'Le Stanze Verticali' di Bruno Biondi

All'esordio la personale 'Aniconico' di Chiara Bevilacqua

giovedì 30 giugno 2011

FULL al Corral de la Moreria


La redazione è lieta di annunciare la presentazione ufficiale della rivista in occasione della prima release madrilena.
Il nostro partner, lo splendido ristorante 'Corral de la Moreria', dedicherà a FULL la serata e lo spettacolo di flamenco di domenica 3 luglio 2011.
Un ringraziamento carissimo a tutto lo staff del Corral!

domenica 12 giugno 2011

Costanza Mansueti - Geometrie



Siamo appena usciti con il quarto numero ma già pensiamo avanti. Ecco quindi una piccola anticipazione del quinto FULL previsto per agosto.
Oltre allo speciale su Madrid e a molti altri interessanti servizi in preparazione, dedicheremo spazio ad alcuni scatti della fotografa Costanza Mansueti.
Costanza ritrae cose semplici in modo semplice, con una leggerezza e un'eleganza poco comuni. Per questo l'abbiamo scelta: per il suo modo delicato di enfatizzare realtà di tutti i giorni, rendendo interessante anche il più banale dei particolari.
La serie in questione si ispira alla geometria di interi ed esterni.
Se avete apprezzato il lavoro di Costanza potete promuoverlo utilizzando i pulsantini in alto. Potete anche cliccare 'Mi piace' e commentare una delle foto pubblicata sulla nostra pagina di Facebook.
A fondo pagina inoltre, è possibile lasciare un commento senza bisogno di registrazione alcuna.






martedì 7 giugno 2011

Picasso, Mirò, Dalì a Palazzo Strozzi


PICASSO, MIRO', DALI'
GIOVANI E ARRABBIATI:LA NASCITA DELLA MODERNITA'

Di Francesco Zavattari - Direttore editoriale di FULL Magazine

Quando si allestisce una mostra di questo calibro ci sono solo due possibilità: o si bluffa o ci si sa fare. Non basta conoscere le opere. Non basta appenderle al muro nella maniera ‘più carina possibile’ condendo il tutto con didascalie accademiche e qualche pannello informativo qua e là. Ci vuole quella sensibilità utile ad entrare nell’opera e a vedere lo spazio espositivo con lo stesso occhio con cui lo avrebbe visto l’artista. Ci vuole passione, ma la passione, quando si trattano nomi di questo calibro, davvero non basta. Il rischio è quello di ‘bruciarsi’, perché più si ‘spara alto’ più si attraggono le persone, ma più ci si espone ad un sacrosanto e severo giudizio. Premesso ciò, ripeto, o si bluffa o ci si sa fare e, indiscutibilmente, questa di Palazzo Strozzi è gente che ci sa fare. Ecco una mostra preziosa arricchita da opere preziose, di artisti preziosi uniti finemente in un concetto alto ma fruibile da parte di chiunque. Ecco il vero pregio di questo allestimento: parlare a tutti senza rivolgersi e limitarsi alla sola élite di critici e presunti tali che nell’arte fanno generalmente il bello e il cattivo tempo. O almeno ci provano. Né Picasso, né Mirò, né Dalì si sono assoggettati alla critica e questa mostra conferisce alla loro verve rivoluzionaria il giusto riconoscimento. Quello che si avverte fra le magnifiche sale del palazzo cinquecentesco è un vento di rivolta scaturito da tre giovani crudi, arrabbiati, spesso tormentati, sicuramente ben lungi dai riscontri economici e sociali esplosi in anni successivi.
L’atmosfera in cui si scivola visitando la mostra è accogliente e a tratti estremamente informale, chiaro invito a sentirsi a proprio agio rivolto a un pubblico artisticamente ‘onnivoro’.
I pannelli informativi che accompagnano i visitatori opera per opera sono di forma trapezoidale e poggiano fra pavimento e pareti senza fissaggio alcuno. In questo modo, al di là della scelta stilistica, si evita di intaccare la pulizia compositiva dell’allestimento ad altezza occhio, uno dei grandi pregi da denotare.
Scelta caratterizzante e più interessante è, su tutto questo, quella della sequenza espositiva ‘State per cominciare un viaggio a ritroso nel tempo per scoprire il mistero nel cuore della modernità’ così si legge su una delle pareti di ingresso.
Nel 1926 Dalì visita il collega Picasso a Parigi. Si comincia con alcune opere che rimandano a questo presunto incontro per raggiungere in un crescendo di emozioni la sala più importante in cui troneggiano il capolavoro cubista di Picasso Donna che piange del 1937, la Composizione geometrica di Miró del 1933 e l’Arlecchino di Dalí, risalente al 1926. Di particolare rilievo i primi schizzi preparatori per Les Demoiselles d’Avignon di Picasso.
Con questa mostra Eugenio Carmona e Christoph Vitali, i due brillanti curatori, hanno prenotato per noi un viaggio da condividere con tre giovanissimi pittori catalani che nell’arco di un trentennio sono stati in grado di cambiare la visione dell’arte e del concetto stesso di modernità. Solo in questo modo, ‘gustando’ un’opera dopo l’altra si può davvero comprendere il saldo e irripetibile intreccio che ha legato il lavoro di questi tre grandissimi dell’arte moderna.

