martedì 9 agosto 2011

Beppe Grillo conquista la Versiliana



Autore: Francesco Zavattari - Direttore Editoriale di FULL Magazine e 4rum.it
Replica del 7 agosto 2011, seguita dal palco della Versiliana.

Quando ci si appresta a godere di uno spettacolo di Beppe Grillo bisogna essere pronti a tutto. A maggior ragione se si ha la fortuna di parteciparne direttamente dalle sedie poste ai margini del palco. Lì davvero non vi è forma alcuna di 'parapetto'. Ci si deve solo lasciare andare al comico genovese, sperando che Dio ce la mandi buona. Domenica scorsa 'ce l'ha mandata buona', restituendoci quel vero mattatore da palco che abbiamo apprezzato e conosciuto prima e al di là di tutto il frastuono mediatico che negli ultimi anni lo e ci ha letteralmente invaso. I meet up, il Movimento 5 Stelle, i V Day, Woodstock a Cesena, ecco soltanto alcuni dei frutti più o meno apprezzabili su cui Grillo è riuscito negli anni a imprimere il proprio marchio di fabbrica, ma la sua quintessenza sembra ridipingersi di una nuova linfa quando si trova a schiacciare le assi di un palcoscenico. Perché alla fine questa è la vera essenza, la scena, lo spettacolo. Quando Grillo ribadisce più e più volte che è un comico e non un politico, nonostante accuse bipartisan lo dipingano come tale, forse parla proprio in funzione di quella sensazione che viene fortemente suggerita ai suoi spettatori. La sensazione di un animale che trova il proprio habitat quando è messo nella condizione di intrattenere, divertire e, perché no, far riflettere attraverso l'ironia, quel pubblico che puntualmente non manca di presentarsi all'appello.

Questo Grillo non è il comico di 'E' una cosa pazzesca!'. Non è solo questo quantomeno. E' un uomo che non sembra sentire né risentire dei suoi 63 anni. E' un uomo che, che se ne voglia dire, davvero 'vede lungo' e di spettacolo in spettacolo non manca di ricordare le tante evidenze previste negli anni: i crak e le crisi di Cirio, Parmalat e Telecom, per non parlare dei tanti 'default' che sembrano spuntare come funghi.

Ma entriamo nel merito della serata. Il tour tocca la Versilia in uno dei suoi più prestigiosi palcoscenici, quello, appunto della Versiliana. Non un solo posto libero e qualche testa 'abusiva' pronta a spuntare di tanto in tanto da qualche albero dietro l'alta cortina di siepi tutto intorno.

Senza alcun ritardo rispetto all'orario previsto, prima ancora della comparsa in scena, come spesso accade nel format 'grilliano', è la voce del comico a riscaldare la platea. Senza mezzi termini Grillo dichiara di essere stato snervato da un'attesa lunga ore nel backstage condita nel pomeriggio dalla voce di Sallusti ospite all'adiacente caffé della Versiliana. Davvero paradossale. Ha inizio così la 'due ore' di pungente ironia e sequela di scomode verità cui ormai il Grillo nazionale ci ha abituato. Fa da apripista il sarcasmo sulla fobia da bollino nero 'Senti parlare di questo bollino nero, così parti quattro ore prima, arrivi quattro ore prima e quando arrivi non sai che cazzo fare...'. L'avvio è tutto dedicato a quel filo che Grillo è ben attento a tessere fra sé stesso e il pubblico che ha di fronte. Lo prepara con una serie mitragliata di 'gag' improvvisate o meglio, modulate sulla base della situazione che ha di fronte, che lo vedono ironizzare sui vari ritardatari, al punto di aiutare una maschera a far trovare posto a una imbarazzatissima signora oltre che a un gruppo di diverse persone tutte insieme. Fin dai primi minuti scende in mezzo alla gente e si rende conto che fra le prime file c'è una serie di posti vuoti 'Questi dove sono? Io sono di Genova e per me questo è un mancato introito'. Giusto il tempo di ironizzare al riguardo nell'ilarità generale che il gruppo arriva, così il comico riprende 'Siete arrivati? Non vi siete persi niente. Giusto qualche battutina da due euro sul traffico, ma se volete faccio un riassunto'. Ok, pubblico già conquistato e si tira a dritto.

