martedì 7 giugno 2011

Picasso, Mirò, Dalì a Palazzo Strozzi


PICASSO, MIRO', DALI'
GIOVANI E ARRABBIATI:LA NASCITA DELLA MODERNITA'

Di Francesco Zavattari - Direttore editoriale di FULL Magazine

Quando si allestisce una mostra di questo calibro ci sono solo due possibilità: o si bluffa o ci si sa fare. Non basta conoscere le opere. Non basta appenderle al muro nella maniera ‘più carina possibile’ condendo il tutto con didascalie accademiche e qualche pannello informativo qua e là. Ci vuole quella sensibilità utile ad entrare nell’opera e a vedere lo spazio espositivo con lo stesso occhio con cui lo avrebbe visto l’artista. Ci vuole passione, ma la passione, quando si trattano nomi di questo calibro, davvero non basta. Il rischio è quello di ‘bruciarsi’, perché più si ‘spara alto’ più si attraggono le persone, ma più ci si espone ad un sacrosanto e severo giudizio. Premesso ciò, ripeto, o si bluffa o ci si sa fare e, indiscutibilmente, questa di Palazzo Strozzi è gente che ci sa fare. Ecco una mostra preziosa arricchita da opere preziose, di artisti preziosi uniti finemente in un concetto alto ma fruibile da parte di chiunque. Ecco il vero pregio di questo allestimento: parlare a tutti senza rivolgersi e limitarsi alla sola élite di critici e presunti tali che nell’arte fanno generalmente il bello e il cattivo tempo. O almeno ci provano. Né Picasso, né Mirò, né Dalì si sono assoggettati alla critica e questa mostra conferisce alla loro verve rivoluzionaria il giusto riconoscimento. Quello che si avverte fra le magnifiche sale del palazzo cinquecentesco è un vento di rivolta scaturito da tre giovani crudi, arrabbiati, spesso tormentati, sicuramente ben lungi dai riscontri economici e sociali esplosi in anni successivi.
L’atmosfera in cui si scivola visitando la mostra è accogliente e a tratti estremamente informale, chiaro invito a sentirsi a proprio agio rivolto a un pubblico artisticamente ‘onnivoro’.
I pannelli informativi che accompagnano i visitatori opera per opera sono di forma trapezoidale e poggiano fra pavimento e pareti senza fissaggio alcuno. In questo modo, al di là della scelta stilistica, si evita di intaccare la pulizia compositiva dell’allestimento ad altezza occhio, uno dei grandi pregi da denotare.
Scelta caratterizzante e più interessante è, su tutto questo, quella della sequenza espositiva ‘State per cominciare un viaggio a ritroso nel tempo per scoprire il mistero nel cuore della modernità’ così si legge su una delle pareti di ingresso.
Nel 1926 Dalì visita il collega Picasso a Parigi. Si comincia con alcune opere che rimandano a questo presunto incontro per raggiungere in un crescendo di emozioni la sala più importante in cui troneggiano il capolavoro cubista di Picasso Donna che piange del 1937, la Composizione geometrica di Miró del 1933 e l’Arlecchino di Dalí, risalente al 1926. Di particolare rilievo i primi schizzi preparatori per Les Demoiselles d’Avignon di Picasso.
Con questa mostra Eugenio Carmona e Christoph Vitali, i due brillanti curatori, hanno prenotato per noi un viaggio da condividere con tre giovanissimi pittori catalani che nell’arco di un trentennio sono stati in grado di cambiare la visione dell’arte e del concetto stesso di modernità. Solo in questo modo, ‘gustando’ un’opera dopo l’altra si può davvero comprendere il saldo e irripetibile intreccio che ha legato il lavoro di questi tre grandissimi dell’arte moderna.

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