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INDIGNADOS di Puerta del Sol



Reportage di Francesco Zavattari - Direttore editoriale di FULL Magazine

Madrid, Maggio 2011.

In occasione del reportage dedicato alla capitale spagnola (che caratterizzerà lo speciale FULL 5) il nostro obbiettivo incontra gli Indignados di Puerta del Sol.
Questi scatti ritraggono alcuni momenti della protesta che per giorni e giorni, proprio a partire da questa splendida piazza, si è diffusa in tutta la Spagna attirando un’attenzione ben al di là dei confini nazionali.

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FULL of EVENTS



Roma - Palazzo delle Esposizioni / MACRO Testaccio
Unicità d'Italia.
Made in Italy e identità nazionale

«La mostra propone un punto di vista insolito e originale, individuando nel made in Italy uno dei più forti e significativi fattori che dal 1961 ad oggi hanno contribuito a rafforzare il sentimento di identità nazionale. Attraverso gli oggetti della Collezione Storica Compasso d'Oro e i prodotti selezionati per l'assegnazione della XXII edizione del Premio, il percorso espositivo, arricchito da video e testimonianze che inquadrano i momenti storici, racconta il saper fare italiano negli ultimi 50 anni.»

31 maggio - 25 settembre 2011
Unicità d'Italia. Made in Italy e identità nazionale
1961/2011, cinquant'anni di saper fare italiano
raccontati attraverso il Premio Compasso d'Oro ADI

MACRO Testaccio
Piazza Orazio Giustiniani 4 - 00153 Roma
www.macro.roma.museum
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI - Via Nazionale 194, Roma
Testo e foto tratti dal sito ufficiale www.palazzoesposizioni.it

Madrid - Museo Reina Sofia
Yayoi Kusama

Al ‘Reina Sofia’ di Madrid è in mostra l’opera dell’artista giapponese Yayoi Kusama. Il museo spagnolo rende così omaggio a una grande carriera internazionale sviluppata in quasi sei decenni attraverso tele, installazioni, performance e persino poesie e romanzi graffianti e provocatori.

11 maggio - 12 settembre 2011
Da una collaborazione fra Museo Reina Sofia e la Tate Modern
MUSEO REINA SOFIA
Primo piano del Palazzo Sabatini
www.museoreinasofia.es

Firenze e Siena
Opera Festival

Da non perdere la stagione 2011 di Opera Festival, rassegna di spettacoli proposta come ogni anno nelle splendide cornici naturali del Giardino di Boboli a Firenze e dell'Abbazia di San Galgano in provincia di Siena. In cartellone interessanti proposte di vario genere: dal teatro estremo e graffiante di Antonio Rezza e Flavia Mastrella al raffinato concerto di Ludovico Einaudi, passando per Carmina Burana e l'immortale musica de La Traviata di Verdi e Le stagioni di Vivaldi. E molto altro ancora.

www.festivalopera.it



Viareggio - Cittadella del Carnevale
Subsonica live

Nuovo appuntamento toscano per la band torinese che, dopo i continui ‘sold out’ incassati durante il tour primaverile, si esibirà alla Cittadella del Carnevale di Viareggio proponendo così il nuovo full-length ‘Eden’, sesta fatica in studio di una delle più interessanti e ormai consolidate realtà musicali italiane.
12 agosto 2011, ore 21.00

www.subsonica.it


Torre del Lago - Lucca
57 festival puccini

Come ogni anno una nuova stagione da seguire al Festival Puccini di Torre del Lago, giunto alla sua 57a edizione. In calendario, fra luglio e agosto, ‘La Bohème’, ‘Turandot’ e ‘Madama Butterfly’. Arricchiranno la programmazione lo spettacolo ‘Roberto Bolle and Friends’ e il pluriacclamato recital di Massimo Ranieri ‘Canto perchè non so nuotare...Da 500 repliche’.

www.puccinifestival.it

Uncomfortable
E’ uscito ‘Uncomfortable’,
il nuovo cortometraggio prodotto dalla ‘Middle Crossing’ per la regia di Lucio Laugelli, direttore della rivista online ‘Paperstreet.it’.

www.paperstreet.it/home-middle.html



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Ombre e presenze a Lucca




Alcuni scatti del fotografo Raffaello Ferrari tratti da ‘Ombre e presenze a Lucca’, serie che ha riscosso grande successo e riconoscimenti in tutto il mondo. Calendari commerciali, pubblicazioni su importanti riviste (HydePark Photography) e siti di settore (www.imagephoto.org), ottimi posizionamenti in concorsi internazionali (The First China International Internet-based Photography Competition)

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Brazilian mood


Servizio Costanza Spinetti
Modella Elisa Tealdi Fotografo Gianluca Martinucci
Accessori Antica Profumeria Ristori - Lucca

