mercoledì 28 settembre 2011

DALLA VERSILIA ALLA LUNIGIANA EVENTI TEATRALI DA RICORDARE



Sfoglia il servizio a pagina 52 e 53

Riassunto degli eventi estivi seguiti fra la Versilia e la Lunigiana durante l'estate 2011

di Silvia Cosentino e Francesco Zavattari

Si sa, l'estate è il momento ideale per proporre al pubblico eventi di vario genere, che spazino dalle location più canoniche a quelle più desuete. In particolare, per quanto riguarda lo spettacolo, l'avvento della bella stagione offre molte possibilità di evadere dalle classiche, pur ineludibili, quattro mura dei teatri. Quindi, avanti con i festival all'aperto, siano essi comunque impostati con la quarta parete che divide palco da platea, siano svolti in luoghi generalmente adibiti ad altro e che, per una o più sere, si trasformano magicamente in scenografie naturali. Tra le tante realtà e i tanti, fittissimi, appuntamenti che, anche quest'anno, sono andati ad animare le più o meno calde serate toscane, ci piace soffermarci su due in particolare, non solo per la qualità dei titoli in cartellone, ma anche, lo ammettiamo, per l'attenzione, la disponibilità e la cortesia dimostrate nei confronti della nostra testata. Parliamo, quindi, della 32esima edizione del Festival della Versiliana, la variegata serie di spettacoli proposti nell'ambito della splendida pineta dannunziana di Marina di Pietrasanta (LU), e della 17esima edizione di Lunatica Festival, che, promosso dalla Provincia di Massa Carrara, unisce in un solo, affascinante circuito di eventi, borghi e castelli della zona, fino al lambire la Liguria.
Prosa, danza, concerti, show di vario genere di cui sono stati protagonisti, come del resto ogni anno, nomi illustri: questa la ricetta per la Versiliana, che ha aperto la Stagione 2011 con il mitico Arlecchino Servitore di due padroni per la regia di Giorgio Strehler. Arlecchino apparentemente sempre allegro per tenere allegri gli altri, che si accontenta di poco; logorato dalla fame, malinconico, alla ricerca di un'identità sul e fuori dal palco. Arlecchino struggente nella disarmante semplicità, incredibile nella sfrontatezza con cui si presta agli ordini di ben due padroni. Espediente per sbarcare il lunario, per saziare non solo la fame di cibo, ma anche quella di amore e di dignità che lo spinge a cercarsi una compagna con cui condividere la vita. Tutto questo espresso nella voce e nel corpo di Ferruccio Soleri, giunto oltre le duemila repliche di questo ruolo, maturato con lui; un uomo di gomma per il quale l'età sembra non essere un limite.
Sul palco è come immortale, invincibile, irresistibile in momenti (altrimenti banali) come quello della piegatura della lettera e della ricerca dei vestiti nei bauli; sugli ultimi applausi, invece, si offre al pubblico senza maschera e diviene piccolo, timido, con lo splendido volto segnato dal tempo a contrasto con la bocca resa enorme e vermiglia dal trucco. Trasfigurato da e per il teatro. Intensa la serata dedicata alla prima nazionale de I masnadieri di Friedrich Schiller, per la regia del grande Gabriele Lavia: prodotto dal Teatro di Roma e dallo Stabile dell'Umbria, in collaborazione con La Versiliana, lo spettacolo vede protagonisti venti validissimi giovani attori. Evidenti sono gli elementi registici che riconducono al lavoro svolto dal Maestro Lavia in questi anni: l'amore per l'eloquio shakespeariano, l'interesse verso il mondo dei giovani, spesso dipinto con crudezza e disincanto, con riflessioni che ben poco lasciano alla spensieratezza; su tutto, aleggia un senso di grottesco che, calcando la mano sulle assurdità umane, offre una chiave di straniamento atto a stemperare il dramma della vicenda. Oltre due ore di uno spettacolo assai impegnativo per il pubblico, ma ottimamente risolto dalla compagnia, interessantissima nelle individualità e ben coesa nell'insieme fisico e poetico. Ci confortano l'altruismo e la dedizione di storici nomi come quello di Lavia, che fortemente credono in un'adeguata formazione dell'attore, nonché l'entusiasmo di tanti giovani che, pur baciati dal talento, dedicano con impegno e serietà la propria vita al palcoscenico.
