'Le Stanze Verticali' di Bruno Biondi

All'esordio la personale 'Aniconico' di Chiara Bevilacqua

sabato 27 agosto 2011

'SAKYA' - Personale di Zhang Xiaotao

'SAKYA'
personale di Zhang Xiaotao
a cura di Cecilia Freschini

dal 20 agosto al 10 ottobre 2011
presso il WhiteBox Museum di Pechino

Dal momento in cui le discipline artistiche, scientifiche e tecnologiche hanno iniziato a interagire fra loro, si è sviluppato un enorme potenziale innovativo in grado di produrre modifiche sostanziali non solo nel significato, ma anche nella sostanza stessa dell'arte. Il nuovo pensiero visivo è, ora più che mai, straordinariamente flessibile e capace di spaziare in limiti incredibilmente più vasti rispetto a quelli conosciuti prima. Confrontarsi con questo cyberspazio implica l'avventurarsi in territori sconosciuti e si rende necessario modificare e cambiare molti di quei parametri ormai dati per assodati. In questo particolare momento, la Cina sembra proprio essere il territorio più idoneo per ogni sorta di sperimentazione. Zhang Xiaotao, consapevole di queste dinamiche, da anni, incentra il suo percorso artistico sulla società e attraverso l'uso del digitale, apre nuove prospettive legate sia al futuro, ma soprattutto
analizza e indaga il significato del nostro passato e presente. Sakya è un progetto di ricerca, iniziato nel 2007, che si avvale di suggestioni provenienti da diverse discipline: tibetologia, archeologia, antropologia, buddhismo tibetano, politica regionale... ma anche tecnologia, scienza e biologia. Si tratta di una sfida complessa che ha portato Zhang a toccare nuovi campi di studio e sperimentazione. Qui, l'artista analizza il paradosso fra il trascendente e la realtà materiale, portando lo stato religioso tibetano a confrontarsi con la cultura attuale. Secondo l'artista il fulcro del problema è che viviamo invischiati capricciosamente in un mondo fatto di cose: un bel miraggio nel deserto in cui il nostro spirito vagabondeggia disorientato. Quindi la questione di massima urgenza per Zhang Xiaotao è quella di prendere profondamente in considerazione è il ripristino dell'anima. Egli ritiene, infatti, che la ricostruzione dei costumi e dei valori basati sulla fede sia il primo step da affrontare.

"*L'arte creata all'insegna di un forte credo e dello spirito è senza tempo. L'artista dovrebbe sempre conservare un posto nel suo cuore per la spiritualità, perché l'arte è la religione personale dell'artista e il suo lavoro è quello di seguire il cammino della trascendenza*" [Zhang Xiaotao]

venerdì 12 agosto 2011

Madama Butterfly




ALLA RICERCA DELLE ORIGINI DI BUTTERFLY

Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di FULL Magazine e 4rum.it

Giovedì 11 agosto è andata in scena la seconda recita di Madama Butterfly al Gran Teatro all’Aperto di Torre del Lago: nato dalla collaborazione tra la Fondazione Festival Pucciniano e l’NPO di Tokyo, con la partecipazione dell’Istituto Italiano di Cultura della capitale giapponese, l’allestimento porta la firma di Takao Okamura, cantante e regista che ha saputo impreziosire il capolavoro del Maestro con un’interessante ricerca filologica.

Talvolta pensiamo che a certi grandi titoli sia impossibile aggiungere altro, che di fronte a nomi tanto eccelsi il meglio da fare sia rappresentare (termine tanto comune quanto traditore) fedelmente, seguendo in tutto e per tutto le indicazioni dei padri di tali capolavori. Puccini si spese molto per questa sua creatura, per questa farfalla che, come ebbe a predire Giovanni Pascoli, avrebbe certamente spiccato il volo; si spese malgrado l’incidente automobilistico che rallentò i lavori, malgrado le incertezze e i frequenti ripensamenti compositivi di cui era preda, malgrado quel clamoroso fiasco (reale o pilotato che fosse, comunque fiasco fu) del debutto alla Scala. Alla fine, indiscutibilmente, la farfalla iniziò un volo che tutt’ora continua senza sosta, affascinando platee di tutto il mondo, davvero da Oriente a Occidente, per usare un’espressione obsoleta, ma indubbiamente vera.