Anche i profani in fatto di moda avranno avvertito strane vibrazioni nell'aria; “vibrazioni variopinte”, le definirei. Sì, perché mai come quest’anno le
passerelle sono state tanto ricche di colore, a partire da Jil Sander, Prada e Gucci. Voglia di lasciare il grigiore invernale alle spalle, ma soprattutto necessità di sdrammatizzare in un periodo che, sotto molti punti di vista, appare tutt’altro che roseo. Da sempre regina nel rilanciare l’ottimismo globale, la moda questa volta ci delizia con ciò che più le è congeniale: il colore. Giallo, rosso, blu, verde, viola, arancio: tutto è ammesso, a patto che siano tinte accese. Anche FULL ha voluto partire dal concetto di “cromo-terapia” per questo servizio di moda, aggiungendo un ulteriore accento di positività: il mood carioca. Non siamo infatti riusciti a pensare a nessun altro paese che esprimesse con così tanta evidenza la voglia di vivere e che lo facesse per di più attraverso i suoi abiti tradizionali. Gli scatti s’ispirano ai costumi delle donne bahiane che, nell’immaginario collettivo, sono associabili a Carmen Miranda, star simbolo del Brasile: acconciature/turbanti carichi di frutta (fonte d'ispirazione per il logo delle banane Chiquita) e bijoux in abbondanza sono i punti di forza del suo look. Il nostro servizio gioca su questi due aspetti fondamentali grazie a foulard e accessori variopinti; del resto abbiamo voluto fornire una versione più moderna, come il trucco coloratissimo, idea che potete riprendere anche con capi total-black.
Abbiamo provato a far entrare un po’ di colore nelle vostre vite… adesso tocca a voi giocare con la tavolozza.

DRUGPRINT®


Da Silmarc pharma e Sadas: Drugprint®
Innovazione tecnologica nella Diagnostica Rapida di Screening

Di Silvia Cosentino - Caporedattore di FULL™

"Orrenda è la sorte dell'uomo la cui immaginazione, paralizzata, non sia più in grado di funzionare senza il soccorso dell'hashish o dell'oppio". Queste le parole di Charles Baudelaire in I paradisi artificiali, saggio in cui il poeta francese analizza gli effetti delle droghe che, seppur ideali per "soddisfare il gusto dell'infinito", si rivelano appunto dannose per la genuina creatività dell'artista.
Sono ben lontani i tempi in cui il dibattito sugli effetti delle sostanze stupefacenti era rivolto a una "semplice" questione estetica e abbinato all'affascinante immaginario di una fumeria d'oppio o alla donna stordita dall'assenzio nel noto quadro di Degas. Da molti, troppi anni si parla incessantemente di droghe pesanti, leggere e sintetiche, ognuna a suo modo altamente pericolosa nell'ambito del proprio raggio di azione: siano esse presenti in natura o ricavate da una chimica crudele, sono notoriamente sostanze da cui stare alla larga per non cadere in una spirale di potenziale distruzione. Tema, quindi, che, nella migliore delle ipotesi, inquieta, turba e disturba; tema che, al di là del giusto bombardamento mediatico, resta spesso astratto e sottovalutato. Piaga dei nostri tempi, insieme all'AIDS e a quelli che, pietosamente, chiamiamo mali incurabili. Piaga che, insieme all'alcool, infesta le nostre strade e fa vivere notti insonni a chi resta a casa ad attendere i guidatori della notte.

È ben noto che si teme maggiormente ciò che non si conosce e non si riesce a controllare; negli ultimi anni, l’esigenza sempre più pressante da parte delle varie istituzioni è stata quella di prevenire, contrastando questi “nemici” attraverso serrate campagne informative e severi provvedimenti. Da qui, ad esempio, derivano anche le restrittive norme per coloro che si mettono al volante dopo qualche bicchiere (giudicato) di troppo. Proprio per evitare spiacevoli epiloghi, tanto per la sicurezza della persona, quanto per quella della nostra amata patente, è ormai frequente trovare dispositivi per la verifica del tasso alcolemico fuori dai locali: per una moderazione che diventi prassi, per una familiarità con il problema da cui tutti possano trarre giovamento. Se tale ragionamento vale per le bevande alcoliche, a maggior ragione deve valere per l'assunzione di sostanze stupefacenti: lo hanno ben capito la Sadas® Srl e la Silmarc® Pharma Srl, giovani e dinamiche aziende, lucchesi per nascita, ma internazionali per vocazione. Altamente esperta nel campo dell'automazione industriale e del controllo di processo l'una e in quello Medico-Sanitario l'altra, le due realtà hanno unito le preziose forze per la diffusione di un dispositivo all'avanguardia rigorosamente Made in Italy, dall'efficace nome DRUGPRINT®.

