo prendere in considerazione le voci di tutti quanti, in questo ci sono pro e contro. Discutiamo sulle cose e le elaboriamo, poi scegliamo quale strada prendere che, di solito, è sempre la più condivisa.
Una cosa che mi ha insegnato molto è aver sempre visto mio padre e i miei zii parlare tanto fra di loro. Ognuno ha seguito la propria area, ma si sono sempre, sempre confrontati.

Un po' come fanno le vostre macchine grazie all'apporto della SADAS...
Esattamente: comunicano!

Abbiamo chiesto al Signor Luca e chiediamo anche a lei, da altra prospettiva, come si è sviluppata la sinergia con SADAS?
Io non sono forse la persona più adatta a parlarne tecnicamente, ma penso che se un rapporto come questo si consolida nel tempo, significa che c'è un pregresso positivo. Se si affidano nuovi progetti, significa che i precedenti sono stati realizzati bene. Da parte nostra c'è piena soddisfazione, direi.

Come vede la sua azienda da qui a cinquant'anni?
Come ci vediamo... Bisogna vedere come va il mondo 'fuori'. Come in altri settori, anche noi stiamo assistendo a concentrazioni sempre più spinte. Aggregazioni di gruppi sempre più grandi e dominanti. Noi in Italia, nel nostro settore, abbiamo una certa rilevanza, ma cominciamo davvero a confrontarci con il panorama europeo e lì ci sono colossi. Soprattutto gruppi integrati che, oltre alla carta in bobine, fanno anche il foglio e la scatola intera. La filiera, quindi, è guidata da certi nostri concorrenti dall'inizio alla fine. Addirittura, alcuni a partire dalla raccolta della materia prima. Quindi dobbiamo riflettere. Bisogna stare accorti, guardarsi intorno e capire cosa succede, come cambiano le cose e cercare di anticiparle senza, però, affrettare i tempi.

Uno dei primi aspetti che saltano agli occhi informandosi su di voi è che siete all'avanguardia in termini di continua innovazione e sviluppo. Anche riguardo a quest'ultimo intervento su Macchina4, presentate delle caratteristiche praticamente non replicate in Italia...
Penso che sia la strada giusta che abbiamo avuto modo di riscontrare anche di recente: abbiamo fatto un grosso investimento su Macchina4 nel 2007. 2008 e 2009 sappiamo che anni sono stati… tremendi. Un elemento che in quella fase durissima sicuramente ci ha sostenuto è stato avere una certa versatilità nei nostri prodotti e una qualità apprezzata. Quindi, gli investimenti fatti fino a ora in termini di sviluppo tecnologico e mantenimento dei macchinari aggiornati ed efficienti hanno sicuramente premiato.
Quindi non avete superato e state superando la crisi solo per il vostro pregresso, ma anche grazie al vostro lavoro di questi ultimi anni.
Certo. Anche quest'ultimo intervento, ad esempio, serve a ottimizzare la macchina, proprio perché quando i margini si riducono, la competizione si fa più estrema, chi ha gli strumenti migliori viaggia meglio. Bisogna sempre stare attenti ai costi. Quello che ci fa stare cauti è che l'incremento dimensionale potrebbe comportare perdite di controllo. Fortunatamente il rischio è minimo proprio perché, essendo in tanti, c'è sempre un titolare che direttamente supervisiona ed è presente. Questo garantisce soprattutto il controllo dei costi, fondamentale nel momento in cui la forte competizione e i prezzi dettati dal mercato ti impongono di stare attento a non sprecare, puntando sempre alla massima efficienza. Deve essere un'attenzione continua, soprattutto perché il nostro è un mercato 'isterico' e si passa rapidamente da prezzi molto remunerativi a prezzi che non coprono nemmeno i costi. Questo tipo di analisi sulla componente 'costo' deve valere sia in tempi positivi che negativi, perché, se si comincia a mollare, è difficile poi recuperare. L’azienda, adesso, grazie anche al prezioso contributo dei nostri tanti collaboratori, ha raggiunto un buon livello, ma non ci si deve per questo assolutamente sedere sugli allori. Non possiamo distrarci, perché il mondo viaggia veloce e mentre noi, magari, ci fermiamo un attimo a riflettere, i nostri concorrenti spingono l'acceleratore, per cui bisogna continuare a lavorare sempre. Fortunatamente c'è la passione e la soddisfazione, cosa molto importante.

Alla luce di tutto questo, infine, quale consiglio ha in serbo per la 'terza generazione'?
Prima di tutto continuare sulla strada avviata dai nostri genitori: lavorare sodo e in armonia, con umiltà, mantenendo i piedi ben saldi a terra, senza però fermarsi restando a guardare. Il nostro è un settore in cui se stai fermo ti ritrovi, senza nemmeno accorgertene, l'ultimo della fila.