Baritono nativo di Tokyo, regista, direttore artistico dell’Associazione Minna no Opera(L’Opera del popolo), Takao Okamura riesce a superare, attribuire un importante valore aggiunto a tutto questo: senza deludere quelle che certamente erano le volontà di Puccini e dei librettisti Illica e Giacosa, la “sua” Butterfly diventa occasione per andare alle radici della cultura giapponese, per entrare nel dettaglio, correggere tutto ciò che di impreciso è rilevabile nel testo, non tanto per negligenza degli autori, quanto per impossibilità logistica di giungere a fonti del tutto corrette. Ecco, quindi, a corredo di questo allestimento, da un lato alcune annotazioni che vanno a precisare espressioni, vocaboli, comportamenti tipici delle usanze di quel popolo, dall’altro, sul palco, un insieme di segni, gestualità ben evidenti e precisi come raramente è possibile vedere.

Naoli Kawaguci disegna una sorta di Eden, di oasi incantata dominata da delicati fiori posti sul proscenio e da rigogliosi alberi stilizzati ai lati; al centro un grande ciliegio dalla generosa chioma fa da struttura portante e tetto alla casa di Butterfly, fisicamente e simbolicamente divisa in due parti ben distinte: a sinistra, il mondo orientale, con l’altare dedicato al culto buddista, a destra, quello caratterizzato da un mobilio prettamente occidentale, in cui campeggiano un crocifisso e le bandiere di Giappone e Stati Uniti. Il fondo lascia spazio al Lago di Massaciuccoli, con un poetico richiamo all’evocato porto di Nagasaki. Questa è la cornice per la profonda riflessione di Okamura, che prende forma attraverso l’esplicitazione del rituale giapponese, fatto di inchini, aggraziate danze delle geishe (in scena sono presenti vere e proprie maiko, vestite con gli splendidi, variopinti costumi di Yasuhiro Chiji, il mio famoso creatore contemporaneo di kimono), fino all’impeccabile riproduzione dell’harakiri, da intendersi non come una folle reazione istintiva, ma come un gesto razionale e consapevole, che va a nobilitare chi lo compie. Il regista pone particolare attenzione all’incontro-scontro fra religioni, delineando una Cio Cio San impegnata in un'intensa, a tratti goffa, devozione a quel crocifisso che in realtà non le appartiene: da un lato il kimono e il prostrarsi all’altare di Buddha, dall’altro i vestiti da donna occidentale con tanto di simbolo della Cristianità al collo. A enfatizzare questo contrasto insanabile contribuisce anche il poetico disegno di Fabrizio Ganzerli, con le scene in controluce svolte dietro i paravento della casa; la frequente illuminazione soffusa di taglio esalta invece la magia del luogo, in totale accordo con la delicatezza della protagonista, così come il pressoché totale buio durante il Coro Muto dona risalto alla cornice naturale torrelaghese, grazie anche alla presenza di una luna complice.

Valerio Galli dirige con energia l’Orchestra del Festival, ponendo particolare attenzione sia ai suoni dolci che richiamano l’indole di Butterfly sia a quelli gravi che fanno riferimento all’incombere della tragedia. I cantanti riescono bene a uniformarsi alla lettura di Okamura, a partire da Massimiliano Pisapia, piacevole conferma nell’ormai “suo” ruolo di Pinkerton; oltre a offrire convincenti performance canore, Sakiko Ninomiya, nei panni di Cio Cio San, e Mariella Guarnera, in quelli di Suzuki, riescono a esprimere con eleganza e precisione tutta la gestualità a loro riservata; Jun Takahashi è un Goro onnipresente, maschera del ruffiano buffone che segue la vicenda quasi sempre in scena. Sergio Bologna interpreta invece Sharpless, rendendo efficacemente il ruolo di colui che, fin da subito, ha presagio della tragedia che la vicenda porta con sé. I momenti d’insieme sono ben costruiti con il giusto numero di personaggi, anche in questo caso nella creazione di due fazioni contrapposte: il gruppo di americani al seguito di Pinkerton, disinvolto nei movimenti e nella postura, a contrasto con la famiglia di Butterfly, impalcata nelle regole imposte dal rituale.

Non possiamo che augurarci il successo di questo allestimento, che di certo saprà affascinare e commuovere tutto il mondo, unendo in qualche modo due culture totalmente differenti (e con esse i loro retaggi) e rinvigorendo il potente messaggio universale di poesia che Puccini ha impresso nelle ispirate note di questo capolavoro.