Si tratta di un'importante innovazione tecnologica nell'ambito della diagnostica rapida di screening per l'abuso di droghe, rivolta in modo particolare alla Medicina Preventiva e del Lavoro, senza ovviamente dimenticare Enti Sanitari, Laboratori di Analisi, Enti Militari, Comunità Terapeutiche e di Recupero. La Sadas® si è occupata dello svilippo e della realizzazione del dispositivo, mentre la Silmarc® Pharma ha provveduto alla sua introduzione e commercializzazione. Competenze ed esperienze messe, quindi, non solo a servizio del raggiungimento di altissimi standard tecnici, ma anche di una concreta applicazione sociale, destinata a fare strada a utilizzi sempre più diffusi. Entriamo nel dettaglio del funzionamento di DRUGPRINT®, concepito e brevettato nei due modelli "Advanced" e "Standard". L’"Advanced" permette la lettura, l'archiviazione dei dati, la foto e la stampa automatica dei risultati dei test diagnostici rapidi di screening multipli per le droghe di abuso EASYCHECK® (prodotti in USA appositamente per Silmarc® Pharma e dalla stessa commercializzati appunto con marchio EASYCHECK®) per le droghe di abuso, in forma di Cassette MultiScreen. Il dispositivo è dotato di computer interno con pannello touch screen che ne consente l'utilizzo senza necessità di ulteriore strumentazione. La stampante inclusa crea risultati immediati su scontrino; è comunque possibile procedere successivamente alla stampa con qualsiasi apparecchio esterno. DRUGPRINT® "Advanced" è portatile e può essere collegato a un qualsiasi PC per scaricare il database dei lavoratori e i relativi test eseguiti. Il modello "Standard" ha caratteristiche analoghe, ma, essendo privo di computer interno, rende necessario il collegamento a un altro PC tramite un apposito software che consente la creazione del database. Una volta collegato al computer, le sue funzioni sono identiche a quelle del modello precedentemente descritto. I dispositivi DRUGPRINT® sono prodotti in esclusiva da Sadas® Srl per Silmarc® Pharma Srl per la commercializzazione in Italia e all'estero (non si hanno dubbi circa il positivo riscontro che potranno ricevere anche fuori dal nostro paese). Destinata a velocizzare e a rendere routine esami così delicati e fondamentali, questa innovazione segna quindi l'entrata della Sadas nel mondo della Diagnostica Rapida e della Silmarc in quello dell'Automazione, rendendo evidente un atteggiamento di apertura e disponibilità nei confronti di ciò che, a prima vista, può sembrare “altro” dal proprio raggio di azione. È solo l'inizio di una collaborazione che le due aziende intendono rendere sempre più stimolante e proficua, grazie all'utilizzo e alla valorizzazione delle reciproche competenze e delle consolidate esperienze. In questo modo, Sadas e Silmarc concretizzano l’atteggiamento che ogni realtà, in questi tempi, dovrebbe avere: non solo, quindi, alta competenza, ma anche quel dinamismo e lungimiranza necessari a comprendere quando certi tipi di collaborazione tra ambiti differenti non possono portare altro che benefici effetti di sviluppo, sia per i soggetti in primo luogo interessati sia per i fruitori ultimi dei prodotti realizzati.

In questo caso specifico, come già osservato, il tutto va a ricadere positivamente su un ambito alquanto complesso e tutt’altro che esaurito. Intercettando, infatti, la sempre più impellente necessità sociale di monitorare e, laddove possibile, scongiurare il serio problema dell'assunzione di droga, Sadas e Silmarc si sono già attivate per approfondire lo studio di questo tipo di diagnostica, per renderla sempre più semplice, immediata e attuabile in disparati contesti. Un sistematico e agevole controllo sull’assunzione di droga da parte dei Medici del Lavoro potrebbe davvero diventare sana prassi con cui confrontarsi con serenità, contribuendo a un circolo virtuoso che, sempre più, induca a condotte corrette, in linea con principi di salute e rispetto verso se stessi e gli altri. Certo, il problema è ampio, complesso, e affonda ormai le proprie radici in un substrato psicologico e sociale ancora ben lontano dall’essere pienamente compreso e apparentemente impossibile da correggere nel profondo. Nello stesso tempo, però, il fatto che un dispositivo funzionale, rapido e maneggevole come DRUGPRINT® possa diventare familiare in particolare sui luoghi di lavoro di certo può contribuire a diminuire il numero dei trasgressori e degli incidenti dovuti a menti e fisici annebbiati dal consumo di droga: facendosi infatti concreta e veloce la possibilità di verificare l’abuso di certe sostanze, si affacciano altrettanto evidenti le tangibili conseguenze, sia in termini clinici sia legali. Il tutto in linea con una politica volta ad ampliare la consapevolezza e il senso di responsabilità dei soggetti coinvolti, nella speranza che proprio su questi fattori si possa far leva per circoscrivere sempre più la questione della droga.
Restiamo in attesa dei positivi risultati prodotti dal dispositivo, in attesa di altre interessanti novità che le giovani e brillanti Sadas e Silmarc vorranno proporre in questo campo di fondamentale diagnostica sempre al passo con i tempi e attento alle grandi opportunità che la tecnologia può offrire.

AIDA


Di Silvia Cosentino - Caporedattore di FULL™

Al Maggio Musicale Fiorentino l'AIDA di Zubin Mehta, Ferzan Ozpetek e Dante Ferretti

Il 74esimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino è stato aperto da uno spendido, nuovo allestimento di Aida al Teatro Comunale: sotto la sapiente direzione del Maestro Zubin Mehta, grande esperto del capolavoro verdiano, questa formula vincente porta i nomi di Ferzan Ozpetek, al debutto nella regia lirica, il Premio Oscar Dante Ferretti alle firma delle scene e Francesco Ventriglia alle coreografie. Senza dimenticare un cast che, nel modo più appropriato, esalta tutta la bellezza formale dell'opera.