Questo spettacolo appare rapidamente come un variegato pout pourri in grado di alimentarsi di vecchie e nuove fragranze. Molte delle più significative colonne su cui Grillo costruisce l'impianto del proprio lungo monologo sono rivistate e riproposte dai vari tour precedenti più o meno recenti (Incantesimi, Reset, Delirio, per citarne alcuni fra i più noti). Nessuna delle frasi 'già sentite' appare tuttavia come semplicemente 'autoreferenziale' quindi stantia. Il comico genovese è molto abile nel contestualizzare il proprio campo semantico in funzion del luogo, del contesto e del momento in cui si trova a esibirsi. Oltre a questo, per fortuna da un punto di vista teatrale, ma sfortunatamente da tutti gli altri punti di vista, di nuovo materiale a disposizione Grillo ne ha davvero in quantità: TAV, le migliaia di firme raccolte e ancora ignorate, lo stallo crescente dell'economia e del sistema paese in genere, e molto altro. Ci sono poi i vecchi cavalli di battaglia, anch'essi facilmente aggiornabili, purtroppo in negativo, come il numero crescente di pregiudicati in parlamento oltre a quello di onorevoli e senatori pluriottantenni attualmente 'al pezzo'. Non può mancare fra questi il riferimento a Rita Levi Montalcini con cui Grillo ha da anni una causa aperta 'Io ci provo a ritardarla sempre più avanti, ma alla fine morirò prima io! Sicuro!'.

Non viene meno in questa serata il forte impegno e l'attenzione da sempre rivolta da parte di Grillo nei confronti di nuove tecnologie in grado di migliorare nel concreto la vita delle persone, la salute del pianeta e soprattutto il comune e latitante buon senso.

Alla fine ci si trova di fronte a un personaggio davvero unico, in grado, come sempre, di ghermire l'attenzione di migliaia di persone parlando di temi che persino al bar dopo un quarto d'ora risulterebbero insopportabili per chiunque. Il comico è bravissimo (e dal vivo appare ancor più lampante) a modulare l'intero impianto in maniera perfetta in una continua, attraente alternanza d'intensità che vede flettere toni, tempi comici e impostazioni sceniche. Alla fine si ha l'impressione di un artista diverso dagli altri, che viaggia su binari tracciati autonomamente e che difficilmente si può ricondurre a stili e omologhi colleghi nazionali e internazionali. Il marchio di fabbrica è, ormai da decenni, completamente distinto.

I suoi seguaci ne cantano le lodi e lo seguono fedelmente idolatrandolo come una sorta di illuminato Sai Baba nostrano (in platea ci sono moltissimi ragazzi dei vari Meet up – I gruppi che fanno riferimento al 'Grillo pensiero' Ndr), mentre i suoi più acerrimi nemici cercano di ridicolizzarne l'impegno attraverso la stessa demagogia che gli attribuiscono quando, a esempio, si soffermano sulla critica al reddito dichiarato da parte de comico. Intanto c'è da dire che almeno lui quel reddito lo dichiara. Forse la verità sta come al solito in mezzo, ma una cosa è certa, Grillo merita ogni centesimo che guadagna. Non per l'influenza politica, per il blog, per le tante battaglie o per i metodi più o meno condivisibili. Merita l'apprezzamento e tutto il ritorno a esso relativo, così come merita ogni giusta critica che gli si possa rivolgere proprio per il personaggio che è. Un personaggio che, come non manca di ricordare lui stesso, è sopravvissutto a tutto e a tutti: governi, repubbliche, televisioni e dissacratori di ogni sorta.

Forse il punto debole di Grillo è ciò che rappresenta oggi la sua più grande forza: questa sorta di istituzionalizzazione della sua straordinaria verve attraverso gruppi e movimenti organizzati. Quando ci si espone in questo modo si ha sì il grande merito di mettersi in gioco, ma si rischia anche di dare il proprio nome in pasto a persone non sempre all'altezza. C'è chi, al di là di tutto questo, desidera continuare, come il sottoscritto, a vederlo come l'animale da palcoscenico di cui abbiamo parlato, in grado di stimolare e influenzare l'opinione pubblica quanto se non più che attraverso movimenti e partiti.

Comunque la si pensi, grazie a Grillo siamo quantomeno chiamati a riflettere su qualcosa. Sembra banale, ma è in realtà piuttosto triste che il compito di stuzzicare la coscienza critica di un paese sia affidato alle mani di un comico.