6-11-18 agosto
MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese in due atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di GIACOMO PUCCINI
nuovo allestimento coproduzione con NPO Tokyo

Maestro concertatore e direttore Valerio Galli
Regia: Takao Okamura
Scene: Naoji Kawaguci
Costumi: Yasuhiro Chiji

Cio Cio San: Sakiko Ninomiya
Suzuki: Mariella Guarnera (6-11 agosto) / Kimiko Suehiro (18 agosto)
Kate Pinkerton: Alessandra Meozzi
B.F. Pinkerton: Massimiliano Pisapia (6-11 agosto) / Leonardo Caimi (18 agosto)
Sharpless: Sergio Bologna
Goro: Jun Takahashi
Lo Zio Bonzo: Choi Seung Pil
Il Principe Yamadori: Veio Torcigliani
Il Commissario imperiale: Daniele Piscopo
L’ufficiale del registro: Claudio Minardi
La cugina: Zhao Xuan
La zia: Marianna Lanci
La madre: Monica Arcangeli
Yakusidè: Antonio Tirrò
Dolore: Martina Donati

Disegno luci: Fabrizio Ganzerli
Assistente alla regia: Luca Ramacciotti
Orchestra del Festival Puccini
Coro del Festival Puccini
Maestro Coro: Francesca Tosi

martedì 9 agosto 2011

Beppe Grillo conquista la Versiliana



Autore: Francesco Zavattari - Direttore Editoriale di FULL Magazine e 4rum.it
Replica del 7 agosto 2011, seguita dal palco della Versiliana.

Quando ci si appresta a godere di uno spettacolo di Beppe Grillo bisogna essere pronti a tutto. A maggior ragione se si ha la fortuna di parteciparne direttamente dalle sedie poste ai margini del palco. Lì davvero non vi è forma alcuna di 'parapetto'. Ci si deve solo lasciare andare al comico genovese, sperando che Dio ce la mandi buona. Domenica scorsa 'ce l'ha mandata buona', restituendoci quel vero mattatore da palco che abbiamo apprezzato e conosciuto prima e al di là di tutto il frastuono mediatico che negli ultimi anni lo e ci ha letteralmente invaso. I meet up, il Movimento 5 Stelle, i V Day, Woodstock a Cesena, ecco soltanto alcuni dei frutti più o meno apprezzabili su cui Grillo è riuscito negli anni a imprimere il proprio marchio di fabbrica, ma la sua quintessenza sembra ridipingersi di una nuova linfa quando si trova a schiacciare le assi di un palcoscenico. Perché alla fine questa è la vera essenza, la scena, lo spettacolo. Quando Grillo ribadisce più e più volte che è un comico e non un politico, nonostante accuse bipartisan lo dipingano come tale, forse parla proprio in funzione di quella sensazione che viene fortemente suggerita ai suoi spettatori. La sensazione di un animale che trova il proprio habitat quando è messo nella condizione di intrattenere, divertire e, perché no, far riflettere attraverso l'ironia, quel pubblico che puntualmente non manca di presentarsi all'appello.

Questo Grillo non è il comico di 'E' una cosa pazzesca!'. Non è solo questo quantomeno. E' un uomo che non sembra sentire né risentire dei suoi 63 anni. E' un uomo che, che se ne voglia dire, davvero 'vede lungo' e di spettacolo in spettacolo non manca di ricordare le tante evidenze previste negli anni: i crak e le crisi di Cirio, Parmalat e Telecom, per non parlare dei tanti 'default' che sembrano spuntare come funghi.

Ma entriamo nel merito della serata. Il tour tocca la Versilia in uno dei suoi più prestigiosi palcoscenici, quello, appunto della Versiliana. Non un solo posto libero e qualche testa 'abusiva' pronta a spuntare di tanto in tanto da qualche albero dietro l'alta cortina di siepi tutto intorno.