L'azione si svolge a Menfi e Tebe, al tempo dei faraoni: la schiava etiope Aida è lacerata tra l'amore, ricambiato, per il capitano delle guardie egizie Radamès e la fedeltà al padre, il Re di Etiopia Amonastro. Tra scene maestose dominate dalla forte classe sacerdotale e altre più intime, in cui emerge il conflitto con Amneris, la figlia del Faraone (anch'essa innamorata del giovane guerriero), la vicenda si conclude con la tragica morte dei due innamorati, sepolti vivi all'interno del tempio di Vulcano. Questa, in poche parole, la trama di una delle opere liriche in assoluto più rappresentate al mondo: pagine indissolubili con cui Giuseppe Verdi (1813-1901) traccia, così come Gioachino Rossini diversi anni prima, il destino del melodramma. Dopo aver rifiutato di scrivere un inno per l'inaugurazione del Canale di Suez nel 1869, il compositore accetta di pensare a un'opera per l'apertura del nuovo teatro a Il Cairo; gli viene proposto un soggetto inedito, non derivato da fonti precedenti, ma redatto per l'occasione dall'egittologo francese Auguste Mariette. Scegliendo come librettista Antonio Ghislanzoni, che già lo aveva aiutato per le importanti modifiche apportate a La forza del destino, e senza mai aver visitato (né mai lo farà) quei luoghi, Verdi dà vita a qualcosa di straordinario: la Prima va in scena a Il Cairo il 24 dicembre 1871, mentre il debutto italiano avviene alla Scala l'8 febbraio 1872.

Il 17 agosto 1870 aveva scritto a Ghislanzoni: So bene ch'ella mi dirà: E il verso, la rima la strofa? No so che dire; ma io quando l'azione lo comanda, abbandonerei subito ritmo, rima e strofa; farei dei versi sciolti per poter dire chiaro e netto tutto quello che l'azione esige. Pur troppo per il teatro è necessario qualche volta che poeti e compositori abbiano il talento di non fare né poesia né musica. In queste parole si condensa ciò che a Verdi, uomo di teatro, sta più a cuore: che tutto si svolga, senza incongruenze o forzature, in nome di un'azione, di un soggetto letti con un'adeguata chiave musicale. Si compie un'operazione fondamentale (già avviata precedentemente con La forza del destino e Don Carlo), destinata a imprimersi indelebilmente nella mente compositiva di Giacomo Puccini negli anni a venire: portare in primo piano l'orchestra per una messinscena che sia a servizio del dramma musicale. Verdi abbandona quasi totalmente i cosiddetti "numeri chiusi", gli ormai precostituiti schemi compositivi ottocenteschi, a favore di scene sempre più ampie e complesse; siamo vicino al concetto wagneriamo di melodia infinita che caratterizza gran parte delle sue opere.

Aida è un'opera grandiosa, solenne, un kolossal, se volessimo attribuirle un aggettivo cinematografico: le faraoniche ambientazioni, il potere della casta sacerdotale, il trionfo dei guerrieri sono tutti espressi nella solenne Marcia del secondo atto, patrimonio musicale involontario anche per i non appassionati. Tuttavia, tale cifra di grandiosità non deve distogliere dal fatto che Aida è innanzitutto centrata su quattro personaggi e sulle loro complesse emozioni, seppur inserite in un crudo contesto di assolutismo e di guerra; siamo fondamentalmente nel mondo delle pulsioni non dominate, dello scontro fra personalità, del destino ineluttabile che conduce a una tragica fine. Aida, Radamès e Amonastro muoiono, mentre Amneris è condannata a vivere con il peso delle colpe che la sua folle gelosia porta con sé. Il genio di Verdi consiste, appunto, nel fondere magistralmente la spettacolarità con l'intimismo, verso un risultato di perfezione formale senza uguali.
