sabato 27 novembre 2010

Comprendo


Dopo essersi laureati una decina d’anni fa hanno collaborato con le più quotate aziende e software house d’europa, poi hanno avuto un’idea:
insegnare al computer ad essere un po’ meno scemo.

NOI COMPRENDIAMO - TU COMPRENDI - IO COMPRENDO

Arrivate di fronte al vostro computer, vi sedete comodamente, aprite il browser dove Google impera come pagina d'avvio: di cosa avete bisogno oggi? Sia un bisogno reale o solo un vezzo, quello che farete sarà digitare la o le parole in attesa dei millisecondi utili alla produzione dei risultati. Questo rappresenta ormai, per noi della massa, uno standard di perfezione quotidiana al quale non potremmo facilmente sottrarci. Pensare a significative migliorie in questo senso significa, di solito, concepire risultati più rapidi e più precisi. Ma all'innovazione chi ci pensa? Non occorre guardare troppo lontano verso l’ormai mitica Silicon Valley. Basta allungare un occhio verso la più vicina terra di Pisa: lì è nata da poco una società che promette vera innovazione, quella utile a rendere il computer un po' più simile ad HAL9000 e meno ad una televisione che risponde a freddi ed ermetici comandi. Ma non spaventatevi: non stiamo parlando di computer con una propria coscienza in grado di prendere il sopravvento sull'uomo! Grazie alla connettività di massa, più che interlocutore autonomo, il computer si e' fatto via via mezzo di comunicazione tra persone (vedi i vari social network, skype, web, blog, e chi più ne ha più ne metta). ‘In principio fu carta e penna’, poi il telefono ha aggiunto la voce e l’interattività, la tv le immagini e il computer stesso un'infrastruttura unica e multimediale in grado di portare ovunque e a chiunque pensieri e parole. C’è ancora qualcosa che il Web2.0 non ha imparato a sfruttare appieno: l'innata capacita' del calcolatore di trattare massicce quantità di dati, sintetizzando informazioni provenienti dalle fonti più disparate e aiutandoci quindi a trovare rapidamente quello che ci interessa. Questa capacità mette a disposizione dell’utente una dimensione fino ad ora non sfruttabile: quella ‘sociale’. Con un calcolatore in grado di interpretare il testo, moltissime analisi possono essere eseguite su più fonti contemporaneamente, offrendo un modo nuovo per comprendere la collettività piuttosto che limitarsi alla comprensione del singolo.
del singolo. Ecco il lavoro, o per meglio dire la missione di Compredo (questo il nome della società sotto la quale si è legato il sodalizio di informatici lucchesi e pisani), insegnare al computer a dar valore ai nostri contenuti.
Ripartiamo quindi da capo: arrivate davanti al pc, vi sedete e mentre finite uno sbadiglio esordite con 'Senti un po', devo riparare la macchina ma non so dove portarla. Dai un'occhiata nei paraggi e vedi di trovare il meccanico più adatto', dopodiché attendete i risultati calibrati sulla base dell'esigenza del richiedente unita a quella del fornitore. Questo sarà possibile grazie al fatto che Comprendo sta insegnando al computer ad essere un po' più simile all'uomo, ovvero aperto all'approssimazione, all'imperfezione, in grado di capire chi è poco disposto ad uscire dal guscio del proprio modo di parlare. Comprendo sta insegnando al computer a capire lingue, formule lessicali e modi del parlar comune, grazie a tecniche e sistemi di altissimo livello in larga parte provenienti dal Dipartimento di Informatica dell'Università di Pisa (vedi box sotto). Alla macchina sono, ad oggi, già state 'propinate' ben 21 lingue (tecnicamente significa un'enormità), ma la vera innovazione da parte di Comprendo è stata quella di creare un sistema di base adattabile a diversi idiomi e a diversi contesti (sms, tweet, ecc.) con una dose elevatissima di automazione e di 'autoapprendimento' da parte del computer che, allo stesso modo, diventa in grado di affrontare altre tematiche come quella della traduzione automatica.
Comprendo sta anticipando con forza i tempi di un futuro più dinamico fatto di un'interazione simbiotica con i mezzi di cui disponiamo, per mezzo del linguaggio umano piuttosto che quello informatico. Certo, qualcuno potrà storcere il naso temendo che in questo modo si corra incontro alla profezia di Matrix in cui alla macchina vengono dati i mezzi per sormontare l'uomo, ma in realtà la cosa davvero temibile non è tanto lo sviluppo di tecniche avanzate, quanto la fossilizzazione di quelle attuali. A spaventare è l'uso che l'uomo fa della macchina. A spaventare è l'assuefazione da social network. A spaventare dovrebbe essere la 'Facebook Dipendenza', non il fatto che il nostro computer possa diventare un po’ meno scemo.
Detto tutto questo è utile però tirare un minimo le somme. Comprendo non sta sviluppando il potenziale per mettere in atto queste tecnologie: lo ha già fatto. Le cose che in questo articolo possono risultare più utopiche e fantascientifiche, sono già realtà concrete e funzionali. Nel giro di pochi mesi, attraverso media ben più conosciuti del nostro, sentiremo ancora parlare di questa società. Tenete occhi e orecchie aperti: è una garanzia.

INNOVAZIONE IN CONTROTENDENZA
I fondatori di Comprendo

I soci dell'azienda rappresentano una rinfrescante eccezione alla regola della "fuga dei cervelli": Alessandro Tommasi e Cesare Zavattari, ritratti nelle pagine precedenti, provengono da una importante esperienza lavorativa che li ha messi a contatto con grandi e potenti industrie del vecchio continente nell'ambito di progetti di ricerca Europei. I due, laureati con lode presso l'Università di Pisa, si sono poi rivolti a chi ha loro insegnato molto: è infatti con il Prof. Giuseppe Attardi e la Prof.ssa Maria Simi che hanno pensato di costituire una società che avesse l'obiettivo di "svecchiare" l'offerta presente ad oggi nel settore, introducendo le molte innovazioni sviluppate, sperimentate e valutate in ambito di ricerca. Risultati tali da far entrare il Prof. Attardi, un vero pioniere a tutto tondo dell'innovazione nel settore informatico, in contatto con colossi come Yahoo!, Microsoft e chi più ne ha più ne metta. Ma Comprendo è una realtà tutta nostrana, un’impresa coraggiosa in un paese tipicamente "cauto" come il nostro.

Servizio fotografico di Gianluca Martinucci

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