Senza alcun ritardo rispetto all'orario previsto, prima ancora della comparsa in scena, come spesso accade nel format 'grilliano', è la voce del comico a riscaldare la platea. Senza mezzi termini Grillo dichiara di essere stato snervato da un'attesa lunga ore nel backstage condita nel pomeriggio dalla voce di Sallusti ospite all'adiacente caffé della Versiliana. Davvero paradossale. Ha inizio così la 'due ore' di pungente ironia e sequela di scomode verità cui ormai il Grillo nazionale ci ha abituato. Fa da apripista il sarcasmo sulla fobia da bollino nero 'Senti parlare di questo bollino nero, così parti quattro ore prima, arrivi quattro ore prima e quando arrivi non sai che cazzo fare...'. L'avvio è tutto dedicato a quel filo che Grillo è ben attento a tessere fra sé stesso e il pubblico che ha di fronte. Lo prepara con una serie mitragliata di 'gag' improvvisate o meglio, modulate sulla base della situazione che ha di fronte, che lo vedono ironizzare sui vari ritardatari, al punto di aiutare una maschera a far trovare posto a una imbarazzatissima signora oltre che a un gruppo di diverse persone tutte insieme. Fin dai primi minuti scende in mezzo alla gente e si rende conto che fra le prime file c'è una serie di posti vuoti 'Questi dove sono? Io sono di Genova e per me questo è un mancato introito'. Giusto il tempo di ironizzare al riguardo nell'ilarità generale che il gruppo arriva, così il comico riprende 'Siete arrivati? Non vi siete persi niente. Giusto qualche battutina da due euro sul traffico, ma se volete faccio un riassunto'. Ok, pubblico già conquistato e si tira a dritto.

Questo spettacolo appare rapidamente come un variegato pout pourri in grado di alimentarsi di vecchie e nuove fragranze. Molte delle più significative colonne su cui Grillo costruisce l'impianto del proprio lungo monologo sono rivistate e riproposte dai vari tour precedenti più o meno recenti (Incantesimi, Reset, Delirio, per citarne alcuni fra i più noti). Nessuna delle frasi 'già sentite' appare tuttavia come semplicemente 'autoreferenziale' quindi stantia. Il comico genovese è molto abile nel contestualizzare il proprio campo semantico in funzion del luogo, del contesto e del momento in cui si trova a esibirsi. Oltre a questo, per fortuna da un punto di vista teatrale, ma sfortunatamente da tutti gli altri punti di vista, di nuovo materiale a disposizione Grillo ne ha davvero in quantità: TAV, le migliaia di firme raccolte e ancora ignorate, lo stallo crescente dell'economia e del sistema paese in genere, e molto altro. Ci sono poi i vecchi cavalli di battaglia, anch'essi facilmente aggiornabili, purtroppo in negativo, come il numero crescente di pregiudicati in parlamento oltre a quello di onorevoli e senatori pluriottantenni attualmente 'al pezzo'. Non può mancare fra questi il riferimento a Rita Levi Montalcini con cui Grillo ha da anni una causa aperta 'Io ci provo a ritardarla sempre più avanti, ma alla fine morirò prima io! Sicuro!'.

Non viene meno in questa serata il forte impegno e l'attenzione da sempre rivolta da parte di Grillo nei confronti di nuove tecnologie in grado di migliorare nel concreto la vita delle persone, la salute del pianeta e soprattutto il comune e latitante buon senso.

Alla fine ci si trova di fronte a un personaggio davvero unico, in grado, come sempre, di ghermire l'attenzione di migliaia di persone parlando di temi che persino al bar dopo un quarto d'ora risulterebbero insopportabili per chiunque. Il comico è bravissimo (e dal vivo appare ancor più lampante) a modulare l'intero impianto in maniera perfetta in una continua, attraente alternanza d'intensità che vede flettere toni, tempi comici e impostazioni sceniche. Alla fine si ha l'impressione di un artista diverso dagli altri, che viaggia su binari tracciati autonomamente e che difficilmente si può ricondurre a stili e omologhi colleghi nazionali e internazionali. Il marchio di fabbrica è, ormai da decenni, completamente distinto.

I suoi seguaci ne cantano le lodi e lo seguono fedelmente idolatrandolo come una sorta di illuminato Sai Baba nostrano (in platea ci sono moltissimi ragazzi dei vari Meet up – I gruppi che fanno riferimento al 'Grillo pensiero' Ndr), mentre i suoi più acerrimi nemici cercano di ridicolizzarne l'impegno attraverso la stessa demagogia che gli attribuiscono quando, a esempio, si soffermano sulla critica al reddito dichiarato da parte de comico. Intanto c'è da dire che almeno lui quel reddito lo dichiara. Forse la verità sta come al solito in mezzo, ma una cosa è certa, Grillo merita ogni centesimo che guadagna. Non per l'influenza politica, per il blog, per le tante battaglie o per i metodi più o meno condivisibili. Merita l'apprezzamento e tutto il ritorno a esso relativo, così come merita ogni giusta critica che gli si possa rivolgere proprio per il personaggio che è. Un personaggio che, come non manca di ricordare lui stesso, è sopravvissutto a tutto e a tutti: governi, repubbliche, televisioni e dissacratori di ogni sorta.