Non avrebbe potuto esserci rientro migliore dopo gli importanti risultati della tournée in Asia per la compagine del Maggio, né incipit più maestoso per la 74esima edizione del Festival. Il prestigioso allestimento è caratterizzato da austera eleganza, da un'essenzialità che lascia giustamente spazio all'esecuzione dell'orchestra e alla performance dei cantanti, inserendo il deserto come grande protagonista, su indicazione di Zubi Mehta. Ecco quindi enormi teste emergere dalla sabbia come sulla montagna di Nemrut in Turchia (occasione di omaggio alla propria terra per il regista Ozpetek), enormi pilastri decorati, granitiche pareti; ameni fondali in cui una luce soffusa fa immaginare un deserto sterminato, dai mille colori con lo scorrere del giorno. Presenza costante fino all'epilogo, una cascata di sabbia va a soffocare i due innamorati nel finale. Elegantissimo lo scuro sipario a scorrimento orizzontale, su cui campeggia un'imponente maschera egizia dallo sguardo vuoto, impreziosita da motivi dorati. Pochi gli orpelli ricchi e regali per Dante Ferretti, che invece predilige dare spazio al colore, facendo ampio uso di tutti quei toni chiari che richiamano il deserto; allo stesso modo, i costumi di Alessandro Lai ben si accordano con l'ambientazione, riservando invece tinte diverse per le due donne: colpiscono il blu di Aida e il nero di Amneris, presagio di morte.
Di particolare impatto sono i momenti di affidamento agli dei, in cui una luce soffusa e misteriosa accompagna le preghiere che, se da un lato hanno un richiamo fortemente esotico (queste melodie furono composte originalmente da Verdi senza alcun recupero di musiche preesistenti), dall'altro ricordano fortemente la nostra tradizione salmodica. Coinvolgenti le coreografie realizzate dal giovane Direttore di MaggioDanza Francesco Ventriglia, dalle sacerdotesse velate di bianco che intaccano il candore delle loro vesti con il sangue di una bestia sacrificale, alle schiave di Amneris che esaltano la sua vanità con un intrigante gioco di specchi. Lo scontro tra egiziani ed etiopi, tipico terreno fertile per l'espressione del cliché della civiltà evoluta contrapposta al selvaggio, è qui risolto in modo più attenuato: sebbene i prigionieri siano riconoscibili dagli abiti sgargianti e dalle capigliature stravaganti, entrambe le fazioni si muovono in modo concitato e (volutamente) goffo, a sottolineare come l'assurdità di tanta ferocia e crudezza sia indipendente dallo schieramento; spietatezza di cui i protagonisti sono in vari modi vittime e che li porterà alla tragedia finale. Come già accennato, la regia di Ozpetek esalta cantanti e musica, ecco quindi brillare la bravura delle due protagoniste: il soprano cinese Hui He, sempre potente e sicura nell'emissione vocale, struggente nella resa del dramma interiore di Aida, a cui fa da contraltare la ieratica Luciana D'Intino, straordinario mezzosoprano che ben restituisce la fierezza della parte musicale riservata ad Amneris. Il tenore Marco Berti veste i panni di Radamès, personaggio meno tormentato e più puro, in quanto fondamentalmente libero da intrighi: anch'egli, come gran parte degli interpreti che si accostano a questo ruolo, si deve scontrare con le difficoltà del quasi impossibile inizio, acquistando maggior sicurezza e spessore vocale man mano che la recita procede. Completa il quartetto di protagonisti l'Amonastro di Ambrogio Maestri, ben calato nella figura paterna ingombrante tipica della produzione verdiana. Il Maestro Mehta dirige con quella padronanza che mai lo abbandona, come se le note volassero sotto la sua bacchetta: in linea con la chiave interpretativa principale, ogni melodia acquista il proprio valore, sia essa solenne e corale sia straziante momento intimo, in una splendida unità che fa scorrere il pur lungo tempo con sorprendente rapidità anche nelle fasi più difficili dell'opera.