La Versiliana letteralmente conquistata dalla forza di Beppe Grillo con il suo show dove, ovviamente, tutto, o quasi, può succedere. Molte delle più significative colonne su cui Grillo costruisce l'impianto del proprio lungo monologo sono rivisitate e riproposte dai vari tour precedenti più o meno recenti, ma nessuna delle frasi 'già sentite' appare come semplicemente 'autoreferenziale' quindi stantia. Il comico genovese è molto abile nel contestualizzare il proprio campo semantico in funzione del luogo, del contesto e del momento in cui si trova a esibirsi. Oltre a questo, per fortuna da un punto di vista teatrale, ma sfortunatamente da tutti gli altri punti di vista, di nuovo materiale a disposizione Grillo ne ha davvero in quantità: TAV, le migliaia di firme raccolte e ancora ignorate, lo stallo crescente dell'economia e del sistema paese in genere, e molto altro. Forse il suo punto debole è ciò che rappresenta oggi la sua più grande forza: questa sorta di istituzionalizzazione della sua straordinaria verve attraverso gruppi e movimenti organizzati. Quando ci si espone in questo modo si ha sì il grande merito di mettersi in gioco, ma si rischia anche di dare il proprio nome in pasto a persone non sempre all'altezza. C'è chi, al di là di tutto questo, desidera continuare a vederlo come l'animale da palcoscenico in grado di stimolare e influenzare l'opinione pubblica quanto se non più che attraverso movimenti e partiti.
Passando invece a Lunatica, ci preme rendere conto, in particolare, di una vera e propria eccellenza a cui abbiamo assistito: si tratta de Le Baccanti di Euripide, presentato nella suggestiva cornice del Castello di Malgrate a Villafranca in Lunigiana (MS) a seguito del laboratorio teatrale Le voci e la Luna che prevede, nella collaborazione tra Associazione Teatro di Castalia, Balletto Civile e Fondazione Due, la formazione intensiva di allievi e il debutto in una nuova produzione. A guidare lo spettacolo sono due personaggi competenti e carismatici come Andrea Battistini, da anni Direttore Artistico di Castalia, e Michela Lucenti, anima di Balletto Civile: ecco fondersi questi due personaggi, nella ricerca di un teatro in cui parola e gesto lottano ad armi pari, in un percorso di studi puntuale e mai lasciato al caso. La famosa tragedia rivive nella nostra attualità, in un presente che sentiamo bruciare oltremodo, grazie a uno strepitoso gruppo di giovani che riesce a catalizzare totalmente l'interesse di un pubblico variegato. Attori e ballerini invadono lo spazio scenico con passione e puntuale tecnica, mostrando disinvoltura nell'evidente sforzo fisico che li porta, senza risparmiarsi, a simulare lotte, correre a perdifiato, muoversi in coreografie impegnative che spesso prevedono il sostegno fisico dei compagni. Tutto è più efficacemente evocato che concretamente espresso, non c'è spazio per l'ostentazione della cruda violenza. Da sottolineare la presenza di uno straordinario personaggio appositamente ideato: un giovane, un moderno outsider che, alimentando la propria, solo apparente, follia nell'ubriachezza, proclama l'imminente giungere di Dioniso. Eloquio e movenze sconnessi, il ragazzo guida il pubblico verso il cortile interno del castello e resta sempre in scena osservando, commentando da vari punti di vista, anche i più arditi e fisicamente pericolosi. Grillo parlante, Fool, creatura che, nella propria evidente umanità, detiene una saggezza agli altri impossibile da comprendere. È ben evidente il sigillo di garanzia del Teatro di Castalia, quella trasposizione teatrale sempre viscerale, originata dall'impercettibile gesto verso il più ampio movimento, da parole perfettamente calibrate anche nelle estenuanti tirate; questo ben si accorda con il lavoro di Balletto Civico, in cui ogni minimo passo di danza diviene denso racconto di storie, anime, personalità. La visione dello spettacolo lascia storditi, impregnati di sensazioni contrastanti e in totale ammirazione verso questo tipo di operazione che, esaltando un intramontabile classico, ci graffia e ci scuote, senza però perdere mai grazia espressiva.

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