Forse il punto debole di Grillo è ciò che rappresenta oggi la sua più grande forza: questa sorta di istituzionalizzazione della sua straordinaria verve attraverso gruppi e movimenti organizzati. Quando ci si espone in questo modo si ha sì il grande merito di mettersi in gioco, ma si rischia anche di dare il proprio nome in pasto a persone non sempre all'altezza. C'è chi, al di là di tutto questo, desidera continuare, come il sottoscritto, a vederlo come l'animale da palcoscenico di cui abbiamo parlato, in grado di stimolare e influenzare l'opinione pubblica quanto se non più che attraverso movimenti e partiti.

Comunque la si pensi, grazie a Grillo siamo quantomeno chiamati a riflettere su qualcosa. Sembra banale, ma è in realtà piuttosto triste che il compito di stuzzicare la coscienza critica di un paese sia affidato alle mani di un comico.

giovedì 4 agosto 2011

OSSESSIONE DALI'



Clicca qui per vedere l'intero servizio fotografico realizzato da Francesco Zavattari (Studio Matitanera®) in esclusiva per FULL Magazine e 4rum.it durante la replica del 3 agosto 2011 di 'Racconto Scenico “Dalí incontra Dante. Commedie divine e umane”'. Gavorrano, Teatro delle Rocce.


Racconto Scenico “Dalí incontra Dante. Commedie divine e umane”
regia di Maurizio Vanni

Dal 2 agosto al 24 settembre, sedi varie Maremma

Dal 2 agosto al 24 settembre 2011 la Maremma ospiterà il Racconto Scenico “Dalí incontra Dante. Commedie divine e umane”, regia di Maurizio Vanni, con la partecipazione di Cataldo Russo (attore), Silvia Cosentino (attrice), Agnese Manzini (attrice), Fiammetta De Michele (video and visual performer artist), Christian Balzano (visual and performer artist), Valentina Alberti (dance performer), VipCancro (collettivo elettro-acustico) e Zomarch (performers). La rappresentazione s’inserisce tra gli eventi collaterali della mostra itinerante Ossessione Dalí. Passione, ribellione e lucida follia, sino al 21 agosto alla Pinacoteca Civica di Follonica, dal 26 agosto al 18 settembre alla Villa Sforzesca di Castell’Azzara, infine dal 25 settembre al 30 ottobre alla Fortezza Spagnola di Porto S. Stefano.

Un approfondimento interdisciplinare in grado di far risalire il pubblico alle emozioni primordiali che hanno caratterizzato il lungo lavoro di Salvador Dalí sulla Commedia dantesca. Il racconto scenico non è una pièce teatrale, non è una conferenza, non è una lettura a più voci con accompagnamento musicale, bensì una proposta interdisciplinare che indaga l’uomo Dalí, prima ancora dell’artista, cercando di risalire – attraverso momenti di prosa, performance acustiche, live performance, dance performance – alle sensazioni, ai concetti e agli stati d’animo che hanno caratterizzato l’artista spagnolo prima ancora di iniziare il suo lavoro.
Un corpus di opere come quello di Dalí sulla Divina Commedia è, infatti, talmente completo, complesso, assoluto e definitivo che un semplice saggio in un catalogo o una conferenza, seppur bene argomentata, non potrebbero mai portare il fruitore agli stati di grazia che hanno caratterizzato la genesi dei cento acquerelli.
Filo conduttore del racconto, strutturato dalla regia di Maurizio Vanni, sono i momenti salienti della vita di Dalí, in particolare gli incontri con Gala, le sue perversioni mentali, la sua avventura subliminale nei canti danteschi e l’indagine di una vita ancora più surreale delle sue opere.

“La volontà – spiega Maurizio Vanni – è quella di preparare ogni spettatore a un viaggio percettivo personale, ad abituarlo alle proprie emozioni prima ancora di affrontare quelle dell’artista spagnolo, a convivere con i propri stati d’animo per poi potersi confrontare con le passioni estreme di un artista che non conosceva la convenzionalità. Una mostra come quella di Dalí non si può spiegare, ma solo suggerire attraverso una serie di sollecitazioni emotive in grado di riportare ogni fruitore alle sue lucide frustrazioni cerebrali”.