Ecco quindi un altro spettacolo destinato a restare nella storia del Maggio Musicale Fiorentino, di una realtà che non si arrende alle difficoltà del momento, rispondendo invece con proposte di qualità che mantengono vivi e pulsanti i nomi dei grandi compositori e delle loro opere.


AIDA
di Giuseppe Verdi
Opera in quattro atti di Antonio Ghislanzoni

Direttore Zubin Mehta Regia Ferzan Ozpetek Scene Dante Ferretti
Costumi Alessandro Lai Luci Maurizio Calvesi Coreografia Francesco Ventriglia
Maestro del Coro Piero Monti Direttore dell'allestimento Italo Grassi


Il Re Roberto Tagliavini Amneris Luciana D'Intino / Mariana Pentcheva
Aida Hui He / Maria José Siri Radamès Marco Berti / Walter Fraccaro
Ramfis Giacomo Prestia / Enrico Iori
Amonastro Ambrogio Maestri / Anooshah Golesorkhi
Messaggero Saverio Fiore Sacerdotessa Caterina Di Tonno

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Museo GAMC di Viareggio



UNO SCRIGNO DI CULTURA A DUE PASSI DAL MARE

Di Gaia Querci - Redattore di FULL Magazine

Inaugurata nella primavera 2008, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo
Viani, conosciuta sotto l’acronimo GAMC, è ubicata al primo piano dello storico Palazzo
delle Muse, in Piazza Mazzini, nel cuore della città di Viareggio, vicinissima alla
Passeggiata. In uno spazio espositivo di 1500 mq, suddiviso in quindici sale, sono allestite ben oltre 300 opere appartenenti alle collezioni comunali cittadine, caratterizzate da lasciti di privati collezionisti, acquisizioni e doni di artisti.
Tra di essi ha un ruolo fondamentale la donazione del Senatore Giovanni Pieraccini e di
sua moglie Vera, una collezione costituita da 2300 opere raccolte nel corso degli anni e donate in buona parte alla città di Viareggio. Le opere, appartenenti alle correnti culturali più vive del Novecento, sono da una parte espressione delle relazioni con artisti, gallerie, stamperie d’arte, dall’altra il racconto di un’intera vita.
Giovanni Pieraccini, appassionato collezionista viareggino, nominato Ministro negli anni Cinquanta, entra in stretto contatto con il mondo romano della cultura e dell’arte. Tra le sue amicizie si incontrano artisti importanti come Giuseppe Capogrossi e Renato Guttuso.
L’interesse di Pieraccini per le tematiche connesse alle arti si concretizza anche in impegno politico, negli anni Settanta, nello sforzo di combattere la falsificazione artistica, è l’artefice della c.d. Legge Pieraccini contro la contraffazione delle opere d’arte, ancora oggi in vigore.
Nella Donazione Pieraccini, la sezione grafica, che costituisce oltre due terzi della raccolta, è indubbiamente una delle collezioni più preziose a livello nazionale, tra gli artisti sono presenti autori di fama internazionale del calibro di Marc Chagall, Juan Mirò, Giovanni Fattori, Man Ray, Giorgio Morandi, Paul Delvaux, Sonia Delaunay, Alberto Burri, Emilio Vedova e molti altri.
In Galleria, insieme a questi grandi nomi, sono presenti anche i più importanti Maestri locali. Tra tutti emerge Lorenzo Viani, indiscusso protagonista dell’Espressionismo europeo, con la più significativa raccolta pubblica delle sue opere: veri capolavori come L’ossesso, la Benedizione dei morti nel mare, Il Volto Santo, Lavoratori del porto e partenza del marinaio, Lavoratori del marmo in Versilia e una pregevole raccolta di arte grafica, costituiscono alcuni esempi del prezioso patrimonio artistico in possesso del Comune di Viareggio.
Come in tutte le realtà museali, perché sia possibile mantenerne vivo il carattere, fondamentale è il ruolo del Direttore, incarico ricoperto da Alessandra Belluomini Pucci, professionista tanto appassionata quanto riservata, la quale, assieme all’Assessore alla Cultura Ciro Costagliola, si adopera per realizzare, seppure in un periodo critico per la cultura, iniziative finalizzate alla conoscenza dell’arte moderna e contemporanea senza tralasciare la grande storia del territorio versiliese.
Nel mese di Maggio alla GAMC è attesa la presentazione di un nuovo ordinamento della Donazione Pieraccini. Dato l’ingente numero di opere in possesso dell’Amministrazione Comunale e in linea con l’obiettivo di allestire ciclicamente la collezione, sarà proposta una nuova selezione di opere grafiche.
La Galleria, dopo le mostre dedicate al Futurismo e a Galileo Chini, ha in programma, per la prossima estate, un’esposizione dedicata ai capolavori delle collezioni del Comune di Firenze. Circa ottanta opere, tra dipinti e sculture, generalmente poco note al grande pubblico, esposte solo in sporadiche occasioni o in sedi di rappresentanza, ed il cui nucleo più rilevante risulta inaccessibile da quasi tre anni. Corrado Cagli, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Felice Casorati, Primo Conti, Antonio Corpora, Filippo De Pisis, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Oscar Ghiglia, Mino Maccari, Giorgio Morandi, Ottone Rosai, Gino Severini, Mario Sironi, Lucio Fontana, Arturo Martini, Marino Marini, Giuliano Vangi e tanti altri saranno i protagonisti di un suggestivo appuntamento estivo da non perdere.

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani
Piazza Mazzini, Palazzo delle Muse, Viareggio (LU)

www.gamc.it
gamc@comune.viareggio.lu.it
facebook: Gamc Lorenzo Viani
t. 0584 581118 - f. 0584 581119

Il Dj immaginario



Di Dario Amico

Sono un DJ... fin dal nome d'arte (DJ Obscure) cerco di suggerire il tipo di atmosfera che creo nelle mie serate, in bilico tra il mistero della darkwave anni '80 e la sensualità delle sonorità trip hop, chill out, lounge...Prima di iniziare creo il silenzio nella mia stanza immergendomi nelle meditazioni chi kung e quando sono pronto vado e la notte esplode, tra Joy Division e Killing Joke e Sisters of Mercy e Front 242... e poi rallento,dai Simple Minds ai Massive Attack e qualche compilation di lounge e chill out... e poi qualche sorpresa: campane tibetane, Carmina Burana, rumori di UFO che atterrano... e così via, fino all'ultima canzone che è sempre la stessa... e poi mi sveglio, sempre chiedendomi se questo che sto scrivendo è vero, verosimile, reale...

Trovi Dario anche su Facebook: Dario Kowalski Amico

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lunedì 6 giugno 2011

FULL numero 4 - Giugno 2011



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Editoriale: Have no fear!


FULL 4 - Editoriale di Francesco Zavattari - Direttore editoriale di FULL Magazine

