mercoledì 28 settembre 2011

Bienvenido a la REINA SOFIA


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MUSEO NAZIONALE - CENTRO D'ARTE REINA SOFIA

Intervista esclusiva a Jesús Carrillo
Capo del Dipartimento dei Programmi Culturali

di Silvia Cosentino
foto Francesco Zavattari

Il Reina Sofía è un luogo magico in continuo movimento. Aperto nel 1986 come Centro d’Arte e nel 1992 come Museo Nazionale, è culla dell’arte contemporanea, perfetto proseguimento storico e concettuale del grande Museo del Prado: dalla struttura ariosa e sorprendente, ospita, a fianco di una consistente collezione permanente, un gran numero di esposizioni temporanee dalle tematiche di ampio respiro. Entrando tanto dall’Edificio Sabatini, sovrastato da imponenti ascensori esterni, quanto dal Nuovo Edificio, con ampie vetrate e un elegante, modernissimo cortile, si ha subito la sensazione di una visita tutt’altro che semplice. Collezioni e mostre non sono infatti dislocate secondo un andamento regolare; le indicazioni, pur ben visibili, non esplicitano il percorso da seguire per raggiungerle. Errore grossolano? Certamente no. Il Reina Sofía chiede al visitatore di partecipare attivamente, di selezionare con criterio le sale su cui soffermarsi: non è un lasciarsi condurre, quanto piuttosto creare il proprio itinerario artistico su misura e, perché no, decidere di avventurarsi anche verso nomi e titoli che, pur non avendo un richiamo diretto nella nostra memoria, possono riservarci molte sorprese.
Il Capo del Dipartimento dei Programmi Culturali, Jesús Carrillo, ci aiuta a comprendere meglio la filosofia del Centro e i suoi progetti principali.
LE PAROLE DI JESUS CARRILLO

Il Reina Sofia è molto giovane: nacque inizialmente come centro d’arte e solo in seguito è diventato museo nazionale. Laddove il Prado è simbolo del passato, dell’ ançien regime, il Reina Sofia è espressione di modernità, avanguardia, nuova democrazia. Nel tempo, ha ovviamente acquisito maggior visibilità con l’arrivo di Guernica, esposta per dieci anni al Museo del Prado. Il Centro è diventato un modello da seguire per gli altri musei d’arte contemporanea spagnoli, anche se, nel tempo, sono stati necessari molti aggiornamenti per stare al passo con le altre realtà espositive mondiali.
Il nuovo team è formato da persone che provengono da diversi campi: un tempo il Direttore era nominato dal Ministero della Cultura, ma questa volta è stato scelto a seguito di un concorso internazionale; il nostro Direttore attuale non dipende, quindi, direttamente dal Ministero, ma è più indipendente, autonomo. Ne consegue che il team non cambierà insieme al Governo, e questa è un’assoluta novità: il Reina Sofia è un museo nazionale, ma abbiamo comunque i nostri funzionari indipendenti. Siamo destinati a migliorare e modernizzare non solo le nostre esposizioni, ma anche per il modo in cui lavoriamo: adesso abbiamo la possibilità di concretizzare i nostri programmi ambiziosi.
Ai due dipartimenti già esistenti, quello che si occupa della collezione (anche la collezione permanente si sviluppa, è in movimento, non è fondamentalmente formata come quella del Prado) e quello per le esposizioni, abbiamo aggiunto quello che definiamo “dipartimento delle attività pubbliche”. Ha lo scopo di rendere il museo più aperto, disponibile al pubblico con programmi di educational rivolti non solo ai bambini (vogliamo far vivere loro il museo, regalare un’esperienza estetica che di sicuro può essere più intensa di quella degli adulti, farli rilassare ed esprimere liberamente), ma anche agli adulti. Nelle sale abbiamo ragazzi pronti a dare spiegazioni per permettere alla gente di orientarsi, a fare visite guidate non certo tradizionali, al fine di rendere l’esperienza del museo più legata al contatto umano.
Questa è per noi una sfida: il Direttore Artistico vuole rompere la canonica linea temporale della storia dell’arte, dando piuttosto linee narrative che invece di imporsi, invitano al dialogo. Le persone arrivano qui con aspettative precise, per vedere determinate opere, sanno già cosa vogliono; noi invece cerchiamo di fare uno sforzo in più, di invitare ad aprire la mente. Inizialmente il museo accorpava le opere sulla base degli autori, ma poi abbiamo pensato che non fosse il criterio giusto, che non bastasse spiegare la storia dell’arte attraverso la vita dei grandi personaggi. Occorre contestualizzarli nel tempo e nello spazio, usare questi geni per illuminare i diversi periodi, i diversi processi artistici. Vogliamo dare spazio a tutte le varie funzioni dell’arte, esaltandone le differenze e le affinità. Non applichiamo un unico criterio espositivo, ma cambiamo a seconda della necessità: i nostri visitatori devono imparare ad apprezzare la differenze, fare relazioni tra diversi oggetti, capire cosa si nasconde dietro un’opera d’arte. Questo luogo non deve essere chiuso, ma di viva riflessione. Abbiamo anche un team di ricerca, spesso legato all’ambiente universitario, attraverso il quale la nostra collezione si sviluppa con criteri adeguati, per far entrare il pubblico in contatto con gli artisti meno conosciuti.
Cerchiamo di riscrivere il modo di vedere l’arte, di offrire un luogo che non sia solo per gli addetti ai lavori, ma per tutti, dove si possa tornare più volte divertendosi. La crisi economica che affligge il nostro Paese è molto seria e anche noi ne stiamo risentendo, ma cerchiamo di risparmiare e lavorare duro: malgrado questa situazione di difficoltà, i visitatori aumentano, probabilmente perché, parallelamente alla crisi, aumenta la consapevolezza del valore aggiunto della cultura. Si preferisce rinunciare ad altro, ma non al museo.

MUSEO NACIONAL CENTRO DE ARTE REINA SOFiA

traducción Diego Símini

El Reina Sofía es un lugar mágico en constante movimiento. Fue inaugurado en 1986 como Centro de Arte y en 1992 adquirió la categoría de Museo Nacional. Es la cuna del arte contemporáneo, y es una perfecta prolongación histórica y conceptual del Museo del Prado: dotado de una estructura arquitectónica amplia y sorprendente, alberga, además de una considerable colección permanente, numerosas exposiciones temporáneas, con temas de gran interés. Entrando tanto por el Edificio Sabatini, con sus imponentes ascensores exteriores, como por el Nuevo Edificio, con amplios vitrales y un elegante y modernísimo patio, se percibe la sensación de que se perfila una visita nada sencilla.
Las colecciones y las exposiciones no están organizadas según un recorrido lineal; las indicaciones, aunque bien visibles, no explican el recorrido a seguir. ¿Un error llamativo? Por supuesto que no. El Reina Sofía sugiere al visitante que partecipe de manera activa, que seleccione con su propio criterio las salas en que concentrarse: no se trata de dejarse llevar, sino de crear su propio itinerario artístico a medida y, por qué no, decidir aventurarse siguiendo a artistas y títulos que, aunque no susciten elementos concretos en la memoria, pueden reservar sorpresas.
El Jefe del Departamento de Programas Culturales, Jesús Carrillo, nos ayuda a comprender mejor la filosofía del Centro y sus principales proyectos.