Ogni serata sarà caratterizzata da almeno due momenti unici e irripetibili: i performers professionisti, infatti, fanno “morire” la propria azione in progress nel momento in cui la manifestano.

La mostra

La mostra itinerante Ossessione Dalí. Passione, ribellione e lucida follia propone 100 xilografie a colori dedicate alla Commedia dantesca, che corrispondono alla più importante opera illustrativa mai realizzata da Dalí: riuniscono trentatré trittici ognuno dei quali è composto di tre tavole riferite rispettivamente al Paradiso, al Purgatorio e all’Inferno danteschi. Le 100 tavole a colori hanno richiesto oltre cinque anni di lavoro per incidere i 3500 legni necessari per imprimere progressivamente i 35 colori di ogni singola tavola. L'opera d’incisione delle lastre in legno che riproducono le tavole è stata realizzata dal Maestro Raymond Jacquet sotto la diretta supervisione di Salvador Dalí che le ha firmate, numerate e pubblicate in Francia per Les Heures Claires.

Racconto Scenico

2 agosto ore 21.30: Follonica, Pinacoteca Civica
3 agosto ore 21.00: Gavorrano, Teatro delle Rocce
2 settembre ore 21.00: Sorano, Teatro Niccolò IV Orsini
3 settembre ore 21.00: Castell'Azzara, Villa Sforzesca
4 settembre ore 21.00: Grosseto, Museo Archeologico
24 settembre ore 21.00: Porto S. Stefano, Fortezza Spagnola

Info
www.museidimaremma.it

Organizzazione:
Comediarting e Rete museale della Provincia di Grosseto (c/o Comune di Massa Marittima)

Ufficio Stampa
SPAINI & PARTNERS Tel. 050310920/36042 www.spaini.it
Guido Spaini guido.spaini@spaini.it
Matilde Meucci 329 6321362 matilde.meucci@spaini.it

Le Baccanti



Autore: Silvia Cosentino - Caporedattore di 4rum.it e FULL Magazine

Nel teatro, così come nella vita, ci sono talvolta circostante fortunatissime, incontri e sinergie totalmente vincenti che riescono, sul palco, a restituire non solo ciò che al teatro stesso si richiederebbe, ma anche quella dose di vibrante inaspettato che davvero giustifica ed esalta la sua esistenza. C'è Lunatica Festival 2001, importante rassegna della Provincia di Massa Carrara, giunta alla sua XVII edizione: una serie di spettacoli con lo scopo di far risplendere di luce nuova e insolita quei borghi e castelli simbolo di un passato tanto affascinante quanto ancora presente. Nell'ambito di questo festival c'è, per il terzo anno consecutivo, il laboratorio teatrale Le voci e la Luna che prevede, nella collaborazione tra Associazione Teatro di Castalia, Balletto Civile e Fondazione Due, la formazione intensiva di allievi e il debutto in una nuova produzione. Ci sono due personaggi competenti e carismatici come Andrea Battistini, da anni Direttore Artistico di Castalia, e Michela Lucenti, anima di Balletto Civile: ecco fondersi queste eccellenze, nella ricerca di un teatro in cui parola e gesto lottano ad armi pari, in un percorso di studi puntuale e mai lasciato al caso.

Da questo scaturisce un lavoro su Le Baccanti di Euripide, presentato dal 1 al 4 agosto nella suggestiva cornice del Castello di Malgrate a Villafranca in Lunigiana (MS): la famosa tragedia, scritta intorno al 406 a.C. (tempo che non riusciamo a immaginare nemmeno con la più fervida fantasia), rivive nella nostra attualità, in un presente che sentiamo bruciare oltremodo, grazie a uno strepitoso gruppo di giovani che riesce a catalizzare totalmente l'interesse di un pubblico variegato. Lo spettacolo inizia all'ingresso del castello dopo qualche parola di Battistini, intervenuto per dare indicazioni a un pubblico altrimenti spaesato: si sa, per chi è abituato allo spettacolo "frontale", con il confortante distacco tra palco e platea, certi espedienti possono risultare difficili da digerire... Dioniso si presenta subito, nel prologo, dall'alto del castello: in sembianze femminili (quelle di Michela Lucenti) e circondato dalle Baccanti, donne tebane fuggite dall'autorità maschile e adesso a lui devote, proclama la sua discesa tra gli umani per convincerli della propria natura divina, messa in discussione dal re Penteo. Entrambi in abiti muliebri, l'indovino cieco Tiresia e Cadmo, nonno di Penteo, fanno il loro sofferente ingresso in scena, affermando la devastazione che Dioniso condurrà con la sua furia, nel riportare giustizia in una società deviata dalla bramosia di potere. Lo stesso messaggio viene proclamato da uno straordinario personaggio appositamente ideato: un giovane, un moderno outsider che, alimentando la propria, solo apparente, follia nell'ubriachezza, proclama l'imminente giungere del dio per ristabilire l'ordine delle cose. Eloquio e movenze sconnessi, il ragazzo guida il pubblico verso il cortile interno del castello e resta sempre in scena osservando, commentando da vari punti di vista, anche i più arditi e fisicamente pericolosi. Grillo parlante, Full, creatura che, nella propria evidente umanità, detiene una saggezza agli altri impossibile da comprendere.