Tutti, più o meno, conoscono il film ‘L’esorcista’. Tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty e portato sul grande schermo nel 1973 da un brillante regista di nome William Friedkin, la pellicola ha inciso un marchio indelebile nella cultura pop dei nostri tempi, regalandoci immagini, suoni e personaggi presto divenuti vere e proprie icone moderne. Dalla sua uscita ‘L’esorcista’ si è fatto termine di paragone e banco di prova per generazioni di ragazzi e adulti che in base a quanto più o meno bene si sia ‘retta’ la sua visione, hanno calcolato e ostentato la misura del proprio e dell’altrui coraggio. Il film però non è solo questo: gli si deve su tutti un grandissimo merito, ben al di là del semplice ‘fear test’. Senza svelare niente a chi ancora non lo avesse visto, diciamo semplicemente che a farla da padrone è indubbiamente ‘il bene’.
Quando si va al cinema si dà libero sfogo a un nostro io più controverso, generalmente tenuto a freno, ma che per istinto tende, di solito, a configurare come più ‘fico’ il cattivo di turno. Il Male possiede notoriamente connotati più ‘cool’ del bene. Quantomeno in termini cinematografici.
Ecco, nella pellicola di cui stiamo parlando, non è esattamente così. Il male, in questo caso, è qualcosa per cui difficilmente voler fare il tifo, perché è un tipo di male che spaventa e terrorizza. Davvero. Qui non si parla semplicemente del simpatico enigmista sadico di turno: dalla parte dei cattivi c’è Satana in persona e con lui è tutta un’altra storia. Il film rende così i buoni veri supereroi capaci di lottare strenuamente contro un potere enorme, soltanto grazie a un principio semplice e straordinario: essere depositari di un potere ancora più terribile. Il potere del bene. Qui non ci troviamo di fronte a una pellicola perbenista che ci invita a essere tutti buoni e tutti fratelli cantando ‘Kumbaya Signor!’ mano nella mano. No. Qui c’è semplicemente un prete in grado di fronteggiare con la parola e con il proprio corpo (totalmente) qualcosa di spaventoso. Attraverso la maestà di Cristo, quella più cruda, quella dipinta da Guido Reni nel suo ‘San Michele Arcangelo’, quella senza tanti sorrisi ma pria di enormi attributi. Quella in grado di far capire a chiunque che il bene non è semplicemente una dolce e smielata pantomima, ma un potere devastante che, se stuzzicato nel modo sbagliato, può davvero farti ‘il mazzo’. ‘The power of Christ compels you!’ o, per dirlo a modo nostro, ‘Il potere di Cristo ti espelle!’. Attraverso questo semplice e potentissimo comando ripetuto e cadenzato nel rituale, Padre Merrin e Padre Karras si rivolgono sì al male che hanno di fronte ma, soprattutto, caricando sulle proprie spalle un enorme fardello, si rivolgono a noi spettatori sussurrandoci un invito molto rassicurante, persino in quel momento di terrore: ‘Non abbiate paura!’.

Ok, questo è solo un film, ma che succederebbe se nel mondo reale arrivasse un uomo in grado di far tutto questo? In grado, cioè, di prendere per mano un’umanità intera senza distinzione di sorta, per poi dire con forza a tutti i suoi membri ‘Non abbiate paura!’. E non solo. Cosa accadrebbe se quell’uomo riuscisse a unire i popoli, assoggettare i media alla propria aurea, urlare con violenza contro ogni mafia, prender pallottole rimanendo vivo per poi perdonare il proprio carnefice? Se esistesse un uomo così, quell’uomo verrebbe apprezzato da chiunque, prescindendo da credo, razza o ideologia politica. Semplicemente in quell’uomo si riconoscerebbe la stoffa del vero supereroe e come tale, salvo rari casi, si tenderebbe ad adorarlo e a chiederne l’immediato ingresso nel prestigioso club dei Santi. Finirebbe nell’immaginario comune insieme a personaggi mitologici o comunque di finzione, troppo ‘alti’ per essere veri, come un nuovo Gandalf che da grigio diventa ‘Gandalf il Bianco’ esprimendo così il suo massimo potere.
Ma un uomo del genere è davvero esistito e oggi, a pochi giorni dal primo passo per il suo definitivo e totale riconoscimento, vogliamo omaggiarlo semplicemente con questa copertina.
Al Papa Giovanni Paolo II e all’uomo Karol Wojtyla va il nostro attestato. L’attestato di ultimo vero SUPERHERO dei nostri tempi.

venerdì 3 giugno 2011

FULL 4 esce lunedì 6/6 nella nuova versione di 40 pagine!


Abbiamo appena mandato in stampa il quarto numero di FULL. Nel frattempo puoi sfogliare interamente la versione digitale!

Ecco i contenuti di questa uscita:

EDITORIALE
'Have no Fear!'
Omaggio all'ultimo vero Superhero

FULL of TRAVEL
'ROMA 75-300'
La capitale sotto 'un'ottica' differente

FULL of INNOVATION
Da Silmarc Pharma e Sadas
'DRUGPRINT®'
Innovazione Tecnologica nella Diagnostica Rapida di Screening

FULL of STAGE
'AIDA'
Al Maggio Musicale Fiorentino l'Aida di Zubin Mehta, Ferzan Ozpetek e Dante Ferretti

FULL of PEOPLE
Intervista esclusiva ad un grandissimo del teatro italiano: Arturo Cirillo

FULL of ART
- 'PICASSO, MIRO', DALI' - Giovani e arrabbiati: la nascita della modernità'
Il nostro racconto della mostra fiorentina a Palazzo Strozzi

- Museo GAMC di Viareggio
'Uno scrigno di cultura a due passi dal mare'

FULL of PICTURES
- Raffaello Ferrari espone il servizio fotografico
'Ombre e presenze a Lucca'

- INDIGNADOS
Reportage esclusivo sulla protesta che da Puerta del Sol ha contagiato il mondo

FULL of FASHION
- Brazilian Mood
- SEGNALI DI STILE: Il dj immaginario

FULL of PASSION
Passion Cult
Ecco in che modo siamo arrivati a Roma

FULL of PREVIEW
Madrid
Il tablao flamenco più famoso del mondo, il Museo del Prado, il Centro d'Arte Reina Sofia e molto, molto altro ancora riguardo alla nuova meta di FULL!

mercoledì 1 giugno 2011

SPECIALE MADRID - Preview del numero 5



Il quinto numero di FULL previsto per agosto sarà caratterizzato da un ampio speciale sulla città di Madrid.

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