Dopo aver fatto accomodare il pubblico su gradinate, nel cortile si porta avanti la tragedia: su una passerella posta in alto Penteo è impegnato nell'ostentazione della propria forza virile insieme ai suoi uomini, mentre le baccanti, in basso, consumano i loro riti: sensuali danze al ritmo di gravi suoni o di esuberanti musiche dance, sinuosi movimenti di chiome che sempre più prendono campo verso la conclusione inevitabile, la sconfitta del re tebano e la morte atroce per mano della stessa madre Agave. Alla fine, Dioniso si mostra nella sua vera natura di puro giovincello, simbolo di quella genuina spontaneità espressa anche dai riti delle baccanti: è la società codarda e perbenista a falsare le caratteristiche prime della divinità, a tingerla di corruzione e perversione, salvo poi arrivare a piegarsi e soccombere sotto il peso della sua stessa ottusità. Lo spettacolo si conclude, nei saluti finali, sulle note di The End, impertinente capolavoro dei Doors, con evidente richiamo alla passione di Jim Morrison per la tragedia greca e, in particolare, proprio per Le Baccanti.

Attori e ballerini invadono lo spazio scenico con passione e puntuale tecnica, mostrando disinvoltura nell'evidente sforzo fisico che li porta, senza risparmiarsi, a simulare lotte, correre a perdifiato, muoversi in coreografie impegnative che spesso prevedono il sostegno fisico dei compagni. Tutto è più efficacemente evocato che concretamente espresso, non c'è spazio per l'ostentazione della cruda violenza: basti pensare alla terribile morte di Penteo, rappresentata attraverso lenti ed eleganti movimenti, intensi sguardi che conducono a un progressivo soccombere, lasciando Agave vittoriosa.

È ben evidente il sigillo di garanzia del Teatro di Castalia, quella trasposizione teatrale sempre viscerale, originata dall'impercettibile gesto verso il più ampio movimento, da parole perfettamente calibrate anche nelle estenuanti tirate; questo ben si accorda con il lavoro di Balletto Civico, in cui ogni minimo passo di danza diviene denso racconto di storie, anime, personalità. La visione dello spettacolo lascia storditi, impregnati di sensazioni contrastanti e in totale ammirazione verso questo tipo di operazione che, esaltando un intramontabile classico, ci graffia e ci scuote, senza però perdere mai grazia espressiva.


COMPAGNIA TEATRO DI CASTALIA E BALLETTO CIVILE
In collaborazione con Fondazione Teatro Due di Parma

LE BACCANTI
da Euripide
sulla base della traduzione di Giulio Guidorizzi

adattamento e regia ANDREA BATTISTINI
scrittura fisica MICHELA LUCENTI

con Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Andrea Cappone, Ambra Chiarello, Massimiliano Frascà, Francesco Gabrielli, Raffaele Gangale, Francesca Lombardo, Michela Lucenti, Gianluca Pezzino, Livia Porzio, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani, Teresa Timpano
e i partecipanti al Laboratorio "Le voci e la luna" 3 edizione

Coordinamento tecnico: Fabrizio Minotti
Direzione organizzativa: Daniela Benassi
Materiali audio-luci: Joint Rent

PRIMA NAZIONALE

1, 2, 3, 4 AGOSTO 2011
CASTELLO DI MALGRATE
VILLAFRANCA IN LUNIGIANA

Blogroll